lunedì 31 maggio 2010

SANTUARIO DI OROPA

In questo luogo nel IV secolo il vescovo di Biella e Vercelli, sant'Eusebio, spinto dal vento e dal fuoco dello Spirito Santo, diede origine al primo nucelo del santuario, in una zona dove non c'era nulla, nemmeno una strada per arrivarci.
Il santuario è dedicato alla Madonna nera di Oropa ed attira ogni giorno migliaia di visitatori provenienti da ogni dove.
Nella cappellina dedicata a Sant'Eusebio, din Filippo ci parla della Trinità:
"Uno+uno+uno non fa Uno, ma fa tre. Ma se facciamo 1x1x1, abbiamo come risultato sempre uno. Nel caso della Trinità questo "per" non ha un significato solo matematico, ma anche di vivere "per" l'altro, e non solo "con" l'altro".
Credo che nessun altro esempio avrebbe potuto farmi comprendere meglio questo concetto altissimo.






venerdì 28 maggio 2010

FATE SPOSARE I PRETI

Lettera aperta a Benedetto XVI
(e a tutti coloro che amano definire il celibato obbligatorio un “valore sacro”)

Questa lettera è firmata da Antonella Carisio, Maria Grazia Filippucci, Stefania Salomone … insieme alle altre … anche a nome di tutti coloro che stanno soffrendo a causa di questa legge ingiusta,
Lo spunto è la notizia di alcuni giorni fa, una delle tante affermazioni a valle di una vera e propria esplosione degli scandali di pedofilia nelle fila del clero

Chi scrive è un gruppo di donne, di ogni parte d’Italia, che ha vissuto o vive tutt’ora l’esperienza di una relazione con un prete o religioso. Siamo abituate a vivere nell’anonimato quei pochi momenti che il prete riesce a concedere e viviamo giornalmente i dubbi, le paure e le insicurezze dei nostri uomini, supplendo alle loro carenze affettive e subendo le conseguenze dell’obbligo al celibato.


E’ una voce, la nostra, che non può essere ignorata, dal momento che vi ascoltiamo riaffermare la sacralità di ciò che sacro non è, una legge, ignorando al contempo i diritti fondamentali delle persone. Ci ferisce il disprezzo con cui nei secoli e nelle recenti dichiarazioni si cerca di mettere a tacere il grido di uomini e donne che patiscono nell’ormai lacerato sudario del celibato obbligatorio.Intendiamo ribadire – nonostante ormai molta parte dei cristiani lo sappia - che questa disciplina non ha niente a che vedere né con le scritture in genere, Vangeli in particolare, né con Gesù, che non ne ha mai parlato.


Anzi, per quanto ne sappiamo, egli amava circondarsi di discepoli, quasi tutti sposati, e di donne. Ci direte che anche Gesù ha vissuto da celibe e il prete semplicemente si conforma alla sua scelta. Ecco, appunto, una scelta. Ma una norma non può essere una scelta, se non forzandone il senso. Se poi lo si definisce carisma, non può dunque essere imposto né richiesto, tanto meno al Signore, il quale ci ha voluto liberi, perché amore è libertà, da sempre.E’ quindi verosimile pensare che intendesse negarne determinate espressioni ad alcuni dei suoi discepoli, al di là di ogni supposta opportunità? Sono risapute le ragioni che, a suo tempo, hanno spinto la gerarchia ecclesiastica a inserire questa disciplina nel proprio ordinamento giuridico: interesse e convenienza economica. Poi il tutto nei secoli è stato condito con una certa dose di misoginia e ostilità verso il corpo, la psiche e le loro esigenze primarie.


E’, dunque, una legge “umana”, nel senso lato del termine. E’ da qui che bisogna partire, affinché ci si interroghi se, come tutte le leggi umane, ad un certo punto, in un certo momento storico, non sia il caso di ridiscuterla e modificarla o addirittura, come auspichiamo, eliminarla. Per far questo, occorre molta umiltà, molto coraggio, quello di discostarsi dalle logiche di potere per scendere con lealtà nel mondo degli uomini al quale, piaccia o no, anche il prete appartiene.

giovedì 27 maggio 2010

SETTE SACROSANTI MOTIVI PER LASCIARE FACEBOOK

Io, personalmente, su Facebook non mi ci sono mai messa.
Ma leggete qui:

CAULONIA AMICA DEGLI IMMIGRATI


Stasera nel cielo c'è una bella e splendente luna piena. La città ne acquista in fascino e atmosfera. La osservo estasiata, mentre dalla chiesa vicina si levano le note di un festival dedicato alla musica domenicana. Stamattina in una terza liceo ho spiegato il concetto di cosmpolitismo elaborato dagli Stoici nel quarto secolo avanti Cristo e sto appena tornando da una interessante e dibattuta conferenza sulle politiche di accoglienza e inclusione degli extracomunitari.
Ha preso la parola un ragazzo somalo, che c'ha parlato delle sue peripezie per giungere in Italia su un barcone a pagamento, poi sbarco a Lampedusa, poi amici arrestati, poi raggiungere il Nord Italia, i pranzi alla Caritas, le difficoltà immani che fanno desiderare di tornare in Somalia, paese straziato dalla guerra... e poi finalmente aver trovato una casa e un lavoro, la riuscita, la serenità.
Un prolungato applauso dalla platea suggella il suo racconto.
Segue l'intervento del sindaco di Caulonia, città calabrese. Si chiama Ilario Ammendolìa. Passione e senso civico sgorgano dalle sue parole. E così scopro che in Calabria ci sono tre minuscole cittadine, Riace, Badolato e, appunto, Caulonia, che fanno parte dello Sprar, ovvero il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

