mercoledì 2 maggio 2018

LA STORIA DI RACHELE IZZO. DIVENTERA' LA SANTA DI MERCOGLIANO?

Le tracce della sua singolare storia sono state rinvenute nell'archivio parrocchiale di Mercogliano (AV) dall'arciprete Giuseppe Iasso, il quale prima ha scritto a tutti i sacerdoti irpini per avviare una raccolta di firme tra i fedeli, e poi ha indirizzato una lettera al prefetto per Congregazione della Causa dei Santi, ravvisando molte somiglianze con la vicenda di Santa Maria Goretti. Don Giuseppe Iasso ha anche pensato, in occasione del prossimo 5 maggio 2018, anniversario del martirio di Rachele Izzo, di consegnare tutta la documentazione raccolta al Vescovo di Avellino, monsignor Arturo Aiello. "Il resto lo farà la mano del Signore", ha detto l'arciprete di Mercogliano.
Questi i fatti. Il 5 maggio 1799, giorno funesto per la cittadina irpina, durante un raid dell'esercito francese, in conflitto con la dinastia dei Borbone e del suo re Ferdinando IV, la popolazione fu travolta dall'assalto degli invasori. Come documentano le carte, scritte dall'allora arciprete Nicola Maria Manzi, e riportate alla luce da don Giuseppe Iasso, la 48enne Rachele Izzo, mentre si trovava in casa di una sua zia inferma, per prestarle assistenza, "fu assalita nell'onore da quei scostumati soldati: non avendo voluto condiscendere alle di loro sfrenate voglie è restata vittima gloriosa del loro furore, per la sua parità; ed il di lei cadavere è stato seppellito nella Chiesa della Santissima Annunziata, in pace. In fede".
La chiesa si trova poco lontana dal Municipio di Mercogliano ed è un edificio sconsacrato e in rovina.
Don Giuseppe ha scovato l'elenco dei morti ed i particolari del sacrificio di Rachele Izzo.
Don Giuseppe Iasso negli anni ha sostenuto tantissime opere di beneficenza e si è speso per la popolazione dello Sri Lanka. Oggi fa voti perché alla concittadina mercoglianese sia riconosciuto l'atto di eroismo in difesa della sua purità e quindi per dichiararla Serva di Dio.

STORIA DEL CASTELLO DI MONTEVERDE (AV)


sabato 21 aprile 2018

AGGESSIONI AI PROF, QUEL PATTO CHE E' SALTATO


GLI INSEGNANTI MERITANO RISPETTO E RICONOSCENZA DA TUTTI NOI

Leggete queste poche righe che stanno girando fra i gruppi di insegnanti.

“A tutti quelli che criticano la mancanza di reazione da parte del docente di Lucca, vorrei unicamente far presente che
1) se sbatti fuori il ragazzo, sei ripreso perché è vietato dal regolamento scolastico (sono minori e devono essere sorvegliati)
2)-se alzi la voce , puoi essere accusato di abuso di mezzi correttivi e ti prendi pure la sanzione disciplinare
3) se alzi le mani contro il minore, vai direttamente in galera
4) se chiami i collaboratori scolastici, quelli non è detto che ci siano o che possano prontamente venire, perché nella stragrande maggioranza delle scuole sono neanche un paio per piano
5) se chiami le forze dell'ordine, sei un incompetente che " non sa tenere la classe", come se insegnare significasse obbligatoriamente avere capacità circensi.

Sì, circensi, perché di fronte a certi studenti,ti aspetti di avere l'immediato sostegno dei tuoi studenti e non l'approvazione di scimmie ridenti.

Cosa avrei fatto io? Non lo so.
So di essermi trovata in passato più volte sul punto di piangere in classe per la frustrazione, la rabbia, l'impossibilità di reagire.
Poi il mio carattere ha preso il sopravvento e, in un modo o nell'altro, sono riuscita a uscirne senza avere abbassato lo sguardo.
Stessa dinamica davanti a certi genitori, coi quali il rischio di essere aggredita è stato (e tuttora è) reale.

Nervi saldissimi, ma non è facile

Perché non sta scritto da nessuna parte che questo lavoro debba comportare simili umiliazioni, rischi all'incolumità personale ed esaurimento nervoso dietro l'angolo.

