venerdì 30 dicembre 2011

BUON 2012

Cosa posso dirvi per aiutarvi
a vivere meglio in questo anno?
Sorridetevi gli uni gli altri;
sorridete a vostra moglie,
a vostro marito,
ai vostri figli,
alle persone con le quali lavorate,
a chi vi comanda;
sorridetevi a vicenda;
questo vi aiuterà a crescere nell'amore,
perché il sorriso è il frutto dell'amore.
Madre Teresa di Calcutta

mercoledì 28 dicembre 2011

DAI FILMINI EROTICI DI TINTO BRASS ALLA CAMERA DEI DEPUTATI: L'ON. FIORELLA CECCACCI RUBINO

(I segreti della casta di Montecitorio) - Fiorella Ceccacci Rubino, protagonista nel film di Tinto Brass "Corti circuiti erotici" intitolato "S.C.T.M.V." (Sono come tu mi vuoi), siede comodamente in parlamento da ormai oltre 5 anni, essendo stata eletta la prima volta nel 2006 e poi rieletta nel 2008, sempre con il PDL di Silvio Berlusconi.
Un tempo tra i banchi del parlamento italiano sedevano Alcide De Gasperi, Enrico Berlinguer, Aldo Moro e Sandro Pertini. Oggi l'onorevole Ceccacci Rubino è una parlamentare della Repubblica Italiana.
Son cambiati i tempi e l'antipolitica probabilmente nasce anche dal processo sempre più devastante e devastato di degradazione della classe politica nostrana.
Tuttavia la domanda la facciamo ugualmente: indovinate un po' quali sono state le "alte" doti politiche, etiche, civili e intellettuali che hanno condotto l'onorevole Ceccani Rubino in parlamento?

GIORGIO BOCCA, LA CRISI DEL GIORNALISMO ITALIANO

"Per fare i giornalisti bisogna essere modesti".
"La vera ragione che mi ha spinto a fare il giornalista era capire cosa sono gli uomini. E difatti mi sono convinto che sono dei pazzi. La follia degli uomini è inguaribile. Ed è disperante vedere che non miglioreranno mai" (Giorgio Bocca)



(wikipedia.it) - Giorgio Valentino Bocca (Cuneo, 18 agosto 1920 – Milano, 25 dicembre 2011) è stato uno scrittore e giornalista italiano.
I suoi genitori erano insegnanti. Studiò alla facoltà di Giurisprudenza a Torino; si iscrisse al Gruppo Universitario Fascista (Guf), in cui divenne piuttosto noto a livello provinciale, anche per i suoi risultati nelle competizioni sciistiche, per cui ricevette la medaglia d'oro nel 1940 a Roma da Benito Mussolini. Allo scoppio della guerra, ormai ventenne, venne chiamato alle armi come allievo ufficiale nel Regio Esercito nel corpo degli Alpini. Nel giugno del 1940 partecipò alla Battaglia delle Alpi Occidentali insieme allo scrittore Mario Rigoni Stern, all'alpinista e maestro di sci Gigi Panei e alla guida alpina Renato Chabod. Il 4 agosto 1942 firmò un articolo sul settimanale "La Provincia Grande" nel quale imputava il disastro della guerra alla "congiura ebraica". Sotto le armi strinse amicizia con Benedetto Dalmastro, in contatto con Duccio Galimberti; insieme a queste due figure, fonderà dopo l'armistizio le formazioni partigiane di Giustizia e Libertà.

