sabato 30 maggio 2015

UNPRESENTABLE



Matteo Renzi:
"Sono pronto a scommettere che, come tutti sanno ma nessuno ha il coraggio di dire: nessuno degli impresentabili -nessuno!- verrà eletto".

Due ore dopo Rosy Bindi inserisce Vincenzo De Luca (PD), candidato a governatore della Regione Campania, nella lista degli impresentabili della commissione antimafia.

Vincenzo De Luca: "L'unica impresentabile è lei, la pia donna di potere". Dice che denuncerà la Bindi per diffamazione.

mercoledì 27 maggio 2015

DAGLI USA A POMPEI


EXPO, IL PARERE DEL PAESOLOGO

FRANCO ARMINIO
(dalla pagina facebook)


Sono andato a parlare della mia Irpinia all’Expo. Non mi sono occupato di quello che c’è dietro. Posso dire questo: sono stati spesi tanti soldi per costruire un gigantesco non luogo provvisorio che serve solo per far stancare le persone. Chi va all’Expo si stanca e basta, questa è la mia sensazione. Ovviamente si possono fare incontri belli e vedere cose interessanti, ma il mio pensiero è che in questo caso il tutto sia inferiore alla somma delle parti. Molti in questi mesi andranno a Milano e torneranno delusi, perché anche il giocattolo consumista comincia a stancare. Questa non può essere più l’era del troppo, bisogna cercare vie più spoglie, una passeggiata in un bosco dà molta più vita che l’affannoso procedere tra i padiglioni milanesi. L’esposizione si potrebbe anche chiudere molto prima del previsto. In effetti ora si tratta di recuperare un poco le spese, ma il bilancio è già chiaro: un fallimento totale, una storia che ci lascia un solo insegnamento: non è che spendere tanti soldi ci assicura di fare una cosa veramente grande e memorabile.
p.s.
nella foto la dispensa della casa della paesologia a trevico. da noi si mangia bene senza fare file e senza spendere nulla

mercoledì 20 maggio 2015

domenica 17 maggio 2015

LEONARDO DA VINCI, L'UOMO DELLE MERAVIGLIE

«Fu d'indole affabile, brillante, generosa, di volto straordinariamente bello; e poiché era un meraviglioso inventore e arbitro d'ogni eleganza e soprattutto di spettacoli teatrali, e sapeva cantare egregiamente accompagnandosi con la lira, piacque sommamente a tutti i principi del suo tempo».

PAOLO GIOVIO

«Questo lo videro gli uomini in Lionardo da Vinci, nel quale oltra la bellezza del corpo, non lodata mai a bastanza, era la grazia più che infinita in qualunque sua azzione; e tanta e sì fatta poi la virtù, che dovunque l’animo volse nelle cose difficili, con facilità le rendeva assolute».

GIORGIO VASARI

Questo scrivevano i contemporanei di Leonardo da Vinci, genio universale, in quell'epoca di creazioni universali che fu il Rinascimento. "Il Volto" di Leonardo è in mostra a Palazzo Madama, a Torino. Tra suggestioni visivo-uditive sensoriali, il visitatore è accompagnato a confrontarsi con il volto, gli occhi ed il mistero di Leonardo.
Leonardo emblema di un'epoca in cui la gentilezza, caratteristica anche della sua indole, portò all'Italia quei frutti di rinnovamento e quella rivoluzione filosofica, scientifica, artistica che ne fecero la culla dell'Umanesimo.
Che ci sia bisogno di tornare a quegli ideali ed a quella gentilezza, per uscire dalla mediocrità e dalla mancanza di rispetto che ha preso piede in questo nostro amato ed infelice Bel Paese?
Forse gli occhi pensosi di Leonardo ci indicano la strada. Ci dicono che applicando tutto l'ingegno di cui disponiamo e la gentilezza e lo stile italiano, qualcosa di buono si può ancora costruire.





