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sabato 7 gennaio 2012

DALLA MILANO DA BERE ALLA CRISI DEL XXI SECOLO

Ecco un'immagine dei bei tempi andati. Correvano gli anni Ottanta ed il benessere, il rampantismo, l'immagine alla moda del capoluogo lombardo imperversava dappertutto, compresi gli slogan pubblicitari. Compresi film come A me mi piace di Enrico Montesano, Sotto il vestito niente di Carlo Vanzina, Yuppies 1 e 2 di Enrico Oldoini e Via Montenapoleone, sempre di Vanzina.

Milano era un avamposto del socialismo craxiano. Stavano iniziando a diffondersi le tv commerciali, che tanto in negativo hanno influenzato la cultura nazionale, distribuendo nelle case degli italiani prodotti sottoculturali e l'immagine, tutt'ora propinataci dal Grande Fratello e affini, di furbetti debosciati alla ricerca di popolarità e successo. Nessuno avrebbe immaginato, dopo trent'anni, una crisi di proporzioni cosmiche come quella che stiamo vivendo.
Sarà, ma sono convinta, come dice Gramellini, che oggi abbiamo bisogno di poeti, oltre che di contabili. Soprattutto abbiamo bisogno di cultura, quella vera.

lunedì 30 maggio 2011

MILANO, I GIOVANI HANNO VINTO CON L'IRONIA: DA SUCATE A MORATTIQUOTES



(L'Unità)
TUTTI I TORMENTONI:
-LA MOSCHEA A SUCATE
-LE MALEFATTE DI PISAPIA: #MORATTIQUOTES

LE VIDEO-SATIRE:
-SE VINCE PISAPIA TU DEVI ANDARE VIA...
-MORATTI: NELLA VECCHIA LOMBARDIA...
-PISAPIA, PISAPIA CANAGLIA...

Mai parlare del risultato a partita in corso: il mio “silenzio elettorale” è dunque esclusivamente scaramantico. E però, va detto: a Milano qualche vittoria si può già metterla in conto. Ad esempio la riscoperta di una città giovane e vivace, segno che dipingere i giovani come soggetti passivi, imbesuiti dal nulla berlusconiano era un errore. O anche l’affermarsi di nuove forme di comunicazione politica e sociale. L’ironia contro la volgarità, la pacatezza contro l’aggressività, il ghigno della satira diffusa, di massa, contro le straordinarie stupidaggini agitate da una destra terrorizzata. Qui si è vista una creatività diffusa, una satira di massa, una risata liberatoria.

Dalle paradossali malefatte di Pisapia (È il parrucchiere di Berlusconi! Rubava le merendine a scuola…) fino alla strepitosa invenzione della moschea di Sucate, immaginario quartiere milanese, goliardica provocazione che lo staff della Moratti ha preso sul serio. La sventurata rispose, insomma, e tutta la città ne ride di gusto.


Ecco: questa gioia di esserci, questo approccio leggero, questo comunicare senza tivù, semplicemente parlando tra esseri umani, è già una vittoria. Un cambio di prospettiva soprattutto culturale, uno scontento che non diventa rabbia sterile, ma voglia di una città nuova. E poi, altra vittoria tutta nuova, una sinistra che non litiga e che non si accapiglia, che non si impegna nell’autogol, unita e ottimista dietro al suo candidato. Se sarà un punto d’arrivo per Milano lo sapremo tra poche ore. Che sia un punto di partenza per l’Italia è già chiaro a tutti. Anche alla destra, nervosa, aggressiva, divisa. Speriamo perdente.


28 maggio 2011

martedì 22 marzo 2011

APRE A MILANO LA CASA MUSEO ALDA MERINI

Ieri la poetessa Alda Merini avrebbe compiuto 80 anni. Per festeggiarla degnamente il Comune di Milano ha aperto le porte della Casa Museo di via Magolfa 32, a un passo dal Naviglio Grande. Presenti il sindaco Letizia Moratti, l'assessore alla cultura Massimiliano Finazzer Flory, ma anche il fratello della Merini, Ezio, ed una delle quattro figlie, Emanuela.
La palazzina di due piani, proprio a pochi passi dalla casa dove abitò la Merini, contiene una ricostruzione dell'abitazione della poetessa con tanto di mobili realmente a lei appartenuti, alcuni vestiti e gli oggetti personali da cui non si separava mai, come il rossetto e le sigarette. Vi è poi un percorso poetico, intitolato appunto «Sono nata il ventuno a primavera», composto da pannelli in cui è riportata la biografia della poetessa ed alcuni dei suoi versi più belli. Al piano terra, invece, trova spazio un atelier di poesia che proporrà corsi e laboratori per giovani aspiranti poeti (il primo parte già il 29 marzo). La Casa Museo è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 18.

