giovedì 31 dicembre 2015

GIACOMO MORRA, L'UOMO CHE INVENTO' IL TARTUFO D'ALBA

(Centro Studi Beppe Fenoglio) -  Nacque a La Morra nel 1889 alla Cascina Manescotto dei conti Falletti di Castiglione dove il padre faceva il mezzadro, famiglia numerosissima ed i figli appena potevano andavano a cercare lavoro altrove.
A 19 anni, nel 1908, se ne venne al Gallo a lavorare in una trattoria; dopo qualche anno ad Alba con i fratelli Andrea, Giovanni e Matteo a mettere su il Ristorante delle Langhe; Giacomo era bravo, abile in tutto, la convivenza con i fratelli un po’ difficile e Giacomo voleva fare da solo, nel 1923 ottenne dai fratelli la sua parte con la promessa che non sarebbe più tornato ad Alba a fare l'oste e se ne andò a Torino ad aprire una trattoria ed una bottiglieria in corso Nizza; vi rimase cinque anni, fece buoni affari, ma soprattutto capì che quel tartufo che a Torino si pagava così caro e che nelle Langhe i trifolao vendevano a poco prezzo, dopo notti insonni di ricerca, era tesoro da sfruttare, la nostalgia di Alba e delle Langhe era grande, la famiglia da crescere numerosa, ma vi era quell'impegno assunto con i fratelli: non tornare ad Alba a fare l'oste. Riuscì a convincere il fratello Andrea ad intervenire presso gli altri fratelli per farsi cancellare quell'impegno ed ottenne il permesso. Nel 1928 comprò l'Hotel Savona ed iniziò quell'avventura durata sino al 18 dicembre 1963 quando Alba dovette registrare la perdita del suo primo e grande ambasciatore nel mondo, perché è certamente vero che non è Alba che ha fatto conoscere Giacomo Morra, ma è Morra che ha fatto conoscere Alba nel mondo.Albergatore cortese, sempre disponibile, la moglie Teresa non chiudeva le porte sino a quando non fosse arrivato ad Alba l'ultimo treno ed era già in piedi al mattino presto per la partenza del primo; ristoratore dalle grandi intuizioni, inventò gli antipasti di una varietà infinita, commerciante di tartufi bianchi, ma anche neri, si riforniva a Norcia per servire il mercato francese, trovò anche il sistema di conservarli e nel 1948 fu presente sul mercato statunitense con i suoi tartufi freschi e conservati, fu chiamato il Re dei Tartufi ed i figli Mario, Giorgio e Francesco ne continuarono la dinastia e le attività sino agli anni Novanta. Nel 1936, Stampa Sera gli dedicò una mirabile intervista che occupò l’intera pagina a lui dedicata, venne pubblicata il 29 ottobre.
Il giornalista, Enzo Arnaldi, lo chiamò il “Re del tartufo” riconosciuto da tutte le Langhe e fin dai colli dell’Astigiano. Nell’intervista si leggeva ancora “Alba è un centro vitale, operoso, aperto ad ogni iniziativa, pronto a tutti i tentativi. Gente che fa, che produce, che contratta, che commercia, questa di Alba: gente che, se comunicazioni più rapide la legassero a Torino, avrebbe ancora aumentato il ritmo della sua attività agricola commerciale. E’ in centri come questo che si capisce appieno di qual forza e qual tempra sia, oggi come sempre, questa campagna di cui è fatta il nostro Piemonte.
Gente che ha iniziativa, quella di Alba, come questo Giacomo Morra che s’è messo in un albergo da gran città, tanto è perfetto e razionalmente congegnato. Persino i telefoni in ogni camera ci ha e la cantina e la cucina con miracoli di modernità».
Nel 1949, il 16 ottobre, un inviato speciale, scriveva su La Stampa: “Alba ha una reginetta del tartufo – La Bela Trifolera – che dura in carica un anno e un Re del Tartufo – Giacomo Morra che è eterno. Per sapere tutto del tartufo si va necessariamente da lui, che è storia e cronaca insieme, che può raccontarvi di Carlo V, lanciatore del tartufo e di Winston Churchill e Rita Hayworth i suoi più recenti ammiratori. Carlo V fu però in una situazione di inferiorità perché dovette accontentarsi di spendere il proprio entusiasmo per il tartufo nero del Perigord, parente povero di quello di Alba, mentre Churchill e Rita gustarono proprio quest’ultimo. Una lettera del segretario di Churchill, scritta da Gardone dice esattamente: «La signora e il signor Churchill hanno gustato e particolarmente apprezzato». I tartufi di Alba arrivarono a Rita in occasione del suo recente matrimonio.
Giacomo Morra è stato per Alba, e per il suo tartufo bianco, un grande dono, quasi un profeta.

martedì 29 dicembre 2015

LA REGINA ELISABETTA STA PER LASCIARE

Non passerà alla Storia per qualche gesto eclatante o frase memorabile, ma per la sua discrezione ed il regale silenzio e riserbo tenuto in ogni istante cruciale di casa Windsor. La regina Elisabetta d'Inghilterra, 90 anni ad aprile, sul trono dal 1953, ha superato il primato del trono più lungo della storia inglese finora detenuto dalla regina Vittoria. Il Sunday Telegraph svela che sarebbe pronta a lasciare la reggenza al figlio pur continuando a restare sul trono. Condurrà la vita della signora di campagna, come avrebbe sempre desiderato, riducendo la sua presenza a Buckingham Palace e conducendo vita ritirata col marito Filippo, che di anni ne ha quasi 94,  probabilmente a Balmoral, magari al Craigowan Lodge, il piccolo edificio di sette stanze adiacente il castello, nel quale i coniugi regali spesso si sono rifugiati per stare lontani dai media, conducendo una vita semplice, fatta di piccole gioie quotidiane e lontano dalle etichette di corte.

QUANDO MONS. TONINI DISSE ALLE ORFANELLE CHE AVREBBE CHIAMATO I CARABINIERI...

Libero, 28 dicembre 2015

lunedì 21 dicembre 2015

LIBRERIA EL PENDULO

Libreria El Péndulo


Un vero spazio dell'anima, dove il piacere dei libri si unisce al piacere di una passeggiata "nella natura".
La libreria El Péndulo, a Città del Messico, tiene insieme libri e piante, con una bella vegetazione che vive e cresce proprio in mezzo ai libri.
Anche il decor, le ringhiere, la passamaneria, sono a dominante verde, e la libreria acquista l'aspetto e il fascino di una serra, di un colto giardino d'altri tempi.E se si vuole si può sorseggiare nei vari salotti una buona tazza di tè.

"TUTTI I GIORNI SONO UN'OCCASIONE SPECIALE"

"Tutti i giorni sono un'occasione speciale.
Conserva solo ciò che dev'esser conservato:
ricordi, sorrisi, poesie, profumi, nostalgie, momenti".