GOVERNO MONTI, FASE DUE

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sabato 24 dicembre 2011

I FAVOLOSI ANNI SESSANTA

(L.G.) Cominciarono con il twist ed il rock and roll, portarono i bikini sulle spiagge, videro esplodere il fenomeno Beatles e le rivolte studentesche e terminarono con lo sbarco sulla Luna.
Mi è venuta voglia di ricordarli, perché mi chiedo: cos’è che giustificava il benessere diffuso di quegli anni? C’era più inventiva, più creatività, più voglia di vita dopo il periodo buio del dopoguerra, o semplicemente i governi nazionali avevano rubato e mangiato di meno? Realmente la qualità della politica era più alta e la società si basava su altri valori? Può darsi, anzi, indubbiamente è così, visto che proprio nel 1960 donna Letizia, la raffinatissima moglie del giornalista Indro Montanelli, dava alle stampe il manuale di buone maniere più celebre della storia umana: Il Saper Vivere. Pubblicazione-simbolo di una società improntata al valore del rispetto e della cultura, che diventa eleganza e correttezza nel modo di trattare con gli altri.
Amarcord degli anni Sessanta. Proprio nel 1960 viene inaugurata Rai 2. L’Italia è ricca, felicemente ricca, e la lira nazionale risulta essere quella più in buona salute di tutte. Nello stesso anno, un ammiraglio della marina tedesca andato in trasferta nelle isole Bikini lancia la moda dell’omonimo completo due pezzi da spiaggia. Un colpo al senso del pudore, anche se i due pezzi coprono abbondantemente le forme femminili. Tuttavia esso viene proibito a Venezia ed anche in altre parti d’Italia. I carabinieri si aggirano tristemente sulle spiagge alla ricerca delle svergognate in bikini.
In quell’anno via Vittorio Veneto, a Roma, diventa la strada della “dolce vita” immortalata da Fellini nei suoi film. “La strada più in del mondo”, come viene presto battezzata, batte Piccadilly e gli Champes Elysées per glamour e notorietà. Non occorre fare nulla. Basta sedersi ad uno dei tanti tavolini dei bar e guardare passare le attrici italiane ed estere, tra la calca della gente ed i fotografi in affanno. Si grida allo scandalo, ma la gente fa la fila in quella strada, portandovi un incasso di due miliardi delle vecchie lire.
Il presidente Ronchi si reca in visita in Russia ed in Brasile, stigmatizzato dal Papa perché dice che è andato a stringere la mano ai comunisti russi, quelli che hanno calpestato il corpo di Cristo.
Ma un viaggio più importante si prepara: è quello del 1961 effettuato proprio da un russo, Yuri Gagarin, attorno alla terra. Lo compie in 108 minuti a bordo di una navicella. Al suo ritorno sulla Terra è diventato Maggiore: è stato promosso in volo.
Da quel momento anche l’America si affanna a lanciare in aria satelliti oggetti volanti ed anche spie, per contendere la conquista dello spazio alla Russia comunista.
Intanto Roma diventa teatro delle Olimpiadi. L’organizzazione è fantasmagorica, lo scenario stupendo.
Il 1961 è anche l’anno in cui l’Italia celebra il centenario della sua unificazione. A Torino viene organizzata una mostra presa d’assalto dai visitatori di tutto il mondo. La mostra è organizzata un po’ all’americana. Ci sono fiori, fontane, laghetti, un treno che passa sulle rotaie e dei quadri. La cifra per l’allestimento è astronomica: intorno ai venti-trenta miliardi. Ma del resto questo è l’emblema della ricchezza in Italia. La carne entra stabilmente nella dieta degli italiani, la disoccupazione è di duecentomila unità, in vacanza ci vanno dieci milioni di persone.
Concilio ecumenico: 1962. L’ha voluto Papa Giovanni XXIII. Nello stesso anno viene effettuato il traforo del San Bernardo. Si inventa il Cantagiro. Salette, flipper, balli e calcetti non si contano più. Vanno di moda Modugno, Celentano e Peppino di Capri. Il Cantagiro è un successo internazionale. Per chi vuole restare in casa a leggere comodamente è nato “Diabolik”. Intanto gli italiani sono così ricchi che cominciano a depositare i loro soldi nelle banche svizzere.
Il 13 ottobre 1963 esplodono i Beatles, destinati a diventare una leggenda della musica leggera mondiale. I Beatles vengono definiti i più grandi compositori dopo Beethoven. La gente si innamora sulle note delle loro canzoni. La televisione fa di loro un fenomeno planetario. La loro primissima canzone scala le classifiche di tutto il mondo. Dappertutto sono osannati, finché il gruppo si separa, a causa delle diverse personalità dei suoi componenti ed ognuno, per proprio conto, in seguito continuerà a mietere successi.
Per ballare si spendono ben sedici miliardi delle vecchie lire: il 50% proviene da Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna. Le balere nel gusto dei giovani vengono sostituite dalle discoteche, con annesse le nuove figure di disk jokey e la febbre del sabato sera.
A Monterosso a Mare, in Liguria, tre signorine in pantaloncini corti vengono denunciate per oltraggio alla pubblica decenza. Sono assolte con formula piena dal tribunale de La Spezia, in quanto, come spiega la sentenza, portati con eleganza ed in forme ben delineate non costituiscono oltraggio né per la danza né per l’estetica.
Una donna russa nel ’63 effettua un viaggio nello spazio a bordo della sonda Vostik 6.
L’anno seguente, fino al 1966, si svolge la sanguinosa guerra del Vietnam che avrà il suo epilogo in una conferenza di pace. In America il presidente in carica è Johnson, eletto nel ’63.
L’America è un paese che attira vacanzieri. A far parlare di sé è soprattutto la California, che dal ’64 sta già costruendo l’Apollo che andrà sulla Luna. La California rappresenta un pezzo di futuro. Le industrie sono avanzatissime. L’Università di Berkely è in sommossa. Ci sono gli Yuppi e i Figli dei fiori dai capelli lunghi, i jeans, l’aria alienata per l’utilizzo di allucinogeni e dell’L.S.D.
E’ proprio l’America che in quell’anno fa vedere l’immagine della Terra a forte distanza e quasi per intero. L’Italia dal canto suo lancia il suo primo satellite, il San Marco 2.
In campo turistico iniziano a diffondersi i villaggi vacanza. Oggi non fanno più tanto effetto, ma all’epoca erano una primizia, anche se molto diversi da quelli di oggi dal punto di vista dei comfort e delle attrezzature. Ma in quegli anni, anche senza tanti comfort, si era contenti di passare lungo tempo in acqua o parlare in compagnia.
L’anno della Gran Bretagna è invece il 1967, per una serie di avvenimenti che la pongono al centro dell’attenzione internazionale. Il primo è quello relativo al disastro della petroliera Torrey Canyon. Si arenò al largo della Cornovaglia provocando lo sversamento di tutto il suo petrolio sulle coste. Da allora entrò nell’uso l’espressione “disastro ambientale” e si cominciò a parlare di ecologia. La fauna aviaria e marina venne cancellata. Nacquero partiti “verdi”, con ideologie e programmi ambientalisti.
Il 28 maggio rientrò a casa, dopo lunga assenza, il viaggiatore solitario Francis Cicister. La regina Elisabetta lo nominò quindi “ser”. Il sessantaseienne a bordo della sua piccola imbarcazione aveva affrontato 45mila Km di pericoli. In marzo la televisione aveva ripreso la sua barchetta in balia delle onde a Capo di Buona Speranza e tutti avevano tremato. Cicister fece scuola, perché dopo di lui altri ripeterono l’esperienza. La Gran Bretagna diventa una terra appetita dai giovani, soprattutto la città di Londra. In musica, dopo i Beatles, si affermano i Rolling Stones, che fanno canzoni più provocatorie ed in una di esse parlano del diavolo.
La moda della minigonna nasce e si diffonde proprio dalla Gran Bretagna.
1968: la Rivoluzione. I giovani protestano in tutto il mondo, Italia compresa. Vogliono emanciparsi dalle regole di una società vecchia e stantìa, pretendono spazi e libertà, diritto ad autodeterminarsi. In Francia la rivoluzione spopola attraverso scritte sui muri – famosa quella che dice: “Quando all’imbecille il dito mostra la luna, l’imbecille guarda il dito”- e tali scritte vengono racchiuse in un libro.
La rivolta giovanile in Italia dilaga a Capodanno , all’inaugurazione della Scala di Milano, tra lanci di uova marce e vernice alle signore in pelliccia ed ai signori in smoking.
La Gran Bretagna continua a fare notizia, perché proprio in quell’anno l’orologio della Torre di Londra viene spostato di un’ora, adattandosi alle usanze europee. La complicata divisione della sterlina viene snellita e semplificata. Inoltre la Gran Bretagna aspira ad entrare nel MEC, senza tuttavia riuscirci.
Tra i vacanzieri si afferma la moda della roulotte e delle casette prefabbricate costruite in lamiera cupolare, di forma spartana. Costano una cifra, ma sono molto durevoli, tant’è vero che i terremotati negli anni Ottanta ci abitano ancora. Si diffonde il gusto del teatro. Lo spettacolo teatrale più grosso e più chiacchierato è quello del teatro di Brodway. Nel primo atto dei giovani si nascondono sotto un enorme lenzuolo per poi uscirne completamente nudi. Tutto si svolge nella penombra, ma basta a suscitare l’indignazione generale. Inoltre, dietro lo spettacolo si nasconde sesso e droga.
Altro divertimento è rappresentato dal cabaret. Le città dove si svolge sono quelle di Roma e di Milano. Prima riservato ad un ristretto numero di persone diventa poi uno spettacolo aperto a chiunque.
Nuove mete delle vacanze sono la Corsica e la Grecia, mentre il comunismo avanza e la rivoluzione giovanile pure.
Il viaggio più bello di quell’anno è quello intorno alla Luna. Viene ripreso dalla televisione. L’Apollo 8 scompare dietro la Luna in 34 minuti. Trentaquattro minuti con il fiato sospeso… Nessun segnale, nessuna comunicazione. Poi, l’Apollo ricompare e gira altre dieci volte intorno al satellite. Quindi fa ritorno a casa: è la vigilia di Natale. Sulla Luna rimane la bandiera degli astronauti americani.
Sulla Luna il primo uomo sbarca nel 1969. Il 21 luglio, Neil Armstrong, con la naturalezza di un attore pronuncia la storica frase: “Un piccolo balzo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”. La grande avventura era cominciata cinque giorni prima.
Le esplorazioni vanno di moda e le nazioni scientifiche, alla ricerca di materie preziose, pensano che esse siano sepolte sotto coltri di ghiaccio. Un gruppo di quattro persone passa 476 giorni al Polo Nord, in condizioni psicofisiche durissime. Vengono raccolti e riportati a casa l’11 giugno 1969.
In Francia viene scolpito un busto con la faccia di Brigitte Bardot, che simboleggia la Repubblica. La Bardot diventa immediatamente l'emblema della Nazione.
Come meta turistica inizia a spopolare la Sardegna. Si valorizza la Costa Smeralda. La gente inizia ad acquistare dei tesori che nemmeno sa di possedere. Nascono i ristoranti cinesi che permettono di assaggiare le delizie del lontano Oriente. Poi vengono i vietnamiti, i ristoranti indiani e quelli greci.
© Lucia Gangale

venerdì 23 dicembre 2011

I 10 MESTIERI PIU' GRATIFICANTI SECONDO FORBES

1. Clergy: The least worldly are reported to be the happiest of all

2. Firefighters: Eighty percent of firefighters are “very satisfied” with their jobs, which involve helping people.

3. Physical therapists: Social interaction and helping people apparently make this job one of the happiest.

4. Authors: For most authors, the pay is ridiculously low or non-existent, but the autonomy of writing down the contents of your own mind apparently leads to happiness.

