mercoledì 10 novembre 2010

BERTOLASO NON CI MANCHERA'


La Campania non credo sentirà la mancanza di Guido Bertolaso, forse mancherà alle cricche degli appalti e a qualche speculatore nel settore dell’edilizia, certamente ad una parte della politica a cui piace arricchirsi sfruttando i posti di potere, come un ministero o una poltrona da sottosegretario con delega proficua. Probabilmente, poi, molti abruzzesi continueranno ad interrogarsi sulla sua figura, dovendo scontrarsi con la vita quotidiana che ancora scorre, per loro, tra macerie reali e affettive.
Mister emergenza l’11 novembre lascia l’incarico di grande capo della Protezione civile e si dichiara pronto al riposo e alla vacanza, speriamo trovi il tempo di non sottrarsi alla giustizia. Soprattutto speriamo si apra una nuova stagione per la stessa Protezione civile: perchè un nuovo corso è ciò che si meritano i coraggiosi volontari che la animano e l’intero paese. Naturalmente ci auguriamo che questo incipit di vita nova sia una priorità per il successore di Mr emergenza Bertolaso, cioè Franco Gabrielli, al quale spetta anche un altrettanto importante compito: respingere il pericoloso tentativo di trasformare la Protezione civile in una Spa, come accaduto per il settore della Difesa. Un tentativo sempre in agguato perchè questo governo è divorato da un delirio di privatizzazione e deregolamentazione che cerca di imporre ad ogni settore, smantellando pezzo dopo pezzo i fondamenti pubblici del paese. Un delirio, appunto, perchè offre spazio a ulteriori forme di collusione e speculazione affaristica, mare magnum di opacità e sperpero di denaro pubblico in cui sguazzano le cricche di imprenditori senza scrupoli e politici permeabili, amministratori pubblici famelici e scaltri faccendieri: tutti pronti ad incassare a spese della comunità, della legalità e della pietà umana (ricordate le telefonate del post terremoto in Abruzzo quando, tra le macerie fumanti e i lutti ancora laceranti, alcuni imprenditori già pregustavano il guadagno? Erano i sodali di Balducci – vice di Bertolaso e presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici – e di Anemone, arrestati nell’inchiesta di Firenze sui grandi eventi). Un sistema infame che ha avuto gioco facile sfruttando anche il modello del “tutto è emergenza”, di cui Bertolaso è stato grande fautore e di cui questo esecutivo ha abusato. Negli ultimi anni la morte del papa e i mondiali di nuoto, al pari delle alluvioni e dei terremoti, sono diventati appuntamenti eccezionali meritevoli della presunta gestione emergenziale, che comporta la deroga alle norme e alle leggi. Tradotto: l’assenza di controllo e la deregulation degli appalti e delle commesse, come cricca richiede e come cricca ordina.
Semplificato: la Bertolaso connection, cioè un network di “incriccati” in cui Mister emergenza è dentro fino al collo, tanto da essere indagato nell’inchiesta per gli appalti del G8, oltre ad esser stato risucchiato nella polemica sulla ricostruzione in Abruzzo. Come dimenticare poi le cronache sugli appartamenti di Propaganda Fide o i massaggi al Salaria sport Village? Il grande gestore dei fondi pubblici, anche straordinari, che guida la Protezione Civile e favorisce gli “amici” i quali poi lo ricompensano con case e relax.
Infine il triste capitolo dell’emergenza rifiuti in Campania con la recentissima fuga, solo pochi giorni fa, dalla Regione. Perchè “quello che si doveva fare lo abbiamo fatto”. Ma cosa? Napoli e la Campania ancora inondate di immondizia e la tensione sociale che stenta a spegnersi. Arrivederci Bertolaso, Mister emergenza che ha tristemente resistito a tutti i governi perchè non c’è niente di più bypartisan della questione morale (legale!). Anzi speriamo che quello dell’11 novembre sia, per Bertolaso, un addio alla vita pubblica, piuttosto che un saluto temporaneo in vista di un nuovo incontro che il paese non meriterebbe.

TUTTO IL RESTO E' GIOIA


Signor Franco Califano, ho appena saputo che lei è un anziano povero e solo, tanto da essersi appellato alla legge Bacchelli che garantisce un sussidio statale agli artisti in disgrazia. Non mi scandalizza l’attenzione mediatica riservata al suo caso, mentre della povertà e solitudine degli anziani ignoti non importa un fico secco a nessuno. E non punterò il dito sui milioni da lei sperperati nel corso della vita in amorazzi, fuoriserie e sostanze assortite: fatti suoi. Ma le canzoni no, sono fatti anche nostri. Una in particolare: «Tutto il resto è noia». Ha idea dei disastri causati da quel manifesto della superficialità umana, che esalta le emozioni a scapito dei sentimenti e considera «noia» qualsiasi cosa non produca una scarica di adrenalina?