A tutti quelli che commentano contro il docente inadeguato, pochi sanno che la categoria degli insegnanti è la più colpita dal burn out, e più passano gli anni, peggio è.

Questi sono anni in cui la delegittimazione dei docenti è diventata uno sport nazionale, con campagne stampa diffamatorie di cui si stanno raccogliendo i frutti avvelenati.

E allora nulla mi leva dalla testa che, a furia di dire che siamo dei privilegiati, incompetenti, con metodi didattici contestabili ( assegna poco/troppo/non sa spiegare/perché quel libro di testo?/perché questo argomento e non quello?) da parte di chi si permette di criticare senza avere nessuna competenza didattica - se non un'antica frequentazione delle aule da studenti, i risultati non possono che essere questi.

Mettici riforme scellerate come la scuola-azienda in cui il cliente ha sempre ragione, pena la riduzione degli iscritti e la conseguente contrazione delle cattedre, e il disastro è servito".

(Tristana Telesco)

venerdì 6 aprile 2018

MAFALDA CARUSO, STORIA DI UN'INTELLETTUALE IRPINA

In una edicola/libreria di Dentecane, graziosa frazione di Pietradefusi (AV), mi sono procurata il libro di MAFALDA CARUSO "Monografia del Comune di Pietradefusi", opera del 1936 e ristampato nel 2004 dal Corriere Quotidiano dell'Irpinia.
Mafalda Caruso era una giovane intellettuale irpina (Grottaminarda, 1911 - Avellino, 1943), scomparsa tragicamente, a soli 31 anni, nel corso dei bombardamenti aerei del settembre 1943.
Il padre, carabiniere, era solito spostarsi con la famiglia laddove il servizio lo richiedesse, per cui la giovane Mafalda dimorò presso la sorella a Dentecane, per studiare presso il prestigioso Liceo Classico "Emilio Pascucci". L'illustre giureconsulto Dionisio Pascucci, ben prima dell'unità d'Italia, volle una scuola nel borgo irpino, che mise a disposizione della collettività e che dedicò alla memoria del figlio, Emilio, scomparso nel fiore degli anni (un dispiacere che lo condusse alla morte).
La Caruso si sentì parte della comunità di Pietradefusi e volle dare il suo personale contributo alla conoscenza della sua storia. Il libro si presenta scritto in modo chiaro ed accattivante, con numerosi cenni sulla storia del paese, profili biografici di personaggi illustri ed una sezione finale dedicata ai ritrovamenti archeologici.
Laureatasi in Lettere, Mafalda Caruso cominciò ad insegnare prima nel suo paese di adozione, poi ad Avellino. Durante i bombardamenti di cui si è detto, morì mentre cercava riparo tra la Chiesa del SS. Rosario e la Villa Comunale. Il suo corpo, orrendamente straziato, fu riconosciuto a fatica dai familiari.
Dopo avere degustato i fantastici torroncini di Dentecane, apprezzato quello che offre un Liceo all'avanguardia e visitato la Chiesa di San Paolo, il mio giro è proseguito verso Venticano. Altro grazioso paese di cui ho apprezzato il decoro, la pulizia, l'aspetto nobile, il cielo aperto e la disposizione strutturale. Un'Irpinia fatta di storie complesse, di isole di profonda spiritualità, di paesaggi mozzafiato.
Poi ho chiesto dei materiali turistici in giro, un po' in tutti i paesi e paesini di questa parte di Irpinia, che si snoda scendendo dalla montagna di Montefusco, alta e fiera sul comprensorio circostante, a guardia di ben tre regioni italiane.

E purtroppo molti mi hanno detto che questi graziosi ed appetibili luoghi, così belli da vedere e con tante cose da offrire, scontano un ritardo atavico nella promozione delle loro bellezze.
Non siamo in Umbria, né in Trentino, ma magari abbiamo cose più belle che non sono conosciute perché mancano piani turistici adeguati. Così, la struggente bellezza dell'Irpinia, resta ancora un gioiello nascosto dal valore inestimabile, perché non sa parlare di se stessa.

