mercoledì 31 dicembre 2008

IL PIU' BELLO DEI MARI

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

Nazim Hikmet

domenica 28 dicembre 2008

Benevento city in the hours 2008

A voi, curiosissimi colleghi e nordici allievi che mi seguite in etere. A voi - siciliani, calabresi, lombardi, piemontesi, abruzzesi, ecc. ecc.- che mi chiedete ragguagli, vita morte e miracoli della mia città di origine. A voi sanniti, che non incontro mai nelle mie peregrinazioni inter ed extrapeninsulari, vista la vostra vocazione di "fraccomodi" come pochi a questo mondo. A voi, persone più o meno importanti per la mia vita e per la mia storia...
Ecco qualche foto scattata da me, che vergo questo blog, in giro per la mia città di origine. La Benevento candidata al patrimonio Unesco. La città delle streghe e di papa Orsini, la città dell'arco di Traiano e di San Giuseppe Moscati. La città del Teatro Romano e della Rocca dei Rettori...



sabato 27 dicembre 2008

LE PAROLE DI ALBERONI PRIMA DELLA RIFORMA GELMINI

“Cosa fare per stimolare, far esprimere l’energia e la creatività giovanile impedendo però che diventi forza distruttiva, dissipazione, ma si incanali verso una meta costruttiva?
Non abbiamo a disposizione che la scuola. Me le nostre sono ancora le vecchie scuole progettate per l’insegnamento in aula mezza giornata. Oggi avremmo bisogno di college diurni in cui i ragazzi entrano alle 8 del mattino ed escono alle 7 di sera. Una scuola dove oltre allo studio tradizionale fanno ginnastica, sport, teatro, cinema, musica, e dove imparano anche attività artigianali di cui la società ha un assoluto bisogno come, per esempio, l’elettricista, l’idraulico, il falegname, il cuoco, il giardiniere, per cui escono avendo già un mestiere. Una scuola che richiede insegnanti preparati, motivati, pagati bene, che credono nel loro compito educativo e a cui sono stati restituiti l’autorevolezza e il potere necessari.
Certo, si tratta di un impegno – anche economico – colossale, che non può essere realizzato in un istante. Me se non ci si mette su questa strada avremo delle famiglie sempre più in difficoltà, dei giovani sbandati e gravi problemi di sviluppo economico”

Francesco AlberoniMode, modelli e idoli dell’Internazionale giovanile

Corriere della Sera, 12 maggio 2008

giovedì 25 dicembre 2008

BUON NATALE





PER CHI SI METTE IN VIAGGIO

O Signore, insegnami ad essere cristiano anche sulla strada. Guida i miei passi sulla via della pace e del bene; proteggimi nei miei viaggi, così che in salute e in serena letizia posa ritornare fra i miei cari. E tu, sant’Antonio di Padova, che finché eri in vita tanto camminasti e viaggiasti per annunciare il Regno di Dio, fammi compagnia mentre viaggio in bicicletta, in moto o in macchina, in treno o in aereo; tienimi lontano dai pericoli e aiutami ad essere solidale con chi incontro o mi è accanto.

RIFLESSIONI

1. Ti amo non per chi sei ma per chi sono io quando sono con te.

2. Nessuna persona merita le tue lacrime, e chi le merita sicuramente non ti farà piangere.

3. Il fatto che una persona non ti ami come tu vorresti non vuol dire che non ti ami con tutta se stessa.

4. Un vero amico è chi ti prende per la mano e ti tocca il cuore.

5. Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è esserci seduto accanto e sapere che non l'avrai mai.

6. Non smettere mai di sorridere, nemmeno quando sei triste, perché non sai chi potrebbe innamorarsi del tuo sorriso.

7. Forse per il mondo sei solo una persona, ma per qualche persona sei tutto il mondo.

8. Non passare il tempo con qualcuno che non sia disposto a passarlo con te.

9. Forse Dio vuole che tu conosca molte persone sbagliate prima di conoscere la persona giusta, in modo che, quando finalmente la conoscerai, tu sappia essere grato.

10. Non piangere perché qualcosa finisce, sorridi perché è accaduta.

11. Ci sarà sempre chi ti critica, l'unica cosa da fare è continuare ad avere fiducia, stando attento a chi darai fiducia due volte.

12. Cambia in una persona migliore e assicurati di sapere bene chi sei prima di conoscere qualcun'altro e aspettarti che questa persona sappia chi sei.

13. Non sforzarti tanto, le cose migliori accadono quando meno te le aspetti.


"TUTTO QUELLO CHE ACCADE, ACCADE PER UNA RAGIONE"

Gabriel García Márquez

lunedì 22 dicembre 2008

AMICIDIMERDA

VI CONSIGLIO DI ANDARE A VEDERE QUESTO BLOG,SCRITTO CON MOLTO SENSE OF HUMOR DA UNA TRENTUNENNE SPOSA E PROSSIMA MAMMA DI FAMIGLIA-;)http://amicidimerda.wordpress.com/
FB v/s BLOG
Novembre 20, 2008

Coltivo una segreta e forse irrazionale antipatia nei confonti di facebook.
Mi spiego: è gustoso girovagare in quello spazio virtuale ma mi dà un po’ fastidio che tutti sanno tutto di tutti e soprattutto non tollero che si tolga tempo al nostro blog di merda per girovagare su FB.
Tra l’altro tra i miei contatti Fb ho pure qualcuno con cui lavoro e nn posso essere abbastanza trucida per ovvi motivi.
Riservo a voi, amici di merda, tutte e mie energie trash e la mia buzzicaggine.


Il blog potrà andare pure in ferie…
… ma gli amici di merda no.
In queste settimane di assenza ingiustificata sul web abbiamo continuato a coltivare in modo più o meno continuativo i nostri rapporti di merda. Data la pigrizia/intollerabileprolungamentodelle ferie (rosico) di alcuni mi permetto di tirare le somme e riassumere per sommi capi cosa mi risulta sia accaduto agli amicicci di cui ho notizie.

