sabato 9 giugno 2012

PERLE AI PORCI

“Chi voglia praticare un’arte sempre più in disuso, e cioè la bocciatura, deve anch’egli munirsi di un grande coraggio. Bocciare è antieconomico, quindi la scuola che funziona non deve bocciare. E per funzionare non si intende insegnare bene ma far quadrare i conti. (siamo di nuovo scivolati nel libro “Mali e malori della scuola italiana”). L’insegnante che ingenuamente attua il sillogismo «Questo studente non ha fatto un cazzo tutto l’anno, quindi va bocciato», si scontra subito con il preside («non ha fatto niente perché non è stato adeguatamente motivato»), con i colleghi pietisti («poverino, ha una situazione familiare terribile»), con i genitori, che già hanno minacciato ricorso se il caro figlioletto verrà bocciato, poiché era in difficoltà ma la scuola non ha attivato i corsi di recupero. Dal che si evince che la colpa del fancazzismo dello studente è nell’ordine: del professore, della famiglia, della scuola. L’idea che possa trattarsi semplicemente di buona, sana, vecchia mancanza di voglia di studiare – che per generazioni è stata efficacemente curata con una buona, sana, vecchia bocciatura – non sfiora nessuno. Salvo l’ingenuo professore, che viene sistematicamente messo in minoranza e ammonito di adeguarsi ai tempi che corrono”. 


(Gianmarco Perboni “Perle ai porci” – Rizzoli 2009 – pagg. 60, 61)

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