5. Special education teachers: If you don’t care about money, a job as special education teacher might be a happy profession. The annual salary averages just under $50,000.

6. Teachers: Teachers in general report being happy with their jobs, despite the current issues with education funding and classroom conditions. The profession continues to attract young idealists, although fifty percent of new teachers are gone within five years.

7. Artists: Sculptors and painters report high job satisfaction, despite the great difficulty in making a living from it.

8. Psychologists: Psychologists may or may not be able to solve other people’s problems, but it seems that they have managed to solve their own.

9. Financial services sales agents: Sixty-five percent of financial services sales agents are reported to be happy with their jobs. That could be because some of them are clearing more than $90,000 dollars a year on average for a 40-hour work week in a comfortable office environment.

10. Operating engineers: Playing with giant toys like bulldozers, front-end loaders, backhoes, scrapers, motor graders, shovels, derricks, large pumps, and air compressors can be fun. With more jobs for operating engineers than qualified applicants, operating engineers report being happy.

martedì 20 dicembre 2011

SOLO IL 29% PADRONEGGIA LA LINGUA ITALIANA

(Varesenews) - Appena il 29% degli italiani possiede ancora gli strumenti linguistici per padroneggiare l'uso della nostra lingua nazionale. Lo afferma il linguista Tullio De Mauro. «Il 71% della popolazione - ha detto - si trova al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo di media difficolta': il 5% non e' neppure in grado di decifrare lettere e cifre, un altro 33% sa leggere, ma riesce a decifrare solo testi elementari, ed è a forte rischio di regressione nell'analfabetismo».
È quanto ha sostenuto il professor Tullio De Mauro questa mattina a Firenze nel corso dell'incontro "Leggere e sapere: la scuola degli italiani".
«Non più del 20% degli italiani - ha continuato De Mauro - possiede le competenze minime per orientarsi e risolvere, attraverso l'uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana. Ce lo dicono due recenti studi internazionali, ma qui da noi nessuno sembra voler sentire».
L'allarme e la forte preoccupazione espresse da De Mauro investono direttamente il nuovo Governo Monti, «che al momento sembra aver dimenticato l'istruzione», ha affermato il linguista dell'università La Sapienza di Roma, già ministro della Pubblica istruzione.
«Il presidente del Consiglio, nel suo discorso, ha parlato velocemente di rialzare il livello della formazione dei lavoratori», ha aggiunto. Un ammonimento, quello di De Mauro, che non chiude alla speranza: «Giolitti non parlava mai di istruzione, ma fece cose importanti. Non occorre parlare tanto, basta fare».

giovedì 15 dicembre 2011

STANOTTE, LA LUNA...


Questa è l'immagine della Luna come appare in questa fredda notte di dicembre. Vi confesso che, dopo aver visto "Melancholia", mi fa uno strano effetto...

LA PERSONA DELL'ANNO SECONDO IL "TIME"

martedì 13 dicembre 2011

LA TESTA, IL CUORE, IL CULO


I CERCHI DELL'IMPOTENZA

E’ l’incubo dei tre cerchi concentrici. Primo cerchio: la famiglia. Un padre e una madre che nella Torino del 2011 costringono la figlia sedicenne a sottoporsi al controllo mensile di verginità. Non stupisce che una ragazza cresciuta in quell’ambientino faccia sesso col fidanzato e poi si inventi di essere stata violentata dai rom, disegnati apposta - da sempre - per il ruolo di capri espiatori. Ed ecco il secondo cerchio: la comunità. Una comunità povera di soldi e di sogni, in preda a un’arrabbiatura perenne e senza anticorpi. La falsa notizia dello stupro si infiltra nel quartiere e scatena gli istinti primordiali. L’emotività dell’orda che vuole vendicare l’affronto con la violenza. Il vendicatore non si sente un razzista, ma un giustiziere. Nel deserto di cultura, anche popolare, l’ultima ideologia che sopravvive è quella dell’ultrà. Il terzo cerchio, il più grande e il più grave: la politica. Dovrebbe mediare gli scontri e trovare le soluzioni. Invece non fa nulla, se non partecipare al piagnisteo collettivo. Qui è simboleggiata dalla dirigente del Pd locale che marcia in corteo con la comunità irritata dalla vicinanza del campo rom. Marcia, cioè, contro se stessa, visto che il suo partito governa Torino da decenni senza aver mai affrontato seriamente la questione, limitandosi a spostarla ogni volta un po’ più in là.

Famiglia, comunità, politica. Tre cerchi concentrici, accomunati dalla stessa impotenza. Per spezzare l’incantesimo esiste una sola formula: più cultura nelle case, più calore nei quartieri, più coraggio nei palazzi del potere.
MASSIMO GRAMELLINI

SOGNI GRANDI

Una civiltà va in malora solo quando smette di credere alla propria fortuna.
MASSIMO GRAMELLINI

domenica 11 dicembre 2011

LA VITA E' COME LA RICETTA DI UNA TORTA

La vita è come la ricetta per una torta. Se segui i soliti ingredienti farai la torta ma già saprai che Inserisci linkgusto avrà. Gli altri la assaggeranno, apprezzeranno ma dimenticheranno presto. Ci vuole sempre un pizzico di genialità in ogni ricetta per far si che essa non muoia con l'ultimo assaggio.

(C. Peparello)

TORINO

giovedì 8 dicembre 2011

IL DECRETO PETROLINI

La manovracadabra dei bocconiani stimola alcuni punti interrogativi poco sobri, di cui mi scuso anticipatamente.
Quante lauree in originalità economica bisogna prendere per avere l’ideona di tappare i buchi dello Stato aumentando la benzina?
Perché in tutto il mondo i diritti televisivi costano miliardi, mentre in Italia le frequenze sono come i biglietti dei vip: omaggio?
A quale titolo il bar di un oratorio continua a non pagare l'Ici? Forse distribuisce cocacola santa?
Come mai neppure i bocconiani ci permetteranno di scaricare la fattura dell’idraulico, affinché noi ci si senta finalmente motivati a pretenderla?
La vecchina che va nella sede più vicina del sindacato a lamentarsi che le hanno congelato la pensione e raddoppiato l'imposta sulla casa, è al corrente che per quella sede il sindacato non paga un euro d’Ici?
L’Europa ci ha chiesto di alzare l’età pensionabile e noi lo abbiamo fatto. Però l’Europa ci ha anche chiesto di ridurre i privilegi di tutte le caste: perché non lo abbiamo fatto?
Un tetto di 5000 euro alle pensioni d’oro di politici e alti funzionari pubblici quante pensioni di piombo avrebbe permesso di salvare?

Com’è che diceva il padre di tutti i fiorelli, Ettore Petrolini?
Ecco, qui almeno ho la risposta: «Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti».


MASSIMO GRAMELLINI

lunedì 5 dicembre 2011

"DIARIO STRESIANO" ALLA RASSEGNA 'PIU' LIBRI PIU' LIBERI' DI ROMA

Il libro "Diario Stresiano" di Lucia Gangale sarà disponibile presso lo stand F02 della Casa Editrice Genesi di Torino all'Eur Palazzo dei Congressi, Roma, per la 10^ edizione della rassegna "Più Libri più Liberi"
La rassegna si svolge dal 7 all'11 dicembre prossimi.

mercoledì 23 novembre 2011

LA NUTELLA COSTRETTA A CAMBIARE ETICHETTA

(Targatocn) - Nutella Ferrero cambierà le etichette sui barattoli entro fine anno 2011 aggiungendo tutti i dati nutrizionali sia per 100 grammi che per porzione.

