domenica 7 ottobre 2018

MAURO CORONA SUL DISASTRO DEL VAJONT

Lo scrittore-scultore-alpinista Mauro Corona, nativo di Baselga di Piné, comune montano in provincia di Trento, è uno dei pochi scampati al disastro del Vajont del 1963, che causò duemila morti. Su La Stampa di Torino ( 7 ottobre 2018, pag. 27) ha rilasciato la seguente dichiarazione: "55 anni fa duemila persone entrarono nel nulla per cinismo e interesse altrui. Questa è la verità. Lo Stato e la Sade sono stati condannati penalmente, ma nessun Presidente della Repubblica ha mai messo piede qui, nella nostra valle.
Vogliamo le scuse del governo per quello che è successo, anche se quasi tutti i ministri di oggi non erano neppure nati all'epoca dei fatti. Dopodiché esigiamo che da tutti i libri di testo si cancelli l'ignobile definizione calamità naturale riferita alla tragedia. Mi riferisco soprattutto a Giorgio Bocca e Dino Buzzati e con i salesiani di Pordenone: dicevano che ce lo meritavamo, che era un castigo di Dio, perché lì erano quasi tutti comunisti".


mercoledì 19 settembre 2018

NUOVA GUIDA TURISTICA SU BENEVENTO

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1. Arco di Traiano e chiesa di Sant'Ilario - 2. Basilica Madonna delle Grazie - 3. Santi Quaranta - 4. Ponte sul Calore - 5. Il Duomo - 6. Piazza Orsini - 7. Piazza Dogana e Chiesa di S. Francesco - 8. Piazza Roma - 9. Chiesa dell'Annunziata - 10. San Domenico e San Vittorino - 11. Palazzo Paolo V - 12. Complesso museale di Santa Sofia - 13. Biblioteca Provinciale - 14. Hortus Conclusus - 15. Camera di Commercio e Palazzo del Governo - 16. Rocca dei Rettori - 17. Ponte Leproso - 18. Piazza Vittoria Colonna e Rione Ferrovia - 19. Piazza Vari e il Trescene - 20. Piazza Sabariani - 21. Quartiere ebraico - 22. Viale Atlantici - 23. Villa dei Papi - 24. Arco del Sacramento e Triggio - 25. Corso Garibaldi

domenica 2 settembre 2018

NUER DEM LIEBENDEN

Nur dem Liebenden erschliesst sich der Wert einer Person voll und ganz

Edith Stein

ODE A SAN BARTOLOMEO IN GALDO

Una città incantata e nobile
in una terra dimenticata.
Conserverò questo ricordo
di San Bartolomeo in Galdo.
Se Calvino l'avesse visitata
probabilmente l'avrebbe inserita nel suo catalogo delle "città invisibili";
Se De Chirico l'avesse attraversata non avrebbe faticato a riconoscervi i tratti di una delle sue città metafisiche.
Sì, perchè San Bartolomeo in Galdo,
città silenziosa e fiera;
città di confine,
lontana e sconosciuta;
città in salita;
città di vicoli stretti e finte arterie;
città di santi e di preghiere,
dove il sale della terra è luce nascosta;
città nata in un bosco,
popolata di lupi e di fate,
di orsi e di madonne,
è la città di nessuno e
non appartiene che a se stessa.
Mette in soggezione finanche
chi ci è nato e ci abita.
È un luogo misterioso
dove i silenzi sono corazze
gli sguardi sono lame
e l'azzurro del cielo, più intenso che altrove, brucia più del sole.
Ma non farti ingannare dalle apparenze,
viandante!
Se non hai fretta di andar via,
se hai la pazienza di aspettare,
col tempo capirai che,
al di là del ponte delle luci,
niente è come sembra:
udrai un canto dove prima vedevi corazze;
sentirai la forza irresistibile delle calamite
dove prima sentivi il freddo acciaio delle lame.
E solo allora
quella città invisibile e metafisica,
solitaria e quasi inaccessibile,
ti apparirà per quello che veramente è:
l'azzurro paradiso delle nuvole.

EMANUELE TROISI

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