Martha Medeiros

domenica 13 dicembre 2015

DOPO I MIGRANTI, I FALLIMENTI BANCARI

In questi giorni di fallimenti bancari e di rimostranze da parte di migliaia di persone che si sono visti polverizzare i risparmi di una vita (aveno investito in titoli carta straccia), l'attenzione dei media si è spostata dal problema delle frotte di migranti sulle nostre coste al conflitto di interessi tra il ministro per le Riforme Costituzionali, M. Elena Boschi (suo padre è stato vicepresidente della Banca dell'Etruria, salvata dal governo Renzi). La più carina letta sui giornali è stata:
"Ci sono tre modi per perdere i soldi.
Il più piacevole è con le donne.
Il più probabile con il gioco.
Il più sicuro con i consulenti".

mercoledì 2 dicembre 2015

LA LETTERA DI MAX ZUCKERBERG ALLA FIGLIA MAX E L'ETICA DEL DONO

 
Cara Max,

tua madre ed io non abbiamo ancora le parole per descrivere la speranza che ci dai per il futuro. La tua nuova vita è piena di promesse, e speriamo sarai felice e sana in modo da poter sperimentare tutto completamente. Hai già ci ha dato un motivo per riflettere sul mondo in cui speriamo che vivrai.Come tutti i genitori, vogliamo farti crescere in un mondo migliore rispetto a quello di oggi.Mentre i titoli spesso si concentrano su ciò che non va, per molti versi il mondo sta migliorando. La salute sta migliorando. La povertà si sta restringendo. La conoscenza è in crescita. Le persone si connettono. Il progresso tecnologico in ogni campo significa che la tua vita dovrebbe essere notevolmente migliore rispetto alla nostra.Faremo la nostra parte per fare in modo questo accada, non solo perché ti amiamo, ma anche perché abbiamo una responsabilità morale verso tutti i bambini della prossima generazione.Crediamo che tutte le vite abbiano lo stesso valore, e che le molte più persone che vivranno nelle generazioni future avranno la possibilità di vivere più di oggi. La nostra società ha l'obbligo di investire ora per migliorare la vita di tutti coloro che entrano in questo mondo, non solo quelli già qui.Ma in questo momento, non sempre dirigere collettivamente le nostre risorse a maggiori opportunità e problemi vostra generazione affronterà.Considerare la malattia. In primo luogo, oggi spendiamo circa 50 volte di più come società per il trattamento di persone malate piuttosto che investirein ricerca e trovare il modo di non ammalarsi.La medicina è stata una vera e propria scienza solo per meno di 100 anni, ed abbiamo già visto cure complete per alcune malattie e buoni progressi per gli altri. Non appena la tecnologia accelera, abbiamo un vero e proprio colpo di fortuna a prevenire, curare o gestire tutte o la maggior parte per il resto dei prossimi 100 anni.Oggi, la maggior parte delle persone muoiono di cinque cose - malattie cardiache, cancro, ictus, malattie neurodegenerative ed infettive - e possiamo fare progressi più rapidi su questi e altri problemi.Una volta che ci rendiamo conto che la tua generazione e la generazione dei tuoi bambini non può avere da soffrire di malattie, abbiamo la responsabilità di ribaltare i nostri investimenti un pò più verso il futuro per rendere ciò realtà. Tua madre ed io vogliono fare la loro parte.Per curare la malattia ci vorrà del tempo. Su brevi periodi di cinque o dieci anni, non può sembrare come essi stiano facendo molta differenza. Ma nel lungo termine, i semi piantati ora si svilupperanno, e un giorno, voi o i tuoi figli vedranno quello che possiamo solo immaginare: un mondo senza affetti da malattia.Ci sono così tante opportunità, proprio come questo. Se la società si concentra più della sua energia su queste grandi sfide, lasceremo alla vostra generazione un mondo molto migliore.
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Le nostre speranze per la tua generazione si soffermano su due idee: progredire il potenziale umano e promuovere la parità.Avanzando il potenziale umano è possibile spingere i limiti su quanto una vita umana possa essere grande.Si può imparare e sperimentare 100 volte più di noi oggi?Può la nostra malattia curare una generazione così si vive più a lungo e si ha una vita più sana?Possiamo collegare il mondo in modo da avere accesso a ogni idea, persona e opportunità?Possiamo sfruttare l'energia più pulita in modo da poter inventare cose che non possiamo concepire oggi nel pieno rispetto dell'ambiente?Possiamo coltivare lo spirito imprenditoriale in modo da poter costruire qualsiasi attività commerciale e risolvere qualsiasi sfida di crescere in pace ed in prosperità?Promuovere la parità è fare in modo tutti abbiano accesso a queste opportunità - a prescindere dalla nazione, famiglie o circostanze in cui si è nati.La nostra società deve fare questo non solo per la giustizia e per la carità, ma per la grandezza del progresso umano.Oggi siamo derubati del potenziale che tanti hanno da offrire. L'unico modo per raggiungere il nostro pieno potenziale è quello di incanalare i talenti, idee e contributi di ogni persona nel mondo.Può la nostra generazione eliminare la povertà e la fame?Possiamo fornire a tutti con l'assistenza sanitaria di base?Possiamo costruire comunità solidali e accoglienti?Possiamo coltivare relazioni pacifiche e la comprensione tra le persone di tutte le nazioni?Possiamo veramente responsabilizzare tutti - donne, bambini, minoranze sottorappresentate, immigrati e non connessi?Se la nostra generazione rende i giusti investimenti, la risposta a ciascuna di queste domande può essere sì - e, si spera entro la tua vita.
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Questa missione - avanza il potenziale umano e la promozione della parità - richiederà un nuovo approccio per tutti lavorando verso questi obiettivi.Dobbiamo fare investimenti a lungo termine più di 25, 50 o addirittura 100 anni. Le sfide più grandi richiedono molto lunghi orizzonti temporali e non possono essere risolti dal pensiero a breve termine.Dobbiamo impegnarci direttamente con le persone che serviamo. Non possiamo aiutare le persone, se non capiamo i bisogni ed i desideri delle loro comunità.Dobbiamo costruire la tecnologia per fare il cambiamento. Molte istituzioni investono soldi in queste sfide, ma i maggiori progressi proengono da guadagni di produttività attraverso l'innovazione.Dobbiamo partecipare alla politica ed essere coinvolti per modellare dibattiti. Molte istituzioni sono disposte a fare questo, ma i progressi devono essere supportate da movimenti per essere sostenibili.Dobbiamo sostenere i leader più forti e indipendenti in ogni campo. La collaborazione con gli esperti è più efficace per la missione che cercare di guidare gli sforzi noi stessi.Dobbiamo prendere dei rischi oggi per imparare le lezioni per il domani. Siamo all'inizio del nostro apprendimento e molte cose che cerchiamo non funzionano, ma ci ascoltiamo e impariamo e continuare a migliorare.
