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lunedì 20 giugno 2016

LE PRIME DUE SINDACO DONNA DI ROMA E TORINO




Oggi Ugo Magri scrive su "La Stampa": "Roma e Torino si affidano a due trentenni, entrambe donne, del M5S: non una ma tre rivoluzioni tutte insieme. Chiara Appendino travolge Piero Fassino con quasi 10 punti di vantaggio, mentre il trionfo di Virginia Raggi nella Capitale era talmente fuori discussione che la britannica Bbc ne dava ieri notizia già all’ora di pranzo, a urne aperte".  
Débacle per il PD di Renzi e storia nuova di "un d’Italia che vuole mettere i grillini alla prova".
Virginia Raggi, nuovo sindaco di Roma, 38 anni a luglio,  ive nella borgata Ottavia, a nord ovest della città, dopo essere cresciuta nel quartiere di San Giovanni. Si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Roma Tre ed è specializzata in diritto d’autore, proprietà intellettuale e nuove tecnologie. Lavora come civilista nello studio legale Sammarco.
Chiara Appendino, 31 anni, è laureata in Economia all’università Bocconi di Milano e ha cominciato a fare politica nel 2010. L’anno successivo è stata eletta in consiglio comunale e prima, tra le altre cose, si era occupata per due anni e mezzo di pianificazione finanziaria nella Juventus. Repubblica l’ha definita una «grillina anomala, pacata nei toni e attenta a non fare false promesse elettorali». Viene considerata piuttosto indipendente dagli organi direttivi del Movimento 5 Stelle.
Alle due neo sindaci di Roma e Torino buon lavoro ed auguri per il raggiungimento di traguardi importanti per l'Italia.

domenica 30 novembre 2014

WOMEN OF VISION


Dal 25 ottobre 2014 all' 11 gennaio 2015, Palazzo Madama a Torino ospita la mostra 'Women of Vision', i grandi scatti del National Geographic. Undici grandi fotografe per 99 fotografie. "Ci sono veterane come Lynn Johnson, Jodi Cobb e Maggie Steber, e talenti emergenti come Erika Larsen e Kitra Cahana. Ci sono artiste che hanno dedicato la loro carriera a raccontare la società e la condizione femminile, altre che hanno immortalato paesaggi onirici, altre ancora che hanno scelto per missione la conservazione della natura e la tutela dell’ambiente" (dal sito di Palazzo Madama).

Le fotografe in mostra: Lynsey Addario; Jodi Cobb; Kitra Cahana; Diane Cook; Carolyn Drake; Lynn Johnson; Beverly Joubert; Erika Larsen; Stephanie Sinclair; Maggie Steber; Amy Toensing