IL DISCORSO DI AMMENDOLIA


Dice Ammendolia: «Quando abbiamo accolto questi immigrati che adesso costituiscono una comunità nel piccolo paese di Caulonia, che ha un'economia depressa, ci siamo dovuto scontrare con una serie di difficoltà, di tipo economico e anche culturale. Ma come amministrazione sentivamo che era nostro dovere accogliere, senza calcoli di nessun tipo. Vedere che una famiglia di iracheni cristiani si abbraccia con i nostri compaesani vale più di cento opere pubbliche».
E continua: «Un tempo nei nostri paesi la gente chiedeva un pezzo di terra da lavorare. Adesso i terreni sono abbandonati. Chiedeva case. Quelle case sono vuote. Allora abbiamo riaperto le case abbandonate e le abbiamo usate per accogliere gli immigrati. Abbiamo aperto dei laboratori di sartoria e di falegnameria per dare impulso alle attività artigianali che nel nostro paese sono scomparse, perché la gente è andata via.»

«Non crediate che la 'ndrangheta in Calabria venga combattuta da eroi o da efficienti forze dell'ordine. E' combattuta da gente normale, che lavora, che è morta per dire “no” alla criminalità organizzata. Come quell'operaio che è stato ammazzato per avere detto “nella mia ditta non ci metterò mai il ferro della 'ndrangheta. Uomini così, che non avranno mai un nome nei libri di storia. La Calabria è una terra bellissima, fatta di gente che ha sempre lavorato e che ha scontato sulla sua carne le difficoltà dell'emigrazione. Anche io ho vissuto queste esperienze nella mia famiglia. Ecco perché ci siamo sentiti in dovere di accogliere queste persone. Quando in una piccola comunità entrano tanti pezzi di mondo è bellissimo. Caulonia, prima dell'arrivo di questi immigrati, era un paese di vecchi, che non hanno più voglia di vivere, e di bambini. I giovani sono andati via tutti. I nuovi che arrivano per noi sono una risorsa. Sono pieni di voglia di vivere e di costuire.»

«Dopo i fatti di Rosarno noi come comunità, sentivamo di dovere scontare almeno in parte come calabresi quello che di male avevano commesso altri calabresi nell'uccidere delle persone per il colore della loro pelle. A Caulonia gli immigrati sono realmente in una rete di calore e di accoglienza umana. Certo, non è una sfida facile e le difficoltà ci sono. Ma nella nostra sfida c'è un pizzico di follia. Se questo principio passasse dappertutto, potremmo evitare che nella storia dell'umanità si ripetano tragedie già viste.»
Come lo sterminio degli ebrei, come quello degli armeni, quello dei popoli Inca e Aztechi, le Crociate medievali. Dove la responsabilità va imputata a ben più che ad un pizzico di follia ed alla perenne avidità dell'uomo di impossessarsi di ogni cosa.
Da Caulonia, quindi, un esempio di rinascita civile e morale. Per i caulonesi e per i popoli che essi accolgono.

mercoledì 26 maggio 2010

ALCUNE POESIE DI GIUSEPPE UNGARETTI

Ieri in biblioteca per puro caso mi capita sotto mano un libro di poesie di Giuseppe Ungaretti. Comincio a sfogliarlo, mentre ne tengo in mano un altro, e subito la potenza trascinante dei suoi versi fa presa su di me.
E' bello ogni tanto riprendere contatto con i grandi autori della letteratura italiana e mondiale.
Grandi scrittori e comunicatori, dalle cui pagine gronda umanità e vibrano emozioni. Autori da scoprire e riscoprire. Sempre. Vi propongo una rosa di poesie di questo grande scrittore.

C'ERA UNA VOLTA
Quota Centoquarantuno l'1 agosto 1916

Bosco Cappuccio
ha un declivio
di velluto verde
e come una dolce
poltrona.
Appisolarmi là

solo in un caffè remoto
con una luce fievole
come questa
di questa luna.

SILENZIO STELLATO

1932

E gli alberi e la notte
Non si muovono più
Se non da nidi.


12 SETTEMBRE 1966

Sei comparsa al portone
In un vestito rosso
Per dirmi che sei fuoco
Che consuma e riaccende.
Una spina mi ha punto

Dalle tue rose rosse
Perché succhiassi al dito,
Come già tuo, il mio sangue.
Percorremmo la strada

Che lacera il rigoglio
Della selvaggia altura,
Ma già da molto tempo
Sapevo che soffrendo con temeraria fede,
L'età per vincere non conta.
Era di lunedì,

Per stringerci le mani
E parlare felici
Non si trovò rifugio
Che in un giardino triste
Della città convulsa.

ROSA E AZZURRO


Ho atteso che vi alzaste,
Colori dell'amore,
E ora svelate un'infanzia di cielo.
Porge la rosa più bella sognata.

C'ERA UNA VOLTA

Quota centoquaranta l'1 agosto 1916

Bosco Cappuccio
ha un declivio
di velluto verde
come una dolce
poltrona
Appisolarmi là solo

in un caffè remoto
con una luce fievole
come questa
di questa luna


SOGNO

O navicella accesa,
corolla celestiale
che popoli d'un eco
il vuoto universale...