La decisione arriva dopo la sentenza dell’Alta Corte Regionale di Francoforte in Germania. Secondo il Tribunale tedesco l’etichetta della crema di cioccolata alla nocciola non è chiara, contiene più vitamine e meno grassi e zucchero di quanto non abbia in realtà traendo in inganno il consumatore.

Sotto accusa i valori delle quantità di grassi e carboidrati calcolati su una dose di 15 grammi, mentre i valori sulle vitamine e i sali minerali sono calcolati su una dose da 100 grammi.

Perciò, in Germania, la Ferrero dovrà cambiare le etichette di tutti i barattoli se no rischia una multa di 250mila euro per ogni etichetta non cambiata. La società albese annuncia ricorrerà in appello alla Corte Federale.

Nel frattempo, la stessa ha deciso di aggiungere tutti i dati nutrizionali “perché – dicono dalla Direzione comunicazione e Pubbliche relazioni Ferrero Spa - “la soddisfazione del consumatore ha massima priorità e i valori della Società sono improntati a responsabilità e chiarezza”.

Gisella Divino

domenica 20 novembre 2011

BENEVENTO, LA CURIA LO SFRATTA E IL CHIOSTRO CHIUDE

di Giancristiano Desiderio

(Sanniopress) – Il Chiostro di Luigi Romano chiude dopo trent’anni di attività. Trent’anni di onorata carriera tipografica dal piombo al computer. Luigi Romano ha lavorato nell’antica tipografia De Martini, ha collaborato con Gennaro Ricolo, ha pubblicato delle buone cose di Michele Ruggiano su Leopardi, di Corrado Ramaglia su Napoli ai tempi di Carlo di Borbone, di Antonio Gisondi sulle Terre dei Gambacorta, di Antonio Bianco sul brigante Secola, mentre un libro-inchiesta sul “Regno del Molise” è diventato in poco tempo un piccolo ma significativo caso editoriale. Ora, però, le pubblicazioni del Chiostro di viale dei Rettori si interrompono. Fine. Perché? Voi non ci crederete, ma è così: la curia arcivescovile di Benevento, guidata da monsignor Andrea Mugione, lo ha sfrattato. Così, a neanche un mese dalla chiusura della libreria Fiorentino, ecco che Benevento perde un altro presidio di libri, lettura e stampa.

Conosco Luigi Romano da molto tempo e ne apprezzo la squisita cortesia e la passione che mette nel suo lavoro di “buon artigiano”. Artigiano, certo. Perché anche se le “arti tipografiche” si sono di molto sviluppate, fino al punto da rendere superflua la classica figura del tipografo, l’inventore delle edizioni Il Chiostro ha sempre conservato con gelosia “il mestiere”, quasi per una sorta di piacere nel vivere tra carte e stampe, fogli e copertine e frontespizi, colori e caratteri. Fare l’editore a Benevento è cosa più unica che rara, si rasenta la follia ma Luigi Romano non si è mai dato arie da editore e ci ha sempre tenuto ad essere un “buon tipografo”. Infatti, è stato sempre in grado di stampare tutto: dal biglietto da visita al catalogo d’arte, dal giornalino scolastico alla tesi di laurea, dal libretto di aforismi a tiratura numerata al libro di storia locale. Nel laboratorio di viale dei Rettori, che negli anni Luigi Romano ha curato sempre a sue spese, ho incontrato giornalisti, artisti, appassionati di storia patria e tipografi mancati, quale in fin dei conti sono io stesso. Proprio dal “signor Luigi” ho conosciuto il fotografo Guido Giannini che oltre a lavorare per giornali come L’Unità, il Manifesto e la Repubblica, mosse i primi passi grazie a un “mostro sacro” come Mario Pannunzio: “La mia prima foto fu pubblicata su Documento Sud – mi ha detto l’ultima volta che ci siamo visti proprio al Chiostro per la pubblicazione del suo libro “Fotoreporter per vocazione” -. Poi passai a una Rolleiflex 2.8, con quella scattai le foto che piacquero a Mario Pannunzio che le pubblicò sul Mondo”.

Chissà se alla curia prima di decidere di mettere Luigi Romano sul viale dei Rettori con tutte le macchine e le librerie del suo laboratorio si sono informati sul suo lavoro. Chissà se monsignor Mugione conosce tutta questa storia: mi auguro di no. Con la chiusura de Il Chiostro non sarà più al suo posto di lavoro la gentile Carolina. Forse, cercherà di ereditare il laboratorio di Luigi Romano, proverà a mettersi in proprio ma senz’altro non sarà più la segretaria-operaia del Chiostro. Una stagione si è conclusa anche per lei che quando iniziò a lavorare alle macchine tipografiche era una ragazzina e ora è mamma. Dispiace che in questa storia sia proprio la curia arcivescovile a fare la parte cattiva: credo che con un po’ di accortezza e disponibilità si sarebbe potuto trovare un accordo e non costringere uno dei più esperti laboratori tipografici ed editoriali beneventani a chiudere bottega dopo decenni di lavoro e migliaia di fogli a stampa.

domenica 13 novembre 2011

LA PARABOLA DEI TALENTI

Dal Vangelo secondo Matteo 25,14-30.


Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.
A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque.
Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.
Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque.
Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due.
Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso;
per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo.
Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;
avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse.
Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.
Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

BUONANOTTE

Berlusconi contestato prima delle dimissioni

Oggi è il giorno che chiude un ventennio, uno dei tanti della nostra storia. E il pensiero va al momento in cui tutto cominciò. Era il 26 gennaio 1994, un mercoledì. Quando, alle cinque e mezzo del pomeriggio, il Tg4 di Emilio Fede trasmise in anteprima la videocassetta della Discesa In Campo. La mossa geniale fu di presentarsi alla Nazione non come un candidato agli esordi, ma come un presidente già in carica. La libreria finta, i fogli bianchi fra le mani (in realtà leggeva da un rullo), il collant sopra la cinepresa per scaldare l’immagine, la scrivania con gli argenti lucidati e le foto dei familiari girate a favore di telecamera, nemmeno un centimetro lasciato al caso o al buongusto.
E poi il discorso, limato fino alla nausea per ottenere un senso rassicurante di vuoto:
«Crediamo in un’Italia più prospera e serena, più moderna ed efficiente... Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano». Era la televendita di un sogno a cui molti italiani hanno creduto in buona fede per mancanza di filtri critici o semplicemente di alternative. Allora nessuno poteva sapere che il set era stato allestito in un angolo del parco di Macherio, durante i lavori di ristrutturazione della villa. C’erano ruspe, sacchi di cemento e tanta polvere, intorno a quel sipario di cartone. Se la telecamera avesse allargato il campo, avrebbe inquadrato delle macerie.
Oggi è il giorno in cui il set viene smontato. Restano le macerie. La pausa pubblicitaria è finita. È tempo di costruire davvero.
MASSIMO GRAMELLINI


Finisce così, con l’uomo che tanto ama i bagni di folla costretto a scappare da un’uscita secondaria del Quirinale. Con l’uomo della visibilità e dell’apparire costretto a star nascosto da mattina a sera, sempre chiuso dentro: in auto con la scorta, a Palazzo Chigi, alla Camera, a Palazzo Grazioli, al Quirinale
Così è stato l’ultimo giorno di Berlusconi. Sono le 21,43 quando viene battuto il flash «Berlusconi si è dimesso »: chissà se questi numeri resteranno nei libri di storia. Piazza del Quirinale è una bolgia. La gente che aveva insultato il premier all’arrivo, ora festeggia.