lunedì 14 aprile 2014

COLOMBA ANTONIETTI, EROINA DEL RISORGIMENTO

Umbra, alta, snella, capelli nerissimi e denti regolari, bianchissimi. Un amore tormentato, un matrimonio segreto, la lotta per difendere la Repubblica Romana del 1849, vestita da bersagliere. Una vita breve ed intensa (muore a soli 23 anni), piena di ideali e di amor di patria. Un'eroina romantica. Questa è Colomba Antonietti, figura del Risorgimento italiano dimenticata dai libri di storia, ma conosciutissima in Umbria. Ne conosco la figura durante una cena longobarda. Al mio tavolo due spoletini, due napoletani trapiantati a Cassino, una bresciana. L'Italia a tavola, che se ne infischia delle divisioni politiche e partitiche e che si arricchisce del reciproco scambio. Belle le diversità di culture, di cadenze nel parlato, di impegno nel sociale. Frutto della lunga storia italiana, del suo secolare mosaico di Stati e staterelli poi diventati Nazione.
Tra un tortellone longobardo ai funghi ed una pollastra in tegame, si materializza la figura di Colomba Antonietti (1826-1849). Nata a Bastia Umbra da genitori panettieri, Michele e Diana Trabalza, che impiantano il loro forno a Foligno, dove ben presto si trasferisce tutta la numerosa famiglia. Qui, appena quindicenne, Colomba si innamora del conte Luigi Porzi, di Imola, ma la cui nobile famiglia è originaria dell'anconetano. Luigi è un soldato del Papa Re: vicino al forno vi è il corpo di guardia della Guarnigione Pontificia. Il loro amore è fatto di sguardi, di furtive parole, di sospiri. Contrastato dalle rispettive famiglie, troppo distanti per estrazione sociale. Scoperti a parlare, ne deriva uno scandalo e Luigi è allontanato a Senigallia. I due si scrivono lettere di nascosto. Col permesso del suo comandante lui chiede la mano di lei. Che gli viene rifiutata. Segue il matrimonio, in gran segreto, nella notte del 13 dicembre 1846 nella Chiesa della Misericordia di Foligno. Sono presenti il sacrestano ed il fratello di lei, Feliciano, che l'accompagna all'altare. Dopo le nozze i due partono per Bologna, ma, giunto a Roma, Luigi viene arrestato per avere contratto matrimonio senza la necessaria autorizzazione, e rinchiuso a Castel Sant'Angelo con lo stipendio dimezzato. L'intervento di un suo zio, prelato, permette di revocare quest'ultima misura, ma Porzi deve scontare ugualmente la reclusione, alleviata dalle quotidiane visite della moglie.
Nel 1848 il marito aderisce alla Repubblica Romana e Colomba si taglia i capelli ed indossa l'uniforme da bersagliere per combattere al suo fianco. A Velletri e Palestrina combatte contro le truppe borboniche, meritandosi gli elogi di Giuseppe Garibaldi.
La Repubblica Romana (breve esperimento durato solo 5 mesi), viene proclamata il 9 febbraio 1849. Il 13 giugno, Colomba è raggiunta da una palla di cannone dell'esercito francese inviato da Napoleone III presso Porta San Pancrazio. Spira tra le braccia del marito. Le sue ultime parole sono "Viva l'Italia".

mercoledì 10 ottobre 2012

FORZA MALALA, PICCOLA GRANDE DONNA!

(Fonte: Riflessi d'acqua) 


"MALALA YOUSAFZAI...quando una voce libera e critica è un ostacolo da eliminare.

Malala Yousafzai, ragazzina pakistana quattordici anni appena, è uno dei simboli dei diritti delle donne, e delle bambine, nel Pakistan delle aree tribali, dominato ancora dai taleban e da leggi ancestrali. 
 

Da tre anni denunciava nel suo blog, sul sito della Bbc in lingua urdu, la condizione delle bambine nello Swat, allora sotto la piena offensiva dei taleban, che facevano chiudere una scuola dopo l’altra, e distruggevano quelle che si opponevano.
Nel 2011 aveva ottenuto del primo premio nazionale per la pace dal governo di Islamabad ed è stata segnalata per l’International Children’s Peace Prize dal gruppo KidsRights Foundation.
Le hanno sparato appena uscita di scuola. Almeno sei colpi di pistola, che hanno raggiunto lei e due sue compagne e che, solo per caso, non l'hanno uccisa, solo ferita, anche se gravemente.

Forza, Malala, piccola grande Donna!
Devi farcela! Siamo tutti con te"

- Riflessi d'acqua -

*Nella foto: Malala Yousafzai

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mercoledì 17 agosto 2011

CLOTILDE TAMBRONI, UNA DOCENTE ANTINAPOLEONICA

(Il Resto del Carlino) - SONO MOLTI i bolognesi che hanno familiarità con il nome Clotilde Tambroni: sono le decine di migliaia che hanno frequentato, come me, la scuola elementare di Chiesa Nuova a lei intitolata, e coloro che abitano nella via a lei dedicata. Forse qualcuno non si è mai chiesto chi fosse questa donna. Figlia di un cuoco, nacque a Bologna il 29 giugno 1758 e fin da adolescente mostrò doti di apprendimento superiori a qualsiasi altro coetaneo. Pare che avesse appreso il greco assistendo alle lezioni che il grecista Emanuele Aponte impartiva ad uno studente che stava in affitto in casa Tambroni. Lo stesso Aponte, viste le capacità della fanciulla, le insegnò anche il latino. Pare anche che la giovane Clotilde, avendo vissuto una storia d’amore infelice, avesse deciso di dedicarsi agli studi tralasciando gli affetti. Compiuti i 20 anni, la Tambroni fu accolta nelle più prestigiose Accademie bolognesi, finche il 23 novembre 1793, benché priva di laurea, si vide assegnata la cattedra universitaria di greco.

