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martedì 21 giugno 2011

CONCITA DE GREGORIO LASCIA LA DIREZIONE DE L'UNITA'

(Ticinolibero) - Concita De Gregorio “lascia” la direzione del quotidiano italiano L’Unità, già organo ufficiale prima del PCI, poi dei DS, fondato da Antonio Gramsci. Da giorni i rumors davano la De Gregorio “silurata” dalla direzione del quotidiano, che da qualche anno è di proprietà di Renato Soru, ex Governatore della Sardegna, nonché fondatore della compagnia telefonica Tiscali. Ma proprio ieri, sabato 18 giugno, la De Gregorio, ha pubblicato un editoriale in cui attaccava la “macchina del fango” che alcuni siti internet producevano, dando spazio alle voci che davano imminente un cambiamento di direzione al quotidiano di Antonio Gramsci. Chiaro il riferimento al sito Dagospia, di Roberto D’Agostino, che da giorni “speculava” sul licenziamento della De Gregorio. Ma in serata dello stesso giorno in cui la direttrice dell’Unità attaccava i siti produttori di fango, ecco che si apprende che l’Unità cambia direzione. Alla mattina nel suo editoriale la De Gregorio srive nero su bianco sul suo quotidiano che “il suo contratto non è a scadenza” e in serata si dirama un comunicato che dice che di “comune accordo” la De Gregorio lascia il quotidiano di proprietà di Soru. Che figuraccia! Ora è palese che Soru non è più soddisfatto dell’operato della sua direttrice, tanto che a meno di tre anni dalla sua nomina, ha deciso di cambiare direzione. Come è evidente che Concita De Gregorio, troppo presa a screditare Dagospia, non si è resa conto che stava, proprio lei perdendo la faccia. Per carità, non sempre tutte le notizie presenti sui siti internet sono fondate, è del tutto normale che vi siano molte speculazioni, azzardi, ma non per questo è tutto una macchina del fango! Ma non si può smentire seccamente la mattina le voci di un proprio allontanamento dalla direzione del giornale, prendendosela con i siti internet, e alla sera, come se nulla fosse confermare la propria uscita di scena. In questo caso la tremenda gaffe di Concita non ha fatto altro che sdoganare l’autorevolezza delle speculazioni giornalistiche del sito Dagospia.
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(Fanpage) - “L’editore e il direttore dell’Unità comunicano che dal primo luglio Concita De Gregorio lascerà la guida del giornale a seguito di una decisione condivisa, assunta in autonomia e nel pieno rispetto reciproco riconoscendo l’importante lavoro svolto e i risultati raggiunti”. Comincia con una asettica frase di circostanza il breve comunicato che, dopo giorni di indiscrezioni, voci e finanche insinuazioni di dubbio gusto, sancisce la fine dell’esperienza di Concita De Gregorio come direttore de L’Unità. Una stagione intensa durata tre lunghi anni e che ha portato l’Unità a (ri)tornare ad essere il punto di riferimento di parte della società italiana. Concita, uno dei volti più riconoscibili ed autorevoli dell’intero panorama giornalistico italiano, lascia il giornale fondato da Antonio Gramsci dopo aver contribuito in maniera determinante a risollevarlo dal pantano in cui si trovava fino a qualche anno fa (nonostante l’autorevole guida di un grandissimo giornalista come Antonio Padellaro), scegliendo con grande coraggio la strada del rinnovamento e della sperimentazione, pur in una congiuntura estremamente problematica. Se i primi anni della “reggenza” della giornalista toscana coincidevano con uno dei periodi più bui del fronte progressista italiano, reduce dalla traumatica sconfitta delle politiche del 2008 con la cospicua maggioranza nelle mani del centrodestra e la sinistra “radicale” addirittura fuori dal Parlamento, non va neanche dimenticata la difficile situazione economica in cui si trovava il giornale edito da Renato Soru. Eppure, malgrado tagli e difficoltà di varia natura, quello realizzato da Concita è stato un piccolo capolavoro: rianimare un giornale in difficoltà, rivoluzionandone taglio e grafica, ridandogli smalto e prestigio, anche attraverso scelte editoriali precise e coraggiose.