SERENO


Dopo tanta nebbia
a una
a una si svelano le stelle
Respiro

il fresco
che mi lascia
il colore del cielo
Mi riconosco

immagine passeggera
Presa in un giro

immortale

SOGNO
Vallone il 17 agosto 1917

Ho sognato
stanotte
una piana striata
d'una freschezza
In veli

varianti
d'azzurr'oro
alga

MUGHETTO


Mughetto fiore piccino
calice di enorme candore
sullo stelo esile
innocenza di bimbi gracile
sull'altalena del cielo

VIAREGGIO

Viani
sarà bella la pineta
ma come ci si fa a dormire
con tanti moscerini e tante cacate

LUCCA


A casa mia, in Egitto, dopo cena, recitato il rosario, mia
madre ci parlava di questi posti.
La mia infanzia ne fu tutta meravigliata.
La città ha un traffico timorato e fanatico.
In queste mura non ci si sta che di passaggio.
Qui la meta è partire.
Mi sono seduto al fresco sulla porta dell'osteria con
della gente che mi parla di California come d'un suo podere.
Mi scopro con terrore dei connotati di queste persone.
Ora lo sento scorrere caldo nelle mie vene, il sangue
dei miei morti.
Ho preso anch'io una zappa.
Nelle cosce fumanti della terra mi scopro a ridere.
Addio desideri, nostalgie.
So di passato e d'avvenire quanto un uomo può saperne.
Conosco ormai il mio destino, e la mia origine.
Non mi rimane più nulla da profanare, nulla da sognare.
Ho goduto di tutto, e sofferto.
Non mi rimane che rassegnarmi a morire.
Alleverò dunque tranquillamente una prole.
Quando un appetito maligno mi spingeva negli amori
mortali, lodavo la vita.
Ora che considero, anch'io, l'amore come garanzia della specie,
ho in vista la morte.

Giuseppe Ungaretti

martedì 25 maggio 2010

IL PAESE DEI BALOKKI

In replica alla proposta della maggioranza governativa di rinviare a ottobre l’inizio dell’anno scolastico, la Rete degli Studenti Medi - un’associazione che rappresenta gli iscritti ai licei e agli istituti superiori - ha diffuso un duro comunicato stampa che comincia così: «La Gelmini cerca di mettere delle pezze hai disastri che ha causato?». Bella domanda. Ne avremmo una anche noi. Ragazzi, non ci sarà un’acca di troppo? Piccola dritta: non è la seconda, nonostante in molte lettere, anche di adulti, ci sia spesso qualcuno che «à detto» o «à fatto» qualcosa. Prima che mi tacciate di passatismo, vorrei fosse messo a verbale che non ho (ò?) nulla contro le innovazioni linguistiche. Nell’Ottocento i giornali scrivevano China e chinese. Poi quell’acca si è persa e molti si chiedevano dove fosse andata a finire. Ma ora che è rispuntata nel vostro comunicato siamo più tranquilli. Insomma, fino a un certo punto. Bisogna mettere delle pezze hai disastri: su questo havete ragione. E il disastro più disastroso è che la scuola habbia abdicato alla sua funzione di base: insegnarci a scrivere e a parlare in modo corretto. Mica per altro: è che chi parla e scrive male, pensa male. E’ come uno che esce di casa con le scarpe slacciate: magari cammina per qualche metro, però prima o poi cade. Su tutto il resto si può discutere. Ma se non ci mettiamo d’accordo almeno sull’alfabeto, finiremo col non capirci più un’acca.

MASSIMO GRAMELLINI
La Stampa, 25 maggio 2010

domenica 23 maggio 2010

TERESA MANGANIELLO, LA PRIMA SANTA DEL SANNIO


Benevento straripava di folla ieri, 22 maggio, per l'attesa beatificazione di Teresa Manganiello. Fu terziaria francescana, proveniva da una numerosa famiglia contadina originaria di Montefusco (AV). Morì di tubercolosi a soli 27 anni, in odore di santità.
La sua beatificazione era attesa da molti anni. Santa laica, "saggia analfabeta" innamorata di Gesù, espresse al superiore dei cappuccini di Montefusco l'idea di fondare una Congregazione, di cui fu l'ispiratrice e della quale non vide la realizzazione a causa della prematura scomparsa.
Consegna ai giovani un messaggio di gioia.
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"Ora è Beata". Con queste parole si è vissuto il momento più importante, in una ventosa piazza Risorgimento di Benevento, della cerimonia di beatificazione di Teresa Manganiello. Al rito, durato oltre due ore e presieduto da mons. Angelo Amato, arcivescovo titolare di Sila, prefetto della congregazione delle cause dei santi, delegato dal papa Benedetto XVI, hanno assistito in alcune migliaia, almeno ottomila, che erano stati sistemati davanti all'immenso palco realizzato per l'occasione in un'area della piazza parallelamente al lato lungo dell'edificio della Scuola Elementare "Mazzini" e rivolto verso l'edificio della ex Banca d'Italia e il viale Mellusi. Concelebrante l'arcivescovo metropolita di Benevento, mons. Andrea Mugione. Era presente sul palco l'intero corpo sacerdotale di Benevento e Avellino, oltre ai vescovi di tutta la Campania.

Foto: www.ilquaderno.it

TRAGUARDI

"Prof, tra poco ci sono gli esami e io non so ancora su che cazzo fare la tesina!!"

sabato 22 maggio 2010

ROMA, SANTIAGO, GERUSALEMME

Sono le vie della spiritualità cristiana. Le tappe fondamentali che si presentano nella vita di chi, per un motivo o per l'altro, ed i motivi sono sempre un po' misteriosi, voglia compiere un pellegrinaggio come si deve. Rigorosamente a piedi o in bici, zainetto in spalla, tante e tante tappe da superare, tanti chilometri al giorno (da 20 a 40 e più), problemi di stanchezza, ricerca d'acqua e di riposo in uno dei tanti ostelli a prezzo stracciato che si incontrano lungo il tragitto.