Clotilde Tambroni non si limitò alle lingue morte, ma apprese anche le principali lingue straniere: francese, inglese e spagnolo; e fu anche poetessa. Nel 1798 si rifiutò di prestare giuramento alla neonata Repubblica Cisalpina e ciò le costò la cattedra. Si trasferì presso l’Accademia Reale di Madrid, ma l’anno successivo 1799, benché mantenesse le sue idee politiche, fu reintegrata nella cattedra di lingua e letteratura greca. Nel novembre 1808 terminò la docenza di Clotilde Tambroni: un po’ per motivi di salute e molto per la riforma dell’istruzione voluta da Napoleone che privilegiava gli insegnamenti tecnico-scientifici rispetto a quelli umanistici. La Tambroni fu orgogliosa di essere una delle poche donne docenti universitarie e sottolineò più volte il ruolo delle donne nella cultura. Morì il 2 giugno 1817, dopo aver vissuto paralizzata gli ultimi tempi della sua vita.
www.marcopoli.it

di Marco Poli

martedì 8 marzo 2011

QUANDO LA SCUOLA FA SOGNARE E DA' IL BUON ESEMPIO


Che la storia delle donne nella cultura e nella vita civile sia stata una storia di emarginazione, tutti più o meno lo sanno. Basti pensare che in Italia solo nel 1946 alle donne fu concesso il diritto di voto e che, ancora oggi, in molti Paesi esso è negato o limitato.
Nella mia classe durante le lezioni di fisica, nonostante il programma e le poche ore a disposizione, la nostra professoressa ci ha insegnato a gettare lo sguardo sulla vita e sul talento delle donne scienziate che, superando stereotipi, pregiudizi e difficoltà economiche, hanno contribuito e contribuiscono, con la loro passione, la loro sensibilità e il loro impegno, allo sviluppo del progresso.
Lo scenario è sempre quello: una stazione mobile con un computer e un proiettore con cui, su un muro bianco, vengono trasmesse foto, esperienze, ricordi, testimonianze di donne che, a scavare bene, sono state tante: dai Premi Nobel per la Medicina Barbara McClintock (1983) per la scoperta dei trasposoni e Rita Levi-Montalcini (1986) per il fattore di crescita delle cellule nervose (Ngf), al caso di Lise Meitner che – a differenza di Otto Hahn che ricevette nel 1944 il Premio Nobel per la Chimica – non fu premiata sebbene per prima fornì la spiegazione teorica della fissione nucleare; a quello ancora più emblematico di Rosalind Franklin, le cui scoperte sul Dna furono oscurate dai più famosi James Watson e Francis Crick, entrambi Premi Nobel per la Medicina nel 1962.
L’obiettivo è quello di mettere in risalto e di comprendere l’eccellenza del loro lavoro per stimolare i giovani a misurarsi in campo scientifico, in contrapposizione al potere della bellezza e della popolarità mediatica.
È anche grazie a loro, insomma, se oggi siamo in grado di vedere più lontano. E allora sì che possiamo dire, con Bernardo di Chartres, che siamo nani sulle spalle dei giganti!
DANIELE TREMATORE LICEO V. GIOBERTI, TORINO

Che bella questa lettera che in poche righe fa piazza pulita di una serie di luoghi comuni: 1) che nelle scuole ormai regni il disinteresse e che i professori siano sfiniti e senza più alcuna spinta ideale; 2) che gli studenti di oggi siano tutti apatici e disinteressati e ogni sforzo con loro sia inutile; 3) che se una materia ha poche ore allora è impossibile poter immaginare un programma efficace capace anche di andare oltre il programma previsto; 4) che il matrimonio tra le donne e la scienza sia qualcosa di innaturale; 5) che i giovani non siano riconoscenti nei confronti di chi gli insegna qualcosa ed è capace di farli sognare.
(Mario Calabresi)

www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=273

lunedì 14 febbraio 2011

E' SOLO L'INIZIO

Berlusconi: «Manifestazione faziosa, vergogna»
E sul voto "corregge" Napolitano: serve mio parere

Il premier a 'Mattino Cinque', attacca la manifestazione delle donne: «Mobilitazione di parte contro di me». E poi: «Scioglimento Camere, il Colle non può decidere da solo, serve il mio parere». Bersani: «Napolitano segnala un'evidenza». Mirabelli: «Per le elezioni non serve il sì del premier»