giovedì 21 aprile 2011

PAPA PIO IX CONDANNO' IL FRATE CHE ASSOLSE CAVOUR


Si chiamava fra Giacomo da Poirino. Assolse Cavour sul letto di morte. Com'è noto, prima di morire, Cavour aveva pronunciato la frase: "Frate, libera Chiesa in libero Stato". Il grande statista era incorso nella scomunica per le leggi che sottraevano alla Chiesa beni e benefici.
L'altro ieri l'Osservatore Romano ha reso noto per la prima volta nella storia la testimonianza del frate francescano, attraverso la documentazione finora inedita conservata negli Archivi Vaticani:
"Il Conte di Cavour ha chiesto i sacramenti, lo confessai, e poi dopo averlo confessato disse alla presenza di alti personaggi, che spontaneamente ha chiesto i sacramenti, e che voleva che si pubblicasse su tutti i giornali che lui era cattolico, e che voleva morire da vero cattolico come era sempre stato. A tale confessione del Cavour mi pareva, gli dissi, che la ritrattazione fosse implicita".
Questa fu la spiegazione che frà Giacomo fornì a papa Pio IX. Il quale, non soddisfatto della risposta, insistette nel condannare il comportamento del frate, al quale chiese ripetutamente una esplicita dichiarazione pubblica del suo errore. Frate Giacomo resistette ("a fare tale dichiarazione non posso senza tradir la mia coscienza ed infamar me stesso, eppero' sono pronto a soffrir ogni cosa, anche la morte, piuttosto che cedere"), ma prima di morire, e dopo che era stato eletto papa Leone XIII, egli si decise a chiedere il perdono e la remissione delle censure ecclesiastiche.
Pochi giorni dopo la morte dello statista, avvenuta alle 9 di mattina del 6 giugno 1861, era stato il fratello, Gustavo Cavour, a spiegare pubblicamente dalle pagine dell’Opinione che non c’era stata alcuna ritrattazione e che il conte era morto senza ammettere errori riguardanti la sua politica di annessione dello Stato pontificio.

giovedì 14 aprile 2011

UNO SPOT PER L'ITALIA

Video sui 150 anni dell'unità d'Italia vincitore del 1° premio nazionale "Uno spot per l'Italia", realizzato dall'ITGC "Oscar D'Agostino" della città di Avellino. Imperdibile!

www.itgavellino.gov.it/galleria_foto/img_Italia150_28-01-2011/filmato.htm

mercoledì 30 marzo 2011

CAVOUR, GENIO, SEDUTTORE, GOURMET


Nel Palazzo che vide nascere Camillo Benso di Cavour si discussero le sorti della nuova Italia e spesso si conclusero importanti accordi a tavola. Il nucleo della mostra allestita nelle sue stanze è costituito da un'importante selezione di menù dei ricevimenti che celebrarono l'unità d'Italia. Si passa dal salone da ballo dove è allestito un elaborato buffet, allo studio di Cavour per scoprire gli aspetti meno noti dello statista, le donne della sua vita, i cifrari segreti per comunicare con il sovrano. Si visita la stanza dei giochi di società e si arriva all'aulica sala da pranzo dove un banchetto ricorda una sfida gastronomica tra cucina italiana e francese.
Il percorso si conclude con il boudoir della contessa di Castiglione, fugace e appassionata protagonista della diplomazia subalpina.
La seconda sezione della mostra svela il "dietro le quinte" del ricevimento: le postazioni di lavoro dei capi cuochi, i volumi di ricette dei più raffinati chef dell'epoca e le botteghe dei fornitori, dal pasticcere alla sarta al fotografo.