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La mia esperienza con l'apprendimento personalizzato, l'accesso a Internet, e l'educazione della comunità e la sanità ha plasmato la mia filosofia.La mia generazione è cresciuta nelle aule dove abbiamo tutti imparato le stesse cose allo stesso ritmo a prescindere dei nostri interessi o esigenze.La tua  generazione fisserà obiettivi per ciò che si vuole diventare - come ingegnere, operatore sanitario, scrittore o leader della comunità. Avrete la tecnologia che capisce come si impara meglio e dove è necessario concentrarsi. Potrete avanzare rapidamente nei soggetti che più vi interessano, e ottenere tutto l'aiuto di cui avete bisogno nelle vostre zone più difficili. Potrai esplorare argomenti che non sono nemmeno offerti nelle scuole di oggi. I tuoi insegnanti avranno anche migliori strumenti e dati per aiutarvi a raggiungere i vostri obiettivi.Ancora meglio, gli studenti di tutto il mondo saranno in grado di utilizzare gli strumenti di apprendimento personalizzati su Internet, anche se non vivono vicino a buone scuole. Naturalmente ci vorrà più di tecnologia per dare a tutti un equo inizio nella vita, ma l'apprendimento personalizzato può essere un modo per dare a tutti i bambini un'istruzione migliore e più pari opportunità.Stiamo iniziando a costruire questa tecnologia ora, ed i risultati sono già promettenti. Non solo gli studenti migliorano le prestazioni nei test, ma acquisiscono le competenze e la fiducia per imparare tutto ciò che vogliono. E questo viaggio è solo all'inizio. La tecnologia e l'insegnamento saranno rapidamente migliorate ogni anno a scuola.Tua madre e io abbiamo entrambi studenti ed abbiamo visto quello che serve per fare questo lavoro. Ci vorranno a lavorare con i leader più forti in materia di istruzione per aiutare le scuole di tutto il mondo ad adottare un apprendimento personalizzato. Ci vorrà impegnarsi con le comunità, ed è per questo che stiamo iniziando nella nostra comunità di San Francisco Bay Area. Ci vorrà la costruzione di nuove tecnologie e provare idee nuove. E ci vorrà fare errori e imparare molte lezioni prima di raggiungere questi obiettivi.Ma una volta che abbiamo capito il mondo che possiamo creare per la vostra generazione, abbiamo la responsabilità come società di concentrare i nostri investimenti sul futuro per rendere questa realtà.Insieme, siamo in grado di farlo. E quando lo facciamo, l'apprendimento personalizzato non solo aiuterà gli studenti ad avere buone scuole, ma contribuirà a fornire più  opportunità  per chiunque abbia una connessione a Internet.
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Molte delle più grandi opportunità per la vostra generazione verranno dal dare a tutti l'accesso a Internet.La gente spesso pensa di Internet come solo per divertimento o comunicazione. Ma per la maggioranza delle persone nel mondo, Internet può essere un'ancora di salvezza.Esso fornisce educazione, se non si vive vicino a una buona scuola. Esso fornisce informazioni sulla salute su come evitare le malattie o la crescita di bambini sani, se non si vive vicino a un medico. Fornisce servizi finanziari se non si vive vicino a una banca. Fornisce l'accesso alle opportunità di lavoro e, se non si vive in una buona economia.Internet è così importante che per ogni 10 persone che hanno accesso a Internet, circa una persona viene sollevata dalla povertà e si crea circa un nuovo posto di lavoro.Eppure più della metà della popolazione mondiale - più di 4 miliardi di persone - non hanno accesso a Internet.Se la nostra generazione li collega, siamo in grado di sollevare centinaia di milioni di persone dalla povertà. Possiamo anche aiutare centinaia di milioni di bambini ricevono un'istruzione e salvare milioni di vite, aiutando le persone a evitare la malattia.Questo è un altro sforzo a lungo termine che possono essere avanzate dalla tecnologia e partenariato. Ci vorranno inventare nuove tecnologie per rendere Internet più accessibile e portare l'accesso ad aree non collegate. Ci vorrà la collaborare con i governi, con le organizzazioni non-profit e le aziende. Ci vorrà impegnarsi con le comunità per capire chedi cosa hanno bisogno. Le persone buone avranno opinioni diverse sul percorso migliore per andare avanti, e faremo molti sforzi prima che di riuscirci.Ma insieme possiamo avere successo e creare un mondo più giusto.
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La tecnologia non può risolvere i problemi da sola. Costruire un mondo migliore inizia con la costruzione di comunità forti e sane.I bambini hanno le migliori opportunità quando possono imparare. E imparano meglio quando sono in buona salute.La salute inizia presto - con la famiglia amorevole, una buona alimentazione ed un ambiente sicuro e stabile.I bambini che devono affrontare esperienze traumatiche in età precoce spesso sviluppano menti e corpi meno sani. Gli studi mostrano cambiamenti fisici nello sviluppo del cervello che portano ad una inferiore capacità cognitiva.Tua madre è un medico ed educatore, e che ha visto queste cose in prima persona.Se si dispone di un'infanzia malsana, è difficile raggiungere il pieno potenziale.Se si deve chiedere se avrete cibo o una casa o preoccuparsi di abusi o reati, allora è difficile raggiungere il vostro pieno potenziale.Se hai paura che andrai in prigione piuttosto che al college a causa del colore della pelle, o che la tua famiglia sarà deportata a causa del proprio stato giuridico, o che si può essere una vittima della violenza a causa della tua religione, orientamento sessuale o identità di genere, sarà difficile raggiungere il tuo pieno potenziale.Abbiamo bisogno di istituzioni che capiscano che questi problemi sono tutti collegati. Questa è la filosofia del nuovo tipo di scuola che tua madre sta costruendo.Grazie alla collaborazione con le scuole, centri sanitari, gruppi di genitori e governi locali, e assicurandoche  tutti i bambini siano ben nutriti e curati perdiventare giovani, possiamo cominciare a trattare questi ingiustizie come collegate fra loro. Solo così potremo insieme cominciare a dare a tutti pari opportunità.Ci vorranno molti anni per sviluppare pienamente questo modello. Ma è un altro esempio di come far progredire il potenziale umano e la promozione della parità è strettamente collegata. Se vogliamo entrambi, dobbiamo prima costruire comunità solidali e sane.
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Per permettere alla tua generazione di vivere in un mondo migliore, la nostra generazione può fare molto di più.Oggi io e tua madre stiamo pensando a come spendere la vita facendo la nostra piccola parte per contribuire a risolvere queste sfide. Continuerò a servire come CEO di Facebook per molti, molti anni a venire, ma questi problemi sono troppo importanti per aspettare che tu o noi siamo più vecchi per iniziare questo lavoro. Iniziando in giovane età, speriamo di vedere realizzati i benefici per tutta la vita.Quando inizierà la prossima generazione della famiglia Chan Zuckerberg, inizieremo anche la Zuckerberg iniziativa Chan per unire persone in tutto il mondo per promuovere il potenziale umano e promuovere l'uguaglianza per tutti i bambini nella prossima generazione. Le nostre aree di intervento iniziali saranno l'apprendimento personalizzato, la cura delle malattie, unire le persone e costruire comunità forti.Daremo il 99% delle nostre azioni Facebook - attualmente di circa $ 45 miliardi - durante la nostra vita per far progredire questa missione. Sappiamo che questo è un piccolo contributo, rispetto a tutte le risorse e il talento di coloro che già lavorano su questi temi. Ma vogliamo fare tutto il possibile, lavorando fianco a fianco molti altri.Condivideremo maggiori dettagli nei prossimi mesi, una volta che ci sistemiamo nel ritmo della nostra nuova famiglia ritmo e godremo delle nostre gioie paterne e materne. Ci risulta che avrete molte domande su come e perché stiamo facendo questo.Appena siamo diventati genitori e siamo entrati in questo nuovo capitolo della nostra vita, noi vogliamo condividere la nostra profonda gratitudine a tutti quelli che lo hanno reso possibile
Noi possiamo fare questo lavoro solo perché abbiamo una forte comunità globale alle spalle. La costruzione di Facebook ha creato risorse per migliorare il mondo per la prossima generazione. Ogni membro della comunità di Facebook sta giocando un ruolo in questo lavoro.Siamo in grado di fare progressi verso queste opportunità solo appoggiandoci sulle spalle di esperti - i nostri mentori, partner e molte persone incredibili i cui contributi hanno costruito questi campi.E possiamo concentrarci solo sul servizio questa comunità e questa missione perché siamo circondati da una famiglia amorevole, amici e colleghi di sostegno sorprendenti. Ci auguriamo che tu possa avere tali relazioni profonde e di grande ispirazione nella tua vita.Max, ti vogliamo bene e sentiamo una grande responsabilità di lasciare il mondo un posto migliore per te e per tutti i bambini. Ti auguriamo una vita piena piena dello stesso amore, della stessa speranza e della gioia che tu ci hai dato. Non vediamo l'ora di vedere quello che tu potrai portare in questo mondo.Amore,Mamma e papà
 
