"Voi cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri.
Appassionatevi alla vita perché è dolcissima. Mordete la vita. Non
accantonate i vostri giorni, le vostre ore, le vostre tristezze con
quegli affidi malinconici ai diari. Non coltivate pensieri di
afflizione, di chiusura, di precauzioni. Mandate indietro la tentazione
di sentirvi incompresi. Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate gioia
da tutti i pori. Bruciate… perché quando sarete grandi potrete
scaldarvi ai carboni divampati nella vostra giovinezza. Incendiate… non
immalinconitevi. Perché se voi non avete fiducia, gli adulti che vi
vedono saranno più infelici di voi. Coltivate le amicizie, incontrate la
gente. Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente,
quante più sono le persone a cui stringete la mano".
lunedì 31 marzo 2014
INCENDIATE... NON IMMALINCONITEVI
"Voi cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri.
Appassionatevi alla vita perché è dolcissima. Mordete la vita. Non
accantonate i vostri giorni, le vostre ore, le vostre tristezze con
quegli affidi malinconici ai diari. Non coltivate pensieri di
afflizione, di chiusura, di precauzioni. Mandate indietro la tentazione
di sentirvi incompresi. Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate gioia
da tutti i pori. Bruciate… perché quando sarete grandi potrete
scaldarvi ai carboni divampati nella vostra giovinezza. Incendiate… non
immalinconitevi. Perché se voi non avete fiducia, gli adulti che vi
vedono saranno più infelici di voi. Coltivate le amicizie, incontrate la
gente. Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente,
quante più sono le persone a cui stringete la mano".giovedì 30 agosto 2012
RADIOIMMAGINARIA
mercoledì 30 maggio 2012
GIOVANI, LA GRANDE FUGA DALL'ITALIA
La Stampa - Sempre più
medici, avvocati e architetti scappano dall'Italia per cercare lavoro
all'estero. Lo rivela la ricerca «Giovani professionisti in movimento», che
fotografa la "fuga di cervelli".Il centro studi del Forum nazionale dei Giovani, in collaborazione con il Cnel, ha presentato a Roma il risultato di un'analisi sulla mobilità lavorativa intereuopea. Tra il 1997 e il 2010, oltre diecimila professionisti italiani si sono trasferiti stabilmente in altri Paesi. Tra questi, la meta preferita è il Regno Unito, scelto da 4.130 italiani, seguito da Svizzera (1.515 unità) e Germania (1.140).
I dati raccolti dalla ricerca mostrano che la maggioranza degli italiani che scelgono di emigrare sono professionisti altamente qualificati. Primi tra tutti i medici, che rappresentano più del 20% di quei diecimila, oltre a 1.327 insegnanti delle scuole superiori, 596 avvocati e 214 architetti.
Il saldo arrivi-partenze risulta però positivo, soprattutto grazie agli oltre 5.000 lavoratori romeni che dall'entrata nell'Unione Europea ad oggi si sono trasferiti in Italia. Il Belpaese ha attratto negli ultimi anni anche circa 3.000 tra spagnoli e tedeschi.
Una profonda differenza emerge però tra gli stranieri che si trasferiscono in Italia e gli italiani che scelgono di sviluppare all'estero la loro professionalità. La maggior parte di chi si trasferisce in Italia ha una qualificazione medio-bassa, e oltre 6.500 sono infermieri, quasi la metà dei quali non specializzati . Gli "italiani in fuga", invece, sono perlopiù giovani talentuosi, laureati e altamente qualificati.
La ragione di questa fuga può essere in parte spiegata con le difficoltà che riscontrano i giovani italiani a entrare negli ordini professionali. La regolamentazione italiana risulta essere una delle più complicate dei paesi industrializzati secondo l'Ocse, che classifica come peggiori dell'Italia solo Slovenia, Turchia e Lussemburgo. Nel nostro Paese solo il 9,4% degli iscritti agli ordini professionali ha meno di 30 anni, ed in particolare un notaio su due ha oltre 50 anni, mentre ben tre medici su quattro sono over 45. Avvocati e giornalisti sono i più giovani, con oltre il 60% di under 45.