UNA GIORNATA AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO



Sabato di maggio, la pioggia a Torino è cessata, è gradevole andare a vedere cosa succede al Salone del Libro 2015. Il sole splende sul Lingotto Fiere e dal primo momento in cui siamo nello spiazzo e poi varchiamo la porta degli accrediti stampa, una fiumana incontenibile di gente che girovaga tra gli stand e le sale delle conferenze non ci abbandonerà mai.

In contemporanea, ogni ora, dalla mattina fino alle ore 20, le conferenze presso le varie sale: Sala Rossa, Sala Gialla, Sala Azzurra, Sala Workshop, Auditorium Agnelli…

Mi aggiro cercando di cogliere il meglio da ogni evento che riesco a seguire. Inizio con Lucia Annibali, la giovane avvocatessa cui un fidanzato possessivo ha sfigurato il viso con l’acido. Autrice del libro “Io ci sono”, la giovane donna è per tutti un esempio di coraggio civile e di forza morale unica. Anche nel racconto del dramma da lei vissuto, scorre l’ironia che caratterizza la sua indole.

Sala Rossa, si cambia registro. Si parla di beni culturali con il libro di Tommaso Montanari, Privati del patrimonio, edito da Einaudi. Prestigioso il parterre, composto dal giornalista del Corriere della Sera Sergio Rizzo, dall’ex ministro per i Beni Culturali, Massimo Bray, dalla presidente della Fondazione Museo Egizio, Evelina Christellen, e dalla giornalista di Repubblica, Sara Strippoli, moderatrice dell’incontro. "Il privato può essere sussidiario allo Stato, ma non può prenderne il posto”, spiega Montanari, che però ricorda che i soldi che ci sono dobbiamo imparare a spenderli bene. "Da sempre la cultura costa, ma crea cultura", sottolinea l’autore. Critico Bray sui tagli agli enti statali, quindi a scuola e cultura, mentre Evelina Christillin, che ricorda che deve la sua carriera, l’ottenimento di una cattedra di Storia Moderna all’Università e tutti gli incarichi che ha ricoperto nella vita “alle sue origini non proprio proletarie”, si è quasi scusata: "Io a questo tavolo rappresento il 'mostro' del privato, ma ho letto con attenzione il libro di Montanari. Penso che la convivenza sia possibile ma bisogna avere la buona educazione perché questo possa accadere. I direttori dei musei americani lo sanno: i musei non hanno la missione di creare profitto, ma creano cultura, informazione, conoscenza. Dobbiamo raccogliere le competenze più diverse e metterci in testa che senza ricerca non si va da nessuna parte". La Christellen ha ricordato all’uditorio che lo straordinario successo del rinnovato Museo Egizio è che, dopo un decennio di fermo, al suo interno è ripartita la ricerca, il personale è altamente specializzato e l’attuale direttore è stato scelto per merito in base ad una selezione europea, che ha individuato il candidato adatto tra un centinaio di curricula provenienti da tutto il continente.

Il giornalista Sergio Rizzo ha parlato di alcuni sprechi all’italiana: il comune di Roma che ha affittato il Circo Massimo ad una cifra astronomica per ospitare il concerto dei Rolling Stones, che gli ha fruttato solo settemila euro. I 42 milioni di euro spesi annualmente per mantenere le case destinate ai meno abbienti, quando si riescono a tirare fuori i 12 milioni di euro necessari per restaurare la tomba di Augusto, chiusa da sette anni. I milioni di euro spesi da Silvio Berlusconi per creare “Milano 3” e nemmeno un euro per un palazzo di immenso valore storico.

Poi ho avuto modo di seguire parte dell’intervista del filosofo Umberto Galimberti a padre Enzo Bianchi, che discetta sull’amore. Quasi tutti occupati gli oltre duemila posti a sedere.