VISTI E FOTOGRAFATI

L'originale nome di una discoteca italiana (biglietto di sponsorizzazione)

L'amore scritto sui muri (Benevento 2008)



sabato 13 dicembre 2008

Santa Lucia

Diretta discendente di Demetra - Cerere, dea dei campi e della luce della bella stagione , alla quale in questo periodo gli antichi offrivano in voto frumento bollito e fiaccole luminose, Santa Lucia viene festeggiata a Circello (BN), Atena Lucana (SA) e Lenna (BG) con un grande falò che ricorda quello in cui venne gettata durante il martirio e dal quale uscì indenne.Sì perché i modi che la tradizione religiosa-popolare vuole usati per ucciderla son parecchi.
Poiché si era convertita e fatto voto di castità, ruppe il fidanzamento con un giovane patrizio.Questo prima fece il romanticone dicendole “Senza i tuoi occhi non posso vivere”, e lei se li strappò
servendoglieli su un vassoio; allora lui la denunciò come cristiana al proconsole Pascazio, che la condannò prima ad essere rinchiusa in un lupanare, dove però né uomini né buoi riuscirono a trascinarla; poi ad essere arsa viva, indarno: infine decapitata, stavolta con successo.
Santa Lucia è simbolo dell’amore luminoso e generoso; la filastrocca “l’è rivàda Santa Lùssia/ i morosi i se dà al saco (si nascondono)/ per no pagarghe (alla morosa) el mandolàto”, si riferisce a un’usanza veneta di questo giorno che imponeva ai fidanzati di acquistare alle varie fiere dedicate alla Santa gran copia di dolci da donare alle fidanzate.

E poiché la notte di S.Lucia è la più lunga che ci sia, le fanciulle forlivesi - seguendo il proverbio “Per Santa Lòzia un cul d’gocia (una cruna d’ago, che avevate pensato?)”- la passavano a cucire la camicia da notte che avrebbero indossato la prima notte di nozze.

lunedì 8 dicembre 2008

sabato 6 dicembre 2008

Il ministro fantasma

Dal libro di LILLI GRUBER “Streghe” – Rizzoli 2008, pagg. 237-38

Alle 18 dell’11 giugno la segreteria del ministero per le Pari opportunità annulla l’appuntamento. Può capitare, mi dico. La mia assistente Alessandra si riattacca alla cornetta ma trovare la data giusta non è facile. Ottengo infine l’ambìto appuntamento, il 10 luglio alle tre del pomeriggio. Il giorno prima mi arriva la fatidica telefonata del ministero: Mara Carfagna è stata dirottata su improrogabili impegni istituzionali. Mi rendo conto. Un po’ nervosa, decido di impiegare utilmente le ore che avrei passato con lei. Ormai che sono rientrata da Strasburgo, alle tre vado dal parrucchiere.
E mentre mi asciugano i capelli, nel salone entra Mara Carfagna.
Il mio parrucchiere, Roberto D’Antonio, è molto quotato. Lo frequentano personaggi del cinema e della televisione, del giornalismo e naturalmente anche della politica. Ma che sia diventato un impegno istituzionale mi colpisce davvero. Aumenterà anche i prezzi?
Saluto con educazione la ministra. Non mi trattengo dal farle notare, però, che raramente ho avuto tante difficoltà a ottenere un’intervista. Personaggi come Al Gore o il ministro degli Interni dell’Arabia Saudita sono stati una passeggiata, al confronto. Imbarazzata, mi spiega confusamente che stanno ancora rodando l’ufficio. Cioè, suppongo, non ha ancora spiegato a chi le prende gli appuntamenti il significato della parola «istituzionale». Un ministero senza portafoglio, e anche senza vocabolario. Mara Carfagna, dopo mille scuse, mi promette che la sua segretaria richiamerà per fissare una nuova data.

lunedì 1 dicembre 2008

FATE PANE E POMODORO

A teatro ho avuto modo di assistere ad una divertente pièce dal titolo “Afrodita e le ricette immorali”, uno spettacolo di poco più di un’ora, dove la voce recitante è quella di Gisella Bein, accompagnata dalla fisarmonica di un virtuoso Luca Zanetti. Spettacolo esilarante, e fatto con pochi mezzi, dove il tema è quello dei legami tra cibo ed erotismo, ricavato dai racconti di Isabelle Allende (“Afrodita”) e di Manuel Vazquez Montalban (“Le ricette immorali”), entrambi pubblicati in Italia da Feltrinelli.
Un fantastico gioco dei sensi, accompagnato dalle gustose ricette di Ponchita Llona, abilissima cuoca madre di Isabelle Allende. Poco più di un’ora di musica e parole, dove la filosofia di vita espressa si condensa nella frase: “Non fate la guerra, ma pane e pomodoro”.

IL GIOVANE BOSSI BOCCIATO ANCHE DAI PROF PADANI

Fonte: La Stampa, 30 novembre 2008 (Estratto)
Fabio Poletti


Non c’è due senza tre. E per la terza volta Renzo Bossi, il figlio del ministro, è stato impallinato all’esame di Maturità. Lo ha bocciato nuovamente la commissione d’esame straordinaria della Quinta A liceo scientifico del collegio Bentivogli di Tradate, dove due giorni fa l’aspirante delfino della Lega declassato a trota dal padre, aveva ritentato l’esame. Bocciato due anni fa, ribocciato lo scorso luglio, il ventenne rampollo di casa Bossi si era appellato al Tar e al ministero. Suo padre in un comizio ne aveva fatto un caso politico: «Troppi professori del Sud, ci vorrebbe il federalismo…». Il ministro Maria Stella Gelmini aveva concesso un secondo appello. Ma si vede che per Renzo Bossi gli esami non finiscono mai.
Renzo Bossi potrebbe ritentare una quarta volta. Potrebbe aspettare l’esito del ricorso davanti al Tar. Oppure potrebbe non fare niente e accettare serenamente di vivere la sua vita con la licenza Media e basta. A suo padre che ha festeggiato tre volte una laurea in Medicina mai presa, non è che sia andata proprio malissimo.