Una serie di interviste effettuate dal Forum dei giovani ha inoltre rivelato quali sono gli ostacoli che rimangono da rimuovere per rendere effettiva la libera circolazione dei professionisti in Europa. Risultano come i più agevolati medici e architetti, mentre i lavoratori delle professioni legali -notai, commercialisti e avvocati- sono quelli che, ancora oggi, incontrano maggiori difficoltà.
venerdì 28 ottobre 2011
I MITI DEI GIOVANI
La sfida virtuale alla normalità
Cosa ci dice il fascino irresistibile dei personaggi amati dai ragazzi
Valentino Rossi che biascica poche sconfortate parole sotto la luce delle telecamere che pornograficamente lo inquadrano mentre soffre per la morte dell'amico e collega Marco Simoncelli e, accanto a lui, qualcuno - un giovane tifoso, a quanto pare - gli dice: «Sei un grande, Vale» e sembra che l'eco di quelle parole ne diffonda altre e conclusive tipo: «...anche in questi momenti», spinge a una riflessione. Le parole suggerite dal tono del tifoso indicano che Rossi è un grande, è un mito anche quando soffre. È un mito quando vince, è un mito quando polemizza, è un mito, un punto di riferimento per migliaia di giovani e non di questo (e presumiamo altri) Paesi per il solo fatto di esistere e di essere come è.
Ma com'è Valentino agli occhi dei giovani? Come viene percepito e perché? Diciamo quali sono i primi aggettivi che vengono in mente pensando a lui: forte, campione, grintoso, schietto, abile, ricco, giovane, belloccio. Uno che è riuscito ad arrivare sul tetto del mondo diventando un maestro di professionismo in quello che inizialmente doveva apparirgli un divertimento. Le prime gare da ragazzino, il talento che viene fuori, poi la MotoGP e le vittorie, gli sponsor, i soldi, le donne, le polemiche con gli avversari in cui allunga una battuta delle sue nel suo accento, gli spot, la totale copertura mediatica della sua vita. Valentino è un mito perché è figo, e tutto ciò che lo circonda è altrettanto figo. Il giovane, il tifoso lo ammira, lo mitizza appunto, perché corre con le moto e guadagna tutto quello che si può guadagnare.
Lo adora perché il centauro rappresenta tutto ciò che lui non potrà mai essere: libero di fare quello che sa fare e di e di dire ciò che vuole dire e alla fine di passare all'incasso. Una lunga scia di popolarità avvinghiata al numero di zeri sul suo conto corrente. E se poi Valentino evade le tasse, ciò lo rende una specie di Robin Hood in cui lo Stato fa la figura pulciara dello Sceriffo di Notthingam.
E ancora miti, belli e dannati, tanto amati perché talentuosi e folli. Amy Winehouse, per esempio, morta da poco, grande voce e fragilissima personalità. Se l'è sbranata l'eccesso. Ora la sua foto campeggia sui quadrati dei profili dei social network, sulle «bacheche», sulle magliette dei fan. Il mito che vocalizza dagli mp3 col timbro nostalgico di chi c'era e non c'è più. Schiere di ragazzi che se la spartiscono, Amy, in rete, e che dicono sui blog che «nessuno la capiva» e che in questo consisteva la sua grandezza. Truccate come lei ma un tantino più stonate, su youtube puoi trovare piccole grossolane figure di cantanti replicanti, piccole Amy che una vita come quella della star (tra droghe e alcol e amori violenti) non la vorrebbero, ma fa cool credere di sì. Valentino Rossi solare. Amy sola. Le due facce del mito a confronto. Amarli è una missione.
E Steve Jobs, il mago della tecnologia, già mito e guru in vita ora in morte assimilato a Dio, trasformato nella Sua versione terrena ma speculare da orde di Mac-dipendenti che mandano e rimandano sui loro iPad il discorso di Stanford, con quell'intronante «siate affamati, siate folli» che rimbalza ovunque come un Padre Nostro o un atto d'accusa alla mediocrità. O, peggio, alla normalità.