Il tema universale dell’amore fa dire a Galimberti: “Tutti possiamo fare a meno della ragione, tutti possiamo fare a meno della fede, nessuno può fare a meno dell’amore”. Inconfondibile la voce roca del priore di Bose, che sottolinea l’importanza dello sguardo nell’approssimarsi all’altro: “Immaginate come può venire su un bambino che non è mai stato guardato da nessuno”. E poi sciorina una serie di  parabole, raccontate a modo suo: “La parabola del buon samaritano racconta l’importanza dell’amore verso il prossimo. Ma poteva finire anche in modo diverso… Quando non abbiamo nulla da dare all’altro, possiamo però dargli la nostra presenza. Allora, invece di raccontarci che il buon samaritano dà al povero il suo mantello e lo porta all’albergo, poteva anche finire con la morte del povero, e con la presenza fisica del samaritano, che gli tiene la mano. Per un povero e per un ammalato l’esperienza più grande è quella di essere toccato. Oppure la parabola del figliol prodigo. Quello che è rimasto col padre è un minchione che non ha avuto il coraggio di vivere, mentre il figliol prodigo ha sperperato tutto, ma ha avuto il coraggio di vivere e di seguire quello che veramente gli piaceva”.

Sold out per Roberto Saviano, ed una lunga coda fuori della Sala Gialla per sentire, da un piccolo schermo piazzato al suo esterno, quello che il giovane autore di “Gomorra” è venuto a dire.

Me ne vado via da questa movimentata giornata portando con me due ricordi del Salone del Libro Edizione 2015: un libro di Adriano Olivetti, uno dei maggiori imprenditori del Novecento, ed un cd musicale di una piccola casa editrice di Murazzano, in Alta Langa, Piemonte. Lo ascolterò all’indomani a casa. E porto con me l’impressione, credo piuttosto fondata, di un Paese pieno di talenti e risorse, che sa combattere e reinventarsi, nonostante tutto.

PLATONE, I PERICOLI PER LA DEMOCRAZIA

Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità; quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle? 

REPUBBLICA, Cap. VIII
370 a. C.

ATTUALITA' DI ADRIANO OLIVETTI

Imprenditore, ingegnere, polico italiano ((Ivrea, 11 aprile 1901 – Aigle, 27 febbraio 1960), sostenitore del fatto che il profitto aziendale debba essere reinvestito in servizi utili alla comunità.


«Ogni soluzione che non desse esclusiva autorità e responsabilità a uomini di altissima preparazione è da considerarsi un inganno. L’operaio direttore di fabbrica è un romantico ma anacronistico ricordo dei primi tempi della rivoluzione sovietica, mentre l’operaio membro di un consiglio d’amministrazione è una tragica finzione retorica della repubblica sociale fascista».