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Dear Max,
Your mother and I don't yet have the words to describe the hope you give us for the future. Your new life is full of promise, and we hope you will be happy and healthy so you can explore it fully. You've already given us a reason to reflect on the world we hope you live in.
Like all parents, we want you to grow up in a world better than ours today.
While headlines often focus on what's wrong, in many ways the world is getting better. Health is improving. Poverty is shrinking. Knowledge is growing. People are connecting. Technological progress in every field means your life should be dramatically better than ours today.
We will do our part to make this happen, not only because we love you, but also because we have a moral responsibility to all children in the next generation.
We believe all lives have equal value, and that includes the many more people who will live in future generations than live today. Our society has an obligation to invest now to improve the lives of all those coming into this world, not just those already here.
But right now, we don't always collectively direct our resources at the biggest opportunities and problems your generation will face.
Consider disease. Today we spend about 50 times more as a society treating people who are sick than we invest in research so you won't get sick in the first place.
Medicine has only been a real science for less than 100 years, and we've already seen complete cures for some diseases and good progress for others. As technology accelerates, we have a real shot at preventing, curing or managing all or most of the rest in the next 100 years.
Today, most people die from five things -- heart disease, cancer, stroke, neurodegenerative and infectious diseases -- and we can make faster progress on these and other problems.
Once we recognize that your generation and your children's generation may not have to suffer from disease, we collectively have a responsibility to tilt our investments a bit more towards the future to make this reality. Your mother and I want to do our part.
Curing disease will take time. Over short periods of five or ten years, it may not seem like we're making much of a difference. But over the long term, seeds planted now will grow, and one day, you or your children will see what we can only imagine: a world without suffering from disease.
There are so many opportunities just like this. If society focuses more of its energy on these great challenges, we will leave your generation a much better world.
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Our hopes for your generation focus on two ideas: advancing human potential and promoting equality.
Advancing human potential is about pushing the boundaries on how great a human life can be.
Can you learn and experience 100 times more than we do today?
Can our generation cure disease so you live much longer and healthier lives?
Can we connect the world so you have access to every idea, person and opportunity?
Can we harness more clean energy so you can invent things we can't conceive of today while protecting the environment?
Can we cultivate entrepreneurship so you can build any business and solve any challenge to grow peace and prosperity?
Promoting equality is about making sure everyone has access to these opportunities -- regardless of the nation, families or circumstances they are born into.
Our society must do this not only for justice or charity, but for the greatness of human progress.
Today we are robbed of the potential so many have to offer. The only way to achieve our full potential is to channel the talents, ideas and contributions of every person in the world.
Can our generation eliminate poverty and hunger?
Can we provide everyone with basic healthcare?
Can we build inclusive and welcoming communities?
Can we nurture peaceful and understanding relationships between people of all nations?
Can we truly empower everyone -- women, children, underrepresented minorities, immigrants and the unconnected?
If our generation makes the right investments, the answer to each of these questions can be yes -- and hopefully within your lifetime.
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This mission -- advancing human potential and promoting equality -- will require a new approach for all working towards these goals.
We must make long term investments over 25, 50 or even 100 years. The greatest challenges require very long time horizons and cannot be solved by short term thinking.
We must engage directly with the people we serve. We can't empower people if we don't understand the needs and desires of their communities.
We must build technology to make change. Many institutions invest money in these challenges, but most progress comes from productivity gains through innovation.
We must participate in policy and advocacy to shape debates. Many institutions are unwilling to do this, but progress must be supported by movements to be sustainable.
We must back the strongest and most independent leaders in each field. Partnering with experts is more effective for the mission than trying to lead efforts ourselves.
We must take risks today to learn lessons for tomorrow. We're early in our learning and many things we try won't work, but we'll listen and learn and keep improving.
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Our experience with personalized learning, internet access, and community education and health has shaped our philosophy.
Our generation grew up in classrooms where we all learned the same things at the same pace regardless of our interests or needs.
Your generation will set goals for what you want to become -- like an engineer, health worker, writer or community leader. You'll have technology that understands how you learn best and where you need to focus. You'll advance quickly in subjects that interest you most, and get as much help as you need in your most challenging areas. You'll explore topics that aren't even offered in schools today. Your teachers will also have better tools and data to help you achieve your goals.
Even better, students around the world will be able to use personalized learning tools over the internet, even if they don't live near good schools. Of course it will take more than technology to give everyone a fair start in life, but personalized learning can be one scalable way to give all children a better education and more equal opportunity.
We're starting to build this technology now, and the results are already promising. Not only do students perform better on tests, but they gain the skills and confidence to learn anything they want. And this journey is just beginning. The technology and teaching will rapidly improve every year you're in school.
Your mother and I have both taught students and we've seen what it takes to make this work. It will take working with the strongest leaders in education to help schools around the world adopt personalized learning. It will take engaging with communities, which is why we're starting in our San Francisco Bay Area community. It will take building new technology and trying new ideas. And it will take making mistakes and learning many lessons before achieving these goals.
But once we understand the world we can create for your generation, we have a responsibility as a society to focus our investments on the future to make this reality.
Together, we can do this. And when we do, personalized learning will not only help students in good schools, it will help provide more equal opportunity to anyone with an internet connection.
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Many of the greatest opportunities for your generation will come from giving everyone access to the internet.
People often think of the internet as just for entertainment or communication. But for the majority of people in the world, the internet can be a lifeline.
It provides education if you don't live near a good school. It provides health information on how to avoid diseases or raise healthy children if you don't live near a doctor. It provides financial services if you don't live near a bank. It provides access to jobs and opportunities if you don't live in a good economy.
The internet is so important that for every 10 people who gain internet access, about one person is lifted out of poverty and about one new job is created.
Yet still more than half of the world's population -- more than 4 billion people -- don't have access to the internet.
If our generation connects them, we can lift hundreds of millions of people out of poverty. We can also help hundreds of millions of children get an education and save millions of lives by helping people avoid disease.
This is another long term effort that can be advanced by technology and partnership. It will take inventing new technology to make the internet more affordable and bring access to unconnected areas. It will take partnering with governments, non-profits and companies. It will take engaging with communities to understand what they need. Good people will have different views on the best path forward, and we will try many efforts before we succeed.
But together we can succeed and create a more equal world.
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Technology can't solve problems by itself. Building a better world starts with building strong and healthy communities.
Children have the best opportunities when they can learn. And they learn best when they're healthy.
Health starts early -- with loving family, good nutrition and a safe, stable environment.
Children who face traumatic experiences early in life often develop less healthy minds and bodies. Studies show physical changes in brain development leading to lower cognitive ability.
Your mother is a doctor and educator, and she has seen this firsthand.
If you have an unhealthy childhood, it's difficult to reach your full potential.
If you have to wonder whether you'll have food or rent, or worry about abuse or crime, then it's difficult to reach your full potential.
If you fear you'll go to prison rather than college because of the color of your skin, or that your family will be deported because of your legal status, or that you may be a victim of violence because of your religion, sexual orientation or gender identity, then it's difficult to reach your full potential.
We need institutions that understand these issues are all connected. That's the philosophy of the new type of school your mother is building.
By partnering with schools, health centers, parent groups and local governments, and by ensuring all children are well fed and cared for starting young, we can start to treat these inequities as connected. Only then can we collectively start to give everyone an equal opportunity.
It will take many years to fully develop this model. But it's another example of how advancing human potential and promoting equality are tightly linked. If we want either, we must first build inclusive and healthy communities.
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For your generation to live in a better world, there is so much more our generation can do.
Today your mother and I are committing to spend our lives doing our small part to help solve these challenges. I will continue to serve as Facebook's CEO for many, many years to come, but these issues are too important to wait until you or we are older to begin this work. By starting at a young age, we hope to see compounding benefits throughout our lives.
As you begin the next generation of the Chan Zuckerberg family, we also begin the Chan Zuckerberg Initiative to join people across the world to advance human potential and promote equality for all children in the next generation. Our initial areas of focus will be personalized learning, curing disease, connecting people and building strong communities.
We will give 99% of our Facebook shares -- currently about $45 billion -- during our lives to advance this mission. We know this is a small contribution compared to all the resources and talents of those already working on these issues. But we want to do what we can, working alongside many others.
We'll share more details in the coming months once we settle into our new family rhythm and return from our maternity and paternity leaves. We understand you'll have many questions about why and how we're doing this.
As we become parents and enter this next chapter of our lives, we want to share our deep appreciation for everyone who makes this possible.
We can do this work only because we have a strong global community behind us. Building Facebook has created resources to improve the world for the next generation. Every member of the Facebook community is playing a part in this work.
We can make progress towards these opportunities only by standing on the shoulders of experts -- our mentors, partners and many incredible people whose contributions built these fields.
And we can only focus on serving this community and this mission because we are surrounded by loving family, supportive friends and amazing colleagues. We hope you will have such deep and inspiring relationships in your life too.
Max, we love you and feel a great responsibility to leave the world a better place for you and all children. We wish you a life filled with the same love, hope and joy you give us. We can't wait to see what you bring to this world.
Love,
Mom and Dad
 