Contatti: tel. 3338456980

Prezzo: € 9,00 - ridotto € 7,00

Luogo: Palazzo Cavour spazi espositivi martedì-domenica 10.00-19.30; giovedì 10.00-22.00 lunedì (+39) 011530690 (+39) 011531117 http://www.palazzocavour.it
Indirizzo: Via Cavour 8
Città: TORINO (TO)

giovedì 24 marzo 2011

ITALIA 150: + 50% AFFARI PER TORINO

Aumento degli affari fino al 50% rispetto alla settimana precedente, per oltre la meta’ delle attivita’ commerciali contattate e situate nelle zona centrale di Torino. In particolare, le celebrazioni di Italia 150 sono state positive per il settore del “food” (ristoranti, bar, caffetterie, gelaterie e pizzerie) ma anche il “non food”, specie l’abbigliamento, ha registrato aumenti fino al 30%. In crescita anche le guide turistiche, con un incremento di impegni fino al 7,7%. Di tutt’altro genere le rilevazioni nelle zone periferiche o appena fuori dal perimetro centrale, dove le cifre sono molto ridimensionate o addirittura in flessione. E’ quanto emerge dal Progetto “Tre To”(Termometro Ricadute degli Eventi su Torino), pensato dall’Ascom torinese e dall’assessorato regionale al turismo per monitorare costantemente, da ora a novembre, l’effettiva incidenza determinata dalle celebrazioni dei 150 anni dell’Unita’ d’Italia sugli affari del sistema commerciale cittadino. A incidere in modo piu’ consistente (oltre il 50%) sul volume degli acquisti e’ stata, per piu’ della meta’ degli esercizi commerciali contattati, una clientela formata da adulti o anziani; in netto aumento (38,5%) anche le famiglie accompagnate dai figli. Per quanto riguarda la provenienza della clientela, gli aumenti nazionali si aggirerebbero sul 34%, in in un ambito di presenze locali pari a oltre il 65%, ed ina crescita risultano anche gli stranieri, fino al 19,2%, in particolare francesi, inglesi, austriaci, tedeschi e russi.

Fonte: http://www.torinorete.com/blog/150-anni-unita-italia/italia-150-commercianti-torino-celebrazioni-portano-50-affari/

giovedì 17 marzo 2011

LA GIUSTA LEZIONE

CONCITA DE GREGORIO
Estratto da L'Unità

«La maestra ha detto che ci sono i musei aperti stanotte, bisogna andare a vedere. Ha detto che abbiamo tutti 150 anni, anche io». Erano le undici di sera quando il piccolo di casa, che ci aspettava svegli, ci ha accolti al rientro con queste parole. Aveva messo la giacca e il papillon con l'elastico, pronto per uscire. Si sono rivestiti anche gli altri, siamo usciti tutti. A mezzanotte i fuochi d'artificio sul Tevere, gente sotto la pioggia come fosse mattina. All'una, ai musei Capitolini, coda all'ingresso per andare a vedere il Marco Aurelio. Davanti a noi una comitiva di adolescenti. Famiglie coi figli per mano attorno alla Lupa. Folla per le scale, folla in piazza Venezia, folla al Quirinale. Musica dappertutto, bambini ovunque. Coccarde e tricolori. L'Italia è un paese incredibile. È un paese che diresti sull'orlo del collasso e poi all'una di notte – in ogni piazza, in ogni città, nonni e nipoti, in massa – esce dalle case e va a festeggiare che abbiamo tutti 150 anni, tutti, ha detto la maestra anche io. È un paese che si rimette a studiare i nomi dei «giovani e giovanissimi protagonisti di quelle imprese audaci», diceva ieri Napolitano, quei ragazzini di vent'anni che un secolo e mezzo fa hanno fatto l'Italia, che si inalbera di orgoglio patrio sotto il temporale, che sta fuori tutta la notte riempie i teatri e i musei, fischia i leghisti che dicono «soldi buttati, questi per le celebrazioni». E poi fischia La Russa, vendicativo e rancoroso anche nel dispetto. Fischia il Presidente del Consiglio che ormai non può più camminare per strada senza che gli urlino contro e difatti non lo fa, parla sono da Vespa telefona in tv manda videocassette si barrica ad Arcore nel suo bunga bunker, quando proprio gli tocca di passare dal Gianicolo o di visitare una chiesa per obbligo istituzionale gli tocca uscire dal retro, nascondersi, sgattaiolare via da un'uscita secondaria per non farsi notare. Alla folla che lo fischia risponde «non lascio il paese in mano ai comunisti». Patetico, oramai. Fuori luogo ovunque tranne che dove può staccare assegni per la claque. Che poi magari ci pensa Gheddafi a scatenare una bella guerra nel Mediterraneo, proprio il diversivo che serve a blindare il governo, nessuno si muova, stai a vedere che ci viene in soccorso il Colonnello.