Ho visto un documentario su questo fenomeno religioso. I camminatori pellegrini sono davvero tanti, si incrociano sulle vie della santità a partire dai punti più disparati del globo. Camminano e pregano. Vivono di accoglienza e di provvidenza. Questo viaggio lo puoi fare a qualunque età. I pellegrini tornati da questa esperienza di bellezza e di vita ci dicono che è più facile sentire la stanchezza i primi giorni, poi il corpo si abitua e gli ultimi tratti scorrono via come niente. Eueste persone si sono incamminate in gruppo. Qualcuno da solo. Ci parlano di Santiago. Ci parlano di Gerusalemme, la terra di Cristo dove oggi l'umanità sembra non trovare mai pace, tra conflitti, miseria, degrado.

Il loro lo viaggio lo hanno chiamato "Cammino di Luce".
Il giorno dopo ne discuto con suor Laura e lei mi fa: "Una mia amica ha fatto sette tappe. Aveva bisogno di capire tante cose di sé. Ha lasciato marito e figli e ha detto "vi saluto". Pare che le sia servito tantissimo. E' tornata rinata."
Io questo cammino non l'ho mai fatto, ma deve essere un'esperienza davvero unica di bellezza e di ripresa del contatto con la propria coscienza. Davvero un viaggio di luce interiore ed esteriore. Grazie a chi me ne ha reso partecipe.

PRETAGLIA



"Domenica 16 maggio in Piazza San Pietro, Papa Benedetto XVI ha detto: “Il peccato nella Chiesa è il vero nemico da combattere”. Pochi giorni prima a Fatima aveva spiegato “il perdono non sostituisce la giustizia. Le sofferenze della Chiesa fanno parte di quelle annunciate nel terzo segreto di Fatima”. Il Pontefice ha fatto abbastanza per accertare la verità e punire i responsabili dei casi di pedofilia dentro la Chiesa? Nel reportage di Corrado Formigli, Andrea Casadio e Luca Rosini, la vicenda “americana”, ovvero la battaglia legale intrapresa dagli Stati Uniti contro la gerarchia vaticana.Ospiti in studio il Vescovo di Palestrina Domenico Sigalini, il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e il giornalista Antonio Socci."

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I documentari realizzati da Annozero, la popolare trasmissione di Santoro, riportano di abusi perpetrati per anni da preti pedofili ai danni di bambini e bambine in tenera età, che crescendo e diventando adulti hanno passato la vita tra farmaci, antidepressivi, manie suicide, malesseri esistenziali.

Chissà cosa avrebbero fatto i cardinali riuniti nel Concilio di Trento tra il 1545 ed il 1563, se all'epoca questo orribile peccato fosse stato nell'agenda della riforma dottrinale ed organizzativa della Chiesa.

Chissà come il filosofo Nietzsche avrebbe rivisto il tema del "colpo di genio del Cristianesimo", lui che non ha mai scritto una sola riga contro la figura di Cristo ma contro i cosiddetti "cristiani".
Forse che è un colpo di genio da parte di un prete violentare un bambino e poi come niente andare a dire messa ed a prendere l'ostia, come pure è stato documentato dai giornalisti di Annozero?

Oppure è stato geniale, da parte di uno di questi pretacci col vizietto, accusare i suoi accusatori di essere "comunisti" ed invocare il ritorno di Mussolini, aggiungendo di temere per la perdita dell'8x1000 alla Chiesa Cattolica?
Mi rivolta lo stomaco in confronto a questi schifosi esseri e penso a come la Mamma di Dio abbia il cuore insanguinato per la vergogna diffusa da quelli che dovrebbero esseri i ministri di Suo Figlio.


"Qualunque cosa farete ad uno dei miei figli più piccoli la farete a me". Gesù Cristo

BALLATA DELLE DONNE

di Edoardo Sanguineti
(Genova, 9 dicembre 1930 - Genova, 18 maggio 2010)


Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo,
è terracarne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.
Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

ROTOLA ROTOLA

La scuola rotola lungo il pendio e non si riesce più a fermare. Ci sarà un grande impatto silenzioso, però. Al grido di : “Non c’è una lira” si sta dismettendo tutto: primariamente l’inglese, poi il tempo scuola, poi il personale. Alla fine anche le aule saranno dismesse e non rimarrà nessuno. Intanto ci ammorbano con la storia degli extracomunitari che mangiano a sbafo, ma nessuno parla dei kili di cibo buttati nella spazzatura perchè i nostri bambini non li vogliono e ora che c’è la guerra all’obesità ogni scusa è buona per rifiutarlo, quelllo biologico es ano, naturalmente. L’insegnante potrà essere in grado di insegnare inglese con un corso di una o due settimane, intensivo però, e alcuni cd. Che poi abbia la cadenza di un coker o la pronuncia di un pastore sardo che parla con un pastore bergamasco non importa. Libri per cinque anni uguali : tutta la scuola ha lo stesso testo, un anno la prima, due seconda e terza, due quarta e quinta e se non leggo male prossimamente solo libri on line.
Programmi ridotti, vacanze più lunghe, chiusura anche per neve quando la neve ormai è sciolta. Il paradiso di Pinocchio e Lucignolo. BENVENUTI NEL PAESE DI SOMARILANDIA.
Dimenticavo la ricerca didattica, le discussioni sulla metodologia sono aut, il team ormai si è estinto, causa soppressione delle compresenze: come si fa a programmare le attività se la collega la incroci solo ogni tanto? Se ti sta antipatica può essere un vantaggio, altrimenti è solo tempo perso. Amen
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GIORNI E GIORNATE