martedì 24 novembre 2015

AUSTRIA FELIX E SACHER TORT

Tutto cominciò al tempo della Restaurazione. Quando un giovane aiuto cuoco di nome Franz Sacher sfornò per Metternich una torta con marmellata di albicocche imprigionata in uno strato di cioccolata ricoperto da una glassa di cacao. Una torta dolcissima e tenace come il grande impero che gli Asburgo volevano costruire nel cuore della vecchia Europa, mettendo insieme popoli di varia lingua ed etnia, irrequieti e litigiosi. Dopo un periodo di servizio presso Estrhàzy e dopo la sconfitta delle rivoluzioni del 1848, Sacher aprì a Vienna una sua gastronomia. Qui mosse i primi passi il figliolo, Eduard, destinato a diventare il proprietario di un ristorante di successo rivolto all'aristocrazia viennese. E, poiché dietro ogni uomo di successo vi è una grande donna, anche dietro Eduard vi erala moglie. Anna Maria Fuchs (1859-1930), figlia di un macellaio, di sedici anni più giovane del marito, seppe amministrare con grande capacità decisionale e fiuto per gli affari il gioiello di famiglia, nel quale passarono ogni genere di donne e di uomini: principi, magnati, spie, intellettuali, amanti e ballerine, la principessa Sissi, il principe Rodolfo, Kraus e Strauss. Poi il mondo andò in frantumi con la guerra e negli anni 20 Anna fece interdire il figlio sifilitico Eduard, mentre il matrimonio della figlia Franziska naufragava e lei tornava a vivere con sua madre. Anna (detta Frau) si indebitò per modernizzare l'hotel ed adeguarlo ai tempi nuovi. Però aveva il vizio del gioco ai cavalli e perdeva molto. Nel '29 fu interdetta lei e nel'30 morì. Nel suo dettagliato testamento tenne i figli fuori dalla gestione dell'hotel. E così, nel '34, esso fu venduto all'asta ad un avvocato, i cui discendenti ancora oggi ne gestiscono marchio e leggenda.

