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domenica 20 marzo 2016

CAMILLERI, PIRANDELLO E VERGA E IL MARCIUME DELL'UNITA' D'ITALIA

(Vesuviolive) -“Quando fu fatta l’unità d’Italia noi in Sicilia avevamo 8000 telai, producevamo stoffa. Nel giro di due anni non avevamo più un telaio. Funzionavano solo quelli di Biella. E noi importavamo la stoffa. E ancora oggi è così”.

Andrea Camilleri, scrittore siciliano famoso in principal modo per i romanzi aventi come protagonista il commissario Montalbano, da cui è stata prodotta una serie televisiva, pronunciò le parole sopra riportate in un’intervista concessa a Roberto Cotroneo nel 2008, che prendendo le mosse dalla situazione politica di allora, lo scontro tra l’appena nato Partito Democratico guidato da Veltroni e Silvio Berlusconi, ha toccato le corde della questione meridionale e dell’Unità d’Italia. Senza giri di parole Andrea Camilleri denunciò il fatto che il Mezzogiorno non è altro che una colonia destinata a soccombere sempre di più, poiché rende man mano di meno e non può essere utile alla gestione politica quale è dal 1860:
“Io penso che nel 2008 l’operazione colonialista, iniziata subito dopo l’Unità d’Italia nei riguardi del Sud, sia arrivata al punto finale: questa colonia del Sud rendendo sempre di meno, sempre di più viene abbandonata a se stessa. E la colonia del Sud è come se non facesse parte dell’Italia, come qualche cosa di aggiunto all’Italia. Però se poi vado a vedere chi costituisce la mente direttiva delle industrie del nord, dell’informazione del nord, mi accorgo che sono dei meridionali. E allora mi sento in dovere di chiedere una quantificazione in denaro delle menti meridionali che promuovono il Nord. Voglio metterlo sul piatto della bilancia. Voglio vedere quanto può valere il cervello di un industriale meridionale che lavora e produce ricchezza al Nord”.
Cervelli del Nord che producono ricchezza al Sud non esistono per Camilleri, il quale ha anche la spiegazione di tale circostanza:
La spiegazione risale al 1860. Quando una rivoluzione contadina venne chiamata brigantaggio. Per cui uccisero 17 mila briganti che non esistono da nessuna parte del mondo. Ed erano invece contadini in rivolta, o ex militari borbonici. Tutto già da allora ha preso una piega diversa. Quando fu fatta l’Unità d’Italia noi in Sicilia avevamo 8000 telai, producevamo stoffa. Nel giro di due anni non avevamo più un telaio. Funzionavano solo quelli di Biella. E noi importavamo la stoffa. E ancora oggi è così”.
Andrea Camilleri, il maggiore scrittore italiano in vita, parla insomma di colonia interna, di sfruttamento sistematico del Mezzogiorno sin dal momento dell’Unità, di falso Risorgimento che in realtà è stato una guerra di conquista, di storia nascosta. Col passare del tempo il Sud non poteva che diventare inutile, sfruttato ed inquinato, e allora bisogna trasferire le menti al Nord dopo averle opportunamente programmate affinché dimenticassero le proprie radici, una situazione cui non è esente da colpe la classe dirigente locale:
“Nell’Ottocento, quando cominciò a sorgere la cosiddetta questione meridionale, c’erano parecchi deputati meridionali che si battevano per la questione meridionale. Oggi si battono per altro, non per la questione meridionale”.
Che il neonato Stato Italiano fosse marcio lo avevano rilevato anche altri due grandissimi scrittori siciliani, Luigi Pirandello e Giovanni Verga, i quali, inizialmente entusiasti per quella doveva essere una nuova epoca dorata per la Sicilia cui fu promessa l’autonomia, divennero critici e rinnegarono nei fatti l’Unità d’Italia. Pirandello nacque nel 1867 in una famiglia che aveva partecipato attivamente ai moti risorgimentali, lottando al fianco dei Mille per la liberazione della Sicilia, ma egli manifestò le proprie aspre critiche soprattutto nel romanzo “I vecchi e i giovani”, dove sono a confronto la vecchia generazione, quella protagonista dell’Unità, e la nuova, quella che vive sulle proprie spalle i fatti del 1860. È un’opera il cui fulcro è l’eredità lasciata ai giovani, ma non i giovani del tempo, bensì quelli che sarebbero continuati a nascere nei decenni successivi. Donna Caterina, nel romanzo, afferma:
“Qua c’è la fame, caro signore, nelle campagne e nelle zolfare; i latifondi, la tirannia feudale dei cosìddetti cappelli, le tasse comunali che succhiano l’ultimo sangue a gente che non ha neanche da comperarsi il pane“.
Eccoli qui, ma non solo essi, gli ottomila telai di cui parla Andrea Camilleri. È quella che Pirandello chiama “bancarotta del patriottismo”, l’inganno e il fallimento del Risorgimento, l’amara consapevolezza che dietro i Mille vi era ben altro disegno, ben altri burattinai che della Sicilia e, del resto, di tutto il Mezzogiorno, non se ne curavano se non come territorio attraverso cui accrescere la propria posizione, il proprio potere, la propria ricchezza. La critica di Giovanni Verga si dispiega invece nel cosiddetto “Ideale dell’ostrica”, secondo il quale è impossibile migliorare la condizione nella quale si è nati, una sorta di cu nasci tunnu un po muriri quatratu, nonostante tutti gli sforzi che possano essere fatti: Mastro Gesualdo non diverrà mai Don Gesualdo, al massimo Mastro Don Gesualdo, e la famiglia di Padron ‘Ntoni, appena cercherà di ampliare la propria “attività” perderà la barca – migliorare non si può, si può solo fare peggio, dunque è meglio restare, come un’ostrica, attaccati al proprio scoglio. I lavori di Verga sono tutti incentrati sulla condizione delle classi più povere e disagiate, implacabilmente sfruttate e impossibilitate a raggiungere non solo il benessere, ma neanche una condizione leggermente migliore rispetto a quella di partenza. In maniera un po’ velata, certo, ma evidente a chi vuole andare oltre il racconto e contestualizzare l’opera di uno scrittore, capire le basi sulle quali è stata scritta, sono presenti la sfiducia e la delusione verso qualcosa che sembrava oro, ma era un’illusione, un miraggio, un inganno: era l’oro dei pazzi.

