sabato 17 giugno 2017

ISTRUZIONI PER L'USO DELLA GIOIA - FRANCO ARMINIO


La gioia non è un risultato,
un fatto, una cosa, un luogo.
La gioia crea spazio, scioglie,
fa il vuoto.
Per conservare la gioia non serve
un barattolo, ma un patto,
devi decidere che la gioia
è la strada della tua vita.
Dunque non cercare la gioia
successiva, sappi che te ne basta una,
una qualsiasi. Ecco, tienila, considera
che è la tua casa.
Il dolore arriverà, ma intanto sappi
che la gioia scioglie nodi
e questo non potrà farlo
l’uragano del dolore, il dolore
ti schiaccia, ti zavorra,
ti fa un mendicante di pesi,
mentre la gioia conosce solo l’alfabeto
della leggerezza.
Non pensarla la gioia, sentila,
è una fioritura nella carne,
è il maggio delle ossa,
l’aprile degli occhi.


FRANCO ARMINIO
(Scritta dall'autore su un treno andando a Biccari)

 

venerdì 16 giugno 2017

LA LIBERTA' DI SCRIVERE

“Tutto quello di cui c’è bisogno perchè il commercio giunga al suo massimo grado di prosperità è lasciar fare. Ma tutto ciò di cui c’è bisogno perchè lo spirito umano giunga al massimo grado di attività, profondità e giustizia è lasciar scrivere”. (Benjamin Constant)

lunedì 29 maggio 2017

PAPA LEONE XIII, PERUGIA E BENEVENTO

Forse pochi sanno che Leone XIII, al secolo Vincenzo Gioacchino Pecci, prima di essere eletto alla cattedra di Pietro nel 1878, è stato per 3 anni delegato pontificio a Benevento (1838-1841) e per 31 anni Arcivescovo di Perugia (1846-1877). Primo Pontefice romano ad essere filmato, Leone XIII è passato alla storia per aver dato alle stampe, nel 1891, la "Rerum Novarum", la prima enciclica di un Papa sulla questione sociale.

E. T. 

mercoledì 17 maggio 2017

100 ANNI FA NASCEVA IL PRIMO FRANCOBOLLO DI POSTA AEREA


Un primato tutto italiano. Il 22 maggio 1917 un biplano portò da Torino a Roma cento copie de La Stampa. Per l'occasione nacque la prima affrancatura di posta aerea. Il pilota che inaugurò la posta  aerea si chiamava Mario De Bernardi.

VITA DI GERTRUDE BELL, LA DONNA CHE INVENTO' L'IRAQ

Girava in lungo e in largo con una macchinetta fotografica al collo, appassionata com'era di paesaggi ed antichità. Attraversava i deserti con una carovana di cammelli, sui quali caricava di tutto: vestiti, scarpe, e persino una vasca da bagno. Veniva accolta dappertutto dagli arabi, che la chiamavano "Al Khatuna", "La Signora". E parlando parlando con loro, anche negli harem, con le mogli dei capi, carpiva segreti che erano preclusi a qualsiasi spia britannica. Sì, perché Gertrude Bell (1868-1926) era una spia. Grazie al documentario Letters from Baghdad, girato da due americani, Sabine Krayenbhül e Zeva Oenbalum, finalmente emerge la storia particolare di questa donna quasi dimenticata, ma che ebbe un grosso ascendente su Churcill e su Lawrence d'Arabia, allorché,nel 1921, si trattò di plasmare il nuovo Stato dell'Iraq, con confini ed istituzioni voluti da lei. Al punto che i giornali londinesi titolarono: "Il destino del Paese è nelle mani di due uomini e una donna".
In anni recenti Nicole Kidman ha interpretato la sua storia, ma ora il documentario approfondisce molti aspetti, servendosi delle foto scattate da Gertrude Bell e delle sue 1700 lettere.
Il documentario è girato in bianco e nero.
Da ricordare che Gertrude Bell fondò il museo di Baghdad, che è stato saccheggiato durante la guerra del Golfo nel 2003 ed è stato riaperto da poco tempo con l'aiuto dell'Italia.

martedì 25 aprile 2017

LIBERARE I PAESI DALLE ABITUDINI

Bisogna starci, nei paesi.
Bisogna arrivarci, nei paesi. Bisogna camminarli, attraversarli, parlare con i vecchi, con un cane, con un papavero che sta sul ciglio della strada.
La vera liberazione - in un paese - è quella dall'abitudine, dal parlare sempre con le stesse persone, vedere le cose sempre con gli stessi occhi e produrre - sempre - gli stessi sguardi. Dobbiamo liberare i paesi dalle abitudini. Dobbiamo liberare i paesi da quelli che qualche illuminato ha definito il "ripetente" e lo "scoraggiatore militante": colui che ripete sempre le stesse cose, lo stesso ruolo, dice le stesse cose con la medesima voce stridula e colui che declina il mantra del "non cambierà mai niente" o del "qui non c'è nulla".
I paesi hanno bisogno di costanza e ardimento; i paesi hanno bisogno - come l'acqua - di altri occhi con cui guardare le cose del paese; i paesi hanno bisogno di connessioni con le altre comunità e con le persone che li abitano; i paesi hanno bisogno di sperimentazioni e di invenzioni: i paesi devono liberarsi della "coazione a ripetere".
I paesi devono liberarsi del mito della lamentazione: devono dire cosa possono fare loro per il mondo e non cosa vorrebbero che il mondo facesse per loro (e che il mondo non farà perché mai lo ha fatto).
I paesi si devono liberare della vergogna di parlare la propria lingua, della vergogna di avere le mani sporche di terra, della vergogna di dire le poesie ad alta voce e di cantare le canzoni nei bar.
I paesi si devono liberare dei medici che non curano, dei politici che non ascoltano, dei preti che non pregano. 

(Franco Arminio)

Lettori fissi