Che giornate, gente! E simulazioni prove scritte, e simulazione colloquio, e compilazione documento 15 maggio, e abbinamento tutors con allievi e aziende per stages estivi, e completamento programmi, e ultime interrogazioni, e gestione paranoie a destra e a manca...Va be', tutta adrenalina che scorre. Meglio così, che non l'orrido tedio, va' là :-))Ciao, bellocci :-))

giovedì 20 maggio 2010

PROFUMO DI CLASSE

di MARGHERITA OGGERO

La nostalgia ha profumo di vaniglia sapore di caramella Baratti o pastiglia Leone.
Guardo una mia foto scolastica di terza elementare (…).
La scuola era la Aristide Gabelli, la maestra si chiamava Renata Rinetti, aveva i baffi ed era esigente, severa e preparatissima. Le eravamo affezionate, su un sottofondo di rispetto e timore dei voti e dei giudizi. Quello che mi ha insegnato non l'ho più dimenticato: grammatica, aritmetica di base, monti, fiumi e laghi, re di Roma, giù giù sino a Cesare Battisti e alla vittoria mutilata. Le sono debitrice di una passione e di un incubo. La passione per la lettura: se eravamo state quiete e aatente, estraeva dalla borsa un libro e ce ne leggeva una quindicina di pagine. Il primo fu una riduzione de I miserabili e in classe si sarebbe sentita volare una mosca. L'incubo riguarda il Giudizio Universale, quando Iddio (come lei annunciò davanti a tutta la classe) mi avrebbe accusata di avere taroccato il risultato di una divisione con i decimali nonostante il divieto. Il misfatto l'avevo compiuto davvero e la vergogna davanti all'intera comunità degli ex viventi di tutti i luoghi e tempi me la sono anticipata almeno una volta alla settimana per anni. Ma siccome qualche incubo fortifica lo spirito, le sono grata anche di quello.
E adesso? Forse tornano i grembiulini, ma il passato non si può far rivivere, perché non è uno zombie su cui funzionano i riti wodoo. Adesso classi con trentacinque bambine o bambini sono impensabili:
adesso tutti o quasi i genitori sono diventati sindacalisti dei propri figli, le maestre che promettono sfracelli nella valle di Giosafat finirebbero alla gogna mediatica e subito dopo in tribunale. L'alleanza, il patto educativo tra scuola e famiglia si è rotto e la colpa va equamente divisa tra tutte le parti sociali. “L'ha detto il maestro (o il professore)” non è più garanzia di verità – e forse è un bene, perché la Verità Assoluta è un concetto assai discutibile – ma il guaio è che alla verità del maestro se ne sono sostituite altre, probabilmente meno attendibili.
E qualche volta mi chiedo che profumo avrà questo presente quando diventerà passato: vaniglia o dado da brodo?

mercoledì 19 maggio 2010

CERTEZZE

Sono 2 le cose SICURE nella vita: La morte e...
...e il fatto che in qualunque posto tu vada l'unica stazione che prenderà sempre sarà Radio Maria.

GRAFFITO D'AMORE


La lingua italiana non sarà al top ma il messaggio è chiarissimo.

VAI DOVE IL SENTIERO NON C'E'...

Non procedere dove il sentiero si staglia. Vai invece dove il sentiero non c'è e lascia una traccia.
Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori. E' bene che una volta ogni tanto si brucino le dita.

Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformate in azioni.

ESPLORATE, SOGNATE, SCOPRITE

Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.
MARK TWAIN

lunedì 17 maggio 2010

UN VENTO CHE STREGA

Fonte: Il Quaderno (Testo e immagine)

Sensoriale...sarebbe possibile racchiudere in questo unico aggettivo l’esperienza vissuta ieri sera all’inaugurazione della performance teatrale ‘Un Vento che Strega’. In uno stabilimento Alberti reso ancora più suggestivo dalla dimensione notturna e dalla presenza di 30 streghe che lo hanno fatto rivivere, trascinandolo indietro nel tempo, circa 40 persone hanno intrapreso un viaggio ‘magico’. Qualche improvvisa goccia di pioggia avrebbe potuto rovinare l’atmosfera, ma non è stato così. Il percorso itinerante si è mosso tra cortili, corridoi e antiche sale della fabbrica Alberti Strega. Racconti, suggestioni e profumi sono stati in grado di risvegliare tutti i sensi.

Un Vento che Strega’ è stato realizzato in occasione dei 150 anni dell’azienda Strega Alberti e rappresenta un’occasione in più per riscoprire le proprie tradizioni e il mito legato alla città di Benevento, luogo di incontro delle streghe di tutto il mondo. Da non sottovalutare, inoltre, la possibilità di visitare lo stabilimento Alberti, un ‘pezzo’ della nostra storia.