mercoledì 4 aprile 2018

MONTEFUSCO, LA STORIA DI SUOR RAFFAELLA SUSANNA

C'è una storia tenerissima che è dato scoprire tra le mura del convento domenicano di Montefusco. Quella di suor Raffaella Susanna, che, ammalata dall'età di 13 anni e preda di violente convulsioni, aveva perso l'uso del braccio e della mano destra. Con l'età il male progrediva ed era dichiarato inguaribile. Ma le suore, fiduciose, implorarono la Vergine del Carmelo, di cui era conservata statua nel loro convento, ed il prodigio si ebbe. Il 5 Agosto 1864, quando la prostrazione di suor Raffaella era al suo punto più alto, ella si pose ai piedi della Vergine e pregò intensamente. Il miracolo fu istantaneo. Suor Susanna in quel momento recuperò l'uso della mano destra, che, come si vede nel quadro che riporta l'episodio, aveva appoggiato proprio sul simulacro. La paralisi si sciolse e l'uso dell'arto fu pienamente riacquistato.
Ai piedi del quadro, che abbiamo gentilmente fotografato grazie alla disponibilità delle suore, è scritto: "A futura memoria del segnalato benefizio la Comunità religiosa di Santa Caterina da Siena di Montefusco con animo devoto e riconoscente alla Gran Madre del Carmelo offre, dedica e consagra e mette sotto la sua materna protezione e custodia l'Educande presenti e future".

giovedì 29 marzo 2018

UNA LEGGE CONTRO LA VIOLENZA SUGLI INSEGNANTI

Basta fare un rapido giro in rete e di episodi di violenza fisica contro gli insegnanti ne potete contare a bizzeffe. L'ultimo riguarda l'aggressione di una decina di bulletti di una scuola superiore di Alessandria ai danni di una professoressa disabile, malmenata, forse imbavagliata con lo scotch, incapace di difendersi. La figura dell'insegnante, già messa in crisi dalla scuola dell'autonomia, è stata defraudata completamente del suo valore e della sua autorevolezza grazie alla famigerata legge 107, che ha trasformato la scuola in un diplomificio e in un luogo di intrattenimento, dove l'importante è fare l'alternanza scuola-azienda, non formare teste e cuori pensanti e persone responsabili.
Per punizione cosa si fa? Si sospende per un mese questi indifendibili e li si fa svuotare i cestini della spazzatura durante l'intervallo. Esemplare, non c'è che dire...
La solita dirigente userà i soliti sistemi ben collaudati per difendere se stessa ed il buon nome della scuola, affermando che la docente non sa fare il suo lavoro, che i ragazzi vanno capiti, che servono dei corsi a pagamento sulla tematica del bullismo bla bla bla bla bla.
Ci meravigliamo che i giovani italiani si dichiarino inamovibili, che "il 60% degli italiani senza lavoro, in un’età compresa tra i 20 ed i 34 anni, non ha alcuna intenzione di fare i bagagli per far posto a qualche sfaccendato proveniente da chissà quale remoto angolo della Terra, sleale usurpatore dell’italico patrimonio"?
Che genitori degeneri e che società fallimentare sotto tutti i profili.

lunedì 26 marzo 2018

LA COMUNICAZIONE TURISTICA NEL MONDO GLOBALIZZATO

Questo breve saggio intende dimostrare la potenza del fattore comunicativo e promozionale nell'incremento dei flussi turistici, con riferimento ad alcuni casi specificatamente italiani. Vengono passati in rassegna gli strumenti utilizzati in quelle località turistiche che si "vendono" meglio. Fare comunicazione turistica è diverso da qualsiasi altro genere di comunicazione ed è uno strumento che, se opportunamente adoperato, può generare ampie ricadute economiche su di un territorio. Un testo consigliatissimo anche per gli Istituti Alberghieri.