BUONGIORNO ITALIA

Come tanti torinesi in questa giornata di festa, passeggio sotto i portici imbandierati del centro levandomi il cappello ogni volta che qualcuno mi saluta: «Cerea». Cerea. Anzi... buongiorno!». Oggi si parla italiano. Perché oggi sulla Gazzetta Ufficiale del Regno è nata l’Italia e, comunque la pensiate, è una gran cosa. Una cosa fatta da noi. Già, noi. Una minoranza di entusiasti. Ma sono le minoranze di entusiasti a fare la storia, per poi imporla ai pigri e agli scettici come epica collettiva. Davanti a Palazzo Carignano bivacca un gruppo di patrioti lombardi che cantano Mameli a squarciagola. Soltanto uno rimane in silenzio: «Perché tu non canti, Trota?» lo apostrofa un bergamasco. «Perché son federalista». «E alura? Gli americani sono più federalisti di te. Però quando parte l’inno nazionale si mettono la mano sul cuore! Te capì?».
Uno stormo di tonache svolazza sul selciato, lanciando anatemi contro il misfatto appena compiuto da quella banda di massoni: unire l’Italia contro la volontà del Santo Padre! Svoltano l’angolo, ma uno dei pretini torna indietro, lanciando occhiate furtive. Quando è sicuro che i confratelli non lo vedono, estrae dalla tonaca un fazzolettone tricolore e lo sventola in direzione dei ragazzi lombardi. Poi lo rimette in tasca, si fa il segno della croce e fugge via. Fosse un profeta direbbe: «Fra un secolo e mezzo persino il Papa la penserà come me». Invece è solo un povero diavolo innamorato dell’Italia, nonostante tutto. Come tanti italiani in questa benedetta domenica 17 marzo 1861.

MASSIMO GRAMELLINI
La Stampa
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Borghezio, altro fenomeno da baraccone, definisce l'Inno di Mameli "sfigatello". Lo stipendio che si pappa a fine mese, pagato anche dalle tasse dei terroni e degli extracomunitari che hanno la fortuna di lavorare in regola, come lo definisce? Parassita!
scritto da anonimo 17/3/2011 21:3

Vedo che anche oggi gli insulti o le espressioni becere si sprecano,qui.Altra occasione perduta, "perchè non siam popolo,perchè siam divisi". Ma ho fiducia: di gente normale se ne incontra tanta,a cercarla.

scritto da
Melampo 17/3/2011 21:2

cari leghisti avete perso una buona occasione per dimostrare che siete dei veri italiani. Siete solo dei poveri ignoranti cafoni e non meritate affatto di ricoprire cariche pubbliche. Siete semplicemente degli arraffoni, la peggior classe politica che l'italia abbia mai avuto. E siete in buona compagnia.