WE DESIGN SPACES WITH FEELINGS

Dal libro di Lilli Gruber “Streghe”, Rizzoli 2008, pag 181

Teresa Sapey in patria era una tra molte, imprigionata in una Torino convenzionale con troppi architetti e poco spazio per farli lavorare. Specie se donne e giovani. Così se n’è andata via, seguendo in parte l’ispirazione e in parte, come spesso accade, un amore. Oggi regna su una casa di assoluta eleganza, dai pavimenti lucidi e bianchi, arredata solo con pezzi unici, molti dei quali disegnati da lei. Generosa e cordiale, riceve spesso e ieri sera mi ha invitata a cena con un gruppo di donne davvero interessanti.
«In Italia non avevo nessuna possibilità» mi ha confessato al di sopra di uno spiedino di fragole e formaggio. «Il mondo culturale è dominato dalle conventicole, naturalmente quasi tutti uomini. Non c’è spazio per l’innovazione, non ci sono progetti.» In triste declino del Paese del design.
Il parcheggio di Chueca le ha dato notorietà, oltre a fare di lei in qualche modo una specialista in questo tipo di spazi urbani solitamente trascurati e degradati. «We design spaces with feelings» è il motto del suo studio: disegnamo ambienti con sentimento. In un quartiere ancora difficile, che non manca di discriminazione e violenze, ha creato un inno all’amore dai muri rosso fuoco, istoriati con i versi del V Canto della Divina Commedia. In spagnolo, naturalmente. «Amor, c’ha nullo amato amar perdona» traduco alla luce dei faretti verdi e gialli. In un angolo, una vera e propria fontana pubblica in metallo offre un servizio in più a cui solo una donna poteva pensare: lavarsi, rinfrescarsi, godere di un momento di quiete tra il rombo delle macchine, appena sotto la frenesia di questo quartiere allegro ma ribelle. Non mi stupisce che le commissioni ormai piovano su Teresa da ogni parte: alberghi, negozi, ancora parcheggi. Un’altra italiana che ha trovato la sua fortuna solo lontana da casa, come il mio nuovo amico Massimo mi conferma: «Preferisco la Spagna e non solo per il clima e per la lingua. A Madrid c’è un’atmosfera libera».
(…) le notti spagnole, che cominciano con la cena alle undici, si allungano sempre, nelle ore piccole.

SIATE VIGILANTI

Uno dei motivi per cui, a mio parere, la Chiesa perde terreno tra le coscienze italiane, è il suo ostinarsi a volere far leva sui sensi di colpa che fanno parte dell’ancestrale natura umana. Neanche la più spaventata massaia di casa vicino alla parrocchia o la più bigotta delle donne, crederebbe ormai all’autopunizione ed al sacrificio come mezzo di espiazione e di acquisto del Paradiso.
I sacerdoti più lungimiranti ed impegnati nel sociale hanno ormai capito che va cambiato il registro della predica ed il modo stesso di stare tra la gente.
Uno dei parroci italiani più carismatici è un piemontese, si chiama don Valentino Vaccaneo. E’ un omone di 74 anni, con cinquanta di sacerdozio alle spalle. Ha al suo attivo realizzazioni importanti, come appartamenti per donne in difficoltà (bambini compresi), una comunità per il recupero dei tossicodipendenti, una casa per soggiorni estivi ed un’altra per incontri, nonché una sala per spettacoli e proiezioni cinematografiche ed un’altra sala per i giovani.
La sua predica sul “siate vigilanti, andate incontro allo sposo” sarebbe più convincente di tutte le esortazioni del ministro Brunetta per migliorare la produttività sui posti di lavoro. Con la sua stazza imponente, con il suo grande carisma don Valentino si muove ai piedi dell’altare e parla alla folla:
“Cosa significa andare incontro allo sposo? Significa attendere l’incontro con Gesù, essere vigilanti e prepararsi a questo grande evento. L’attesa non è certo quella di cui sentiamo parlare in questi tempi: attesa di attacchi terroristici, attesa di momenti di crisi. Non è certo questa l’attesa di cui parla Nostro Signore.
Immaginate – continua don Valentino – una sposa che debba andare incontro al suo sposo. Che fa? Si trucca, si aggiusta i capelli, indossa l’abito per la festa. Attende il suo momento di gioia. Se andasse trascurata e con i capelli rovinati significherebbe che non ha fatto quello che l’attesa le richiedeva: farsi bella per il suo sposo.
Allora, tutte le volte che incontriamo il nostro prossimo, incontriamo lo sposo. E tutte le volte dobbiamo chiederci cos’è quello che possiamo fare e se quello che abbiamo fatto era davvero tutto quello che potevamo fare: nel sociale, nel lavoro, in un impegno, in un rapporto con il prossimo. Essere vigilanti significa fare tutto quello che ci è possibile. Ricordarci che stiamo andando incontro allo sposo e che dobbiamo prepararci per vivere questo momento di festa”.
In queste parola la visione più luminosa del Cristianesimo, non religione del quietismo e della rassegnazione, del sacrificio e della mortificazione (come è stato interpretato da alcune filosofie), ma religione dell’impegno e dell’attivismo, della trasformazione positiva della realtà “perché – è sempre don Valentino che parla – Dio ha bisogno dell’impegno di ciascuno di noi”.

lunedì 24 novembre 2008

IL SALVATORE D’ITALIA

Stavolta il Cavaliere merita davvero dei fiori per la sua ultima alzata d’ingegno. Per risollevare l’Italia dalla crisi economica – dice Silvio Berlusconi – occorre che gli italiani spendano di più, non si facciano prendere dal panico della terza settimana e facciano circolare più denaro. Bene bene bene. Si vede che l’altra notte il premier ha ripassato Keynes, mentre nel frattempo dava una sbirciata ai programmi di satira che lo prendono come bersaglio (ma a lui basta apparire, sempre e comunque, in tutte le salse, e se non è kui a fare le battute basta che ci sia chi le faccia su di lui).
Siamo grati al Cavaliere per questa genialata, e ci auguriamo che al più presto i nostri parlamentari diano il buon esempio. Cominciando con il distribuire i loro ventimila euro e passa mensili a fare beneficenza alle famiglie povere d’Italia, quelle, per intenderci, che campano con 700 euro al mese (e ce ne sono, oh se ce ne sono), iniziando a acquistare di tasca propria le ricariche dei loro cellulari, la benzina nell’automobile, i viaggi in aereo, nonché a pagare i salatissimi conti quando vanno a consumare abbondantemente in caffè e ristoranti (mi sembrano tutti più panciuti ultimamente…).
Una scuola a Rivoli è crollata ed un ragazzo di 17 anni – poteva essere loro figlio o nipote – è morto. Da anni non veniva effettuata alcuna manutenzione all’edificio, e ricordiamo che è appena stata varata la riforma Gelmini, che tagli tutti i fondi possibili sull’istruzione, anche se la ministra, a danno avvenuto, si è affannata a precisare che sarebbero pronti 300 milioni di euro per l’edilizia scolastica.
Ora.
Dopo decenni che le scuole facevano richiesta al Ministero per avere quattrini in modo da rimettersi letteralmente in sesto.
Con la speranza che quelli che ci rappresentano e siedono in quegli scranni inizino a far circolare moneta, in modo che gli italiani seguano a ruota e riscoprano con essi l’altruismo e la propensione al dono - su cui i nostri politici potrebbero dare lezioni -, offriamo questi fiori virtuali al Cavaliere.

