giovedì 27 dicembre 2012

IL PECCATO ORIGINALE RIVISITATO E CORRETTO

Di fronte all'attuale crisi planetaria, a politici che non fanno un solo sacrificio e ne richiedono a bizzeffe ai soliti fessi, a preti che affiggono cartelli offensivi della dignità della donna e ad altri che prendono parti politiche in vista delle prossime elezioni, invece di parlare di Gesù Cristo, mi viene da pensare alla storia del peccato originale nel Paradiso terrestre. 
Com'è noto, Adamo ed Eva non dovevano avvicinarsi al frutto proibito, per espressa richiesta del Creatore. Ma Adamo, tentanto dalla donna, si decise a cogliere il frutto ed a mangiarlo. E improvvisamente si accorsero di essere nudi. La prima coppia della storia dell'umanità si rese conto della propria intrinseca miseria, ed il risultato della sua disobbidienza fu la cacciata dal Giardino delle delizie.
Allora: chi ha visto nell'affare un peccato di natura sessuale; chi lo ha interpretato come un peccato di presunzione. Potremmo anche inserirlo nella casistica dei peccati di gola. Ma insomma, a pensarci bene, questa storia potrebbe essere vista sotto diverse angolazioni, ed i peccati ci potrebbero rientrare tutti. 
Anche quello di furto, a pensarci bene. Adamo ed Eva che rubano un frutto nel bosco delle delizie, proprio quello a cui era vietato avvicinarsi. E cosa ci tenta di più, se non ciò che ci viene proibito?
Adattando il peccato alla situazione odierna, dove la spirale perversa è quella di: politica-furto-ruberia-crisi, si potrebbe allora fare l'equazione: mela-furto-Adamo ed Eva colti con le mani nel sacco-scacciati in quanto emeriti ladri.
Il settimo comandamento, non rubare, a pensarci bene, è quello maggiormente infranto.
Si cominciò con una semplice mela, e poi...

2 commenti:

Fabrizio Sebastiani ha detto...

molto rivisitato e poco corretto, direi.

molti luoghi comuni che poco hanno a che fare con il vero testo di quel racconto di Genesi e con il suo significato.

Segnalo solo uno: l'accostamento furto-frutto non regge proprio: non c'è nessun frutto giacchè l'albero era a disposizione della coppia primordiale (che ricordiamo non sono personaggi storici) messo li proprio da Dio, il quale non esprime un vero divieto o proibizione, ma semplicemente mette in guardia dalle conseguenze che può avere la scelta di mangiarne, altrimenti perchè porre l'albero della coniscenza del bene e del male proprio al centro del giardino?

Anche "mela" è un riferimento iconografico, non testuale. (proviene dalla confusione latina malus che vuol dire sia melo che male, da qui la confusione che il frutto del male fosse una mala. In realtà il testo biblico parla semplicemente di frutto; ma qui la parola frutto a che fare con il fruttificare, cioè il produrre frutti; anche noi diciamo che la nostra vita o azione produce buoni frutti: intendiamo dire buone conseguenze.

Lucia Gangale ha detto...

Per fortuna non ho voluto fare un discorso di tipo teologico, vista la consueta acredine con cui prendi posizione sui miei post di argomento religioso, ma semplicemente un accostamento di tipo sociale, che può anche "non reggere proprio", come affermi tu, ma può anche essere letto in chiave ironica da chi coglie a fondo il significato delle parole e dei concetti che ho espresso. Del resto, basta guardarsi intorno e vedere che la crisi è proprio generata dall'aviditas senza fine della classe dirigente che ci ritroviamo.
E per fortuna che la Bibbia può, come tu mi insegni, interpretarsi almeno in quattro sensi. Come diceva il filosofo Derrida, ogni testo, d'altronde, si presta all'infinito gioco delle interpretazioni e ci schiude tesori sempre nuovi, se solo li sappiamo sercare.
Ma forse un fine teologo come te mi direbbe che sto cadendo nel relativismo... Di qui all'intolleranza il passo è davvero breve. Del resto, la Storia ce lo insegna e ci fornisce prove infinite di tutti i guai che interminabili discussioni teologiche hanno prodotto.

Lettori fissi