venerdì 9 marzo 2018

venerdì 2 marzo 2018

SAGGEZZA


DODICI RAGIONI PER STUDIARE LE DISCIPLINE UMANISTICHE A SCUOLA

DODICI RAGIONI PER LE QUALI SI DEVONO STUDIARE LE DISCIPLINE UMANISTICHE A SCUOLA 
Giuseppe Artusi, Tutor Coordinatore Scienze della Formazione Primaria, Università di Padova, risponde alla provocazione di Emma Bonino esponente di +Europa, che ha affermato che “la scuola è buona se prepara anche al lavoro, non solo allo sviluppo personale e intellettuale”. Da qui il monito:
Uno. Il compito della scuola è formare persone, non lavoratori, il che significa innanzitutto avere consapevolezza dei sentimenti, della natura e del significato delle emozioni: nostre e altrui. Significa conoscere noi stessi, e gli altri. Gli altri, e noi: cioè l’insieme delle persone con le quali passiamo l’intero tempo della nostra vita.
Due. Una versione di greco, un testo di filosofia, una poesia, un brano di letteratura inglese, non sono uno sterile esercizio meccanico, del tutto privo di utilità pratica: sono attività che ti costringono a pensare, a interrogarti; che ti sfidano a comprenderli per dare una tua interpretazione sensata, e che per questo ti obbligano a crearti un tuo metodo di studio. E quando te lo sei creato, con quello puoi affrontare qualunque testo, qualunque manuale, qualunque legge scientifica, qualunque problema teorico e pratico, con la certezza che li affronterai con capacità di comprensione, di riflessione e con responsabilità.
Tre. Filosofia, greco, latino, teatro, letteratura e poesia, lingue straniere, storia, musica, storia dell’arte…: sono queste le discipline che ci insegnano a pensare. E pensare significa capire ciò che è, ciò che succede: significa saper discernere e scegliere. Capire il presente e immaginare il futuro, che poi è il posto nel quale passeremo il resto della nostra vita.
Quattro. La scienza è l’arte dell’immaginare le ragioni per le quali il reale è come è: il vero scienziato è colui che disegna scenari possibili. Se gli scienziati non avessero immaginazione, curiosità e fantasia, la scienza non avrebbe mosso un passo in avanti in tutta la sua esistenza; semplicemente non sarebbe esistita. I padri della scienza – Aristotele, Bacone, Cartesio, Galileo, Darwin, Freud, Einstein, Bertrand Russell… – furono tutti filosofi.
Cinque. La scienza e la tecnologia che impari a scuola o all’Università, saranno già obsolete nel momento in cui entrerai nel mondo del lavoro. Devi essere preparato ad andare oltre ciò che sai, a sostituirlo con nuove conoscenze, nuove metodologie; ad essere elastico, ricettivo, aperto e immaginifico. Le discipline umanistiche non insegnano il mondo come è: insegnano a impararlo. Se sai imparare, puoi imparare qualunque lavoro, in qualunque momento della tua vita.
Sei. Un lavoro lo impari davvero al lavoro. Il bello, il giusto, la capacità di discutere, di motivare le tue opinioni e di rispettare quelle altrui, quelli puoi impararli davvero solo a scuola.
Sette. Un bue, un trattore, un computer svolgono il loro compito immensamente meglio di un uomo. Ma un uomo sa fare una cosa che un bue, un trattore e un computer non possono fare: pensare a come migliorare il lavoro di un bue, di un trattore e di un computer. La scuola non deve produrre uomini buoi, uomini trattori o uomini computer, cioè individui che devono svolgere un compito: deve formare uomini capaci di pensare.
Otto. Solo un ingegnere sa costruire un’auto, ma solo se ha studiato arte sa costruire un’auto bella e ti sa spiegare e far capire perché è bella. I grandi progettisti hanno studiato arte e design.
Nove. Un uomo si realizza innanzitutto e perlopiù nel lavoro. Un tecnico che possa svolgere il suo lavoro con competenza sarà un uomo realizzato. Un tecnico che possa svolgere il suo lavoro con competenza e che sappia riconoscere il valore della cultura, dell’arte e del bello sarà un uomo felice.
Dieci. Se non leggi, non sai scrivere. Se non sai scrivere, non sai parlare. Se non sai parlare, non sai pensare. Se non sai pensare, non sai capire. Se non sai capire, non sarai mai un buon tecnico.
Undici. Fabiola Gianotti, direttrice del CERN – il più importante centro di ricerca scientifica d’Europa – si è diplomata al Liceo Classico e riconosce a quella formazione il merito fondamentale del suo successo.
Dodici. Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.