domenica 20 marzo 2011

"SONO NATA IL VENTUNO A PRIMAVERA" - OMAGGIO AD ALDA MERINI

Fonte: www.notizieitaliane.it/2011/03/10/nuti-tributo-ad-alda-merini/

MILANO – Lunedì 21 marzo al Teatro Carcano di Milano, il cantautore Giovanni Nuti, con la partecipazione straordinaria dell’attrice Lucia Bosè, presenta “Una piccola ape furibonda” recital di poesie e canzoni dedicate alla poetessa Alda Merini. Presentato in anteprima l’estate scorsa durante il Costa Smeralda Festival, il recital e’ andato in scena, in versione spagnola, il 28 gennaio scorso al Circulo de Bellas Artes di Madrid per festeggiare l’80* compleanno dell’attrice ex Miss Italia. L’evento, ad ingresso gratuito, è stato organizzato da all’Associazione Artisti e Patriottica, una delle piu’ antiche istituzioni culturali cittadine.

“Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle potesse scatenar tempesta
potesse scatenar tempesta.”

E il tributo nasce proprio nel giorno di compleanno della poetessa.

FIERA MILANO 2011: 50 YEARS YOUNG


I Saloni 2011: 50 years young coinvolgerà la città di Milano per offrire uno spazio di riflessione sul design, sul mondo dell’industria che lo ha reso possibile, sulla creatività e sulla cultura.
Presso il quartiere espositivo di Rho, da martedì 12 a domenica 17 aprile 2011 appuntamento con i Saloni, per vedere, toccare, provare il meglio che l’arredo domestico può offrire in tema di tipologie – dal pezzo unico al coordinato – e di stile − dal classico al design al moderno − oltre a ciò che detterà le tendenze di domani.
E in città con un molteplice progetto di cultura che si apre in alcuni luoghi storici con numerosi eventi collaterali.