giovedì 20 novembre 2008

I LAUREATI? VANNO A ZAPPARE

Fonte: La Stampa, 19 novembre 2008

Perché un commercialista con uno studio ben avviato, o un esperto di informatica, dovrebbe mollare tutto per mettersi a fare l’agricoltore? Difficile dirlo, ma è quel che sta succedendo in mezza Italia. La terra sta tornando di moda. Sarà colpa della crisi, che ha fatto riscoprire il gusto dell’economia reale, ma i bandi regionali per ottenere i finanziamenti destinati ai giovani che vogliono aprire un’attività agricola sono presi d’assalto. Il caso più eclatante, forse, è il Piemonte: 1700 richieste, alla scadenza dei termini saranno duemila. I 30 milioni di euro stanziati potrebbero non bastare.
“C’è fermento – conferma il ministro dell’agricoltura Luca Zaia -. Ricevo decine di mail, ragazzi che mi chiedono come iniziare l’attività agricola. Questa è una rivoluzione: il mondo crolla sotto il macigno dell’economia virtuale e i giovani tornano a quella reale”.
“Voglio andare a vivere in campagna”, l’inno alla crisi esistenziale cantato da Toto Cutugno, oggi sembra più vero che mai. La terra fa tendenza, anche se qui non ci sono romantici, ma giovani quasi sempre laureati, con progetti in cui si parla di business plan, tecnologie e macchinari sofisticati. Altro che sognatori: chi prende i finanziamenti e poi fallisce dovrà
restituire i soldi.

LA RIFORMA DEI MENO

Fonte: La Stampa, 19 novembre 2008

GIANNI OLIVA
GIANNA PENTENERO

(Estratto). Appena iniziato, questo è già un anno profondamente “nuovo”. C’è chi parla di una riedizione del ’68. Il clima della mobilitazione è analogo, ma c’è una differenza profonda: il ’68 è stato un fenomeno europeo contro un modello di scuola e di società superati dalle trasformazioni economiche degli anni ’50-’60; il 2008 è un fenomeno solo italiano, scatenato da provvedimenti che hanno il titolo pretestuoso di “riforma” e che invece sono solo tagli, ridimensionamenti, destabilizzazione.
Otto miliardi di euro in meno nei prossimi tre anni; 87mila docenti in meno; 45 mila unità di personale Ata in meno; soppressione dei plessi scolastici con meno di 50 alunni. Quando mai le riforme di fanno con i “meno” e con le soppressioni?
Il nostro sistema scolastico ha molti difetti e necessita di interventi. Non ha però bisogno di smantellamenti.
Caro ministro, non è con i grembiulini che si costruisce la scuola dell’uguaglianza, ma con le pari opportunità di apprendimento offerte a tutti; è quello che c’è stato finora e che i suoi tagli vogliono distruggere.

Assessore alla Cultura
Assessore all’Istruzione della Regione Piemonte

venerdì 14 novembre 2008

Streghe

Dall'ultimo libro di LILLI GRUBER "Streghe. La riscossa delle donne d'Italia" - Rizzoli, ottobre 2008

L’ultima “strega” d’Europa, ufficialmente, fu la svizzera Anna Göldi, decapitata nel 1782. Ma alcuni contano anche Barbara Zdunk, mandata al rogo nel 1811. Barbara aveva quarantadue anni ed era polacca. Nel 1806 il piccolo villaggio in cui abitava, Reszel, fu devastato da un incendio gigantesco. Barbara fu accusata di aver scatenato il disastro. Oltre che, come decine di migliaia di donne prima di lei, di essere posseduta dal demonio e avere oscuri e maligni poteri. Oggi non ha molta importanza stabilire se fu giustiziata per stregoneria o come incendiaria. Ma mi incuriosisce il suo stato civile: single e con un fidanzato molto più giovane. Una strega piuttosto moderna. La cosiddetta “caccia alle streghe” nel suo momento più intenso, nel XVI secolo, aveva fatto 50.000 vittime ufficiali, ma probabilmente sono molte più del doppio, dato che gli atti dei processi finivano sul rogo assieme alle condannate. Uno dei grandi eccidi silenziosi della storia. E una persecuzione dalla forte dimensione sessuale: secondo gli inquisitori, le streghe avevano il potere di ammaliare gli uomini, di renderli pazzi d’amore o, al contrario, impotenti. (…). Non è un caso che avessero natura sessuale anche le torture perpetrate per estorcere alle sospettate la “confessione” dei loro misfatti e del loro legame con il maligno. Si infieriva sulla loro femminilità, concentrandosi sui genitali: seni strappati con tenaglie roventi e dati in pasto ai figli, cunei metallici inseriti negli orifizi, vagine dilaniate con oggetti acuminati o introducendovi animali vivi.
Ma si poteva anche essere chiuse in un sarcofago pieno di lame, la famosa “vergina di Norimberga”, oppure impalate. Infine venivano bruciate vive, in un fuoco purificatore più ardente di quello del desiderio, maschile e femminile, che le aveva condannate. C’era anche un supporto ideologico a tanta crudeltà. Alla fine del Quattrocento, papa Innocenzo VIII consentì in via ufficiosa l’adozione da parte degli inquisitori di un famoso libro redatto da due frati domenicani: il Malleus Maleficarum, martello delle streghe. Oltre a essere un vero e proprio “manuale” per i persecutori, spiegava anche i fondamenti dell’inferiorità femminile: la donna è per sua natura un essere incline alle seduzioni del male, creatura capace di minore fede (secondo loro l’etimologia di femina deriverebbe da fe, fede e minus, minore). Secoli prima, d’altronde, il re longobardo Liutprando aveva sancito che la donna, anello di congiunzione tra l’uomo e l’animale, valeva molto meno di un cavallo, mentre erano stati i Romani a coniare per noi l’espressione imbecillus sexus. Sembra offensiva ma la usiamo ancora oggi: significa “sesso debole”.