scritto da ANDATEVENE 17/3/2011 19:23

avete notato chi mancava alla festa di ieri sera a torino? cota il cameriere personale di bossi. viva l'ITALIA
scritto da franz 17/3/2011 18:36

ah! se avessimo lasciato la lombardia e il veneto agli austriaci - ora saremo tutti diversi
scritto da franco 17/3/2011 18:39

giorno più bello per una nazione,in cui emerge il sentimento di unità e di riconoscenza per il proprio paese, l'assenza dei milanesi leghisti e la presenza del fischiatissimo presidente del consiglio milanese dimostrano quanto questa città e questa regione non abbia nel suo dna il concetto di nazione. supponenti, arroganti, parvenu e provincialotti| riflettete italiani, questi non ci meritano; bisognerebbe lasciarli fare la loro la padania e tassarli ogni volta che entrano Italia
scritto da francesco 17/3/2011 18:32


I leghisti non si sono presentati in Parlamento per le celebrazioni. Questo mese passeranno a incassare il misero stipendio?
scritto da avatabio 17/3/2011 18:20

17 MARZO 2011 - DIO BENEDICA L'ITALIA



Benevento festeggia l'unità d'Italia con una festa spettacolare. Due giorni di eventi di grande respiro, all'insegna dell'unità, della concordia e della passione civile. A piazza Castello intorno alla mezzanotte si può assistere a fuochi pirotecnici ed all'incendio della Rocca dei Rettori Pontifici, l'edificio dal quale il giorno 3 settembre 1860 il notaio Salvatore Rampone si affacciava per comunicare ai cittadini la fine del potere pontificio e la nascita del nuovo Stato. A mezzanotte si ha l'ostensione della bandiera italiana sulla facciata principale del palazzo del Governo, situato vicino alla Rocca, mentre il pubblico festante canta l'inno di Mameli.
E' seguito un brindisi all'interno della stessa Prefettura, con taglio di una torta gigante decorata con la bandiera italiana.


mercoledì 16 marzo 2011

UNA RACCOLTA DI CANTI E POESIE PER L'ITALIA UNITA

E' un'idea della Fondazione SIAV Academy, che mette in rete un libriccino di 110 pagine da scaricare gratuitamente e questo indirizzo: www.amici-lincei.it/italia-unita/download.php. Da esso ho estrapolato l’Ode All’Armi! All’Armi, scritta da Giovanni Berchet in occasione delle insurrezioni di Modena e Bologna del 1830-1831, e poi adottata come Inno della Giovane Italia.

Su. Figli d’Italia! su, in armi! coraggio!
Il suolo qui è nostro: del nostro retaggio
Il turpe mercato finisce pei re.
Un popol diviso per sette destini,
In sette spezzato da sette confini,
Si fonde in un solo, più servo non è.
Su. Italia! su, in armi! Venuto è il tuo dì!
Dei re congiurati la tresca finì!

Dall’Alpi allo Stretto fratelli siam tutti!
Su i limiti schiusi, su i troni distrutti
Piantiamo i comuni tre nostri color!
Il verde, la speme tant’anni pasciuta;
Il rosso, la gioia d’averla compiuta;
Il bianco, la fede fraterna d’amor.
Su, Italia! su, in armi! Venuto è il tuo dì!
Dei re congiurati la tresca finì!

Gli orgogli minuti via tutti all’obblio!
La gloria è de’ forti. Su, forti, per Dio,
Dall’Alpi allo Stretto, da questo a quel mar!
Deposte le gare d’un secol disfatto,
Confusi in un nome, legati a un sol patto,
Sommessi a noi soli giuriam di restar.
Su, Italia! su, in armi! Venuto è il tuo dì!
Dei re congiurati la tresca finì!

Su, Italia novella! su, libera ed una!
Mal abbia chi a vasta, secura fortuna
L’angustia prepone d’anguste città!
Sien tutte le fide d’un solo stendardo!
Su, tutti da tutte! Mal abbia il codardo,
L’inetto che sogna parzial libertà!
Su, Italia! su, in armi! Venuto è il tuo dì!
Dei re congiurati la tresca finì!