QUEI LIBRI DIVENTATI MEMORIA D'AMORE

GUIDO CERONETTI
La Stampa, 17 maggio 2010

Dei libri, di certi libri, resta per sempre qualcosa. A volte, cambiano la vita, quando li hai letti: dimentichi il libro; la scintilla del cambiamento, a distanza di anni, nominandone autore e titolo, si riaccende. Meraviglioso è attendere, fino al termine della notte, che il libro decisivo, il libro-messia-che-viene, scopra se stesso, e per oscuro travaglio ostetrico destinale ti capiti tra le mani. Io posso dire, come l’amatissimo Mallarmé, di «aver letto tutti i libri» e in questo «affaticato» la carne (Qohélet 12) - intendendo: tutti i libri eletti per governare la mia scialuppa di naufrago nel buio: e nello stesso tempo resto alla finestra in attesa di veder apparire il libro di cui poter dire a me stesso: Eccolo.Sono un certo numero; ma un gran leggitore e consumalibri non sono mai stato; da anni, leggo pochissimo... L’attesa del libro è simile a quella della donna: l’amante del destino deve sempre venire. Il libro è donna per l’uomo che legge.
Il velo d’Iside a qualsiasi età, ad ogni punto del percorso, può squarciarsi.Il libro segna e contrassegna le vite predestinate a questo genere di mistero eleusino d’iniziazione: di libri che hanno assecondato il mio sforzo di essere, cambiato il mio modo di esistenza, alzando il lembo della Velata, ne ho incontrati parecchi. Su innumerevoli altri lettori non avranno prodotto che effetti superficiali, ma ciascuno è monade, di fronte al libro.


SALONE LIBRO: SAVIANO A TORINO, FIERO DI ESSERE ROMPISCATOLE

(AGI) - Torino, 16 mag. - Roberto Saviano protagonista di oggi al Salone del Libro, accolto con entusiasmo nella Sala dei 500 dove e' stato presentato "Sei fuori posto", un libro corale edito da Einaudi. "Da piu' parti ultimamente mi si accusa di essere un rompiscatole - ha detto - io sono molto fiero di essere un rompiscatole, questo e' il ruolo del raccontatore perche' essere un rompiscatole significa raccontare quello che realmente sta accadendo e dire questo e' vero e ti riguarda".

domenica 16 maggio 2010

OMOCAUSTO

SABATO SERA, CRISI PLANETARIA E POLITICI PESCICANI

Sabato sera cittadino. Il giorno della settimana più esecrato dagli adulti. Per una serie di motivi.
Gran caos per le strade. Una marea di adolescenti in cerca di qualche ora libera dopo la settimana di studio. Solo ragazzini. Tanti e troppi ragazzini.
Largo ai giovani.
Ragazze diciottenni che si scolano una bottiglia di alcool sui gradini sotto i portici.
Ragazzetti annoiati con le bottiglie in mano seduti davanti al centro giovanile rock, chiuso per l'occasione: “Che sabato di merda!”, esclama uno di loro, mentre insieme si beve dal collo delle bottiglie.
Ragazze in gruppo sottobraccio l'una con l'altra.
Ragazzini che non sanno cosa fare e vanno a zonzo e quella sera pure l'oratorio parrocchiale è chiuso.
Ragazzi e ben vestiti che vanno al cinema a vedere “Robin Hood”.
Largo ai giovani.
I più furbi: fidanzatini che se lo passano in casa, pudichi e discreti scivolano via ai piani superiori della palazzina richiudendo il portone alle loro spalle. Chissà se finalmente quel bacio che per pudore non si danno mai per strada e nemmeno al buio pesto di un cortile chiuso ci scapperà, negli anfratti di quella palazzina.
Ragazzetti annoiati al bar per i quali due sembrano le questioni di vita o di morte:
“Quando riapre il Cafè Latino?”
“E' kitsh vestire con le paillettes”.
Teoria del sabato sera:
non si sta più veramente insieme. Si cerca a tutti i costi di ammazzare la noia, tanto quello è il giorno che si esce. La qualità dei divertimenti è bassa perché insieme non si sa inventare niente e non ci sono cause e ideali per i quali combattere. Si insegue il divertimento a tutti i costi.
Teoria del sabato sera:
se questa è la qualità del sabato sera meglio tutte le altre sere della settimana.
Anche se le altre sere c'è cultura, musica, teatro e cose leggere o importanti, meglio il sabato sera.
E non ci meravigliamo se la crisi del pianeta, con questo sabato sera, è esplosa apparentemente dal niente.
Se questa è la qualità del sabato sera... I politici possono ancora chiederci di tirare la cinghia e fare sacrifici di morte. Per cosa? Per un sabato sera così?...

DECALOGO DELLA FELICITA'

>Accettarci come siamo e con gioia
>Prestare attenzione più a quello che abbiamo ricevuto che a quello che ci manca
>Ringraziare Dio anziché lamentarci
>Dire sempre bene degli altri e dirlo ad alta voce
>Non paragonarci mai agli altri: il confronto porta all'orgoglio e alla disperazione, e non rende mai felici
>Vivere nella verità, senza temere di chiamare bene ciò che è bene e male ciò che è male
>Risolvere i contrasti col dialogo e non con la forza: mantenere il rancore vuol dire chiudersi nella tristezza
>Nel dialogo cominciare sempre da ciò che unisce, e solo dopo affrontare ciò che divide
>Fare il passo della riconciliazione prima di sera
>Credere sempre che perdonare è più importante che avere ragione.