lunedì 14 aprile 2014

COLOMBA ANTONIETTI, EROINA DEL RISORGIMENTO

Umbra, alta, snella, capelli nerissimi e denti regolari, bianchissimi. Un amore tormentato, un matrimonio segreto, la lotta per difendere la Repubblica Romana del 1849, vestita da bersagliere. Una vita breve ed intensa (muore a soli 23 anni), piena di ideali e di amor di patria. Un'eroina romantica. Questa è Colomba Antonietti, figura del Risorgimento italiano dimenticata dai libri di storia, ma conosciutissima in Umbria. Ne conosco la figura durante una cena longobarda. Al mio tavolo due spoletini, due napoletani trapiantati a Cassino, una bresciana. L'Italia a tavola, che se ne infischia delle divisioni politiche e partitiche e che si arricchisce del reciproco scambio. Belle le diversità di culture, di cadenze nel parlato, di impegno nel sociale. Frutto della lunga storia italiana, del suo secolare mosaico di Stati e staterelli poi diventati Nazione.
Tra un tortellone longobardo ai funghi ed una pollastra in tegame, si materializza la figura di Colomba Antonietti (1826-1849). Nata a Bastia Umbra da genitori panettieri, Michele e Diana Trabalza, che impiantano il loro forno a Foligno, dove ben presto si trasferisce tutta la numerosa famiglia. Qui, appena quindicenne, Colomba si innamora del conte Luigi Porzi, di Imola, ma la cui nobile famiglia è originaria dell'anconetano. Luigi è un soldato del Papa Re: vicino al forno vi è il corpo di guardia della Guarnigione Pontificia. Il loro amore è fatto di sguardi, di furtive parole, di sospiri. Contrastato dalle rispettive famiglie, troppo distanti per estrazione sociale. Scoperti a parlare, ne deriva uno scandalo e Luigi è allontanato a Senigallia. I due si scrivono lettere di nascosto. Col permesso del suo comandante lui chiede la mano di lei. Che gli viene rifiutata. Segue il matrimonio, in gran segreto, nella notte del 13 dicembre 1846 nella Chiesa della Misericordia di Foligno. Sono presenti il sacrestano ed il fratello di lei, Feliciano, che l'accompagna all'altare. Dopo le nozze i due partono per Bologna, ma, giunto a Roma, Luigi viene arrestato per avere contratto matrimonio senza la necessaria autorizzazione, e rinchiuso a Castel Sant'Angelo con lo stipendio dimezzato. L'intervento di un suo zio, prelato, permette di revocare quest'ultima misura, ma Porzi deve scontare ugualmente la reclusione, alleviata dalle quotidiane visite della moglie.
Nel 1848 il marito aderisce alla Repubblica Romana e Colomba si taglia i capelli ed indossa l'uniforme da bersagliere per combattere al suo fianco. A Velletri e Palestrina combatte contro le truppe borboniche, meritandosi gli elogi di Giuseppe Garibaldi.
La Repubblica Romana (breve esperimento durato solo 5 mesi), viene proclamata il 9 febbraio 1849. Il 13 giugno, Colomba è raggiunta da una palla di cannone dell'esercito francese inviato da Napoleone III presso Porta San Pancrazio. Spira tra le braccia del marito. Le sue ultime parole sono "Viva l'Italia".