Voi chiusi ne’ borghi, voi sparsi alla villa,
Udite le trombe, sentite la squilla
Che all’armi vi chiama del vostro Comun!
Fratelli, a’ fratelli correte in aiuto!
Gridate al Tedesco che guarda sparuto:
L’Italia è concorde: non serve a nessun!

martedì 15 marzo 2011

ITAGLIA 150

Andrea Carandini, archeologo di fama mondiale, ha lasciato la presidenza del Consiglio superiore dei Beni culturali: i troppi tagli al bilancio gli impediscono di continuare a svolgere seriamente il suo mestiere. Non sappiamo a chi Carandini abbia materialmente rassegnato le dimissioni, dato che il ministro Bondi non esce di casa da mesi. Però ci piacerebbe almeno sapere che cos’ha fatto di male la cultura a questo Paese per meritarsi un disinteresse così suicida. Nonostante molti lo ignorino o addirittura lo disprezzino, il patrimonio artistico e culturale è l’unico petrolio su cui siamo seduti, nonché la principale e forse unica ragione per cui il mondo si ricorda ancora ogni tanto della nostra esistenza.
Una classe dirigente di buon senso taglierebbe ovunque, tranne lì. Se poi fosse anche una classe dirigente illuminata, proverebbe a immaginare un’Italia diversa. Un’Italia del bel vivere, punteggiata di musei accoglienti, siti archeologici spettacolari e teatri lirici con un cartellone di Verdi e Puccini pensato apposta per i turisti. Un’Italia degli agriturismi e dei centri benessere. Dei mari e delle coste ripulite da tutte le sozzure. Dei pannelli solari installati sui tetti di tutte le abitazioni private. Dei prestiti facili alle cooperative giovanili che propongano iniziative originali nell’arte, nello spettacolo, nella moda e nel turismo di qualità. Un’Italia verde e profumata, il polo attrattivo di tutto ciò che è bello. Saremmo più felici e più ricchi. Ma soprattutto saremmo quel che ci ostiniamo a non voler essere: italiani.

MASSIMO GRAMELLINI
15/3/2011

TORINO, MOSTRA "FARE GLI ITALIANI"?

Mostra bibliografica

Lunedì 14 Marzo

150 anni di vita italiana. Identità nuove, differenze antiche, contraddizioni e questioni aperte. Un percorso che tocca alcuni aspetti critici della nazione, alcuni dei quali già individuabili al momento dell’unificazione e ancora irrisolti a distanza di un secolo e mezzo: le differenze tra settentrione e meridione e le ragioni del federalismo, la criminalità organizzata, l’inadeguatezza delle infrastrutture, la mancanza di lavoro, il sistema scolastico...

Contatti: tel. ( 39) 0114429812/4429813

Prezzo: gratuito

Luogo: Biblioteca civica centrale

Orario: lunedì 15.00-19.55; dal martedì al venerdì 8.15-19.55; sabato 10.30-18.00
L'evento avrà termine il giorno 31/03/2011

domenica 13 marzo 2011

NABUCCO 2011


“Il 9 marzo del 1842 Nabucco debuttava come opera patriottica tesa all’unità ed all’identità dell’Italia. Oggi, 12 marzo 2011, non vorrei che Nabucco fosse il canto funebre della cultura e della musica. Sono molto addolorato per ciò che sta avvenendo, non lo faccio solo per ragioni patriottiche ma noi rischiamo davvero che la nostra patria sarà ‘bella e perduta’, come dice Verdi. E se volete unirvi a noi, il bis lo facciamo insieme”.