LA FAVOLA DI ACARO

Acaro era un bambino affamato di vita. Ogni mattina a colazione mangiava due libri, uno salato e uno dolce. Il libro salato aveva la copertina scura e raccontava tutto il male del mondo. I suoi ingredienti erano le tragedie, i soprusi, le crudeltà. Il libro dolce, invece, aveva la copertina chiara e sapeva di miele. Parlava di sogni, di amore, delle antiche verità che l'uomo aveva dimenticato.
Acaro cresceva sano e sereno. Ma una mattina non trovò più sulla tavola la razione quotidiana di pagine al miele. Per diventare adulto è dei libri scuri che hai bisogno, gli spiegarono i genitori, da oggi mangerai soltanto quelli. La nuova dieta fu anche una necessità. I libri chiari erano più difficili da trovare, perché erano più difficili da scrivere. Il bene non si lascia raccontare volentieri: se si esagera col miele provoca nausea.
Perciò Acaro incominciò a mangiare soltanto il male. Conobbe la cattiveria dell'uomo in ogni sua forma, divorò con rabbia la descrizione compiaciuta di ogni dolore. Ma dopo qualche tempo, anziché tendersi come le corde di un arco, i suoi muscoli si afflosciarono e divenne un bambino grassoccio e molle. L'umore era sempre basso, e rassegnati i pensieri. Non si fidava di nessuno, eppure da tutti veniva ingannato. Aver conosciuto l'ingiustizia nei risvolti più biechi gli aveva tolto la volontà di combatterla. Si rinchiuse in un bozzolo opaco di cinismo finché smise completamente di mangiare. Proprio lui che era stato grasso, si ridusse a un fagotto d' ossa che vagava per casa come un sonnambulo. I genitori non potevano aiutarlo: erano sonnambuli anche loro.
Una mattina in cui rovistava in soffitta alla ricerca di qualche sapore che gli impressionasse il palato, vide brillare una copertina chiara. Apparteneva a uno dei suoi vecchi libri. Ricominciò a sgranocchiarlo e, frase dopo frase, il suo viso riprese colore. Fu così che Acaro imparò a digerire la vita. Perché i libri scuri ti insegnano ad affrontarla. Ma solo quelli chiari ti ricordano che è trasformabile di sogni.


MASSIMO GRAMELLINI, L'ultima riga delle favole, Edizioni Longanesi 2010, pagg. 96-97.

SE E NONOSTANTE


I se sono la patente dei falliti. Nella vita si diventa grandi nonostante.


MASSIMO GRAMELLINI

sabato 15 maggio 2010

LA MALAPIANTA

Nicola Gratteri è Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. Nasce nel 1958 a Gerace ed è esperto di 'Ndrangheta. E' tra i magistrati più impegnati e conosciuti nel settore della lotta alla criminalità organizzata. Dal 1989 vive sotto scorta.
Ieri sera ho avuto modo di ascoltarlo in un teatro gremito di ragazzi delle scuole superiori.

I giovani gli facevano domande a raffica e lui ha detto che preferisce parlare ai giovani piuttosto che a persone adulte, "perché a 40, 50, 60 anni la persona si è formata, mentre un giovane è nell'età della formazione, è come una spugna che assorbe qualsiasi cosa ed è a loro che bisogna trasmettere i valori come il coraggio di parlare, di denunciare, l'onestà, il rispetto del prossimo."

Gratteri ha poi aggiunto, rispondendo ai ragazzi che gli porgevano domande sul suo ultimo libro "La Malapianta": "Da bambino ho giocato a pallone con i figli degli 'ndranghetisti. Da adulto mi sono trovato a doverli denunciare ed incarcerare. Devi essere emotivamente distaccato per fare bene il tuo lavoro".
Gratteri ha toccato vari punti che riguardano la vita della 'Ndrangheta. Ha detto che il fenomeno è ormai capillarmente diffuso in Calabria ed in alcune regioni del nord Italia, come Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna. Che spesso gli 'ndranghetisti sono gente colta ed affermata nelle professioni: medici, avvocati, ingegneri, architetti, funzionari delle pubbliche amministrazioni.
Che il territorio sul quale si esercita il potere dei boss e della manovalanza ("i garzoni della 'drangheta", quelli che spacciano droga per mille euro al mese) si chiama "locale della 'ndrangheta".
Ha detto che le mogli degli affiliati, i pesci piccoli, nella maggior parte dei casi sono costrette a fare le "vedove bianche", con i mariti in carcere per dieci anni, i figli piccoli e l'umiliazione di essere mantenute dalla famiglia del marito.
Ha anche detto: "Nelle zone ad alta densità malavitosa c'è la più grossa percentuale di consumo psicofarmaci. Il che significa che dietro la ricchezza, il potere, c'è una vita infelice. Ecco perché quandio parlo ai giovani evito di parlare di etica che non interessa a nessuno. E a loro dico: vedete? Fare gli 'ndranghetisti non conviene sotto nessun profilo".

martedì 11 maggio 2010

IL RESPIRO DI TORINO


Piazza San Carlo in una foto d'epoca

LA SCIENZA DI IPAZIA E LA VIOLENZA CRISTIANA

Non capitava da secoli. Si è parlato molto, in questi giorni, di Ipazia: filosofa e matematica, nonché donna attiva in politica nell'Egitto del IV secolo dopo Cristo - provincia romana che, prima dell'Impero, era stata non a caso governata da una donna, Cleopatra. La memoria di Ipazia è da sempre parte integrante del «pantheon» femminista, ma stavolta il motivo scatenante è un film: Agorà, fuori concorso a Cannes 2009, solo ora sugli schermi italiani. E se da un lato il dibattito filosofico e scientifico ferve, dall'altro l'uscita del film è accompagnata da un assordante silenzio della Chiesa, che ha deciso di boicottare Agorà sui suoi mezzi di comunicazione. Bisogna capirli, poveretti: hanno già troppi problemi, di questi tempi, per commentare un film che per altro racconta un'incontrovertibile verità storica. Ipazia, «pagana» non convertita, fu uccisa dai parabolani, la guardia armata del vescovo Cirillo. Costui, poi fatto santo e tutt'ora venerato come tale, era uno spietato uomo di potere i cui sgherri ammazzavano allegramente tutti coloro che rifiutavano di adeguarsi ai nuovi costumi. Nel film, i parabolani ricordano i talebani, e possiamo capire che per la Chiesa avere simili criminali fra i propri «padri» sia fonte d'imbarazzo.