ROCCA SAN FELICE (AV), TRAMONTO AUTUNNALE

Foto di Francesco Zollo

mercoledì 18 novembre 2015

DIESEL

Diesel, una femmina di pastore belga di 7 anni uccisa dai terroristi islamici a Saint Denis, vittima di un nuovo attentato terroristico oggi, dopo Parigi il 13 novembre 2015. Denis non era una bastarda.





domenica 15 novembre 2015

ORIANA FALLACI, LA FORZA DELLA RAGIONE

Che il sogno di distruggere la Tour Eiffel fosse anzitutto stoltezza io lo compresi nella tarda primavera del 2002, cioè quando "La Rabbia e l'Orgoglio" uscì in Francia dove un romanziere era stato appena incriminato per aver detto che il Corano è il libro più stupido e pericoloso del mondo. E dove (quale razzista-xenofoba-blasfema-eccetera) nel 1997 poi nel 1998 poi nel 2000 poi nel 2001 Brigitte Bardot era stata condannata per aver scritto o detto quel che non si stanca mai di ripetere, povera Brigitte. Che i mussulmani le hanno rubato la patria, che perfino nei villaggi più remoti le chiese francesi sono state sostituite dalle moschee e i Pater Noster dai berci dei muezzin, che la tolleranza ha un limite anche in regime di democrazia, che la macellazione halal è una barbarie. (...)
Perché lo sai chi fu il primo ad ammucchiare la legna per il mio rogo? lo stesso settimanale parigino al quale l'editore aveva concesso gli estratti da pubblicare in anteprima. (Pgg. 59-60)

Quando nell'ottobre del 2002 pubblicai in Italia il testo della conferenza che avevo dato all'American Enterprise Institute di Washington, "Wake up Occidente" cioè "Sveglia Occidente", speravo che intorno ad esso si aprisse un dibattito. Era un testo sul sonno che ha narcotizzato l'Europa trasformandola in Eurabia, e meritava una discussione. Ma anziché un invito a ragionare, svegliarsi e ragionare, i collaborazionisti vi videro una formula guerrafondaia. Uno slogan razzista, xenofobo, reazionario, blasfemo. Tutti. (Pag. 255)

Del resto Toqueville individuò il tristo fenomeno studiando la democrazia in America, minestrone dove bolle ogni tipo di verdura, l'ossequio al nemico raggiunge spesso vette grottesche. (Pag. 257)

Pensa agli opportunisti che vestiti da professori infestano le università raccontando agli studenti che la cultura occidentale è una cultura inferiore anzi perversa. Pensa agli sciagurati che sostengono le filoislamiche porcherie della filoislamica Onu. Però nonostante quel che accadeva all'epoca di Toqueville, chi denuncia la verità non viene messo alla gogna. Non viene irriso, processato, punito, ritratto col giubbotto foderato di pallottole. In America l'ultima caccia alle streghe si svolse mezzo secolo fa con McCarhty, e gli americano se ne vergognarono tanto che non ci provarono più. In Europa invece, in Eurabia, il maccartismo trionfa. La caccia alle streghe è ormai regola di vita. Prima di tirare le somme devo dunque dirti che c'è dietro questa amara verità.

C'è il declino dell'intelligenza. Quella individuale e quella collettiva. (...) Eh, sì. Paradossalmente siamo meno intelligenti di quanto lo fossimo quando non sapevamo volare, andare su Marte, cercarvi l'acqua. O riattaccarci un braccio, cambiarci il cuore, clonare una pecora o noi stessi. Siamo meno lucudu, meno svegli, di quando non avevamo quel che serve o dovrebbe servire a coltivare l'intelligenza. Cioè la scuola accessibile a tutti anzi obbligatoria, l'abbondanza e l'immediatezza delle informazioni, l'Internet, la tecnologia che rende la vita più facile. E il benessere che toglie l'assillo della fame, del freddo, del domani, che placa l'invidia. Quando questo bendiddio non esisteva, bisognava risolvere tutto da soli. Quindi sforzarci a ragionare, pensare con la propria testa. Oggi no. Perché anche nelle piccole cose quotidiane la società fornisce soluzioni già pronte. Decisioni già prese. Pensieri già elaborati pronti all'uso come il cibo cotto. (...)
Ergo, la gente non pensa più. O pensa senza pensare con la propria testa. Neanche per fare una somma o una sottrazione, una moltiplicazione o una divisione. Che del resto non sa più fare. Quand'ero bambina tutti sapevano fare le somme e le sottrazioni, le moltiplicazioni e le divisioni. Tutti conoscevano la Tavola Pitagorica. (...)
A farla breve, nel continente europeo non esiste contrada che abbia avuto tanti padroni quanti ne abbiamo avuti noi. (...) Per capirlo basta vedere con quale entusiasmo gli italiani copiano gli altri anzi i difetti degli altri, incominciando da quelli degli americani che scimmiottano senza pudore anche quando li odiano come gli arcobalenisti. (Pagg. 259-263)
La seconda colpa, conseguenza della prima, sta nella loro atavica mancanza di fierezza. Atavica, quindi inguaribile, e riassumibile con la frase più sconcia che abbia mai insozzato la dignità d'un popolo. La frase della tarantella che i napoletani cantavano al tempo in cui gli spagnoli e i francesi si contendevano la loro città. "Francia o Spagna purché se magna". Per questo non si offendono quando gli immigrati islamici urinano sui loro monumenti o smerdano i sagrati delle loro chiese o buttano i loro crocifissi dalla finestra d'un ospedale (pagg. 260-261).

Oriana Fallaci, La Forza della Ragione - Rizzoli International, 2004

EN NOM DE QUOI?


MANCA LA RECIPROCITA' DELLA TOLLERANZA


«Faccio riferimento all’articolo di Gramellini, dalla rubrica “Buongiorno - L’arte di convivere” apparso su la Stampa di venerdi 13 novembre. Sono assolutamente d’accordo col vicedirettore, a parte un punto: i cristiani, salvo pochissime eccezioni, non possono entrare nelle moschee, perché considerati infedeli ed impuri. Il sottoscritto ha vissuto, per motivi di lavoro, oltre 4 anni in Algeria, più di 10 anni in Marocco, 2 anni in Turchia ed è stato spesso in Tunisia, in Egitto, in Iran e nella Penisola araba, Yemen compreso. In tutti questi paesi, la reciprocità non l’ho praticamente mai riscontrata. 
«Su questo punto occorre essere, a mio avviso, molto chiari, se i figli degli stranieri non vogliono, o i loro parenti non li lasciano entrare a visitare i monumenti della nostra civiltà, i nostri figli non debbono patire le conseguenze, anzi... dovremmo loro spiegare perché, da noi, tutti possono entrare in chiesa e, nei loro paesi, solo i musulmani possono, salvo pochissime eccezioni, entrare nelle moschee». 
Bruno De Mori  

venerdì 13 novembre 2015

PUO' ESSERCI UNA VITA SENZA UN SORRISO? APPUNTI DA MOSCA

MOSCA
Appunti di viaggio

Mosca. Primi appunti di viaggio. La città è ruvida e maestosa. Umida. La coltre di acqua rarefatta che qui è cielo rifrange la luce artificiale ed illumina strade, monumenti, palazzi. Così di notte si crea un effetto di luce diffusa, morbida, che ti ci puoi tuffare dentro, che addolcisce ogni profilo, anche i più temibili palazzi della propaganda di un regime che per fortuna non è più. Si cammina a piedi sulla Piazza Rossa che ora è come fosse vuota, spaesata, senza più le sue parate e la sua forza. Il profilo illuminato di un centro commerciale elegante segna il tempo contemporaneo con tutte le sue lusinghe.