Morderò la mela della vita anch'io, pare ripetersi l'ammirato fan che corre in libreria a comprarsi e forse leggersi la biografia autorizzata del Vate, morderò la mela anch'io se mi impegnerò in ciò che so fare, anche se poi non so fare niente. Sarò affamato, folle, geniale. Sarò Steve perché Steve era come me. L'ammiratore che assurge a mito per interposto sogno.
Farebbe bene ricordare, però, che sotto la polvere del grigiore e della medietà, sui banchi di scuola della quotidianità ci sono altri tipi di miti del tutto ignorati, cui i giovani forse dovrebbero prestare più accurata attenzione: tuo padre che ogni mattina si alza e va a lavorare, per esempio, al tornio nella oscura chiassosa dimenticata fabbrica o nella redazione ticchettante di un giornale di provincia a raccontare i nudi fatti, pochi soldi e tanta passione. Tua madre che pulisce le scale nei grandi stabili dove si muovono milioni di euro al minuto, un colpo di straccio, una goccia di sudore che le imperla il naso mentre pensa che è stanca, che non ce la fa più. Tua sorella che insegna in una scuola dove è precaria, aule fatiscenti, gessetti portati da casa, uno studente che sbadigliando pensa al Milan e la ignora, ignora il suo impegno per ficcargli un po' di sale in zucca.
Spegnere la televisione o il pc, ogni tanto, e guardare alla vita di chi ti circonda. Non sarà inebriante come l'inclinazione di Valentino in curva sulla sua Ducati, o abbagliante come le luci dei flash quando passa Justin Bieber. Ma partire dalla realtà e non dal sogno patinato è già capire che il mito è nelle piccole cose semplici. Poi, se verrà il tuo tempo di correre o inventare, saprai almeno raccontare da dove hai cominciato.
* Scrittore, autore de "La sfuriata di Bet" (Einaudi)
venerdì 27 maggio 2011
lunedì 14 febbraio 2011
17 MARZO-RIVOLUZIONE CULTURALE DALLA SCUOLA
manifestazione di donne tenutasi in 230 piazze d'Italia ed anche all'Estero.martedì 25 gennaio 2011
DISCORSO DI STEVE JOBS AI NEO-LAUREATI DI STANFORD
Università di Stanford, 21 gennaio 2005La prima storia è sull'unire i puntini.
Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?
E' cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all'ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d'attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: "C'è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?" Loro risposero: "Certamente". Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l'adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.
Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l'ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all'epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell'attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.
Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l'unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.
Il Reed College all'epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.
Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E' stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all'epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all'indietro.
Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa - il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita
Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.
Non ho saputo davvero cosa fare per alcuni mesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.
Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.
Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.
La mia terza storia è a proposto della morte
Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è "no" per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato.
Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che c'è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore.
Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi "addio".
Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso sto bene.
Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po' più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:
Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.
Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero un ragazzo c'era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E' stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E' stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E' stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.
Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell'ultima pagina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c'erano le parole: "Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.
