sabato 5 settembre 2015

SCENA ANTICA CHE ANNULLA IL PRESENTE



 Migranti che superano a piedi il ponte Elisabeth sul Danubio (foto La Stampa)

E' vero che la scena di masse umane in cammino è una costante della storia. Proprio per questo continua a commuovere: perché conosciamo la storia che c'è dietro, che in fondo è sempre quella. Proprio per questo continua a commuovere: perché conosciamo la storia che c'è dietro, che in fondo è sempre quella, anche se diversa ogni volta. La meta è un desiderio di destino. "Vai nel luogo che ti dirò", dice il Signore ad Abramo, quando gli ingiunge di abbandonare la casa dove è nato per andare incontro a un futuro che né lui né Dio ancora conoscono. Abramo, che vuol dire "Padre Grande", è uno solo ma è come se fossero tanti. Sono lui le moltitudini di uomini, donne, bambini, giovani e anziani, sani e infermi, che nella storia si sono messe in cammino per raggiungere qualcosa di ancora sconosciuto ma carico di quella luce incerta che è la speranza. E il cammino a piedi è fatto di una lentezza il cui sapore noi che viaggiamo dentro la cabina di un aereo o sopra morbide ruote di gomma non conosciamo più.
Per questo ci scuote, il lento flusso di quei migranti dentro i nostri confini. Zaini in spalla, mani nelle mani, passeggini e fazzoletti in testa. Bandiere. Voci che s'incontrano. Colori che cangiano sotto la luce e l'ombra.
E' una scena antica eppure a ben guardare sempre presente, in un angolo o nell'altro della nostra storia. Loro sono stranieri, vengono da luoghi lontani che non conosciamo e di cui sappiamo o facciamo finta di sapere molto poco.

Elena Loewenthal
(Estratto dall'articolo pubblicato su La Stampa: "Scena antica che annulla il presente", di sabato 5 settembre 2015)

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