sabato 19 marzo 2011

GIORGIO NAPOLITANO SUL "RISORGIMENTO" LIBICO

«Se pensiamo a quello che è stato il nostro Risorgimento non possiamo rimanere indifferenti a una sistematica repressione dei diritti umani in qualsiasi Paese. Non possiamo lasciare che vengano distrutte e calpestate le speranze accese di un risorgimento nel mondo arabo».
Giorgio Napolitano

sabato 12 febbraio 2011

RISORGIMENTO ITALIANO E LIQUORE STREGA

Carmine Vincenzo Alberti, padre di Giuseppe, nasce a Napoli nel 1799. A causa della sua attività di cospiratore viene imprigionato dai Borboni e successivamente di trasferisce nel Sannio, che all'epoca è territorio pontificio.
Giuseppe Alberti nasce a San Felice a Cancello (CE) il 29 luglio 1834. A Benevento impianta una caffetteria in centro e contemporaneamente si dedica ad un florido commercio di vini in tutta Italia.La straordinaria avventura imprenditoriale di Alberti si colloca sullo sfondo dei moti liberali e rivoluzionari che percorrono tutta la penisola, assillata dalla ormai invadente presenza degli Austriaci. L'azione di Mazzini e della sua Giovane Italia è già iniziata.
Nel 1860, anno della spedizione dei Mille garibaldini e dell'annessione di Benevento al neonato Regno d'Italia, l'economia locale acquista un nuovo slancio con la creazione, da parte di Giuseppe Alberti, del liquore Strega, la cui fama si diffonde presto in tutto il mondo. Il nome della squisita bevanda, la cui ricetta è unica ed esclusiva in tutto il mondo, inimitabile nonostante le numerose imitazioni, ricorda nel nome la leggenda delle streghe che secondo la tradizione si davano
appuntamento per i loro magici sabba sulle sponde del fiume Sabato.
Nel 1861, lo stesso anno dell'Unità d'Italia - forse non è un caso -, Alberti acquisisce l'area della stazione ferroviaria dove verrà edificato lo stabilimento industriale, dove esso si trova a tutt'oggi. Intanto, a causa della guerra doganale con
la Francia, si riduce sempre più il commercio di vini e si afferma quello del liquore Strega Alberti.
Gli anni in cui si afferma il liquore, il torrone ed il cioccolato della ditta Alberti, sono anni importanti. Il 15 marzo 1861 è
stato proclamato il Regno d'Italia. Il 20 settembre 1870 vi è stato l'episodio della breccia di Porta Pia. Il fenomeno del brigantaggio esplode in tutta la sua drammaticità nel ventennio successivo all'Unità d'Italia.
Il 14 gennaio 1894, Giuseppe Alberti muore a Resina, lasciando eredi della sua azienda in quattro figli: Ugo, Vincenzo,
Francesco, Luigi. Dal 1920 al 1922, l'azienda si espande sotto la guida dei fratelli Alberti, che inaugurano uno stabilimento a Tripoli, divenuta colonia italiana. Durante il Fascismo l'escalation è inarrestabile: nuovi stabilimenti a Nizza e a Chiasso.
Marcello Dudovich realizza i manifesti liberty per Strega. I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale colpiscono anche lo stabilimento Alberti, che sarà subito ricostruito al termine del conflitto, riavviando in breve tempo la produzione. Nel 1947 nasce il Premio Strega, per iniziativa di Goffredo e Maria Bellonci che riuniscono negli "Amici della domenica" i più validi esponenti del mondo culturale italiano (siamo tra il '46 ed il '49). Negli anni Cinquanta, in piena ricostruzione, nasce l'industria dolciaria Alberti, destinata ad espandersi ulteriormente negli anni Sessanta, in pieno boom economico (stabilimenti verranno aperti a San Paolo del Brasile e a Buenos Aires). 2010: la ditta Strega Alberti compie 150 anni. Esattamente come l'Unità d'Italia.

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