Riccardo Muti
Parole pronunciate ieri sera all'Opera di Roma

AAA: CERCASI NUOVO RISORGIMENTO CULTURALE

domenica 20 febbraio 2011

150 UNITA': INCONTRO AL QUIRINALE SULLA LINGUA ITALIANA

Roma, 16 feb - Il 21 febbraio prossimo alle ore 11 avra' luogo al Palazzo del Quirinale un incontro su ''la lingua italiana fattore portante dell'identita' nazionale'', nell'ambito delle celebrazioni del 150* anniversario dell'Unita' d'Italia.
L'evento, spiega una nota, e' promosso dalla Presidenza della Repubblica con la collaborazione dell'Accademia dei Lincei, dell'Accademia della Crusca, dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana e della Societa' Dante Alighieri. L'incontro sara' aperto da Gianni Letta in rappresentanza del Governo. Seguiranno gli interventi di personalita' del mondo accademico e culturale: Tullio De Mauro, Vittorio Sermonti, Luca Serianni, Carlo Ossola, Nicoletta Maraschio e Umberto Eco. Saranno svolte letture da opere che hanno segnato l'evoluzione della lingua nazionale. Leggeranno gli attori Fabrizio Gifuni, Umberto Orsini, Ottavia Piccolo, Toni Servillo e Pamela Villoresi. Nella stessa giornata sara' aperta nella Sala delle Bandiere del Quirinale la mostra ''Viaggio tra i capolavori della letteratura italiana.

venerdì 18 febbraio 2011

PREGHIERA PER LA PATRIA

Madre di Dio
affidiamo l'Italia al tuo tenerissimo abbraccio.
Tienici uniti come veri fratelli,
liberaci dagli uomini che la corrompono
dai lavoro ai giovani
ed unità ai cuori di tutti quelli che la abitano.
Abbatti i piani di coloro che vogliono dividere
che siano demoliti come fragili castelli sulla sabbia
e costruisci sulla roccia le cose buone
degne di vivere ed essere rispettate.
Donaci il rispetto per questa nostra madre Italia
ed amore per questo suolo per il quale
giovani vite diedero la propria vita.
Vergine Maria,
proteggi l'Italia.

BENIGNI CANTA L'INNO NAZIONALE

Il video su http://tv.repubblica.it/copertina/benigni-canta-l-inno-nazionale/62370?video

SANREMO - "L'intervento di Benigni al festival lo farei vedere nelle scuole, per far capire ai ragazzi cos'é l'Italia": così Gianni Morandi alla consueta conferenza stampa all'Ariston all'indomani della serata sui 150 anni dell'unità d'Italia. "Non è mai una persona da sola che uno spettacolo come quello di ieri sera", ha detto ancora. "Non era facile parlare e citare tutti i momenti della storia dell'Italia, che è talmente grande e importante. Non si può percorrere 150 anni di storia in una serata sola". Ansa

Il monologo di Roberto Benigni è stato uno degli spettacoli più belli mai visti in tv. Pensavo, ascoltandolo cantare l’Inno con un filo di voce e senza musica, che non ci vuole solo un coraggio da leoni, una convinzione e una passione formidabili. Ci vuole la certezza che da casa, comunque vada, capiranno. Che ci sono milioni di persone capaci di ascoltare e di sentire risuonare dentro di sè il valore di quel gesto. È vero, ci sono. La lettura di Antonio Gramsci, «odio gli indifferenti», ha detto il resto in quel silenzio. Una mano che ti prende da una spalla e ti solleva. Avanti ora, tutti: è questo il tempo.
CONCITA DE GREGORIO - 18.2.2011

lunedì 14 febbraio 2011

17 MARZO-RIVOLUZIONE CULTURALE DALLA SCUOLA

Assemblee studentesche in tutta Italia? Ci sta

"Democrazia sì, mignottocrazia no" recitavano ieri gli slogan di alcuni cartelloni nella grande manifestazione di donne tenutasi in 230 piazze d'Italia ed anche all'Estero.