 
Mosca è una città priva di energia e creatività. Stanca, spenta, grigia. Sconfitta dal comunismo che le ha tolto speranza e visione di un futuro da segnare in maniera individuale. Non c'è volto che sorride. Le labbra sono rivolte all'ingiù e lo sguardo è scialbo e malinconico, anche quando gli occhi sono cerulei come laghi, ma senza sole. Non vi è un guizzo di gioia tra i giovani che affollano la metro o tra quelli, una scolaresca in gita, che sono ordinatamente in fila con una compostezza triste. Alcune donne sono belle ed in tiro, accanto ad uomini già vinti e calvi e grassi a quarant'anni, mentre loro sono a caccia di un orgasmo occidentale che faccia dimenticare troppe cose. Tutte le altre sono in bilico tra una contadina padana ed una domestica russa assunta in Italia. Le tinture dei capelli sono di cromatina, l'abbigliamento è sintetico, misero, sui toni del grigio-nero-marrone. Sono grasse come matriosche. Il mercato di Izmailovo, tipico per artigianato e prodotti locali, è vuoto, inquietante, in parte lasciato a decadere. È la falsa antitesi dei grandi centri commerciali, tipo Gum, che qui sono assai diffusi. Vuoti, non vi entra più nessuno, con merce in quantità eccezionale e carissima: grandi firme occidentali che nessuno può comprare più, tra la crisi del gas e l'embargo punitivo. La voce nell'altoparlante della Metro è "bellica", le scritte di questa dura lingua sono ostiche a leggersi. Il personale è gentile, sottomesso, servile. Sono i figli di un regime allevato all'ubbidienza. Se mi centro su queste loro vite senza una prospettiva apparente, mi prende un'angoscia esistenziale. Può esserci una vita senza un sorriso? Undici milioni di moscoviti vivono così.

BENEDETTA DE FALCO 

martedì 3 novembre 2015

COLAZIONE CON LA STORIA: IL GRAN CAFFE' GAMBRINUS!

di VALENTINA COSENTINO
Grande Napoli





Entrare a prendere un caffè al Gran Caffè Gambrinus è un’esperienza unica. I suoi magnifici interni, i ricordi della Napoli della Bella Epoque che non possono non toccare il cuore, ne fanno un punto di riferimento irrunciabile per turisti e non, non solo per le prelibatezze della pasticceria napoletana che si possono gustare assieme al caffè, ma anche e sopratutto per il tuffo nella storia che regala.
E quella che il Gran Caffè racconta è davvero lunga: esiste in primo luogo da 150 anni, e per un bar mi sembra davvero una bella età, non solo, qui sembra che il primo giorno dell’anno il presidente della republica italiana, faccia la prima colazione dell’anno per tradizione.
Ma quante cose sono accadute nella sua lunga storia?
Partiamo dalla sua fondazione, voluta nel 1860 dall’impreditore Vincenzo Apuzzo con il chiaro intento di farne da subito un punto di riferimento per la gente bene della città. Caffettieri, pasticceri, gelatiai, i migliori che si postessero trovare lavoravano al Gran Caffè (che ancora non si chiamava Gambrinus).
Per un bel po’ le cose andarono bene, ma tra il 1889 ed il 1890 il bar rischiò la chiusura e fu solo merito di Mario Vacca che tornò a nuova vita. Il nuovo propietario volle che traformarlo in una vera e propria galleria d’arte ed affiò la decorazione degli interni a Antonio Curri. Il nuovo caffè prese il mome di Gran Caffè Gambrinus dal nome del re delle Fiandre inventore della birra. Questo nuovo nome voleva essere un manifesto di intenti, in nuovo locale si proponeva come punto di riferimento per una fusione tra la cultura partenopea e la cultura di respiro europeo.
E così fu, perchè il caffè rinnovato divenne punto di riferimento per intellettuali, poeti, musicisti, artisti e di ogni viaggiatore illustre che arrivasse in città: Oscar Wilde, Ernest Hemingway, Jean Paul Sartre.
Qui si incontravano anche i protagonisti della scena culturale napoletana come i nomi illustri della canzone e del teatro, tra cui Ernesto Murolo, Eduardo Scarpetta, Totò, i fratelli De Filippo.
Durante la Belle Epoque fu uno dei principali ritrovi del Caffè Chantant modellato sulla tradizione francese.
Ma la scure del fascismo doveva colpire anche il Gambrinus che nel 1938 fu chiuso con l’accusa di essere ritrovo per movimenti antifascisti. Al suo posto fu installata una sede del Banco di Napoli, che per fortuna ne preservò i magnifici interni.
All’inizio degli anni settanta, Michele Sergio volle riscattare i locali del Gambrinus e riuscì nella sua imprese dando vita nuova al celebre locale. Ne fece restaurare completamente gli interni e riuscì a poco a poco a ripristinarne l’antico spledore.
Oggi resta uno dei locali storici di Napoli, dove una sosta per un caffè o un pasticcino è immancabile anche solo per respirarne l’atmosfera incantata che porta subito alla mente pezzi indelebili di storia.

mercoledì 28 ottobre 2015

BIBIHAL, A 105 IN FUGA DALL'AFGHANISTAN

All'arrivo alla frontiera non ci volevano credere. Ma i documenti non erano contraffatti e parlavano chiaro: Bibihal Mirzaji alla bella età di 105 ha percorso 5800 chilometri a piedi dall'Afghanistan alla Croazia, in cerca di una vita migliore. Da quarant'anni il suo paese è dilaniato dalla guerra civile e lei, Bibihal, con il figlio di 67 ed io nipote di 19, che per una parte del tragitto l'ha portata in spalla, è partita da Kunduz per sfuggire al terrore seminato nella sua terra dai taleban, ora più che mai, e poi, filamente, dopo un assedio durato una settimana, sono stati respinti dall'esercito regolare.
Solo l'anno scorso le vittime della guerra fratricida sono state diecimila.
Bibihal ha detto, tra la commozione dei presenti: "Indosso quattro paia di calze e ho freddo. Qualche volta sono caduta. Ho anche delle ferite sulla testa. Ma sto bene".
La donna non indossa il burqua, che dai taleban è stato imposto nella parte Sud del paese, ma una gonna a fiori ed un fazzoletto verde che esprime l'islam moderato del nord dell'Afhanistan. Ma di essere costretta ad indossare il vestito integralista, a 105 anni, non aveva più voglia.
Adesso la donna con i suoi familiari sogna di raggiungere la Svezia.
E' il dramma dei profughi siriani che bussano alle porte dell'Europa.
Bibihal appare in buona salute e con una vitalità da record, soprattutto tenendo conto che l'aspettativa di vita media nel suo paese è di 60 anni.
 

mercoledì 21 ottobre 2015

BENEVENTO, RIALZATI!

video

In questo toccante video di Roberto Scognamiglio,  Benevento all'indomani della tremenda alluvione del 15 ottobre 2015. Le immagini mostrano al mondo cos'è la città oggi. Una città che annega nell'acqua, con aziende in ginocchio e centinaia di operai per strada. Con le zone interne della sua provincia semidistrutte ed irriconoscibili. Paesi sconvolti e franati. Governo italiano, puoi essere insensibile a tutto questo?