giovedì 20 gennaio 2011
52 LAVORI IN 52 SETTIMANE - SEAN AIKEN
Per rompere la monotonia delle notizie su vecchi ottuagenari tristi e soli in cerca di consolazione su mercenarie carni tremule, ho deciso di parlarvi della storia di Sean Aiken. Questo simpatico ragazzone americano, laureato, ha un destino da esperto nel multitasking... Dopo la laurea si è sentito dire dal padre: "Non importa ciò che fai, l'importante è che quello che fai sia una cosa che ami". Dopo il classico stato confusionale post laurea, Sean ha dato vita ad un'esperienza unica. Tra il 2007 ed il 2008, a soli 25 anni, mosso da una sfida con se stesso, il ragazzo ha iniziato a viaggiare l'America coast to coast. Ha trovato 52 lavori in 52 settimane, percorso 46mila miglia, dormito su 55 divani diversi, trovato ospitalità dovunque attraverso il suo sito web oneweekjob.com. Al suo interno promosse la ricerca di lavoro e cercò committenze della durata massima di una settimana. Non voleva compensi, ma che gli aspiranti datori facessero una donazione in
beneficenza. Immediate le risposte di moltissimi offerenti. Il secondo passo fu quello di trovare uno sponsor che finanziasse i suoi viaggi. Contadino, pompiere, pubblicitario, mascotte, produttore cinematografico, giornalista, pizzaiolo, dee-jay, allenatore di pallavolo, fiorista eccetera eccetera. Sean, laureato in Business Administration al Capilano College di North Vancouver, ha fatto veramente di tutto. Certo, in America è più semplice. Ed oggi il ragazzone biondo platino di cosa si occupa? Si occupa di raccontare il progetto One Week Job. Racconta la sua esperienza in giro per le scuole americane con uno stile divertente e umoristico e viene ben remunerato per questo. E' quindi partito il "The One Week Job Program": a tre ragazzi reclutati online è stato offerto un budgeti di 3mila dollari a testa per intraprendere un'esperienza simile a quella di Sean e scriverne poi sul sito Oneweekjob.sabato 15 gennaio 2011
CONTROCANTO: I DOVERI DEI GIOVANI
"Giovani come diamanti: accanto al diritto di brillare, c’è il dovere personale di raffinarsi e coltivarsi, togliendo con impegno tutte le scorie dello spontaneismo, dell’improvvisazione, dell’irresponsabilità, del vandalismo."Come si può brillare, se non si tolgono chili di scorie, fatte di impreparazione e ignoranza? Che cosa fanno gli oltre due milioni di giovani italiani che, secondo l’ISTAT hanno compiuto l’iter scolastico con diploma o laurea, e non lavorano, non studiano, non fanno apprendistato? Aspettano che il diritto al lavoro si concretizzi, forse per magia? Certo, i tempi sono duri. Il mercato del lavoro è una palude; il vedere come in Italia essere raccomandati sia all’inizio più importante del merito è frustrante e insultante: lo so per vita. Ma ho visto che la preparazione vince. Ecco perché se i tempi sono duri, e il contesto italiano è poco meritocratico, è indispensabile puntare sul dovere di prepararsi al meglio, fin da piccoli. Scriveva Antonio Gramsci, nei tempi difficili del fascismo: “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza”. Se vogliamo cambiare le cose, se vogliamo distillare il meglio delle moltissime risorse di questo privilegiato e noncurante Paese, dobbiamo puntare sull’importanza essenziale del principio dei doveri dei giovani e non solo sull’enfatizzazione dei loro diritti. La preparazione, anche alla vita e al lavoro, non si improvvisa. Non si può ciondolare per tutta l’adolescenza, cercare la sufficienza strappata con la complice connivenza di genitori a priori sempre dalla parte dei figli, e pensare che improvvisamente si troverà un magnifico lavoro, solo perché si ha un (deprezzato) pezzo di carta in mano, diploma o laurea che sia. Queste sono illusioni pericolose, che poi alimentano violenza, degrado e distruttività, verso di sé o verso gli altri, e fanno crescere il numero di disoccupati inoccupabili. Basta poco per accorgersi che mancano alcuni fondamentali: la capacità di programmarsi per un compito, di organizzare un lavoro, di pensare in modo costruttivo e orientato all’obiettivo; la capacità di concentrarsi su un discorso o una mansione per più di cinque minuti. E manca spesso quel tocco di educazione per rivolgersi agli altri con garbo e gentilezza (qualità essenziali in ogni rapporto con il pubblico). Se poi il lavoro richiede un minimo di cultura, apriti cielo. L’italiano? Un disastro, anche sui fondamentali (grammatica, sintassi e perfino punteggiatura). Sull’inglese o altre lingue straniere, stendiamo un pio velo. Senza calcolatrice, troppi giovani non sanno più fare nemmeno le addizioni a due cifre. Della cultura generale, nebbia totale. Con qualche eccezione.