domenica 9 novembre 2008

Cattive ragazze

Un gruppo di bad girls sono descritte nell'ultimo film di Matteo Rovere. Elena Chiantini e le sue amiche Michela e Alice sono le ricche e viziate figlie dell'alta borghesia imprenditoriale italiana, ammiratrici di Kate Moss e Paris Hilton, anoressiche, ciniche, spregiudicate, passano la vita tra feste in discoteca e fiumi di champagne. Per ammazzare la noia della quotidianità e quella rappresentata da scuola e genitori, decidono di sedurre un giovane professore che nel film è forse la figura più patetica. Il giovane professorino, sposato e con un bambino piccolo, si atteggia a salvatore delle tre fanciulle deviate, che passano le giornate a fumare marjuana e rischiano così di essere espulse dalla scuola, ma alla fine cadrà vittima del perverso gioco di seduzione architettato dalle tre. Nella violenta colluttazione con il padre di Elena, che li scopre a letto insieme, costui muore, mentre lui finisce in tribunale. La diciassettenne Elena, incapace di sentimenti, è impassibile difronte al tentativo di suicidio di una delle sue amiche, come lo è di fronte alla morte del padre (che, distratto dai suoi impegni e per il troppo affetto, non si era mai accorto di avere una figlia dallo stile di vita piuttosto... libero).
Che dire? Un ritratto veritiero e aderente alla realtà della gioventù italiana?
E' vero che i padri padreterni fanno i figli crocifissi (come dicono a Roma) e chi lavora nella scuola sa che i ragazzetti più annoiati e pestiferi sono figli di genitori miliardari e assenti. Ma sono un caso su mille.
Ma per fortuna la gioventù italiana, oltre ad essere lontana anni luce dal modello affrescato, è molto, molto migliore di quella descritta nel film..........

venerdì 7 novembre 2008

Controcorrente

Sempre più spesso, nei discorsi con la gente che incontro, sento parlare di mancanza di fede. Scarsa quella in Dio Padre, nonostante le affollate messe domenicali (del resto, anche i Santi hanno avuto i loro tormenti ed i loro momenti di buio, figuriamoci noi poveri Cristi…). Ancora di più diffusa la sfiducia nei tempi. Poi, ancora, assenza di Dio e di Amore in quelle situazioni in cui le persone soffrono particolarmente, come la malattia e la povertà (dove anzi riemerge il thanatos, l’impulso di distruzione di freudiana memoria). E, come in tutte le cose in cui si innesca un circolo vizioso, una reazione a catena che origina espandendosi da un episodio qualsiasi, la crisi si riverbera sul piano mondiale. La crisi bancaria è esplosa e persiste nonostante tutti i correttivi e tutte le manovre per arginare lo spaventoso fenomeno globale. Nei centri commerciali la gente fa la ressa e spezza i cancelli per procurarsi i beni di prima necessità a prezzo stracciato, arrivando alle casse con le ossa rotte ed i volti insanguinati (realmente successo nei giorni scorsi a Roma e a Londra).
Alla gente serve il pane. Ed ecco l’assalto al forno del ventunesimo secolo. Alla faccia di quel grande che duemila anni fa ai suoi discepoli disse più o meno così: “Come volete che il Padre mio che è nei cieli provveda agli uccelli nel cielo e si dimentichi non a voi, che siete infinitamente più grandi di loro?”.
Chi ha la ricetta per curare i mali del mondo è bravo. Certo, come tutti i momenti di crisi anche questa passerà. Ma avremo imparato qualcosa? La nostra povera fede troverà alimento quando sarà superata questa fase storica così difficile? Obama, negli Usa, già ci crede e proclama: “In questo Paese tutto è possibile”. Anche l’elezione del primo presidente nero della storia di quel Paese. Certo, nella grande America tutto è possibile. Lo è sempre stato. Fa parte del Dna pragmatico ed ottimista del suo popolo. Ma qui, in casa nostra? L’unico a crederci che nel nostro Paese tutto sia possibile sembra essere rimasto Berlusconi.
Chi scrive ha pescato uno studio pubblicato nel 1983 sulla rivista Science, riguardante gli infiniti doni che nascono dall’altruismo, parola assai sconosciuta di questi tempi. La psicologa Elizabeth W. Dunn e la sua équipe della Universtity of British Columbia di Vancouver, all’epoca hanno scoperto che la persona più felice è quella che ha maggiore inclinazione al dono, che non spende per sé ma per gli altri, che dona tempo e spende denaro con altruismo. Non il do ut des, ma il dono fatto con spontaneità e libertà, senza aspettarsi nulla in cambio. Del resto, l’amore e il dono non tengono i registri della contabilità.
Innumerevoli volte si dice che quello che oggi conta nella società occidentale è la legge del profitto più che il valore della persona. Basta guardarsi intorno: si vive per fregare il prossimo. La deriva attuale sembra essere la (punizione?…) logica conseguenza di questo modo di pensare. Una sfiga incredibile.
Riflettete sui vostri cari ed i vostri conoscenti e pensate a quanti di loro sono infelici perché non riescono a donare non dico una fetta di torta a qualcuno ma un semplice sorriso. Magari, dal punto di vista materiale, hanno moltissimo. Ed allora scommettete sull’altruismo, che per quelle persone è inconcepibile. Cosa avrete in più di loro? Il sorriso e la gioia. Riportate al centro della vostra visione l’Uomo. Non ponete più limiti alle infinite possibilità che nascono dalla fede. Lasciate fluire amore e generosità intorno a voi. Scommettete e credete in voi ed in quello che potete fare per gli altri. Perché? Perché ogni giorno è un atto di fede ed avere fede è l’unica cosa che potete fare.
Un papa di grande fede ci ha insegnato: “Non abbiate paura”.
I grandi leader hanno mobilitato le masse con il loro carisma, che niente altro è che il loro credo, la loro fede in quello che fanno.
Abbiate ad esempio i vincenti, non gli sfigati. Non c’è più sfigato di colui che non sa dare nulla all’altro e che non crede nemmeno in sé stesso.

Berlusca, ma per piacere!


Silvio, ma perché questa non te la sei risparmiata?
“Obama andrà d’accordo con noi, perché è bello, è giovane ed è anche già abbronzato”.
Fai questa battuta in un contesto serio. E poi ridi solo tu.
A me non fa ridere.
La carica istituzionale che ricopri richiede serietà. Decoro.
Potrai dire che sono bacchettona e moralista.
Io ti rispondo che sono una persona seria e che mi aspetto che quelli mi rappresentano siano persone serie.
E poi perché Obama dovrebbe andare d’accordo con te? Non c’è reciprocità d’azione. Tu non sei né bello, né giovane, né atletico, c’hai il riporto ed il tacco alto.
Quindi………