sabato 24 febbraio 2018

LA SCUOLA-AZIENDA ED IL MALESSERE DEI PROF

Nella scuola-azienda l'alunno è cliente ed il genitore è re. Nella gran parte dei casi con la connivenza dei dirigenti scolastici (altra parola del lessico aziendale), che pur di tenersi la clientela sono proni ai desideri genitoriali e dei giovani utenti e pronti anche a gettare fango sui poveri docenti, dietro reiterate rimostranze dei clienti-genitori, che difendono i figli qualunque cosa facciano (e che sono falliti come loro).
Non ci meravigliamo del punto a cui è arrivata oggi la martoriata scuola italiana, che ha retto a tanti colpi, ma le cui forze sono state fiaccate sempre più nel giro degli utimi venti anni.
La lunga teoria di professori e professoresse selvaggiamente picchiati da alunni e genitori, querelati, vittime di burn out, alle prese con costosissimi avvocati è ormai cronaca quotidiana.
E' il fallimento del sistema neoliberista a cui è stata assoggettata la società.
E' il fallimento della politica, la perdita di dignità di personaggi che hanno perso il rispetto per gli altri e soprattutto per se stessi.
Tanto poi basterà fare i corsicini allineati al dettato ministeriale ed avallati dai dirigenti, gli unici ad avere avuto vantaggi dalle normative messe in atto nella scuola-azienda, per scaricarsi la coscienza e dire di avere dato "qualità" all'istituzione scuola.
Ecco la società che non cresce.

Alcuni esempi del disagio



“Insegnanti bruciati”: rischio burnout anche tra insegnanti giovani. Stress perché manca sostegno nel lavoro quotidiano, uno studio

domenica 18 febbraio 2018

QUANDO IL PROFITTO DIMENTICA L'UMANITA'

Un prof universitario a contratto che da 15 anni prende quattro treni per fare lezione in quattro città diverse. retribuzione: dieci/dodicimila euro annui.
Una docente universitaria, grandissima studiosa, pagata tremila euro all'anno.
Dipendenti di grandi centri di distribuzione con l'esaurimento nervoso perché costantemente sotto pressione sul posto di lavoro (della serie: lo mantieni se vendi più degli altri).
Mamme lavoratrici sbattute a 50 km dal posto di lavoro per avere reclamato il diritto ad avere almeno una domenica libera al mese.
Il degrado del lavoro nel nostro Paese è allucinante. E' lo specchio di politiche asservite al mercato, che fanno delle persone esseri senza dignità, monadi intercambiabili nell'universo del libero scambio.
La filosofa Martha Nussbaum ha scritto un bel libro che richiama un concetto stoico: "Coltivare l'umanità".
Stiamo perdendo l'umanità. Andando verso l'autodistruzione.
La stessa filosofia aziendalistica è entrata nella Scuola Italiana. Laddove un governo, non legittimato da nessuno, ha inventato la formula del "bonus premiale" per i docenti meritevoli, che vengono determinati come tali dai loro presidi. Che cos'è il merito, per lor signori? E perché la cosiddetta "classe dirigente" che ha inventato questo scempio, che l'ha calato dall'alto, non si è sottoposta preventivamente alla valutazione premiale del popolo?
Una classe dirigente mai votata né eletta da nessuno che ha inventato la formula della scuola-azienda. Come se i ragazzi andassero a scuola per imparare un mestiere. Aberrante.
In vista delle elezioni del 4 marzo stiamo assistendo ad una campagna elettorale in cui i leaders di tutti gli schieramenti in campo si presentano come i salvatori della Patria.
In una recente intervista la Nussbaum afferma: "So di non essere un modello, perché ho una vita felice".
E no, cara Prof.ssa Nussbaum, si sbaglia. Sa perché lei invece dovrebbe essere un modello per tanti? Proprio perché nelle sue opere fa continuamente appello a quella bella cosa su cui gli antichi hanno molto riflettuto: l'umanità.
Ma quando l'umanità viene sostituita dalla logica del profitto, gli esseri umani diventano infelici e disperati come quelli che abbiamo visto nel servizio di Rai 3.
Il profitto, come il Leviatano di Hobbes, fagocita ogni cosa e risucchia nel suo ventre la vita di milioni di individui, disponendone come gli pare.

mercoledì 7 febbraio 2018

LA SCUOLA SFREGIATA


(Se i quadri parlassero come i docenti) - Non ho molto da dire sulla storia della collega sfregiata.
Il degrado educativo in cui versa la scuola italiana ci è noto da tempo, e, come un tumore maligno, si è radicato con l’idea di “utente=cliente”, di cui certamente non sono responsabili i docenti.
Lascio parlare il quadro e faccio i miei auguri alla collega offesa, pregandola di non assumersi la colpa di un delitto non suo.
Che si chiamino in causa le famiglie, prime responsabili del futuro dei loro figli e chi, scientemente, lascia andare alla deriva le giovani generazioni per motivi di opportunismo politico.
Noi siamo solo rematori, che operano, spesso, contro corrente.