Forse nulla poteva far più male a Berlusconi di quest’epilogo inglorioso, fra gli sputi e le monetine, fra i «buffone» e gli «arrestatelo».
Per ora c’è un uomo sconfitto, che lascia un Paese rissoso e sull’orlo del fallimento. Che ne sarà di lui, da qui a qualche mese, non è dato immaginare. Da un punto di vista politico, economico, giudiziario e forse anche fisico, perché la botta è tremenda.
MICHELE BRAMBILLA

Finalmente! Il cavalier Pompetta era entrato in politica per salvare le sue aziende se ne va per lo stesso motivo. Speriamo che non torni mai più. Per togliere le macerie che ci ha lasciato ci vorranno molti anni. AGA2044

“Oggi è il giorno della liberazione nazionale da parte dei cittadini nei confronti di un governo piduista che ha umiliato le istituzioni e indebolito la democrazia” ANTONIO DI PIETRO


mercoledì 9 novembre 2011

A DANGEROUS METHOD

Un grande film. Ben scritto, girato e montato, con un'ambientazione storica perfetta. "A dangerous method" è l'ultimo film girato dal regista canadese David Cronenberg e racconta la storia della nascita della psicoanalisi. Nell'Europa su cui incombe lo spettro della seconda guerrra mondiale, si intrecciano le storie di Freud e Jung. Carl Jung utilizza il metodo di Sigmund Freud per curare una giovane isterica russa ebrea, Sabina Spielrein (che poi si laureerà in Medicina ed aprirà una celebre scuola psicoanalitica in Russia). Sabina ne diviene l'amante (Jung è sposato con una ricca ereditiera ed ha due figlie) ed alcuni anni dopo si sposa con un altro uomo. La separazione tra i due è lacerante. Sono entrambi molto innamorati e Sabina per Jung (che nel frattempo si è legato sentimentalmente ad un'altra sua paziente) rimarrà sempre il grande amore della propria vita. Nella Vienna del tempo, tra immani difficoltà e diffidenze, si sviluppa la scuola psicoanalitica. In una conversazione con Jung, Freud - che nel frattempo lo nomina proprio successore - afferma: "Io sono come Cristoforo Colombo, che scoprì una nuova terra e morì senza sapere dov'era sbarcato. Anche io ho scoperto un nuovo territorio. Non so ancora bene cos'è, ma c'è". Il legame professionale tra i due si incrina fino alla separazione definitiva, quando Jung sviluppa le proprie personali teorie, slegate dalla mera considerazione degli impulsi sessuali e teso alla rivalutazione di aspetti meno valutati della psiche umana, come le premonizioni, i riti, i miti, e tutta quella dimensione magica e misteriosa che Freud aveva escluso dalla propria ricerca. Il film dall'ottimo ritmo e dall'ottima recitazione, con un buon doppiaggio, fornisce l'affresco di un'epoca e degli intellettuali che l'hanno vissuta, con uno scavo sull'interiorità dei personaggi (vedi le sculacciate che Jung infligge a Sabina, desiderosa di essere "punita") davvero notevole, alla ricerca di quella libertà e di quel percorso di evoluzione cui i protagonisti arrivano dopo prove enormi. Nel film si trova anche una tenerezza ed una dolcezza disarmanti.
“Solo un medico ferito può curare un paziente”, dirà Jung a Sabina. C’è tutto un mondo in una frase del genere.

LA CARICATURA INTERNAZIONALE

Berlusconi è l’Anti Gambero, cioè l’Anti Politico. Un politico, al suo posto, si tirerebbe indietro o di lato e lascerebbe ad altri il compito di scottarsi, scommettendo sulla memoria corta degli italiani per ripresentarsi nel 2013 nei panni di novità candidabile al Quirinale. Ma B. si sente un eroe, un prescelto dal popolo come Napoleone o Gheddafi, fate voi.

MASSIMO GRAMELLINI

Se penso a un’Italia senza B, immagino un brigadiere che si addormenta mentre intercetta le telefonate fra il professor Monti e Mario Draghi. Oh, mica voglio un’Italia di banchieri. Ma un po’ grigia e barbosa, sì. Non moralista, morale. Che per qualche tempo si metta a dieta di barzellette, volgarità, ostentazioni d’ignoranza. Dove l’ottimismo non sia la premessa di una truffa, ma la conseguenza di uno sforzo comune. Un’Italia solare, anche nell’energia. Con meno politici e più politica. Meno discorsi da bar e più coerenza fra parole e gesti. Una democrazia sana e contenta di sé, che la smetta di prendere sbandate per gli uomini della provvidenza e si ricordi di essere viva ogni giorno e non solo una volta ogni cinque anni per mettere una crocetta su una scheda compilata da altri. Un’Italia di politici che non parlano di magistrati, ma coi magistrati (se imputati). E di magistrati che parlano con le sentenze e non nei congressi di partito. Di federalisti che non fanno rima con razzisti. Un Paese allegro e però serio. Capace di esportare non solo prodotti belli, ma belle figure. Vorrei essere governato da persone migliori di me. Che non facciano le corna, non giurino sulle zucche e si sfilino un paio di chili dalla pancia, prima di far tirare la cinghia a noi, ripristinando il principio che chi sta in alto deve dare il buon esempio.
Per giungere a un’Italia così, le dimissioni di B rappresentano un primo passo. Adesso devono dimettersi tutti gli altri. Perché più ancora di Berlusconi temo i berluscloni.

MASSIMO GRAMELLINI

Silvio Berlusconi si è arreso. Dopo che la Camera ha certificato il venir meno della sua maggioranza, è stato costretto ad annunciare le dimissioni al Capo dello Stato. La data è posticipata al giorno in cui verrà approvata la legge di stabilità. E probabilmente in questo rinvio c’è ancora il residuo di un’ostinata resistenza ai danni del Paese, magari persino il retropensiero di qualche compravendita in extremis. Ma la sostanza della crisi stavolta concede ben poco a scenari che somiglino al 14 dicembre.
Le annunciate dimissioni di Berlusconi segnano oggi la fine di un governo, la fine di un ciclo politico e probabilmente anche di quella che abbiamo chiamato Seconda Repubblica.
È stata una fine ingloriosa. Che ha scaricato sull’Italia un discredito, addirittura una derisione, destinati a pesare sul prossimo cammino. Ormai non c’era cancelleria in Occidente, o impresa, o operatore di mercato che non considerasse Berlusconi come la zavorra dell’Italia e come il pericolo numero uno per l’Euro.