E adesso bisognerà che tutta questa forza trovi casa, che si senta e sia rappresentata da chi può farlo, nei luoghi che servono. Un giornale, un movimento, un gruppo di persone, un luogo in internet, un passa parola di casa in casa, un progetto di rinascita che sia capace di diventare progetto politico, perché la politica è qui, è nelle cose: la politica è dove i cittadini chiedono rispetto per il loro futuro. Le donne italiane sono state capaci di fare quello che da anni, da molti anni non avevamo visto accadere. È vero, dunque: hanno battuto un colpo. Adesso. Che sia la prima battuta di una nuova musica. Noi ci saremo, c'eravamo e resteremo. Grazie a tutte e tutti voi, che ci indicate il futuro. CONCITA DE GREGORIO

Confesso: la non ultima ragione del mio odio (sì, è la parola giusta) per la pur tragica parodia da Banda Bassotti di "1984" di Orwell che è il berlusconismo, che da 15 anni ci distoglie da altri pensieri, è proprio l’impossibilità di curarmi di altri pensieri. BEPPE SEBASTE

domenica 13 febbraio 2011

SE NON ORA, QUANDO?















La più grande mobilitazione di donne dal '68 a oggi. Susanna Camusso (Cgil) dal palco in Piazza del Popolo a Roma: "La misura è colma". Mobilitazioni in tutte le piazze d'Italia. A Roma anche Giulia Bongiorno e suor Eugenia Bonetti.
Alessandra Bocchetti (psicologa, gruppo femminista "Virginia Woolf"): "Spettacoli indecenti e patetici. Spettacoli ridicoli che mettono a rischio questo Paese e la sua credibilità. Clima di avanspettacolo".
Lunetta Savino (attrice): "La mia vagina è arrabbiata e ha bisogno parlare!" (monologo scherzoso sulla riappropriazione del corpo femminile).

OLTRE LE MUTANDE

Mentre una casta di subrettine aspiranti onorevoli domina la scena mediatica, negli angoli meno illuminati della società le loro coetanee stanno dando la spallata definitiva al predominio del maschio. Qualsiasi statistica racconta ormai il sorpasso fra i sessi: le ragazze si laureano di più, conquistano più borse di studio, ottengono più posti come ricercatrici. Ma poiché lo fanno senza dimenare il sedere in televisione, non esistono. La civiltà dello spettacolo funziona così: tutto ciò che esce dal quadrilatero intrattenimento-sport-giornalismo-politica non dà visibilità e quindi non rientra nel dibattito pubblico.
Questa distorsione altera la percezione della realtà, al punto che oggi in Italia si scontrano due opinioni palesemente fasulle. La prima è l’opinione Così Fan Tutti: ogni uomo è un maiale e ogni donna una escort, e chi fa la morale al Silvio e alle sue amichette stia bene attento, perché gli scateniamo dietro un segugio che rivelerà al popolo i suoi altarini sessuali. La seconda è l’opinione Pochi ma Buoni: i virtuosi esistono e coincidono coi nemici del Silvio, una minoranza destinata a perdere sempre.
Per fortuna il mondo reale è un’altra cosa ed è fatto, anche in Italia, da uomini e donne che amministrano il proprio corpo con pudore e dignità, che non votano necessariamente tutti dalla stessa parte, che hanno sogni piccoli o grandi ma comunque diversi dal bunga bunga. E passano la vita a cadere e a rialzarsi, senza che nessuna tv, rivista o inchiesta si occupi mai del loro faticoso e glorioso cammino.

MASSIMO GRAMELLINI

venerdì 11 febbraio 2011

BURQUA BUNGA

MASSIMO GRAMELLINI (La Stampa)
Anch’io domenica scenderò in piazza contro chi disprezza il corpo e l’anima delle donne. E cioè contro i vecchi bavosi che le riducono a gingilli. Contro gli arrivisti che le utilizzano come merce di corruzione presso i potenti. Contro le ragazze che si vendono, spacciando la loro bramosia di denaro e di fama per libertà. Contro i genitori disposti ad accettare l’idea umiliante che la carne della propria carne diventi strumento di carriera. Contro chi pensa che non esista una via di mezzo fra il burqa e il bunga bunga e invece esiste: chiamiamolo burqa bunga, oppure dignità. Contro i pubblicitari che da trent’anni riempiono di seni & sederi le tv e i muri delle nostre città per promuovere prodotti (telefoni, gioielli, giornali di sinistra) che nulla c’entrano con la biancheria intima. Contro le tante signore «impegnate» che hanno accettato questo insulto senza protestare. Contro gli autori televisivi che hanno ridotto il vestito delle ballerine a un filo interdentale, imponendo al Paese un’estetica trucida e volgare. Contro gli autori televisivi che hanno fatto la stessa cosa, ma sostenendo che si trattava di una forma sottile di ironia, mentre di sottile c’era solo la gonna. Contro chiunque considera il corpo delle donne un fatto pubblico, quando invece è un bene privato da esibire soltanto a chi si vuole, e nell’intimità. Contro i giornali e i siti «seri» affollati di culi & sederi. E contro coloro che se ne lamentano, ma intanto cliccano lì.