mercoledì 5 novembre 2008

No, we can't

Fonte: La Stampa, 5/11/2008 MASSIMO GRAMELLINI

Con tutti i suoi difetti, ma la democrazia in America è una cosa meravigliosa, a differenza che altrove. Certo, i candidati vengono scelti dopo un duro apprendistato e non si candidano solo quando sono sicuri di vincere, come altrove. Certo, per il rito di iniziazione all’età adulta gli studenti hanno passato la notte nei sacchi a pelo davanti al maxischermo del loro college senza il conforto di mamme e professori (succede anche questo, altrove). Certo, davanti ai seggi ci sono code chilometriche perché da quelle parti si ostinano a stare in fila per uno, anziché sperimentare forme innovative di incolonnamento a fisarmonica, a raggiera, modello arrogance («lei non sa chi sono io») o formato parakul («mi lasci passare, la prego, ché la casa mi va a fuoco e ho dimenticato mio figlio sullo zerbino con un leone a stecchetto da mesi»), molto diffuse altrove. Certo, a Chicago, sperduto villaggio dell’Illinois, ieri sera aspettavano un milione di persone in piazza ed erano terrorizzati dall’idea di non riuscire a gestirle tutte, mentre altrove ne hanno appena ospitate due milioni e mezzo (ma in realtà erano due miliardi e mezzo, anzi due milioni di miliardi e mezzo) senza fare una piega. Certo, laggiù il candidato giovane sembra proprio giovane e il candidato vecchio proprio vecchio, non come altrove, dove al vecchio crescono i capelli e il giovane fa cascare le braccia. Sì, con tutti i suoi difetti, ma la democrazia in America è davvero una democrazia. A differenza che altrove.

venerdì 31 ottobre 2008

Elogio a Paola Caruso - Benevento

La foto è tratta dal sito www.ilquaderno.it

La concittadina Paola Caruso è, secondo il mio modesto parere, una delle menti più acute e brillanti dell'intellettualità sannita. Docente di latino e greco, conferenziera, scrittrice seducente, giornalista di grande capacità analitica. Puoi anche non ssere d'accordo con le sue idee, ma confrontarti con lei è sempre un'esperienza ed un arricchimento.
Pur essendo lontana per lavoro, ho appreso dai media della sua seguitissima lezione tenuta a Piazza Santa Sofia (o piazza Matteotti, dipende dai gusti) in questi giorni di contestazione e le dico: brava! Sei una delle poche donne di terra sannita che si espongono e che non hanno paura di far sentire la propria voce. Tu regali cultura, non chiacchiere al vento, ed in questi tempi così bui ai giovani serve un faro di civiltà ed una speranza di progresso che può venire solo da persone competenti e preparate come te. Hai fatto capire ai giovani che la libertà è una conquista e un diritto, che il lavoro un impegno che può essere svolto con decoro ovunque. Grazie, Paola, per il tuo civilissimo impegno.

martedì 28 ottobre 2008

L'amicizia

E un giovane disse: Parlaci dell'Amicizia.
Ed egli rispose, dicendo:
Il vostro amico è i vostri bisogni esauditi.
È il vostro campo, che seminate con amore e che mietete con gratitudine.
Egli è la vostra mensa e l'angolino accanto al fuoco.
Perché vi recate da lui con la fame, e lo cercate per avere pace.
Se il vostro amico vi apre la mente, non temete il "no" nella vostra, né trattenete il vostro "sì".
E se lo vedrete silenzioso, il vostro cuore non cessi d'ascoltare il suo cuore;
Perché senza parlare, nell'amicizia, tutti i pensieri, tutti i desideri,
tutte le aspettazioni, nascono e sono condivisi con una gioia priva di clamori.
Non vi attristate, quando vi dividete dall'amico;
Perché le cose che amate di più in lui saranno più evidenti durante l'assenza,
come la montagna a chi sale, che è più nitida dal piano.
E non vi sia altro scopo nell'amicizia che l'approfondimento dello spirito.
Perché l'amore che non cerca unicamente lo schiudersi del proprio mistero,
non è amore, ma una rete che pesca soltanto cose inutili.
La parte migliore di voi sia per l'amico.
Se egli deve conoscere il deflusso della vostra marea, fate in modo che ne conosca anche il flusso.
Perché cos'è il vostro amico, se andate in cerca di lui per uccidere il tempo?
Cercatelo invece avendo tempo da vivere.
Perch'egli è lì per servire al vostro bisogno, non per riempire il vostro vuoto.
E nella soavità dell'amicizia fate che abbondino risa, e piaceri condivisi.
Perché è nella rugiada delle piccole cose che il cuore trova il suo mattino e si ristora.
Kahlil Gibran

mercoledì 22 ottobre 2008

Padre Nostro

Fonte: La Stampa, 22 ottobre 2008


Segnala un orripilato lettore che ieri sera il concorrente del quiz di Gerry Scotti non sapeva rispondere alla domanda: chi ha recitato per primo il Padre Nostro? Dunque, Monica Bellucci direi di no: non sa recitare. Anche Berlusconi mi sento di escluderlo: il Padre Nostro pensa di essere lui. Forse il Padre Nostro è una favola sul padre dei fratelli Grimm. La accendiamo?

Accendiamoci di vergogna, anche se non lo fa più nessuno: chi osa dire che la tv dovrebbe stimolare l’apprendimento anziché vellicare gli istinti al ribasso viene accusato di non sapersi sintonizzare con l’umore popolare. È probabile che in tenera età il concorrente abbia letto il brano del Vangelo nel quale la preghiera è recitata per la prima volta dal suo autore, un tale Gesù. Poi è successo qualcosa: gli impegni assillanti, la difficoltà di trattenere troppe nozioni dentro una testa già intasata dalla classifica di serie A. Sta di fatto che ha dimenticato il Padre Nostro e tante altre cosette che oggi magari gli sarebbero utili per viaggiare attraverso la vita come un turista sveglio, invece che come una valigia a cui tutti possono dare impunemente un calcio.

Sono sicuro che servirebbe anche a me ritornare periodicamente a scuola: un weekend al mese dietro i banchi, sotto le grinfie dei maestri licenziati dalla Gelmini. E forse la Chiesa, così attenta alle questioni etiche, farebbe meglio a occuparsi della ragione sociale della ditta, che oggi troppo spesso galleggia dentro omelie più noiose di un film iraniano coi sottotitoli in siamese.

Massimo Gramellini

sabato 18 ottobre 2008

RINGRAZIAMENTI

Viva Silvio! Viva Mariastella!!!!


IL DECRETO 137 è UN CAPOLAVORO ASSOLUTO.
Complimenti a chi l'ha pensato, scritto e approvato!
Però, io spero che in FUTURO accoglierete altre mie richieste:


1 - un minimo di 69 alunni per classe.

2 - licenziare anche il MAESTRO UNICO.