CLAUDIO SARDO

Neanche Umberto ce l’ha fatta. Sì, proprio così: neanche Umberto Bossi ce l’ha fatta a dire “caro Silvio, è giunto il momento che tu faccia un passo indietro, al tuo posto mettiamo il tuo Angelino Alfano”. Il capo discusso della Lega ha mandato avanti il Calderoli, come nella più classica delle situazione della commedia da avanspettacolo: “Vai avanti tu che a me scappa da ridere”. E fosse solo il riso. Qui viene da piangere. Infatti, provate solo a ragionare su questo interrogativo: se il governo Berlusconi è molto poco autorevole in Europa e nel mondo, cosa sarà mai un governo Alfano? La risposta ci è stata fornita indirettamente da Gianni Letta. Quando gli hanno proposto, da più parti, di uscire dall’ombra, dove ha sempre vissuto e operato con grande compostezza e competenza, per prendere il posto di Berlusconi, l’ex direttore de Il Tempo – c’è anche questo nella vita del “dottor Letta” - ha risposto così: “Grazie, ma non è il caso: non ho caratura internazionale”. Un gran signore, non c’è dubbio, perché forse chiunque altro al suo posto non ci avrebbe pensato due volte a prendere il posto in offerta, anche se se si tratta di una poltrona non solo molto scomoda ma bollente. Ora, se Gianni Letta non ha “caratura internazionale” vi pare che la stessa caratura possa essere riconosciuta ad Angelino Alfano? Nenche Bossi, che ha avuto questa geniale idea, ci crede e se l’ha avanzata è perché – come dice e ripete da tempo - “tanto Berlusconi non farà mai un passo indietro”. Per uscire dalla crisi in cui ci ha condotti con mano ferma il governo Berlusconi c’è bisogno di un governo solido su base parlamentare e autorevole fin dalla testa del presidente del Consiglio. Il governo Alfano – l’immaginario governo Alfano - sarebbe un governo Berlusconi senza Berlusconi. Così dall’assenza di “caratura internazionale” si passerebbe alla presenza di “caricatura internazionale”. Alfano, infatti, a parte l’altezza fisica, è anche molto somigliante a Berlusconi e se Berlusconi lo ha fatto di suo pugno segretario del Pdl è perché – come disse egli stesso al papà di Angelino - “lo considero un po’ anche figlio mio”. Insomma, avremmo a Palazzo Chigi un “governo del figlio di papà” e non sarebbe una buona cosa per un Paese del quale, purtroppo, ora in Europa si ride. A torto, ma si ride.

C’è nella ex maggioranza di governo c’è una domanda che circola da tempo ma è una domanda sbagliata: come salvare il Pdl senza Berlusconi? La risposta che cercano di dare è proprio questa: il governo Alfano. Ma a far notare che è tutto sbagliato ci vogliono due secondi. Il problema che abbiano davanti – e che dovrebbero avere davanti anche gli esponenti più importanti del Pdl - non è come salvare il Pdl o la maggioranza una volta che Berlusconi è uscito di scena, bensì come salvare l’Italia.

GIANCRISTIANO DESIDERIO

lunedì 31 ottobre 2011

"DOLORI DI PROVINCIA", CORTO AL PALAZZO - MOLINARA





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Una giornalista trendy ma non proprio rigorosa, un “paese disastrato” del Sud Italia e le sue tradizioni gastronomiche, un’ouverture a base di banda musicale del paese con tanto di “matinata”, la voglia di approdare ad una trasmissione nazionale dove si racconta quanto è difficile la vita di provincia… Sono questi gli ingredienti del cortometraggio “Dolori di provincia”, prodotto da Cinefort e “Vocidentro film” e diretto dal regista Umberto Rinaldi (produttore Giorgio Gentilcore), proiettato ieri sera a Molinara presso Palazzo Ionni, dove ha raccolto l’adesione delle tantissime persone intervenute.

venerdì 28 ottobre 2011

I MITI DEI GIOVANI

Simoncelli, Rossi e la Winehouse
La sfida virtuale alla normalità

Cosa ci dice il fascino irresistibile dei personaggi amati dai ragazzi

CHRISTIAN FRASCELLA*

Valentino Rossi che biascica poche sconfortate parole sotto la luce delle telecamere che pornograficamente lo inquadrano mentre soffre per la morte dell'amico e collega Marco Simoncelli e, accanto a lui, qualcuno - un giovane tifoso, a quanto pare - gli dice: «Sei un grande, Vale» e sembra che l'eco di quelle parole ne diffonda altre e conclusive tipo: «...anche in questi momenti», spinge a una riflessione. Le parole suggerite dal tono del tifoso indicano che Rossi è un grande, è un mito anche quando soffre. È un mito quando vince, è un mito quando polemizza, è un mito, un punto di riferimento per migliaia di giovani e non di questo (e presumiamo altri) Paesi per il solo fatto di esistere e di essere come è.

Ma com'è Valentino agli occhi dei giovani? Come viene percepito e perché? Diciamo quali sono i primi aggettivi che vengono in mente pensando a lui: forte, campione, grintoso, schietto, abile, ricco, giovane, belloccio. Uno che è riuscito ad arrivare sul tetto del mondo diventando un maestro di professionismo in quello che inizialmente doveva apparirgli un divertimento. Le prime gare da ragazzino, il talento che viene fuori, poi la MotoGP e le vittorie, gli sponsor, i soldi, le donne, le polemiche con gli avversari in cui allunga una battuta delle sue nel suo accento, gli spot, la totale copertura mediatica della sua vita. Valentino è un mito perché è figo, e tutto ciò che lo circonda è altrettanto figo. Il giovane, il tifoso lo ammira, lo mitizza appunto, perché corre con le moto e guadagna tutto quello che si può guadagnare.

Lo adora perché il centauro rappresenta tutto ciò che lui non potrà mai essere: libero di fare quello che sa fare e di e di dire ciò che vuole dire e alla fine di passare all'incasso. Una lunga scia di popolarità avvinghiata al numero di zeri sul suo conto corrente. E se poi Valentino evade le tasse, ciò lo rende una specie di Robin Hood in cui lo Stato fa la figura pulciara dello Sceriffo di Notthingam.

E ancora miti, belli e dannati, tanto amati perché talentuosi e folli. Amy Winehouse, per esempio, morta da poco, grande voce e fragilissima personalità. Se l'è sbranata l'eccesso. Ora la sua foto campeggia sui quadrati dei profili dei social network, sulle «bacheche», sulle magliette dei fan. Il mito che vocalizza dagli mp3 col timbro nostalgico di chi c'era e non c'è più. Schiere di ragazzi che se la spartiscono, Amy, in rete, e che dicono sui blog che «nessuno la capiva» e che in questo consisteva la sua grandezza. Truccate come lei ma un tantino più stonate, su youtube puoi trovare piccole grossolane figure di cantanti replicanti, piccole Amy che una vita come quella della star (tra droghe e alcol e amori violenti) non la vorrebbero, ma fa cool credere di sì. Valentino Rossi solare. Amy sola. Le due facce del mito a confronto. Amarli è una missione.
E Steve Jobs, il mago della tecnologia, già mito e guru in vita ora in morte assimilato a Dio, trasformato nella Sua versione terrena ma speculare da orde di Mac-dipendenti che mandano e rimandano sui loro iPad il discorso di Stanford, con quell'intronante «siate affamati, siate folli» che rimbalza ovunque come un Padre Nostro o un atto d'accusa alla mediocrità. O, peggio, alla normalità.
Morderò la mela della vita anch'io, pare ripetersi l'ammirato fan che corre in libreria a comprarsi e forse leggersi la biografia autorizzata del Vate, morderò la mela anch'io se mi impegnerò in ciò che so fare, anche se poi non so fare niente. Sarò affamato, folle, geniale. Sarò Steve perché Steve era come me. L'ammiratore che assurge a mito per interposto sogno.
Farebbe bene ricordare, però, che sotto la polvere del grigiore e della medietà, sui banchi di scuola della quotidianità ci sono altri tipi di miti del tutto ignorati, cui i giovani forse dovrebbero prestare più accurata attenzione: tuo padre che ogni mattina si alza e va a lavorare, per esempio, al tornio nella oscura chiassosa dimenticata fabbrica o nella redazione ticchettante di un giornale di provincia a raccontare i nudi fatti, pochi soldi e tanta passione. Tua madre che pulisce le scale nei grandi stabili dove si muovono milioni di euro al minuto, un colpo di straccio, una goccia di sudore che le imperla il naso mentre pensa che è stanca, che non ce la fa più. Tua sorella che insegna in una scuola dove è precaria, aule fatiscenti, gessetti portati da casa, uno studente che sbadigliando pensa al Milan e la ignora, ignora il suo impegno per ficcargli un po' di sale in zucca.
Spegnere la televisione o il pc, ogni tanto, e guardare alla vita di chi ti circonda. Non sarà inebriante come l'inclinazione di Valentino in curva sulla sua Ducati, o abbagliante come le luci dei flash quando passa Justin Bieber. Ma partire dalla realtà e non dal sogno patinato è già capire che il mito è nelle piccole cose semplici. Poi, se verrà il tuo tempo di correre o inventare, saprai almeno raccontare da dove hai cominciato.