domenica 6 febbraio 2011

LE PAROLE E LA PAURA


CONCITA DE GREGORIO concita.blog.unita.it/le-parole-e-la-paura-1.270326

di Concita De Gregorio | tutti gli articoli dell'autore
Un soffio costante di vento. Un passaparola tra persone di carne, non il megafono della tv, ha convocato questa gente qui. Una manifestazione di cui nessuno, se non chi l’ha voluta e sostenuta, ha mai parlato. Nessuna televisione, i quotidiani nazionali – gli altri – da ultimo e per forza, giusto ieri una colonna. Eppure a mezzogiorno del primo giorno di sole, ieri, a Milano la metro era colma. Ragazze, moltissime. Famiglie. Coppie. Gente tranquilla, ridente, quieta. Alle due, un’ora prima della manifestazione, il Palasharp era pieno. Diecimila persone sedute. Moltissime altre, arrivate dopo, sono rimaste fuori. Non ho mai visto, in tanti anni di cronaca politica, una riunione così imponente di persone così poco rumorose. Applausi tanti, certo. Ma niente cori, nessuna canzoncina, niente insegne di nessun genere tranne qualche vessillo tricolore. Qualche cartello scritto a penna, portato da casa. Un silenzio, durante gli interventi, unanime e all’unisono. Il silenzio di chi ascolta. Era talmente avvertita, misurata, critica e attenta, la gente in sala, che questa volta l’incredibile comunicato congiunto scandito a memoria dai Cicchitto, Capezzone e varii altri valvassori che urlano sono «fascisti di sinistra, vogliono piazzale Loreto» risulta proprio fuori misura, come un vestito da sera al mare, precotto e non adatto all’occasione. Hanno preparato una risposta standard per qualcosa che immaginavano fosse come l’avrebbero fatta loro. Invece non era così. Hanno sbagliato, ancora una volta non hanno ascoltato. Se urlano così forte, del resto, vuol dire che hanno paura: questa volta hanno paura. Lo stesso capo in testa ce l’ha: non bisogna dal loro credito, ha detto. E poi ha dato disposizione al suo intermittente spin doctor di scatenare il Foglio contro la manifestazione del 13. Anche quella si sente crescere e lo innervosisce parecchio. Perciò hanno dato mandato ai loro scriba di far passare la cosa come un’assemblea di moraliste che ce l’hanno con le prostitute. Di nuovo: non hanno ascoltato, non hanno letto, non hanno seguito. Ma non da ieri: da anni. Potrebbero fare qualche ricerca d’archivio, o anche sfogliare gli editoriali e gli articoli recenti. Se ne guardano bene. Non è il dialogo né il confronto il loro obiettivo. È cercare e trovare lo slogan più efficace per demonizzare l’avversario e fare in modo che non sia ascoltato per principio, a priori e a prescindere. Temono più di ogni altra cosa la parola che porta il pensiero. È questo che li innervosisce. La possibilità che la parola, col tam tam, dilaghi sebbene fuori dal loro controllo. Proprio di questo, che è quel che avevamo scritto ieri qui e abbiamo ripetuto al Palasharp, hanno parlato tutti, ieri pomeriggio, con una misteriosa ed eloquente convergenza di pensiero. Bisogna invece ridare senso e dignità alle parole, ripartire dall’ascolto. Di questo hanno parlato Eco Saviano e Salvatore Veca, «l’uso sapiente e responsabile delle parole», la capacità di ascoltare e farsi sentire, il ponte con l’altra metà del paese. Sandra Bonsanti, una ragazza di settant’anni, ha dato la parola a Giovanni Farizzo, un ragazzino di 13. Le figlie di Biagi hanno letto parole del padre insieme sul palco. Milva, indomita, accanto a Irene Grandi, 50 anni di musica in mezzo. Susanna Camusso, sindacalista, ha spiegato che in tutto il paese, non solo ad Arcore, c’è qualche serio problema rispetto alla sessualità. Logiche da bar, da barzelletta al potere, ha concluso idealmente il suo discorso Lorella Zanardo, manager. Saviano ha parlato a braccio, a lungo, come se fosse a casa davanti a pochi amici. Paul Ginsborg da casa a Firenze, si sentiva il sorriso. Scalfaro in video, esortava le donne. Eco a Marcegaglia: io vado a letto tardi, signora, ma è perché leggo Kant. Molta ironia nelle parole serissime di Zagrebelsky, molto vigore in quelle del maestro Pollini così poco abituato all’oratoria pubblica. Ci vediamo il 13, dicevano tutti alla fine. E sì, ci vediamo in piazza il 13: faranno il diavolo a quattro, i servi del padrone, vedrete. È normale. Tranquilli. È solo che hanno paura. Lui ha paura, e loro – che sono utensili – fanno grancassa.

sabato 5 febbraio 2011

UMBERTO ECO AL PALASHARP OGGI: "PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SCHIZOFRENICO"

"Noi credevamo che Berlusconi avesse con Mubarak in comune una nipote. Invece scopriamo che c'ha anche questo vizietto: non se ne vuole andare. Anche se l'esercito dice "no". Ma allora cosa ci stiamo a fare qua? A salvare l'onore dell'Italia. Fa più rumore un reggiseno che cade che un articolo di fondo.
Noi vogliamo far vedere che in Italia non siamo tutti prosseneti. Durante il Fascismo i professori universitari furono costretti a giurare fedeltà al regime. Tutti: tranne undici. E salvarono l'onore dell'Università italiana. Noi siamo quelli che dicono no.
Non si deve chiedere a un presidente del Consiglio di dimettersi per il suo eccesso di satiriasi, ma per il suo eccesso di schiziofrenia. Perché difende la magistratura quando accusano un altro (Ndr: Battisti) e non la difende quando accusano lui? Come si può essere governati da uno schizofrenico? In ogni altro paese, escludendo l'Iran o non so che, non si potrebbe. Io spero che oggi, grazie anche alla vostra partecipazione, non si possa dovere neanche qua".