3 - chiudere le scuole IN PIANURA.

4 - graduatorie docenti in base al TELEVOTO (tipo isola dei famosi).

5 - usare i docenti di sostegno per pulire i cessi.

6 - accorpare i LICEI a Facebook.

7 - aumentare la paghetta dei Bulli (+€7000 l'anno).
8 - trasformare le 816 scuole del Piemonte che saranno chiuse in punti SNAI.
9 - trasformare i Dirigenti Scolastici in piloti dell'Alitalia.

10 - ridurre l'obbligo scolastico a 36 mesi (senza biberon).

letto, approvato e sottoscritto
Pierino

venerdì 17 ottobre 2008

Fate tutto il bene che potete

Fate tutto il bene che potete, con tutti i mezzi che potete, in tutti i modi che potete, in tutti i luoghi che potete, a tutta la gente che potete, per tutto il tempo che potete.
John Wesley
Ho dei gusti semplicissimi, mi accontento sempre del meglio. Oscar Wilde

L'uomo è dove è il suo cuore, non dove è il suo corpo. Gandhi
Il cinico è uno che sa il prezzo di ogni cosa e il valore di nessuna. Oscar Wilde

Le conseguenze della collera sono molto più gravi delle sue cause.
Marco Aurelio

Una donna che vuole scendere al livello di un uomo non ha ambizioni. Anonimo

Una ragazza virtuosa non corre dietro ai giovanotti: qualcuno ha forse mai visto una trappola inseguire i topi? Julian Tuwin
La ferocia dei moralisti è superata soltanto dalla loro profonda stupidità. Filippo Turati

La grandezza fugge chi la cerca e segue chi la fugge. Talmud

Rimandare è meglio che sbagliare. Thomas Lefferson


Tutto va imparato non per esibirlo ma per adoperarlo. Georg Lichtenberg

Napolitano: "Saviano non è solo"

Fonte: http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo430228.shtml

"Roberto Saviano è stato costretto ad una vita dura, una vita assurda: bisogna fargli sentire che non è solo". Questo il messaggio di Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. "Le minacce allo scrittore da parte del più feroce clan camorristico sono una sfida non solo alla cultura, ma alla coscienza civile del Paese", scrive Napolitano. Anche il padre del romanziere interviene: "Lo calunniano, ho paura per lui".
"Lo Stato devefare la sua parte come garante della sicurezza e della legalità - ha scritto Napolitano a Repubblica -. Ma tutti devono comprendere che sono in gioco valori basilari di libertà e di dignità nazionale, che à in gioco il prestigio dell'Italia democratica in Europa".
Accorato anche l'appello del padre di Saviano. In un'intervista a La Stampa, afferma che ''è più forte la rabbia'', quella contro le calunnie che vengono messe in circolazione sul conto del figlio e della sua famiglia ma che nonostante tutto ''ne è valsa la pena''. E lancia un messaggio al figlio che ''non si perdona il fatto di aver coinvolto la famiglia, ''gli voglio dire di stare tranquillo - dice il padre - perche' non avrei mai voluto che rinunciasse alla sua battaglia, alla sua arte''.
Riguardo all'annuncio di voler lasciare l'Italia fatto dal giovane scrittore, il padre aveva gia' capito che qualcosa non andava, che suo figlio stava attraversando un momento difficile ma aggiunge ''i Saviano sono gente tosta''. E sull'ipotesi della partenza risponde: ''Roberto all'estero? Non credo, forse una vacanza ma non certo una fuga, credo che rimarrà in Italia''.

giovedì 16 ottobre 2008

Storia del cioccolato

Nutella, Pocket Coffy, Bacio Perugina, Gianduiotto, Mon Chéri: sono prodotti diventati icone nel Novecento e veri e propri fenomeni di costume.
Ma la storia del cioccolato parte da molto lontano. E' fra i Maya che dai semi della pianta del cacao si comincia a ricavare il “cacahuatl”, la bevanda degli dei.
Il tramite attraverso cui la cioccolata dilaga in Europa è la Spagna. Utilizzata dapprima come bevanda quasi medicinale poi, scoperta la dolcificazione, come bevanda alla moda, ammessa dai Papi anche in periodi di digiuno perché corroborante, amata da Casanova per i suoi portentosi effetti sull’amore e sull’umore.

In tutte le corti d'Europa la cioccolata viene servita come bevanda ad ogni ora. Nel 1802 il genovese Bozelli progetta una macchina per raffinare la pasta di cacao e miscelarla con zucchero e vaniglia. Circa vent’anni dopo, l’olandese van Houten mette a punto un processo che consente di isolare il burro di cacao partendo dalla pasta di cacao. Nel 1875 nasce il cioccolato al latte: la scoperta si deve allo svizzero Daniel Peter. Quattro anni dopo, a Berna, Rodolphe Lindt crea la ricetta per il cioccolato fondente attraverso la tecnica del “concaggio”.


Nel Novecento la cioccolata scatena la creatività di designers ed esperti del settore marketing. Grazie a loro in tutto il mondo si diffondono i marchi di Ferrero, Nestlé, Lindt, Tobler, Perugina, Caffarel, Venchi, Elah Dufour, Pernigotti e tanti altri.

mercoledì 15 ottobre 2008

Profumo di Passera sarà un nuovo colosso bancario

A seguito della crisi finanziaria, l'Unicredit di Alessandro Profumo e Banca Intesa di Corrado Passera si fonderanno dando vita ad una nuova entità bancaria denominata Profumo di Passera.

Primi commenti a caldo:
C'era già "l'odore" di questa fusione ma già al solo annuncio del nome della nuova banca, si sono risollevati tutti i... mercati.
Questa banca farà sicuramente tirare ... l'economia!
Finalmente una ventata di freschezza nel mondo bancario!!!