In un primo momento si era proposta la chiusura delle scuole per il giorno 17 marzo, quello in cui, esattamente 150 anni fa, cadeva l'unità del nostro Paese. Poi la Gelmini ha detto, in maniera ferma e risoluta, che gli istituti scolastici quel giorno vanno tenuti aperti, onde evitare un inutile giorno di vacanza e così riflettere sul grande evento dell'unità nazionale. Bene, ho pensato. Quale migliore occasione per fermarci a riflettere sul faticoso cammino di conquista della libertà e dell'indipendenza dal nostro Paese e sul degrado attuale della politica e della classe dirigente italiana? L'ideale sarebbe quello di tenere le scuole aperte, con assemblee studentesche in tutta Italia, per riflettere su questi temi. E portare avanti quella rivoluzione culturale e morale di cui tanto si sente bisogno nel nostro Paese.

sabato 12 febbraio 2011

RISORGIMENTO ITALIANO E LIQUORE STREGA

Carmine Vincenzo Alberti, padre di Giuseppe, nasce a Napoli nel 1799. A causa della sua attività di cospiratore viene imprigionato dai Borboni e successivamente di trasferisce nel Sannio, che all'epoca è territorio pontificio.
Giuseppe Alberti nasce a San Felice a Cancello (CE) il 29 luglio 1834. A Benevento impianta una caffetteria in centro e contemporaneamente si dedica ad un florido commercio di vini in tutta Italia.La straordinaria avventura imprenditoriale di Alberti si colloca sullo sfondo dei moti liberali e rivoluzionari che percorrono tutta la penisola, assillata dalla ormai invadente presenza degli Austriaci. L'azione di Mazzini e della sua Giovane Italia è già iniziata.
Nel 1860, anno della spedizione dei Mille garibaldini e dell'annessione di Benevento al neonato Regno d'Italia, l'economia locale acquista un nuovo slancio con la creazione, da parte di Giuseppe Alberti, del liquore Strega, la cui fama si diffonde presto in tutto il mondo. Il nome della squisita bevanda, la cui ricetta è unica ed esclusiva in tutto il mondo, inimitabile nonostante le numerose imitazioni, ricorda nel nome la leggenda delle streghe che secondo la tradizione si davano
appuntamento per i loro magici sabba sulle sponde del fiume Sabato.
Nel 1861, lo stesso anno dell'Unità d'Italia - forse non è un caso -, Alberti acquisisce l'area della stazione ferroviaria dove verrà edificato lo stabilimento industriale, dove esso si trova a tutt'oggi. Intanto, a causa della guerra doganale con
la Francia, si riduce sempre più il commercio di vini e si afferma quello del liquore Strega Alberti.
Gli anni in cui si afferma il liquore, il torrone ed il cioccolato della ditta Alberti, sono anni importanti. Il 15 marzo 1861 è
stato proclamato il Regno d'Italia. Il 20 settembre 1870 vi è stato l'episodio della breccia di Porta Pia. Il fenomeno del brigantaggio esplode in tutta la sua drammaticità nel ventennio successivo all'Unità d'Italia.
Il 14 gennaio 1894, Giuseppe Alberti muore a Resina, lasciando eredi della sua azienda in quattro figli: Ugo, Vincenzo,
Francesco, Luigi. Dal 1920 al 1922, l'azienda si espande sotto la guida dei fratelli Alberti, che inaugurano uno stabilimento a Tripoli, divenuta colonia italiana. Durante il Fascismo l'escalation è inarrestabile: nuovi stabilimenti a Nizza e a Chiasso.
Marcello Dudovich realizza i manifesti liberty per Strega. I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale colpiscono anche lo stabilimento Alberti, che sarà subito ricostruito al termine del conflitto, riavviando in breve tempo la produzione. Nel 1947 nasce il Premio Strega, per iniziativa di Goffredo e Maria Bellonci che riuniscono negli "Amici della domenica" i più validi esponenti del mondo culturale italiano (siamo tra il '46 ed il '49). Negli anni Cinquanta, in piena ricostruzione, nasce l'industria dolciaria Alberti, destinata ad espandersi ulteriormente negli anni Sessanta, in pieno boom economico (stabilimenti verranno aperti a San Paolo del Brasile e a Buenos Aires). 2010: la ditta Strega Alberti compie 150 anni. Esattamente come l'Unità d'Italia.

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