martedì 25 gennaio 2011

A MILANO IL CENTRO CONGRESSI PIU' GRANDE D'EUROPA


Sessanta milioni di euro, 18mila posti a sedere, un auditorium da 1500 persone, 73 sale modulari da 20 a 2000 posti, 54mila metri quadrati espositivi a supporto. Il centro fieristico più grande d'Europa verrà inaugurato dopo Pasqua nel Centro di Milano. E' realizzato da Fondazione Fiera Milano e sarà la prima opera ad essere pronta per l'expo 2015. L'architetto Mario Bellini ha progettato gli esterni, mentre l'architetto Pierluigi Nicolin ha organizzato gli spazi interni.

sabato 8 gennaio 2011

CATTOLICA E BOCCONI IN MOSTRA A MILANO


Da lunedì 11 gennaio partirà la mostra dedicata al lavoro curata dagli studenti della Bocconi e della Cattolica. La presentazione della mostra, Un impiego per ciascuno. Ognuno al suo lavoro. Dentro la crisi, oltre la crisi avrà luogo a Palazzo Marino in sala dell’Orologio alle ore 11.00 e sarà tenuta dal Sindaco di Milano Letizia Moratti e dall’assessore al Bilancio Giacomo Beretta. La mostra, promossa dalla Fondazione per la Sussidiarietà, in collaborazione con il comune di Milano e curata dagli studenti, è in programma dal 10 al 16 gennaio in sala Alessi dalle 9.30 alle 19.30 e l’ingresso è libero.

Fonte: www.milanoblog.it

domenica 12 dicembre 2010

CASTELLO SFORZESCO SI PREPARA PER EXPO

Galeazzo II Visconti nella seconda metà del Trecento scelse di far edificare il Castello Sforzesco che per secoli è stato solo il simbolo del potere esercitato dai Signori di Milano e oggi invece sempre più un luogo dedicato alla cultura.

L’assessore ai Lavori pubblici e Infrastrutture Bruno Simini afferma: «Dopo aver recuperato e aperto al pubblico la “Strada coperta della Ghirlanda” abbiamo ora in programma altri interventi al Castello Sforzesco, come il restauro delle facciate esterne e la ridistribuzione degli spazi interni dell’ex Ospedale».
La giunta del Comune di Milano ha approvato due progetti definitivi che saranno interamente finanziati dalla Fondazione Cariplo. «Ci impegneremo per restituire alla città un Castello completamente rinnovato e restaurato – aggiunge Simini – entro il marzo 2011, in previsione di una nuova ridistribuzione degli spazi museali per gli eventi di Expo 2015.
Simini conclude: «Milano punta a un primato essere la città con più spazi museali in Europa».


giovedì 9 dicembre 2010

STORIA DEL CAFFE' HAGY DI MILANO


Quando nel 1805 Napoleone lasciò Milano, avviato alla gloria di Austerlitz, commettendo il governo al viceré Eugenio Beauharnais, un addetto alla casa impariale volle rimanere a Milano al servizio del viceré; si chiamava Carlo Hagy Hannat ed era un egiziano venuto in Italia al seguito di Bonaparte come confettiere e credenziere. Questo orientale, venendo ogni giorno dalle cucine imperiali al palazzo Serbelloni Busca sul corso di Porta Orientale, nel passare davanti alle botteghe del Corso e della Corsia dei Servi, vide (e se ne innamorò) una bella milanese; la sposò e naturalmente non volle più abbandonare Milano. Fu detto pertanto che l'Hagy era figlio dell'amore!
Nel 1810 al civico numero 591 del Corso si apriva col nome di Hagy e nel locale dove stette per 122 anni, una vendita di "dolci orientali e spaccio di caffè alla turca". Prima il caffè si chiamava "Levante".
In breve quel centralissimo caffè fu frequentato dal fiore della cittadinanza. L'Hagy ebbe fortuna; nel 1839 l'esercizio si trasformava in "negozio di vini di lusso, di liquori, di distillatore, dirimpetto all'Uomo di pietra". Così è qualificato nelle matricole municipali del tempo. Vi si vendevano anche profumi ed acque da toeletta.
All'Hagy era assiduo il colonnello garibaldino Missori, il salvatore di Garibaldi, uno dei galanti di Milano dell'epoca; vi entrava quasi sempre in compagnia dell'inseparabile ingegner Pozzoli, che tutti chiamavano "Zio Ombrella" perché in ogni stagione, con qualunque tempo, portava un'ombrella.
Enumerare i clienti abituali o di eccezione che sfilarono nel celebre Hagy è arduo compito: principi di sangue, aristocratici, letterati, artisti, celebrità teatrali, arricchirono tutti la grande fama del ritrovo, che per tanti anni fu una delle caratteristiche cittadine della Milano centro intellettuale, industriale, generosa nell'accogliere e nell'allietare il soggiorno di quanti arrivassero attratti nella sua orbita.