In fondo domenica scenderò in piazza un po’ anche contro me stesso.

venerdì 4 febbraio 2011

SIAMO DONNE O CITTADINE?

10 commenti
Fonte: http://metilparaben.blogspot.com/2011/02/siamo-donne-o-cittadine.html

Rossa Innaturale, 36 anni, biologicamente donna. Sono una donna un po' in rotta con le donne. Mi spiego. Il primo vago senso di irritazione l'ho provato qualche giorno fa, quando ricevo, via facebook, la richiesta di partecipazione all'iniziativa "Donne dicono no" che consiste tra l'altro, nel
"sostituire la vostra foro profilo con foto di donne valorose, intellettuali e combattenti, che hanno lottato per i diritti delle donne in Italia."
Cioè, fatemi capire.. il mazzo al quadrato che mi faccio - io come tutte le donne - non basta? La mia non valorosa, non intellettuale e non combattente vita non conta niente? La butto? La ignoro? Essere orgogliosa di essere una persona che non si sputa in faccia guardandosi allo specchio la mattina non conta, non è anche la mia un'esperienza di r-esistenza e di affermazione di un diritto? ed in tutto questo devo considerare l'uomo come un peso da trainare? Come un povero cretino da convincere di qualcosa? I diritti di una donna se non sono portati avanti da donne perdono il loro valore? Sono eterosessuale convinta che i gay e le lesbiche abbiano gli stessi identici diritti e doveri, sono credente e convinta che lo Stato debba essere laico, Metilparaben non è un carcerato, eppure si batte per i diritti dei reclusi. Le conquiste sociali, l'affermazione di un diritto non è appannaggio solo delle categorie coinvolte, ma dei cittadini. Tutti. Senza distinzione di età, ceto, religione o sesso. Posso sbagliare, eppure credo che ricondurre tutto a "dignità di donna" sia fallimentare e lesivo, veramente, della dignità sia delle donne che degli uomini. Ma questo è solo il Rossa pensiero, labile ed incerto, basato su una lista di dubbi che porto sulle spalle.

sabato 29 gennaio 2011

LE SUORE CONTRO BERLUSCONI - ERODE

Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2011/28-gennaio-2011/ruby-suore-contro-berlusconi-erodecome-lui-ti-diciamo-non-ti-lecito-181350027616.shtml

CASERTA - «Inquieta vedere esercitare un potere in maniera così sfacciata e arrogante che riduce la donna a merce e dove fiumi di denaro e di promesse intrecciano corpi trasformati in oggetti di godimento». Sono le parole di una religiosa impegnata nella lotta contro la tratta delle donne, suor Rita Giaretta, della Comunità Rut di Caserta, che con le sue consorelle ha scritto una lettera aperta per esprimere «indignazione» dinanzi all«’indecoroso spettacolo» offerto dal caso Ruby e che vede coinvolti il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, la consigliera regionale lombarda Nicole Minetti, Emilio fede e lele Mora. La missiva è stata pubblicata dal sito missionario Missionline.org, perché, spiegano i curatori del portale, « Il "caso-Ruby" scuote l'Italia. E anche MissiOnLine sente il dovere di intervenire, con un'attenzione non agli aspetti penali o mediatici della vicenda (su cui molto ci sarebbe da riflettere), ma sui rivolti educativi e culturali».