ORBITE ELLITTICHE
Il film di Alejandro Amenabar (The Others, Il mare dentro) è molto bello. È un raro esempio di film spettacolare e speculativo al tempo stesso. Non date retta a chi lo liquida come un prodotto hollywoodiano: non lo è. Ipazia è interpretata dall'inglese Rachel Weisz, figlia di genitori austro-ungheresi, e la produzione è quasi totalmente spagnola. Negli Usa, per la cronaca, non è nemmeno uscito. Lavorando sulle immagini ricorrenti del cerchio e dell'ellissi (Ipazia potrebbe aver intuito, qualche secolo prima di Keplero, le orbite ellittiche dei pianeti), Amenabar realizza una «falsa biografia» di un'eroina sulla cui vita ben poco sappiamo. Più che di Ipazia, Agorà parla di un'epoca in cui le religioni si combattono con violenza per assicurarsi il dominio sulle menti dei semplici. Ipazia non era una donna semplice. Vedere il film significa aiutarla, ancora oggi, nella sua lotta per la ragione.

Alberto Crespi - L'Unità, 23 aprile 2010

domenica 9 maggio 2010

MOSTRA SU CASA SAVOIA

A Torino, presso Palazzo Saluzzo di Cardè, in piazza San Carlo, è in corso questa notevole mostra che invito tutti quelli che hanno la possibilità ad andare a vedere...

Ritratto di Vittorio Emanuele III

Veste da sala della regina Elena del Montenegro

Re Umberto II, sua moglie Maria Josè del Belgio ed i tre figlioletti

I piatti da pic-nic di Vittorio Emanuele II


Oggetti da scrittoio di Elena del Montenegro (moglie di Vittorio Emanuele III)

Ritratto di Maria Josè


Diamanti appartenuti alla regina Elena di Montenegro, oreficeria Chiappi di Genova

Re Carlo Alberto

Bastone e simboli regali di Casa Savoia

FESTA DELLO SCIENTIFICO


Ieri sera sono stata alla festa delle classi quinte del Liceo Scientifico e mi sono proprio divertita. Se non fosse che ero in piedi dalla mattina per andare a far visita alla sacra Sindone a Torino, mi sarei trattenuta pure di più, come i miei colleghi che hanno tirato fino a tardissimo. Comunque, le due e trenta del mattino sono un orario decente per chi, nella stessa giornata, come niente è passata dal sacro al profano.
Ragazzi, ma dove l'avete trovata quella band di squinternati che c'ha fatto così tanto divertire?
Tutto sommato, quasi al termine di un anno scolastico difficile e faticoso, questo momento di festa ripaga di tanta fatica e di tante ansie.
Grazie a tutti, allievi e docenti, per il vostro calore, i vostri sorrisi, il vostro saper scherzare, la vostra umamità.

AGORA'

Un film sulla vita della filosofa Ipazia



Trama: Ad Alessandria d'Egitto, sotto la dominazione romana nel quarto secolo dopo Cristo, l'astrologa e filosofa Ipazia lotta per salvare il sapere del suo antico mondo dalla distruzione. Nel frattempo, il suo schiavo Davo è combattuto tra l'amore per la padrona e la possibilità di guadagnare la libertà unendosi al Cristianesimo.

PRESENTATO FUORI CONCORSO AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009).

mercoledì 5 maggio 2010

ELSA MORANTE SU MUSSOLINI

Scritto del 1945:

"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare."

martedì 4 maggio 2010

CASA E CHIESA

Lo confesso: nel leggere le parole del cardinal Bagnasco sull’Unità d’Italia che «è un tesoro per tutti e non va bistrattata» mi sono commosso. Ho pensato al mio unico idolo politico, Cavour, morto gridando in faccia al suo confessore: «Frate, libera Chiesa in libero Stato!». Alle invettive di quel mangiapreti inguaribile di Garibaldi. Alle scomuniche di Pio IX contro Vittorio Emanuele «re di briganti». Al destino zoppo di un Paese nato dall’azione di un pugno di liberali e di massoni, nel disinteresse delle masse analfabete e con l’aperta ostilità della Chiesa, che fin dal Seicento impedì la nascita di uno Stato nazionale, evocando di volta in volta un protettore straniero per impedirla. C’è voluto del tempo, ma ora i nostri padri risorgimentali possono stropicciarsi gli occhi nell’aldilà, scorrendo le interviste patriottiche del cattolicissimo Andreotti e la ferma scelta di campo del capo dei vescovi. Quante lotte, sofferenze e inimicizie per arrivare a pensarla tutti alla stessa maniera. Non fosse che per questo, dobbiamo ringraziare la Lega, che con le sue sparate (l’ultima è il sito web con il rotolo di carta igienica bianco rosso e verde) mi ricorda un compagno delle elementari, il quale disegnava sul sussidiario un paio di corna sopra l’immagine di Garibaldi «che ci ha riempito il Nord di terroni», rivelando così per contrasto a tutti noi il fascino dell’Italia unita. Già pregusto il Buongiorno che scriverò fra un secolo e mezzo, quando il pronipote di Calderoli inneggerà ai prefetti e al tricolore.


MASSIMO GRAMELLINI
La Stampa, 4 maggio 2010


domenica 2 maggio 2010

SFOGHI IN BIBLIOTECA...


Questa l'ho trovata sulla gamba di un tavolo nella biblioteca dove studiavo...

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