Eugenio Finardi provò a metterci una pezza («l’amore è fatto di gioia ma anche di noia») e un Franco più spirituale di lei, Battiato, cercò «un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente», ma ormai era troppo tardi: i materialisti avevano trovato l’inno a cui appoggiarsi per giustificare il loro sfarfallio esistenziale privo di senso, salvo ritrovarsi alla fine della giostra isolati e depressi. Perché quella che lei chiama «noia», Califano, è la vita vera. E non è affatto così noiosa. Noiosi, e un po’ patetici, sono i settantenni che continuano ad abitare il mondo come ragazzini. Da contribuente sono disposto a finanziare la sua vecchiaia, ma a una condizione: se proprio non vuol cambiare registro, cambi almeno il testo.

MASSIMO GRAMELLINI
La Stampa, 9.11.10

domenica 7 novembre 2010

ARTE E DESIGN NELLE DIMORE STORICHE DELL'UMBRIA


É in programma per lunedì 8 novembre, alle ore 12.00, nel Palazzo della Provincia di Perugia , Sala della Partecipazione, una conferenza stampa di presentazione del progetto relativo all’iniziativa “Festa a Palazzo 2010 – Design & Arte nelle dimore storiche dell’Umbria.” Il progetto, curato dallo Studio Artemis, è sostenuto dalla Provincia di Perugia, Comune di Foligno , Comune di Montefalco, Camera di Commercio, Ordine degli Architetti della Provincia di Perugia, Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, con il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali, Club Unesco, Associazione Amici dell’Arte e dei Musei Umbri, in collaborazione con Abati, Banca Mediolanum, Cornacchini srl, Istituto Tecnico Commerciale F. Scarpellini di Foligno, Fulginart e Ekpharasis. Il progetto “Festa a Palazzo”, giunto alla sua sesta edizione, vuol essere una proposta dal carattere fortemente culturale, con l’intento dichiarato di promuovere un elemento distintivo ben preciso del nostro articolato sistema di beni culturali: le dimore storiche, siano esse ad uso privato che a destinazione pubblica.

FINI SUL GOVERNO A BASTIA UMBRA

Stamane, davanti a seimila persone, il leader di AN Gianfranco Fini ha chiesto le dimissioni del premier Berlusconi dopo un'analisi lunga e serrata dei mali del Paese. Ovviamente il cavaliere, perennemente alla ribalta della cronaca per i suoi incontri a luci rosse con relative generose elargizioni, i soliti attacchi alla magistratura rea di non dargli pace, e quelli triti e ritriti ai comunisti che lo attaccherebbero di quae di là, afferma che il discorso di Fini non lo tange e che lui non rassegnerà nulla, in quanto la sfiducia va votata in Parlamento. Gli esponenti del Pdl Bondi e Cicchitto hanno detto che Fini " getta alle ortiche con una spregiudicatezza imbarazzante un impegno comune di quasi vent'anni, liquida una parte cospicua del patrimonio della destra italiana", che Berlusconi continuerà ad operare per l'interesse del Paese e bla bla bla bla. L'unica cosa imbarazzante, per la verità, è per l'Italia essere governata dall'attuale maggioranza, e di questa cosa abbiamo ripetute conferme nel consesso internazionale. Standing ovation per Fini durante il suo discorso, durato più di un'ora. Un grande discorso, in cui, dopo anni, la dignità e l'immagine del nostro Paese, scesi vertiginosamente sotto i tacchi a causa degli scandali privati del premier e delle sue battute poco felici (l'ultima sui gay), Fini passa in rassegna i problemi reali del Paese, che non coincidono certamente con quelli privati di Berlusconi, a livello sia aziendalistico che privato. Parole che sono state come una boccata di ossigeno in un Paese bloccato, fermo, fossilizzato ed incapace di uscire dalle secche della crisi che lo attanaglia.

Tre cose impediscono ad un sovrano di servire il proprio Paese: la pigrizia, la stupidità e la lussuria.
Federico II di Prussia (1740-1786)

DOMUS DEI GLADIATORI SARA' RICOSTRUITA

Napoli, 7 nov. (Adnkronos) - "Gli affreschi danneggiati a seguito del crollo della Domus dei gladiatori potranno essere restaurati". Lo ha annunciato il ministro per i Beni e le attivita' culturali Sandro Bondi, a Pompei per un sopralluogo dopo il crollo della Schola Armatorum. "Anche la Schola potra' essere ricostruita cosi' com'era dopo il restauro della seconda guerra mondiale", ha detto il ministro.
www.ilvelino.it
“Il governo venga al più presto alla Camera a riferire su questo vero e proprio disastro generato dall’incuria dell’uomo che ha determinato lo smottamento fatale per la Antica Armeria dei Gladiatori a Pompei”, chiedono la capogruppo del Pd in commissione Cultura, Manuela Ghizzoni ed Emilia De Biasi, deputata della stessa commissione. “Quello che è avvenuto a Pompei negli ultimi due anni – aggiungono - è vergognoso, dopo chiusure, commissariamenti, interventi della protezione civile, il risultato è un crollo che provoca indignazione in tutto il mondo. Sono insopportabili l’indifferenza avuta da tutto il governo e l’inadeguatezza del ministro Bondi, che dovrebbe trarre le conseguenze dal modo dilettantistico con cui ha gestito la situazione”. “Anche gli interventi della finanziaria con nuovi pesanti tagli - concludono - dimostrano la sottovalutazione dei problemi da parte del governo”. "E una vergogna" è stato il commento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