(un ringraziamento a Lenny per l'invio della notizia)

martedì 14 ottobre 2008

«Premio Napoli», riconoscimento speciale a Rosaria Capacchione, giornalista sotto scorta

La giornalista del «Mattino», Rosaria Capacchione, sotto scorta per le minacce ricevute dal clan dei Casalesi è tra i sei vincitori del Premio Napoli 2008. Alla Capacchione è stato attribuito uno dei riconoscimenti speciali. Il 9 ottobre scorso, inoltre, ignoti hanno fatto incursione nell’abitazione della giornalista entrando da una finestra: hanno messo in subbuglio tutto portando via solo una targa consegnata alla cronista casertana in occasione di un recente premio giornalistico. La consegna del premio avverrà giovedì prossimo 16 ottobre alle ore 21 nella chiesa di S.Caterina da Siena a Napoli (Via Santa Caterina 38).
«Da svariati anni - è questa la motivazione ufficiale - la Capacchione tenta con lavoro testardo, coraggioso e quotidiano di tracciare e aggiornare la mappa dei clan camorristici dell’hinterland, segnalandone i confini, gli spostamenti e le sempre nuove strategie. Il lavoro giornalistico della Capacchione somiglia a quello di un analista scientifico, attento a non esagerare con gli aggettivi e con i sensazionalismi e concentrato soprattutto a vagliare il tasso di inquinamento che l’economia criminale della camorra produce sulle nostre vite. Questo premio speciale è dunque dedicato alla manutenzione del suo lavoro quotidiano e alla speranza - conclude la motivazione - che produca in futuro discepoli altrettanto bravi».


(dal Corriere del Mezzogiorno - visita il sito)

Saviano: vivo con i Carabinieri, mi chiamano capitano

Fonte: Ansa - Lun 13 Ott - 21.04

ROMA - Oggi Roberto Saviano ha compiuto i due anni di vita blindata, sotto protezione di una squadra di carabinieri che notte e giorno lo difendono dai possibili attentati della camorra, che lui ha denunciato nel best seller 'Gomorra'. Un 'compleanno' che il ventinovenne scrittore napoletano ha festeggiato partecipando per oltre mezz'ora alla trasmissione di 'Fahrenheit, che ogni giorno riunisce sulle onde di Radiotre il popolo degli amanti dei libri. 'Sono stati due anni di vita sottoscorta, anni duri - ha raccontato Saviano - All'inizio sembra che non ce la puoi fare, quando il tuo quotidiano viene stravolto e capisci che puoi solo peggiorare, perche' vivi costantemente nel sospetto, nella mancanza di fiducia, nella solitudine, mentre le persone che ti sono attorno spariscono''. Ma la vita quotidiana sotto scorta, com'e'? ''Spesso sono giornate terribili - risponde - Ma faccio molta palestra, soprattutto molta boxe con quelli che chiamo i 'miei ragazzi', cioe' i carabinieri che mi accompagnano giorno e notte e che qualche volta mi chiamano 'capitano'.'' Saviano ha anche ricordato quello che e' successo due anni fa, quando partecipo' ad una manifestazione a Casal di Principe, rivolgendosi direttamente ai boss latitanti. Il libro non era ancora un best seller da milioni di copie, ma qualcosa era successo e i carabinieri e la Procura della repubblica avvertirono lo scrittore. ''Ricordo la telefonata allarmata di un ufficiale dei carabinieri - ha raccontato ai microfoni di Fahrenheit - Un collaboratore di giustizia aveva segnalato il pericolo.

''Non tutti erano dalla mia parte, dalla parte dela legalita' - dice ancora Saviano - Ricordo che quando uscii di casa circondato dai carabinieri, ci fu qualcuno che mi sibilo' alle spalle: 'finalmente t'hanno arrestato!' Saviano oggi ha 29 anni e dice di essersi allontanato da tutti: ''anche da parte di quelli che mi erano vicino c'era una sorta di rimprovero, come se dicessero 'ci siamo presi degli schiaffi in faccia per te, per difendere uno spettro''. Ma Saviano e' anche convinto di una cosa: ''sono i lettori che hanno messo paura ai poteri criminali, non io''.
E spiega che denunce individuali, articoli coraggiosi, prese di posizioni di preti coraggiosi ecc. ecc. ci sono sempre stati, ma non hanno mai preoccupato i boss. Ma quando la denuncia comincia ad arrivare a certi numeri, quando sono milioni le persone che leggono un libro di denuncia, quando addirittura diventa economicamente vantaggioso denunciarli (editori, giornali, cineasti su Gomorra hanno guadagnato molto) allora qualcosa davvero cambia.

sabato 11 ottobre 2008

Premio Nobel per la letteratura

Scoperto dalla piccola casa editrice INSTAR di Torino. A lungo snobbato dalla Rizzoli
Fonte: La Stampa
11/10/08
STOCCOLMA
Il Nobel della letteratura è andato al francese Jean-Marie Gustave Le Clézio, che era tra i favoritissimi. Lo scrittore, nato a Nizza nel 1940 e che ha cominciato a scrivere a 7 anni, ha ormai un repertorio di oltre 30 pubblicazioni (libri, fiabe, saggi e novelle) che lo hanno reso un autore di successo in tutto il mondo. Il primo «Il Verbale» a 23 anni. Tra i suoi libri tradotti in italiano «Il continente invisibile», «Diego e Frida», «L’africano».Deluse anche quest’anno dunque le aspettative degli italiani (in cima alla lista c’erano Claudio Magris e Antonio Tabucchi). Poco noto in Italia, lo scrittore è stato premiato - si legge nella motivazione dell’Accademia - come «autore di nuove partenze, avventura poetica ed estasi sensoriale, pioniere di un’umanità oltre e sottostante la civiltà imperante». Viaggiatore instancabile, Le Clézio ha esplorato in una prima fase della sua produzione i temi della follia, del linguaggio, della scrittura; ma poi dalla fine degli anni ’70, la sua scrittura è divenuta più serena ed è passata ai temi dell’infanzia, della minoranza, del viaggio. Oltre alla gloria, a lui andranno i dieci milioni di corone svedesi, pari a circa un milione di euro con cui si accompagna il premio.
Per quanto non molto conosciuto dal grande pubblico Jean-Marie Le Clézio inizia a scrivere sin da ragazzino e da allora dice di non aver mai smesso di farlo, sino alla pubblicazione a 23 anni del primo romanzo, «Il verbale», con cui vince subito il premio Ranaudot. Nato da famiglia bretone a Nizza (ma con forti legami con l’isola Mauritius) il 13 aprile 1940, ha studiato al collegio universitario letterario di Nizza e, dopo la laurea, va a insegnare negli Usa. Nella sua carriera ha pubblicato una trentina di titoli di opere di ogni genere dai romanzi ai saggi, dai racconti a libri per ragazzi. Come scrittore nasce legandosi alla scia delle vena sperimentale francese, da Perce a Butor o Simon, indagando i temi della scrittura e dell’alienazione con interventi e invenzioni formali e tipografiche, ma alla fine degli anni ’70 comincia a scrivere in modo più piano e risolto, rivolgendosi all’autobiografia, al tema dell’infanzia come del viaggio (ha girato un po' tutto il mondo) e arrivando anche al successo di pubblico.

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