Coup d’Etat planétaire présenté par des sites tiers.
2 settimane fa
Note di costume e società. Web diary of social cognizer.
Quattordici anni di studio e 124mila pazienti testati. Ed alla fine ecco il responso di Alpa Patel dell'American Cancer Society: stare troppo seduti accorcia la vita, o espone al rischio di tumori e malattie cardiovascolari. Ogni ora in più trascorsa davanti alla televisione accorcia la vita di 22 minuti nei soggetti oltre i 25 anni. Ed è poi impossibile recuperare, anche facendo del duro esercizio fisico. E' proprio come se si volessero cancellare gli effetti di 20 anni di sigarette facendo corsa appena possibile. Tutto ciò perché il nostro organismo non è programmato per restare inattivo. La sedentarietà accumula grassi nel corpo, la resistenza all'insulina, le malattie cardiovascolari (+9%), il rischio di diabete, di cancro al seno (+16%) e di cancro al colon (+15%), come ha già evidenziato l'Istituto Superiore di Sanità. Allora, che fare? Anche 5 minuti al giorno di passeggiata al giorno intorno a una stanza ogni ora, permettendo al corpo di bruciare fino a 16 calorie.
Tutto
è una lezione di vita, tutti quelli che incontri, tutto ciò che vivi,
quando ti svegli al mattino ed apri gli occhi tutto è una lezione di
vita.
"Ma quando, in quella Torino, i miei genitori cominciavano ad andare in ferie, io ormai andavo in vacanza da solo, negli ostelli della gioventù di mezza Europa. Così, purtroppo, non ho memoria di vacanze con la mamma e il papà. Oggi sento tanti piagnistei, sulle povere vacanze che ci attendono a causa della crisi. Mi sembra che non stiano né in cielo né in terra. Chi si lamenta non sa come abbiamo vissuto".
"Io
sono contro la violenza in qualsiasi sua forma e manifestazione. La
violenza sulle donne non è altro che una conseguenza del sessismo. Credo
che la violenza non sia solo lo schiaffo o la cinghia della cintura, ma
il doversi sentir dire ogni giorno: "sei brutta" ,"sei grassa", "sei
fuori posto", "sei una troia", "se non ti trucchi nessuno ti amerà mai",
"devi mostrare e vendere il tuo corpo per vivere bene", " non amare lui,
lui è povero, non potrà mai mantenerti", "non puoi amare una ragazza, è
contro natura", "non mangiare se vuoi che qualcuno ti sposi", "non avere la
cellulite altrimenti tutti ti prenderanno in giro!". Questa è la vera
violenza sulle donne."(cit. da web)
"Ci sono battaglie che non abbiamo scelto. Poi c'é la vita. E io quella non smetterò mai di sceglierla". E' una delle frasi che compaiono sul profilo facebook di Carlotta Nobile, giovane violinista originaria di Benevento, ma residente a Roma, scomparsa nella notte a causa di un male incurabile contro il quale aveva lottato fino alla fine. Carlotta lascia un grande vuoto nella sua città, dove era diventata direttore artistico dell'Orchestra da camera dell'Accademia di Santa Sofia dal 2010. Aveva portato in città il gusto delle serate musicali nella chiesa di San Domenico, con una programmazione ricca e articolata nella quale si era spesa senza risparmio. Scrive oggi Il Quaderno: "Aveva cominciato presto gli studi musicali e aveva conseguito a 17 anni
il Diploma di Violino in Conservatorio con il massimo dei voti, la lode e
la menzione d’onore, sotto la guida del Maestro Massimo Bacci.
Poi, gli
studi universitari, i corsi di perfezionamento presso le più
prestigiose accademie europee e i premi che ha ritirato spessissimo come
vincitrice assoluta. Carlotta Nobile aveva curato personalmente per due
anni la rubrica musicale “Righe Sonore” sul Quaderno.it e collaborato
al periodico Realtà Sannita". Ma più di tutto resta, in quanti l'hanno conosciuta, il ricordo del suo viso e la sua dolcezza. Tra i pensieri che le hanno dedicato su facebook c'è questo: "... ricordo
quella mattina che mi fermasti per strada... mi dicesti di non
arrendermi....siamo tutti cosi fieri di te... e di quello che hai
realizzato. Siamo tutti cosi fieri dell' umiltà con la quale hai vissuto
la tua vita...Tu sei e sarai una lezione di non poco conto".
Nella frase «Calderoli dà dell’orango alla ministra
Kyenge», la parola più nauseante è Calderoli: per la sua recidività.
Sono vent’anni che l’Italia si deve occupare delle bizze razziste dei
leghisti da bar, vent’anni che molti cittadini non ancora del tutto
imbarbariti schiumano d’indignazione, vent’anni che viene loro risposto
che si tratta di battute innocenti e che chi non ride a crepapelle è un
buonista o un ipocrita. Vent’anni, un surplace infinito, fatto di
canottiere, ombrelli, diti medi, deodoranti spruzzati sui treni,
tricolori umiliati, incitazioni allo stupro. Non c’è mai un orlo in
questo bicchiere che continua imperterrito a ingoiare porcate.
Ogni volta ci si stupisce come se fosse la prima, ogni
volta la si rimuove come se fosse l’ultima. E invece tornerà, perché
torna sempre, e fra un mese o un anno ci sarà un altro orango, un’altra
canottiera, un altro rutto mediatico per il quale indignarsi invano.
Andare al lavoro in bicicletta fa sempre più
tendenza, in Svizzera come altrove. Ma Olivier Staub non è un pendolare
come gli altri: ogni giorno deve percorrere 34 chilometri, poco importa
se fuori splende il sole o c'è la neve. E sulla sua sella recita poesie
ad alta voce.
A volte ne approfitta per prepararsi ai colloqui che lo attendono in
giornata. «Mi capita anche di recitare poesie, quelle di Paul Éluard ad
esempio. È il mio poeta preferito». La bicicletta diventa così una
specie di ponte tra due mondi, la famiglia e il lavoro.
Ordinaria follia. E però quanti Pegoraro, per fortuna senza
porto d’armi, solcano ogni giorno le strade del nostro scontento? Quanta
rabbia intrisa di mania di persecuzione, alla ricerca spasmodica di un
capro espiatorio da sacrificare sull’altare di un regolamento di conti
scambiato per giustizia? L’essere umano funziona così da quando
frequenta il mondo. A non funzionare più è la comunità che un tempo
assorbiva un po’ di questo disagio. Il prete, il medico condotto, il
circolo comunista, la famiglia patriarcale. Non facevano miracoli, ma
erano camere di decompressione, sfogatoi legalizzati in cui scaricare
malumori e risentimenti prima che montassero fino all’impazzimento.
Oggi gli sfogatoi sono i social network, ma senza contatto fisico la
solitudine fa in fretta a diventare malattia.