LA LETTERA - «Sono sconcertata - scrive suor Rita - nell’assistere come da "ville" del potere alcuni rappresentanti del governo, eletti per cercare e fare unicamente il bene per il nostro Paese, soprattutto in un momento di così grave crisi, offendano, umilino e deturpino l’immagine della donna». «Di fronte a tale e tanto spettacolo l'indignazione è grande!» continua la religiosa che arriva a paragonare il palazzo del presidente del Consiglio a quello del re Erode e utilizza parole durissime: «Come non andare con la mente all'immagine di un altro "palazzo" del potere, dove circa duemila anni fa al potente di turno, incarnato nel re Erode, il Battista gridò con tutta la sua voce: «Non ti è lecito, non ti è lecito!». Anch'io oggi sento di alzare la mia voce e dire ai nostri potenti, agli Erodi di turno, non ti è lecito! Non ti è lecito offendere e umiliare la "bellezza" della donna; non ti è lecito trasformare le relazioni in merce di scambio, guidate da interessi e denaro; e soprattutto oggi non ti è lecito soffocare il cammino dei giovani nei loro desideri di autenticità, di bellezza, di trasparenza, di onesta. Tutto questo è il tradimento del Vangelo, della vita e della speranza».

L'"OMERTÀ" DI ALCUNI UOMINI - Suor Rita ha anche bacchettato quegli uomini che, seppur si proclamano di fede cattolica, sono troppo morbidi nel giudicare moralmente la vicenda. «Ma davanti a questo spettacolo una domanda mi rode dentro - conclude la religiosa - dove sono gli uomini, dove sono i maschi? Poche sono le loro voci, anche dei credenti, che si alzano chiare e forti. Nei loro silenzi c'è ancora troppa omertà, nascosta compiacenza e forse sottile invidia».

venerdì 7 gennaio 2011

L'INFERNO DELLE DONNE DI HAITI

Dina Galano

La denuncia di Amnesty international: «Gli stupri sull’isola sono all’ordine del giorno». A raccontare i dettagli di ciò che avviene nei campi sono le stesse vittime, il più delle volte minori.
Dopo il tramonto le donne haitiane sono prese dal terrore. «Di notte non possiamo dormire a causa delle continue violenze. Perché gli aggressori non dormono, non smettono di sparare, per tutta la notte. Ieri abbiamo lasciato il campo raggiungendo la strada, senza avere un posto dove andare. E mi sono corsi dietro, colpendomi al piede. Noi non possiamo dormire, dobbiamo stare sveglie accanto ai nostri bambini».
Guerline è una delle cinquanta sopravvissute alla violenza sul proprio corpo che ha scelto di raccontare nel dettaglio inseguimenti, rapimenti ed abusi che quotidianamente assillano la vita delle tendopoli alle porte di Port au Prince. Le testimonianze, raccolte dalla Ong Amnesty international, denunciano la marginalizzazione della componente femminile della popolazione e l’abbandono da parte delle autorità pubbliche. Quando si recano alla polizia per denunciare una violenza subita, poi non accade nulla. «Mentre le donne vivono in campi insicuri, il già fragile sistema che garantiva il rispetto della legge e dell’ordine pubblico è completamente collassato dopo il terremoto», ha spiegato Gerardo Ducos, ricercatore di Amnesty su Haiti. «Non c’è alcuna sicurezza, le bande armate fanno ciò che vogliono, sapendo che sarà ben difficile fare i conti con la giustizia».
Nel rapporto pubblicato ieri dall’organizzazione, si evidenzia come soltanto nei primi 150 giorni successivi al terremoto furono segnalati oltre 250 casi di stupro. A un anno di distanza, i programmi di sostegno alle donne continuano a ricevere segnalazioni. Ma molte donne si costringono al silenzio. «La già limitata assistenza delle autorità è stata compromessa dalla distruzione delle stazioni di polizia e dei tribunali e ciò ha reso più difficile denunciare la violenza sessuale», segnala Amnesty. Tuttavia, sarebbe riduttivo spiegare la violenza di genere in termini di puro imbarbarimento. Nelle situazioni di crisi umanitaria, «lo stupro è diventato una strategia di guerra, lo strumento con cui condurre l’offensiva», ha spiegato Luisa Del Turco, esperta in cooperazione internazionale e politiche di genere.
«Negli ultimi dieci, quindici anni», ha aggiunto Del Turco, «si è registrato un cambiamento sostanziale per cui la violenza sulle donne non è più considerata “un effetto collaterale”». Ad Haiti, poi, la condizione è esasperata da povertà, ineguaglianze ed esclusione sociale. Rimandate a febbraio le elezioni presidenziali, l’instabilità politica è il primo ostacolo per qualsiasi prospettiva di riappacificazione. L’appello delle Ong impegnate sull’isola continua a richiedere l’adozione di un piano di supporto nei campi profughi, dove vivono ancora circa un milione e 50mila persone. «Il governo deve implementare la sicurezza per donne e ragazze, dando attenzione alle dinamiche di genere. Dai bisogni di quelle donne - ha scritto Amnesty - dipende la piena realizzazione del lavoro di ricostruzione e recupero».