BENEVENTO ALLUVIONATA E L'INDIFFERENZA DEI MEDIA. UNA RIFLESSIONE DELLO STORICO ANDREA JELARDI

Gli eventi meteorologici di questi giorni hanno messo in ginocchio Benevento e molti paesi della sua provincia che nel complesso (giova ricordarlo al Presidente Renzi e ai palazzi romani) conta 316.000 abitanti - ossia voti – che con molta probabilità, alle prossime elezioni (se mai ci saranno), andranno in gran parte persi per l’incuria e l’indifferenza dimostrata. Giornali e tv, infatti, di questa tragedia non ne parlano se non sommariamente, e non certo con l’attenzione in altri casi dimostrata come ad esempio accadde per il torrente (torrente!!) Bisagno, che cagionò seri danni in un quartiere (un solo quartiere!!) di Genova. Allora, però, si mosse il Governo, si mossero presidenti di Regione e Provincia, si mosse il Parlamento, si mosse il Papa, si mossero giornali e tv. Si mosse Bruno Vespa, e finanche si mosse Barbara D’Urso.
Ma Benevento è lontana, è una piccola città (città, forse, ancora per poco), è difficile da raggiungere, i costi per portarvi giornalisti e cameramen sono onerosi per la tv di Stato (che però invierà puntuale il canone in bolletta), i comuni dell’entroterra hanno strade impervie e, per raggiungerli in condizioni normali dal capoluogo, occorrono anche due ore. Allora, meglio dare solo qualche notizia sommaria su questo evento, senza troppo clamore, e dedicare invece ore e ore di diretta tv ancora per capire chi e perché ha ucciso Yara Gambirasio o che fine abbia mai fatto l’imprenditore Mario Bozzoli scomparso in questi giorni dalla sua fonderia bresciana. Si tratta di argomenti di un certo peso e di grande interesse nazionale? O piuttosto – evidentemente – di notizie artatamente trasformate in gossip per soddisfare il gusto morboso di un pubblico televisivo ormai diseducato proprio da chi la tv la fa? Di certo si fa in modo che questa sorta di “intrattenimento giornalistico” faccia più ascolti - e a costi bassi – rispetto a una catastrofe naturale, perché di questo si tratta, che ha colpito il Sud Italia, volutamente costretto ad essere il fanalino di coda di un paese che non risorge a prescindere dai proclami renziani, e difficilmente riuscirà a farlo con queste premesse.
In Radio, alla Rai, si parla di Rèino (con l’accento sulla “e”), sui giornali si legge di Santa Croce “sul” Sannio, come fossero luoghi lontani, di un altro continente, mentre nella realtà si parla dell’Italia, di paesi e contrade della nostra bella Italia violentemente danneggiati in maniera forse irreparabile, di tre fiumi in piena (il Calore, il Sabato e il Tammaro, a beneficio di molti giornalisti che ancora ne ignorano i nomi) e così i loro affluenti che hanno seminato distruzione nella zona industriale di Benevento, abbattuto o danneggiato ponti nelle campagne isolandole dai paesi e separando gli stessi paesi tra loro, devastato vigne nella zona del Taburno, reso incoltivabili ettari ed ettari di terreno vicini ai corsi d’acqua. A San Marco dei Cavoti finanche il cimitero ha subito un grave danno con l’allagamento dell’ossario sotterraneo e con la caduta e la rottura delle cassette che contenevano resti mortali e che ora, confusi tra loro, finiranno in una fossa comune.
Non c’è stato scampo neanche per i defunti, mentre i vivi (spesso famiglie di anziani contadini) fanno i conti con un futuro senza speranze perché il lavoro di una vita è stato portato via in poche ore, mancano i mezzi e le forze per ricominciare, e con molta probabilità altri giovani (i pochi rimasti) saranno costretti a cercare lavoro altrove.
In molti paesi centinaia di persone a tre giorni dall’alluvione sono ancora isolate senza luce, gas e telefono. Poi ci sono tre vittime, ma anche per loro le cronache nazionali mostrano scarse attenzioni. Sono un numero, senza nomi e senza storie. L’unica voce per il popolo sannita restano i giornali e le tv locali, oltre i social network da dove, tra l’altro, è sempre attiva una rete di informazioni ed è partita la gara di solidarietà per il pastificio Rummo. Tacciono, invece, i media nazionali e, quando si occupano della lontana e “ignota” Benevento, si arenano nel pressapochismo, nella superficialità, nel maldestro tentativo di trovare – come sempre nella politica che certo non è priva di colpe – un responsabile di quanto accaduto. Ma la politica, ora, ha solo il dovere di intervenire e far sentire la propria presenza fisica, al di là dei comitati e delle tavole rotonde, in un pezzo importante del Mezzogiorno, senza dimenticare che
come diceva lo scrittore inglese Edward Hutton – “Nulla in Italia è più antico di Benevento”, e prendendo inoltre ad esempio il Re Umberto I che nel 1884, atteso in Friuli per assistere a una gara sportiva, venuto a conoscenza della grave epidemia di colera nel Mezzogiorno declinò l’invito con un celebre telegramma in cui scrisse “A Pordenone si fa festa. A Napoli si muore. Vado a Napoli”. Certo, all’epoca, la politica era una cosa seria. I capi di Stato non andavano all’estero per assistere a una partita di tennis; i Re soccorrevano gli ammalati, i terremotati e gli alluvionati, i deputati partivano volontari per le guerre e le regine facevano le crocerossine. La politica, allora, era una missione sentita e non una vana gara di annunci e comodi presenzialismi. Soprattutto, era profonda conoscenza dello Stato che oggi viene mortficato nei principi costituzionali e finanche privato di molti suoi enti, evidentemente (e lo si vede adesso) non tanto inutili come si vorrebbe far credere, come nel caso delle Province che erano responsabili della manutenzione di una fitta rete viaria; la stessa rete viaria oggi devastata, con ponti e viadotti distrutti e che chissà chi e quando ricostruirà mancando non solo i fondi ma anche la certezza delle competenze.
E’ il momento insomma di risvegliare le coscienze, di accorrere –
nel fango – tra la gente ed è giusto che lo facciano tutti, anche quei personaggi noti della tv e dello spettacolo che col Sannio hanno un legame molto saldo (Antonio Ricci e Loretta Goggi a Circello, Silvio Orlando a Pesco Sannita, Gianluigi Paragone a San Giorgio la Molara); è giusto, infine, che anche la Chiesa faccia la sua parte proprio come fece l’arcivescovo Agostino Mancinelli in occasione dell’alluvione del 2 ottobre 1949 così come testimonia questa immagine dell’archivio Jelardi. Sono passati quasi settant’anni ma la storia, purtroppo, si ripete quasi come allora.

ANDREA JELARDI

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