* Scrittore, autore de "La sfuriata di Bet" (Einaudi)

mercoledì 26 ottobre 2011

HEGEL, TROVARE LA ROSA NELLA CROCE

Hegel, la filosofia scandaglio della verità

Questa espressione è usata da Hegel nella “Prefazione ai lineamenti di diritto”, dove il filosofo afferma che gli uomini si affannano a conoscere la Natura, tuttavia lo fanno con metodo. Quando poi essi scandagliano anche la Storia lo fanno col metodo sbagliato. Infatti l’uomo vuole predicare al mondo come deve essere, non studiare il mondo per quello che è.

Cinque affermazioni di Hegel

1. La razionalità sta nell’essere stesso dell’uomo, produttore di Storia. Egli deve scoprire nella Storia la razionalità ad essa intrinseca.

2. La Filosofia è il proprio tempo appreso con il pensiero. Non è correre in avanti, ma è comprensione del proprio tempo attraverso la ragione. Engels e Lenin erano entusiasti della sua concezione storica e della dialettica della Storia.

3. Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale. Frase mutuata da Parmenide, III frammento: “Pensare ed essere è la stessa cosa”. Struttura della mente e struttura della realtà sono identiche. Le leggi della Storia sono intrinseche alla Storia. Il reale, per Hegel, è ciò che ha una prospettiva di futuro. Lo storico e il filosofo devono “sentire il polso della realtà”, cioè il battito della vita, la dialettica che è dentro la Storia.

4. La Filosofia è una ricerca che deve trovare “la rosa nella croce”. Hegel la ricava dallo stemma di Lutero (una croce in un cuore contenuto in una rosa). Cioè nella croce dell’esistenza presente, noi dobbiamo trovare la rosa del futuro. La razionalità dovrà divenire, non è qualcosa di definito. Nella croce del presente bisogna trovare la rosa.

5. La Filosofia è la nottola di Minerva. Non ci dice cosa accadrà domani, non fa come gli indovini, è una disciplina seria. E’ interpretazione del proprio tempo. La Filosofia arriva quando il mondo è già fatto e quindi quando lei stessa vola sulla giornata di lavoro dell’onesto cittadino del mondo.

(Sintesi della relazione tenuta dal prof. Aniello Montano al Festival della Filosofia di Ascea Velia, ottobre 2011)

martedì 18 ottobre 2011

L'AUTUNNO DEI PATRIARCHI

(La Stampa) - D’Alema rilascia un’intervista dopo mesi di silenzio, ma non se lo fila nessuno: nel suo partito e oltre. Sul web spuntano le immagini eretiche dei leghisti varesini che osano contestare l’incontestabile Bossi, e l’audio di una telefonata col solito Lavitola in cui Berlusconi versione Caimano (o black bloc) minaccia di assaltare il Palazzo di Giustizia e i giornali di sinistra, ma con una voce così seria e sfibrata che non sai se averne paura o pietà. La giornata autunnale si chiude con Marco Pannella che chiede asilo politico alla Mongolia nella speranza che glielo respingano, perché in un Paese dove nessuno lo riconosce per strada e nessuna radio lo lascia parlare per dodici ore consecutive, il mobbizzato più famoso d’Italia non riuscirebbe a sopravvivere.

Se questi quattro personaggi - tutti piuttosto intelligenti o comunque perspicaci - si guardassero dal di fuori come li guardiamo noi, impiegherebbero un attimo ad accorgersi che la loro onda è passata. L’hanno avuta e sono riusciti a domarla, nonostante avesse assunto le proporzioni di un cavallone. Ma ora si trovano in bassa marea e nulla è più ridicolo e triste di qualcuno che nuota in una vasca vuota. Quando il presidente del Consiglio Massimo d'Azeglio fu messo alle corde dal più giovane Cavour, ebbe l’onestà intellettuale di farsi da parte. «Non sono più io l’uomo del momento», scrisse a un amico. «Però c’è stato un momento in cui lo sono stato». Non è da tutti congedarsi dal potere con tanta generosità. Ma insomma, un piccolo sforzo. (Anche se in giro non si vedono tanti Cavour).


MASSIMO GRAMELLINI

lunedì 17 ottobre 2011

RIVOLUZIONI E RIVOLUZIONI

Oggi il tiggì, La Repubblica ed altri quotidiani hanno reso noto il contenuto di un'intercettazione telefonica risalente al 2009. Berlusconi così si rivolge a Valter Lavitola (video qui): "Occorre una rivoluzione. Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di Giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c'è un'alternativa...". Le intercettazioni sono state depositate agli atti del processo per l'inchiesta di Pescara sui fondi dell'«Avanti», di cui Lavitola era direttore prima di diventare latitante.

Intanto è di oggi la notizia che c'è un fermento nuovo in seno alla Chiesa cattolica. Creare un "partito" di ispirazione cattolica? Fermenti nuovi sono nell'aria. Vi è un punto della relazione del cardinale Bagnasco alla riunione del Consiglio permanente dei vescovi del 26-29 settembre 2011 che merita particolare attenzione. Esso riguarda nuove modalità dell’impegno comune dei cattolici per contrastare quella che in una precedente occasione aveva definito “la catastrofe antropologica”: “La possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica”.
Più chiaro di così.
La Chiesa sta intercettando il crescente bisogno di moralizzazione della vita politica ed il malcontento diffuso nelle varie classi sociali.
Dopo il ventennio berlusconiano si aprono scenari nuovi.

sabato 15 ottobre 2011

PARMENIDE E BERLUSCONI

Come gli antichi filosofi spiegano la realtà moderna.
Come far capire l'Essere e il non-essere.
1) Berlusconi compra sesso (non-essere) ma non può comprare l'amore (Essere);
2) Berlusconi compra voti e persone (non-essere) ma non la fiducia del governo e dell'Italia (Essere).
"perciò non saranno altro che nomi
tutte quelle cose che i mortali hanno posto, convinti che fossero vere,

nascere e perire, essere e non-essere,

cambiare di luogo e mutare il luminoso colore".
(Parmenide, Poema sulla Natura)

INDIGNADOS, RIVOLTA GLOBALE

(Blogosfere) - La democrazia deve partire dal basso: è questo lo slogan fondamentale degli indignados, movimento di protesta nato il 15 Maggio scorso a Madrid con l'occupazione di Puerta del Sol, la piazza più rappresentativa della capitale spagnola. Un movimento di protesta che, inizialmente limitato alla Spagna, si scaglia contro la dissocupazione, l'incapacità del Governo di dare risposte concrete e il ruolo centrale delle banche nella crisi spagnola.