sabato 6 novembre 2010

VIDEOLETTERA DI VENDOLA A BERLUSCONI

"Caro Berlusconi, le battute, soprattutto quelle volgari, possono ferire. Eppure dovresti saperlo: quella che tu spacci per galanteria spesso si rivela come molestia, le barzellette razziste sono una minuscola enciclopedia dell'imbecillità. E in quanto ai gay, se un tuo figlio, un tuo amico..."

mercoledì 3 novembre 2010

UNA “GOMORRA” DEL 1861


Estratto di una lettera di Costantino Nigra a Cavour, del 1861, sulle condizioni generali del Sud Italia e sulle cause del brigantaggio. Per Napoli “una condizione generale di cose la cui gravità non poteva nemmeno sospettarsi”

Napoli, 20 maggio 1861

Per ordine di S.A.R. il Principe di Carignano, luogotenente generale di S.M., ho l’onore di presentare a V.E. un sunto dell’amministrazione delle provincie napoletane dal principio del corrente anno fino ad oggi (…).
Le storie contemporanee, da Colletta in poi, sono piene de’ biasimi dell’Amministrazione borbonica. Ma nessuna storia ha potuto svelare tutta quanta la immensa piaga. Fatte le debite eccezioni, tanto più onorevoli quanto più rare, ben si può dire con tutta verità, come ogni ramo di pubblica amministrazione fosse infetto dalla più schifosa corruzione. La giustizia criminale serva delle vendette del Principe; la civile, meno corrotta, ma incagliata anch’essa dall’arbitrio governativo. Libertà nessuna, né ai privati né ai municipii. Piene le carceri e le galere dei più onesti cittadini, commisti a’ rei dei più infami delitti. Innumerevoli gli esiliati. Gli impieghi concessi al favore o comperati. Gli impiegati in numero dieci volte maggiore del bisogno. Gli alti impieghi largamente pagati, insufficientissimi gli stipendi degli altri. Quindi corruzione e peculato ampiamente e impunemente esercitati.
Abuso di pensioni di giustizia e di grazia. Ammessi in gran numero ad impieghi governativi ragazzi appena nati, cosicché contavano gli anni di servizio dalla primissima infanzia. Istruzione elementare insufficiente. L’universitaria anche più poca e cattiva. Trascurata più ancora l’istruzione femminile. Quindi ignoranza estrema nelle classi popolari. Pochi i mezzi di comunicazione. Non sicure le strade, né le proprietà, né le vite dei cittadini. Neglette le provincie. Poco commercio malgrado le risorse immense di paese ricchissimo. Pochissime le industrie. Perciò aggiunta all’ignoranza la miseria e la fame. Le spese di amministrazione molto maggiori d’ogni più largo calcolo. Gli istituti di beneficenza, largamente dotati, depauperati da schiera immensa di impiegati, di amministratori, di ingegneri, di avvocati. I proventi loro consumati, di regola generale, per tre quarti in spese di amministrazione e per un quarto solamente nello scopo dell’istruzione. Nelle carceri, nell’esercito, nelle amministrazioni, in tutti i luoghi pubblici esercitata largamente la camorra, il brigantaggio nelle provincie, il latrocinio dappertutto. La polizia trista, arrogante, malvagia, padrona della libertà e della fama dei cittadini. I lavori pubblici, decretati, pagati e non fatti. Ogni potere, ogni legge, ogni controllo concentrato nell’arbitrio del Principe. Clero immenso, ignorante, salvo alcune eccezioni meno rare nelle diocesi di Napoli; sforniti di dignità e della coscienza del proprio ministero. Bassa superstizione nel popolo. La mendicità esercitata, sotto forme diverse, da tutte le classi dei cittadini, non escluse le più elevate. Non giornali, non libri. L’esercito corrotto, non esperto di guerra, privo di fiducia nei capi. (…).
Accanto ai patrioti onesti e liberali che aiutarono la rivoluzione in queste provincie si unirono uomini rei di ogni delitto, di perduta fama, sfuggiti all’azione della giustizia o alle carceri, i quali e per fare dimenticare i commessi misfatti e per acquistare credito o ricchezze, od anche per esercitare private vendette, cooperarono al compimento del rivolgimento politico che stabilì il nuovo ordine di cose. Credevano essi che il nuovo Governo (seguendo esempii non nuovi nelle storie napoletane) non solo avrebbero dimenticato le loro nequizie, ma li avrebbe ricompensati.

Costantino Nigra fu poeta, scrittore, diplomatico e uomo politico di fiducia di D’Azeglio e Cavour. La relazione è compresa nel Carteggio Cavour-Nigra, v. IV

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