L'articolo completo di ALESSANDRA GRAZIOTTIN è all'indirizzo
www.alessandragraziottin.it/articoli.php?ART_TYPE=AQUOT&EW_FATHER=8506
domenica 2 gennaio 2011
PAROLE SANTE

domenica 19 settembre 2010
PROGETTARE EVENTI PER IL TERRITORIO


venerdì 10 settembre 2010
COSA SCRIVEREBBE "LA ZANZARA" OGGI?

martedì 31 agosto 2010
UN AMMASSO DI SPIONI
Tiziana NardoneTUTTO L'ARTICOLO E' SU
http://www.ilquaderno.it/vita-svolgere-incollati-monitor-mettiamoci-faccia-limpegno-anziche-diffamare-invidia--49763.html
venerdì 27 agosto 2010
TEMPI DIMEZZATI PER LO STUDIO
Una ricerca condotta da alcuni scienziati americani ha evidenziato che dagli anni Sessanta ad oggi il tempo trascorso dagli studenti sui libri si è dimezzato. Nel 1960 i ragazzi dedicavano allo studio a casa 24 ore. Man mano questo monte ore si è progressivamente ridotto fino ad arrivare alle 12 ore settimanali.
La causa di questa disaffezione verso i libri va ascritta al tempo trascorso davanti alla televisione. Al contrario, la tecnologia internettiana aiuterebbe. Prima per svolgere una ricerca occorreva molto tempo, consultare testi, magari recarsi in biblioteca, trascrivere ed imparare tutto. Oggi le ricerche si trovano bell’e pronte su Internet, anche se il copia e incolla tra gli studenti impazza.
I tempi di concentrazione dei ragazzi si sono notevolmente ridotti e per loro la fatica di trascinare lo studio per oltre un’ora e mezza sembra essere immane. I prof si adeguano, programmando le interrogazioni ed evitando qualsiasi effetto sorpresa.
Intervistato da
lunedì 16 agosto 2010
CERCASI SAGGEZZA
Su Facebook spopolano due categorie di siti, costantemente condivisi, linkati e taggati soprattutto nelle pagine "faccia-libro" dei più giovani. Sono, per la precisione, "Le frasi più belle dei cartoni animati" e "Le frasi più belle dei film".Come meravigliarsi?
Una volta erano di moda Moravia, Montanelli, donna Letizia, Elsa Morante, Matilde Serao...
E' proprio vero: ogni epoca ha i suoi modelli ed i suoi maestri.
A noi oggi sono dati quelli virtuali.
lunedì 9 novembre 2009
GENERAZIONE SENZA IDEALI?
Ho seguito il professor ALESSANDRO MELUZZI, volto noto della Rai Tv, in una conferenza dedicata al tema della famiglia, e ad un certo punto il discorso è caduto sulle domeniche passate dalla gente nei centri commerciali. Perché non si sa dove andare e cosa fare.E' vero.
La gente va in questi posti per riempire un senso di vuoto e di valori. Svuotando il portafogli.
La situazione è deprimente. E' il trionfo dell'industria consumistica.
E i giovani?
Buttati, come sono, in un vuoto valoriale ed affettivo senza precedenti, per via dello sfascio sempre più frequente delle famiglie, risultano, per la prima volta nella storia, essere meno colti e preparati dei loro padri, i cui padri, ed i padri dei padri, hanno sgobbato vite intere per dar loro un'istruzione più elevata che permettesse loro di riuscire meglio nella vita.
Ma c'è di più. Non solo i giovani hanno pochi spazi di espressione e troppi telefonini ed hi-pod. Ad essi manca il rapporto con il gruppo dei pari, per cui la psicologia, in questo vuoto di rapporti umani, si è dovuta inventare la Pearc Education. Ad essi manca anche la tensione intellettuale e morale per costruire qualcosa di importante.
Mi guardo intorno e non posso dargli torto. Cosa fanno di importante i giovani in questa società? Quali proposte concrete hanno da offrire? E' vero che vivacchiano alla giornata, anche sul fronte scolastico? E' solo quella descritta da Moccia nella sua pseudoletteratura la gioventù del XXI secolo?