In poche settimane gli indignados hanno trovato terreno fertile in un'Europa sgretolata dopo la crisi del 2007, il movimento di protesta ha varcato i confini spagnoli, toccando Parigi, Berlino e arrivando fino ad Atene, centro di una Grecia messa in ginocchio dalla bancarotta.

In Spagna la situazione sembrava essersi tranquillizzata una settimana fa, dopo la decisione degli indignados di smobilitare la "cittadella libertaria" di Puerta del Sol ma ieri il movimento è tornato a farsi sentire per le strade della capitale spagnola con sei cortei che hanno confluito nel centro storico della capitale, spostandosi poi nelle vicinanze del Parlamento per alzare il loro grido di protesta. I rappresentanti del movimento parlano di oltre 150mila persone riunite a Madrid per protestare contro le politiche governative anti-crisi e contro le direttive europee del Patto dell'Euro colpevoli di aver portato Paesi come Spagna e Grecia in una situazione economica disastarata.

Tra le strade di Madrid i protestanti hanno le idee molto chiare su quale deve essere il modello da seguire per uscire dalla crisi: l'esempio di risposta che dovrebbe venire dai Paesi in crisi economica è quello islandese, dove gli abitanti per referendum, hanno deciso di non pagare i debiti delle proprie banche. Ad oggi l'Islanda è anche il primo paese al mondo che sta costruendo un modello di democrazia dal basso con la possibilità del popolo di interagire con i membri dell'Assemblea Costituente al lavoro in questi mesi per sviluppare un nuovo testo costituzionale.

Le proteste spagnole di ieri non hanno interessato solo Madrid ma anche Valencia e Barcellona programmando per il 15 Ottobre prossimo un Referendum che dia una svolta decisiva alla democrazia spagnola.

Passando per Parigi, Berlino e Bruxelles dove nella giornata di ieri si sono verificate manifestazioni legate al movimento degli indigandos arriviamo ad Atene, città fulcro delle proteste insieme a Madrid.

Nella serata di ieri oltre 5mila indignados si sono radunati sulla Syntagma, la piazza dove sorge il Parlamento greco, per protestare contro le misure di austerity imposte dal Governo per tentare di evitare la bancarotta. Per la quarta domenica consecutiva il popolo greco si è radunato di fronte al centro politico del Paese per chiedere di non pagare una crisi creata da banche e Governi.

L'Euro, pilastro fondamentale su cui si basa il futuro dell'Unione Europea, è uno dei principali bersagli delle proteste degli indignados. Il movimento nato in Spagna e cresciuto in Grecia ormai è diventato adulto e raccoglie proteste in tutta Europa: l'Unione Europea inizia a tremare, da Bruxelles arriveranno riforme forti per calmare le proteste?

venerdì 14 ottobre 2011

DODICI SBADIGLI

Dodici sbadigli e addio rivoluzione

Non ho contato gli sbadigli di Bossi perché stavo sbadigliando anch’io. Però mi hanno sinceramente sorpreso. Mai avrei immaginato che uno come lui si mettesse la mano davanti alla bocca.
Per fortuna le telecamere hanno tenuto la contabilità al posto mio, immortalando fin nei dettagli la performance dello stregone leghista seduto di sguincio accanto all’Anziano Leader durante il trascinante Discorso della Fiducia: dodici sbadigli in dodici minuti, alcuni davvero molto belli.
Di Pietro ha paragonato il Berlusconi di ieri a Wanna Marchi, ma è stato ingeneroso. Verso la Wanna, che almeno vendeva sogni, mentre l’Anziano Leader da qualche tempo commercia soltanto in paure.

Be. & Bo. ricordano certi pensionati seduti al bar davanti a un grappino. Uno borbotta, l’altro sbadiglia. Ed entrambi hanno un solo pensiero fisso: come resistere ancora un po’ per poter lasciare qualcosa ai figli, prima che i Casini e i Maroni si prendano tutto. Il resto è noia.


MASSIMO GRAMELLINI

giovedì 13 ottobre 2011

L'ITALIA ALLA RICERCA DI LEADER NORMALI

(Corriere della Sera) - Nuovo libro sulla classe dirigente


MILANO - Contemplare, attoniti, la nazione nella quale viviamo. E alla fine sentirci in un solo modo: «decapitati». È così che Giovanni Floris ammette di percepire se stesso e quelli che lo circondano in questo periodo. Non a caso è il titolo che ha scelto per il suo ultimo libro: Decapitati. Perché abbiamo la classe dirigente che non ci meritiamo (Rizzoli). Il conduttore di «Ballarò» compie un viaggio nella classe dirigente italiana, per bocciarla (quasi) in toto. Scrive Floris: «Suonano lontane le parole di Alcide De Gasperi: "Badate che nella vita pubblica non importerà tanto quello che voi direte, ma quello che voi sarete". In questi 60 anni chi lo ha ascoltato? In pochi, tra i politici di oggi. E in pochi anche tra noi cittadini, che in qualche modo li abbiamo scelti e tollerati». Risultato disarmante: «Ora i nostri capi si stanno incamminando sul viale del tramonto: politica, economia, cultura, da dove viene la crisi di leadership che ha decapitato l'Italia?».

È una storia della nostra Repubblica, quella che tratteggia Giovanni Floris, evidenziando le molteplici dicotomie italiane: Cavour e Garibaldi, Agnelli e Marchionne, Totti e Baggio, Riina e Giovanni Paolo II. Le tante volte in cui la fiducia è andata (sbagliando) all'Uomo della provvidenza, e quelle in cui invece sul ponte di comando sono finiti leader normali: i De Gasperi e i Pertini, i Ciampi e gli Amato. Secondo Floris quelli che, più di tanti altri, sono riusciti a tirar fuori il Paese dalla crisi in cui versava. Da promuovere, per lui, poi, sono soprattutto gli «eroi senza megafono». Due esempi su tutti: Carlo Rosselli e Giorgio Ambrosoli. Storie quanto mai attuali, le loro, e alle quali ispirarsi per individuare un criterio attraverso il quale tentare di costruire una nuova classe dirigente. Che infatti, per il conduttore di «Ballarò», è ciò che serve con maggiore urgenza. Il quesito più difficile al quale rispondere, però, è uno solo: dove cercarla? Scrive Floris: «In mancanza di investimenti sulla formazione, bisogna ripartire da quello che c'è: gli uomini e le donne italiani. Da quello che fanno, quindi dalle loro professioni. Da quello che pensano, quindi la loro attuale formazione politica e culturale».

Esiste poi, secondo l'autore di Decapitati, un forte parallelismo tra l'attuale periodo storico italiano, caratterizzato dal berlusconismo, e la fase craxiana degli anni Ottanta: «A partire dalla modernità tanto agognata e mai raggiunta, che a quei tempi sembrava impersonata dal Psi di Craxi e in questi anni dal pluribattezzato partito di Berlusconi». Adesso, invece, siamo in una fase di transizione, dove «la prossima leadership verrà raccolta, non conquistata... La mia idea è che questo Paese non verrà preso di slancio da un uomo forte, ma consegnato dagli elettori a chi avrà il coraggio di sobbarcarsi una nazione messa in ginocchio da una crisi pesantissima». L'Obama italiano, dunque? «No, una semplice persona per bene che si slanci oltre». Ma il primo passo «tocca ai cittadini: occorre la capacità di diventare un po' leader di se stessi. Ognuno nella sua vita deve riprendere il coltello dalla parte del manico e ricordarsi che il potere dei capi poggia sulle spalle di chi è comandato». Per non farsi più decapitare.

Angela Frenda

Lettori fissi