(Claudia Pepe) - Non mi ha mai fatto vedere che stavo trascurando la mia vita, la mia famiglia, le mie amicizie per dare sempre di più non a Voi che avete distrutto la scuola, ma ai miei meravigliosi allievi. Ora Lei mi comunica che devo aumentare le ore di lavoro, che il nostro aumento calcolato in 85 euro in tre anni è molto difficile perché non trovate i fondi. I fondi che volete riservare al merito e alla formazione. Le vorrei chiedere Sig. Ministra, cos’è il merito. Il merito per me è andare ogni giorno a scuola sempre con il sorriso, accogliere i nostri studenti con la gioia di iniziare un’altra giornata, con la consapevolezza di edificare dei cittadini. Proprio quei cittadini che si troveranno senza lavoro, quei cittadini a cui una politica malsana ha rubato la gioia, la speranza, il futuro.

sabato 20 gennaio 2018

LA SQUALLIDA BATTUTA SU CLARETTA PETACCI

Nei libri di Storia per le scuole superiori non viene mai scritto. Claretta Petacci, amante del Duce nei primi anni Trenta, prima di essere giustiziata, fu più volte stuprata da Martino Caserotti, un partigiano che conservò scarpe e foulard della donna per tutta la vita. 
Poca attenzione, parimenti, è dedicata agli ultimi istanti di vita di questa sfortunata donna, colpevole solo di essersi innamorata di Mussolini e di essere rimasta al suo fianco fino alla fine. Fu fucilata senza processo ed appesa per i piedi, tra sputi e oltraggi vari al cadavere, a piazzale Loreto a Milano. Come ha detto Vittorio Sgarbi, fu «caso palese di femminicidio aggravato da un cieco desiderio di vendetta».
Durante la trasmissione condotta di martedì su La/ da Giovanni Floris, per descrivere Roma governata dai grillini ha detto: «È una femmina, un maiale femmina, si chiama Claretta Petacci».
La pessima battuta da osteria di quart'ordine, ha suscitato la stupida risatina di Floris. Ma anche la reazione del nipote della Petacci, Emilio Persichetti, avvocato presso un importante studio legale a Roma, che sta meditando di querelare Gnocchi. 
Che dire? Lo sbandierato diritto alla satira che serve da paravento contro le battute allucinanti uscite dalla bocca di quello che è stato definito nei modi più vari (da "comico fallito" ad altre veramente molto più dure e impronunciabili), sono il segnale del degrado culturale e civile nel quale il nostro amato Paese è oramai sprofondato da tanto, troppo tempo.

E di un vuoto di riflessione storica che, più che mai, urge in questo momento.
Alla faccia di tutti i capocomici e dei giornalisti prezzolati che affollano i salotti televisivi.


lunedì 15 gennaio 2018

IL POTERE - UNA DEFINIZIONE

Il potere, per natura, non dialoga.
Il potere non è una delle vie di liberazione dal dolore di vivere. Infatti non soddisfa chi lo possiede. 
Chi lo possiede vive solo per mantenerlo, nel migliore dei casi, per aumentarlo in tutti gli altri.
Il potere ti chiede deferenza e rispetto, ma non ti rispetta, perché vuole servi sciocchi e consenzienti.
Nella vita vedrai molte persone mediocri aspirare al potere ed arrivarci.
Il potere, o lo straccio di potere di alcuni, è arroganza sempre. Anche quando si riveste di parole melliflue e atteggiamenti garbati. 
Esso si serve di delatori e lacchè, ma non ha amici e quindi, una volta che la persona che lo detiene decade, i delatori e lacchè di cui sopra saltano sul carro del prossimo vincitore.
Il giurista montefuscano Eliseo Danza diceva che chi governa deve essere delatoribus alienum e adulatores inimicum.
Per chi detiene il potere, molto più facile a dirsi che a farsi.
Il potere, per sua naturale espressione, è la dimostrazione netta, nella storia dell'umanità, che, anche ai livelli più evoluti e raffinati, per la natura umana si applica la massima di Hobbes: Homo homini lupus.
Il potere liberante appartiene solo al Buon Samaritano.
Il resto è la volgarità del potere, aliena dalla bellezza della vita.

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