RADIO D'EPOCA AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO



mercoledì 13 maggio 2015

L'ARROGANZA DEI POLITICI NEI CONFRONTI DELLA SCUOLA


Non saprei dire, al momento, se il cosiddetto “dialogo” sulla “Buona scuola” che si è aperto fra il governo e i sindacati porterà davvero a risultati concreti e positivi per la scuola italiana, se il governo farà marcia indietro su qualche punto o no, né se siamo di fronte a un dialogo vero o uno scontro, a una fiction o alla realtà. So soltanto che non mi è piaciuto affatto, nei giorni scorsi, il modo in cui i vari rappresentanti del governo hanno apostrofato gli insegnanti e il mondo della scuola in generale, a suon di “non capiscono”, “si sono buttati nelle proteste senza ragionare”, “sembrano extraterrestri”, “sono in mano ai sindacati”, “sono una minoranza chiassosa” e così via. Né mi è piaciuta l’accondiscendenza di molti giornalisti italiani nei confronti di atteggiamenti e parole, da parte dei rappresentanti del governo, che oscillavano fra arroganza, spocchia e maleducazione.
Un esempio per tutti? Il dialogo-scontro fra Giovanni Cocchi, insegnante di Bologna, e Davide Faraone, sottosegretario del Pd al Ministero dell’Istruzione, qualche sera fa a Otto e Mezzo. Faraone, a cui hanno insegnato come si sta in tv, continuava a interrompere Cocchi, alzava la voce, ammiccava, faceva le smorfie tipiche di chi porta pazienza di fronte all’inferiorità altrui. Il professor Cocchi, dal canto suo, resisteva, obiettava, precisava, ma, non abituato al mezzo, si ritrovava troppo spesso a chiedere la parola, a interrompersi, quasi a giustificarsi. “Non siamo stupidi, siamo tutti laureati”, ha detto Cocchi più di una volta. Certo che sono laureati, gli insegnanti di scuola. Loro sì, Davide Faraone invece? Da Wikipedia non sembra. La conduttrice, infine, pareva contenta soprattutto per la vivacità dei toni, perché – si sa – alza l’audience. Avrebbe potuto fare o dire qualcosa di diverso? Forse no, dato il format. Nel complesso, però, persino il titolo, “Renzi bocciato dai prof”, sapeva un po’ di presa in giro. Di Renzi? Certo che no. Lo sanno tutti che in Italia l’ultimo della classe è sempre il più ganzo.


venerdì 8 maggio 2015

GLI ITALIANI CHE SCAPPANO A LONDRA...



(La Stampa) - Caro Sabadin, sono una ragazza di 26 anni e vivo in Italia. Unica, o quasi, fra i miei amici. Tanti, tantissimi di loro, hanno infatti deciso, per inseguire i sogni e le carriere più disparate, di salire su un aereo (low cost) e volare all’estero, quasi tutti in Inghilterra. Sono in buona compagnia, ovviamente, come sanno anche a Londra, tanto che l’anno scorso il sindaco Boris Johnson accolse Renzi con la frase «benvenuto nella sesta città italiana».  
Negli ultimi anni ho letto che sarebbero circa 100.000 gli italiani arrivati a Londra. E dati dell’ambasciata dicono che il 60% dei nuovi arrivi ha meno di 35 anni. Cosa vanno a fare? Di tutto, dal cameriere al ricercatore (professione che qui da noi è sempre più difficile fare). Volevo un suo parere, da conoscitore della Gran Bretagna. Quest’emigrazione italiana è in gran parte una moda, unita alla necessità di imparare l’inglese, o lassù le possibilità di crescita, formative e di vita sono davvero migliori? Grazie. 
Silvia Ceruti  
 
Cara Silvia, lo scorso anno circa 45 mila italiani si sono trasferiti in Gran Bretagna (ma principalmente a Londra) per cercare lavoro. L’incremento rispetto al 2013 è del 65%, ma rispetto a quattro anni fa è del 300%.  
La differenza con l’Italia? Non appena arrivati, e dopo avere preso un appuntamento telefonico con impiegati gentilissimi, possono richiedere e ottenere facilmente il National Insurance Number, una specie di codice fiscale senza il quale non è possibile trovare un lavoro. Da quel momento in avanti basta scorrere gli annunci online o andare in un’agenzia specializzata per trovare qualcosa nel giro di pochi giorni anche solo da Starbucks, Pret à manger o Eat. La paga è bassa, non ci sono né tredicesima né liquidazione, e i soldi guadagnati bastano appena per un minuscolo appartamento in Zona 3 o 4, e per l’abbonamento alla metropolitana. Ma chi è bravo viene premiato e aiutato a crescere dai suoi superiori, chi ha voglia di fare e intraprendenza trova rapidamente soluzioni migliori.  
All’inizio la situazione può essere molto pesante, ma vivere a Londra, una delle città più belle, libere e dinamiche del mondo, rende più sopportabili i sacrifici. Infatti quasi nessuno, dopo essere arrivato, vuole più tornare nell’imbalsamato e irrimediabile Paese dal quale è partito. 

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