E' proprio una generazione il cui cervello è stato sostituito dalla tecnologia?Che il sesso virtuale ha sostituito quello della cascina dei nonni?
Che il '68 per loro è stata solo l'epoca del rock and roll e di Woodstock?
Che bisogna inventarsi stragi a scuola e balle su YouTube per sentirsi qualcuno?
E' solo mancanza di responsabilità la loro vita, protetta com'è dall'indifferenza degli adulti?
Che un direttore di scuola ha dovuto dimettersi per aver punito in maniera esemplare i bulli che avevano offeso un disabile, tanto perché aveva deciso di non essere indifferente?
Non hanno proprio niente da dire questi giovani?
Quando fanno cazzate dicono che non sanno nemmeno loro perché le hanno fatte? Forse per noia?
E' proprio vero che ognuno pensa solo agli affari suoi?
Sarà, ma effettivamente non vedo una generazione di fenomeni.
Non vedo partecipazione, interesse, ideali, passione. Solo un campare alla giornata.
Per chi mi dovrei sbattere? Forse ognuno di questi giovani pensa questo nella sua testa.
Aiuto. Che qualcuno mi smentisca.
sabato 18 aprile 2009
COME FIORI IN UN CAMPO
Beatles
Queste foto le ho scattate ieri mentre ero in biblioteca. Un gruppo di giovani musicisti che, armati di chitarre e spartiti, studiano assieme musica. Al centro una giovane studentessa delle superiori che legge gli spartiti e dirige il discorso. Intorno gli altri giovani che ascoltano ed intervengono.
Scene da far allargare il cuore. 
Altro che nichilismo dei giovani!
Questi ragazzi che stanno insieme, leggono, lavorano insieme e, come credo, si divertono anche insieme, sono l’espressione più completa dell’espansività, potenza e coralità della vita, nel periodo del suo massimo fulgore.
Giovani che leggono e discutono insieme. Tutti insieme. Per tutte le cose.
Hanno sostato piuttosto a lungo nell’ampio cortile, erano sereni e gioiosi. Poi i saluti hanno chiuso questo armonioso incontro.
Bravi ragazzi. Di voi per fortuna ce ne sono molti e tutti, ma proprio tutti, abbiamo bisogno di voi, della vostra impagabile voglia di fare, del vostro impegno e dei vostri bellissimi sorrisi.
Come frecce in mano a un eroe sono i figli della giovinezza
Salmo 127
sabato 21 marzo 2009
L'OSPITE INQUIETANTE
sabato 27 dicembre 2008
LE PAROLE DI ALBERONI PRIMA DELLA RIFORMA GELMINI
“Cosa fare per stimolare, far esprimere l’energia e la creatività giovanile impedendo però che diventi forza distruttiva, dissipazione, ma si incanali verso una meta costruttiva?Non abbiamo a disposizione che la scuola. Me le nostre sono ancora le vecchie scuole progettate per l’insegnamento in aula mezza giornata. Oggi avremmo bisogno di college diurni in cui i ragazzi entrano alle 8 del mattino ed escono alle 7 di sera. Una scuola dove oltre allo studio tradizionale fanno ginnastica, sport, teatro, cinema, musica, e dove imparano anche attività artigianali di cui la società ha un assoluto bisogno come, per esempio, l’elettricista, l’idraulico, il falegname, il cuoco, il giardiniere, per cui escono avendo già un mestiere. Una scuola che richiede insegnanti preparati, motivati, pagati bene, che credono nel loro compito educativo e a cui sono stati restituiti l’autorevolezza e il potere necessari.
Certo, si tratta di un impegno – anche economico – colossale, che non può essere realizzato in un istante. Me se non ci si mette su questa strada avremo delle famiglie sempre più in difficoltà, dei giovani sbandati e gravi problemi di sviluppo economico”
Francesco Alberoni – Mode, modelli e idoli dell’Internazionale giovanile