Da I caffè storici d'Italia, di Nino Bazzetta de Vemenia, Interlinea Edizioni, Novara 2010, pag. 71 e pagg. 77-78

venerdì 10 settembre 2010

COSA SCRIVEREBBE "LA ZANZARA" OGGI?

Parlare di sesso nel 1945 era pericoloso e poteva offendere il pudore di bigotti e benpensanti.
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti ed è quindi interessante ripercorrere le vicende che portarono tre studenti del Liceo Classico "Parini" di Milano che vennero incriminati per oltraggio al pudore, alla sensibilità ed al costume morale comune.
I tre rei confessi, autori di un'inchiesta sulla sessualità tra i giovani, si chiamavano Marco De Poli, Claudia Beltramo Ceppi, Marco Sassano. La protesta contro di loro si levò dall'associazione Cattolica Studentesca ispirata da don Luigi Giussani. I tre vennero accompagnati in questura ed applicando una legge del 1934 furono obbligati a spogliarsi per verificare l'eventuale presenza di tare fisiche e psicologiche. I maschi acconsentirono, mentre Claudia Beltramo si rifiutò.
La storia rimbalzò sui giornali nazionali e divise in due il Paese: DC e MSI costituirono il fronte della colpevolezza, invece la Sinistra ed i progressisti intervennero in difesa degli studenti.
Fu celebrato un processo, conclusosi il 2 aprile 1966 con l'assoluzione dei tre giovani. Ad esso parteciparono centinaia di giornalisti, anche dall'estero.
L'episodio fu sintomatico di un cambiamento di mentalità e di costumi ed anche come un segno del malessere giovanile che avrebbe di lì a poco coinvolto l'intera società, sfociando nelle proteste del '68.
Chissà cosa devono inventarsi oggi i giovani per scuotere questa società in crisi e questo Paese sull'orlo del fallimento economico?
Sbaglio, o di preti pedofili e di festini gay tra prelati, di ragazzini abusati morti suicidi o che hanno fatto una vitaccia infame ne abbiamo già sentito parlare, come anche di precari della scuola affamati che vanno alla Caritas?
Hai visto mai che a sconvolgere questo mondo di ladri sarebbero degli articoli sui buoni sentimenti?...

martedì 23 febbraio 2010

IL VALZER AI RAGAZZINI

A Milano è una nuova moda e spopola tra i giovanissimi. Danzare il valzer è roba da adolescenti, che domani si esibiranno in Galleria Vittorio Emanuele a chiusura delle sfilate di Milano Moda.
Dallo scorso settembre 50 coppie di studenti delle superiori e dei primi due anni di università hanno passato i weekend ad imparare i passi del ballo che tutti hanno visto in “Sissi”.
L’idea è nata da una coppia di genitori che hanno aperto la scuola Milano WienerWalz, dove si impartiscono lezioni di ballo e di buone maniere.
In visibilio la sindaca Moratti che rilancia: “In questo modo si lancia un messaggio educativo forte”.
E così forse si scoprirà che i giovani hanno bisogno di bello dentro e fuori di loro. Che le noie e crisi adolescenziali possono essere sconfitte, senza necessariamente ricorrere a musica a palla, giri in chat e tra pseudoamici su Facebook, rifugi in alcool e paradisi artificiali.
Diamo il bello ai giovani. Ragazzi, siete tutti dei grandi.

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