http://www.terranews.it/news/2011/01/cosi-la-crisi-umanitaria-espone-le-donne-continue-violenze

martedì 21 dicembre 2010

AMAREGGIATA DAGLI SCANDALI. SE LO DICE LEI...


Fonte: http://www.altrestorie.org/print.php?news.1482

Oggi il ricorso all'etica sembra essere la strada miglio­re che molti economisti e so­cietà percorrono per cercare di trovare una soluzione alla dilagante crisi economica": così ha detto Barbara Berlusconi, figlia di Silvio, in un'intervista alla Stampa di Torino.
E ancora: "Credo che sia opportuno affidare un ruolo più forte all'etica, ma al tempo stesso temo che questa evoluzione evidenzi anche le difficoltà del diritto societario e della costituzione economica della grande impresa. Servono più regole che garantiscano la correttezza dei comportamenti, ma servono anche istituzioni forti che facciano in modo che le norme vigenti vengano realmente rispettate."


Fonte: Televideo Rai


"Vedere certe signorine girare in auto blu non fa bene all'immagine del Paese, perché davvero si fatica a coglierne i meriti". BARBARA BERLUSCONI


giovedì 25 novembre 2010

GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Il 25 novembre è la 'Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne'

Questa data, scelta dalla conferenza femminista dell´America Latina e dei Caraibi del 1981, ricorda il giorno in cui venne compiuto uno dei più truci assassini della storia dominicana; avvenuto durante il regime di Rafael Leonidas Trujillo (il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni) e le cui vittime furono le tre sorelle Mirabal.
Patria Mercedes, Minerva Argentina e Antonia María Teresa Mirabal animarono un movimento democratico chiamato 14 di Giugno, e lì conquistarono il soprannome di Farfalle. Furono incarcerate in varie occasioni, ma non abbandonarono mai la lotta contro la dittatura.
Considerate “esempio di donne rivoluzionarie”, per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime, il 25 novembre del 1960, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate, sotto preciso ordine di Trujillo, da agenti del Servizio Militare di Intelligenza.
Una volta condotte in un luogo nascosto, nelle immediate vicinanze, furono torturate, massacrate a colpi e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio (a bordo della loro auto) per simulare un incidente.
Con questo, Trujillo credette di aver eliminato un problema, ma la morte delle sorelle Mirabal causò grandi ripercussioni nell'opinione pubblica dominicana (nonostante la censura); molte coscienze si scossero e il movimento culminò con l'assassino dello stesso Trujillo nel 1961.
Nel 1999 l´Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituì questa giornata, con la risoluzione 54/134, al fine di sensibilizzare governi, organizzazioni governative e non governative, società civile e mezzi di informazione sul fenomeno sempre più frequente della violenza ai danni delle donne.

giovedì 18 novembre 2010

NEESWEK E LE DONNE D'ITALIA. "LORO NON SONO LE RAGAZZE DI BERLUSCONI"


Da Rita Levi Montalcini ad Anna Magnani, da Oriana Fallaci a Miuccia Prada: icone contro gli stereotipi
IL NOSTRO PAESE VISTO DAGLI ALTRI

MILANO - Tempi duri per le donne che vivono nel Belpaese. Non bastavano le periodiche classifiche che confermano come l'Italia resti il fanalino di coda dell'Europa nel garantire lavoro e benessere al gentil sesso. Negli ultimi tempi, soprattutto a causa degli scandali che hanno coinvolto il premier Berlusconi, i giornali internazionali hanno focalizzato la loro attenzione sull'intramontabile maschilismo italico e sul ruolo apparentemente sottomesso delle donne nostrane. Ma come racconta in un recente reportage Newsweek, non tutte le donne italiane sognano di diventare veline o modelle. L'autorevole magazine americano celebra le grandi donne della nostra storia recente e afferma che queste prominenti figure mettono completamente in discussione gli stereotipi della società berlusconiana. Loro, spiega Newsweek, non sono le ragazze del premier.

Le grandi donne d'Italia
DALLA LOTTE FEMMINISTE AL CINEMA - Una delle prime grandi italiane che compare nel reportage è Anna Maria Mozzoni. Pioniera del femminismo italico, la Mozzoni, che visse tra la metà dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, è considerata la prima donna italiana a essersi battuta affinché anche il gentil sesso potesse votare alle elezioni. Nel 1878 rappresentò l'Italia a Parigi nel "Congresso internazionale per i diritti delle donne" e l'anno seguente fondò a Milano la "Lega promotrice degli interessi femminili". Segue una delle più grandi attrici del cinema neorealista italiano: Anna Magnani. Per rendere chiara la distanza che separa la grandezza e la fierezza femminile di "Nannarella" dagli stereotipi italici odierni il settimanale statunitense riprende una vecchia frase che il premio Oscar amava ripetere al suo truccatore: «Le rughe non me le coprire. Ci ho messo una vita a farmele venire». Tra le grandi donne presenti in rassegna c'è anche Isabella Rossellini. La figlia del grande regista Roberto Rossellini e dell'attrice svedese Ingrid Bergman recentemente ha presentato "Green Porno", brevissimi cortometraggi che in maniera ironica e seducente raccontano la vita sessuale degli insetti

DALLA SCIENZA AL GIORNALISMO - Nella lista delle grandi italiane non poteva mancare Rita Levi Montalcini. Premio Nobel per la medicina nel 1986 e senatrice a vita dal 2001 , la Montalcini, nonostante abbia superato i 100 anni, continua a partecipare alle sedute di Palazzo Madama. La rassegna continua con Sofia Villani Scicolone, in arte Sofia Loren, una delle donne del Belpaese più conosciute nel mondo grazie alle sue indimenticabili interpretazioni cinematografiche che le hanno garantito ben due Oscar: «Il suo nome - scrive Newsweek - è sinonimo di cinema italiano, di bellezza e rappresenta l'ideale della donna forte del Belpaese». Ma le donne italiane si sono distinte anche nel mondo del giornalismo locale e internazionale. È il caso di Oriana Fallaci e Rosaria Capacchione. La prima è stata una dei più grandi reporter della storia. «Le sue interviste - dichiara Newsweek, riprendendo un vecchio articolo del Guardian di Londra - divennero oggetto di un'autentica venerazione in America». La seconda, esperta di cronaca giudiziaria, è uno dei simboli odierni della lotta contro la criminalità organizzata. Più volte minacciata di morte dai Casalesi, la giornalista vive da anni sotto scorta e nonostante le continue minacce, continua il suo apprezzabile lavoro di cronista per "Il Mattino" di Napoli.

DALLA POLITICA ALL'INDUSTRIA - Nel corso del tempo l'Italia non solo ha avuto grandi donne nella politica nazionale, ma le ha anche esportate in altri paesi. Ne è un esempio Sonia Gandhi, nata a Lusiana in Veneto e vedova di Rajiv Gandhi, già primo ministro indiano. Recentemente Sonia è divenuta presidente del Partito del Congresso, formazione politica al governo nel subcontinente indiano e quest'anno è stata definita da Forbes la nona persona più influente del mondo. Seguono due autentici miti della moda: Miuccia Prada e Donatella Versace. La prima ha trasformato l'azienda paterna in uno dei brand di moda più importanti al mondo, la seconda invece ha preso le redini del marchio "Versace" dopo la tragica morte del geniale fratello Gianni, nel luglio del 1997. Uno dei prodotti italici più famosi nel mondo è il vino. Le tre sorelle Allegra, Albiera e Alessia Antinori hanno contribuito a rendere il proprio marchio unico nel pianeta e continuano con eleganza il mestiere che la famiglia fiorentina porta avanti da più di 600 anni. Chiudono la lista altre due famose donne: Emma Marcegaglia e Carla Bruni. La prima è l'unica donna a essere riuscita a diventare Presidente di Confindustria. La seconda dopo una lunga carriera da modella e cantante, è ormai conosciuta da tutti, dopo il matrimonio con Nicolas Sarkozy, come la Première Dame di Francia

Francesco Tortora

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