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sabato 13 agosto 2011

TREMONTI MANI DI FORBICE

Da paroladarchimandrita.blogspot.com/2011/08/tremonti-mani-di-forbice-per-un-popolo.html

Tremonti mani di forbice, per un popolo senza palle


Bene. Ci siamo. Finalmente il nostro governo con largo anticipo rispetto alla popolazione si è accorto della crisi!
Vorrei fare i miei più vivi complimenti, anzi se qualcuno può presentarglieli di persona, si faccia sentire.
Ce ne sono di cose belle ed originali nei vari tagli.
Finalmente però vedo un pò di democrazia. Finalmente gli statali, dopo l'aumento degli stipendi di pochi mesi fa, cominciano a pagare. Chissà quanti ne sono rimasti di statali in Italia, qualcuno sa darmi il numero preciso? Mi vien da ridere a pensare che, poverini, riceveranno il loro TFR solo 2 anni dopo l'inizio della loro pensione. Chissà cosa ne pensano coloro che lavorano nel privato, che vedono quotidianamente rubarsi il loro TFR dai datori di lavoro, che in questi tempi di crisi chiudono baracca e burattini con in tasca i soldi dei loro dipendenti. Già, perchè c'è una casta in Italia, ( ci piace tanto sta definizione ) che piange sempre, che non paga le tasse e che ruba sulle spalle dei dipendenti in nome di una crisi che a loro non li tocca più di tanto in quanto evasori. Quanti prestanome, per pochi euro si sono vendute a queste persone? Quanti pagheranno per tutto questo?
D'altronde cosa possiamo aspettarci in un paese del genere? No, non voglio parlar male del mio paese, ma di quelle persone che lucrano su tutto questo. Che i politici rubino non c'era certo bisogno che me lo venisse a dire Travaglio o SpiderTruman. Lo dice pure il Presidente che dal 78 al 92 hanno rubato tutti lasciandoci un debito enorme. Chissà se ce l'aveva con Craxi? L'importante è che dal 92 ad oggi c'hanno pensato loro a metter tutto a posto. Meno male che c'è Draghi alla BCE, almeno non ci farà fare peggiori figure di merda in Europa e coprirà tutto. Tanto noi siamo bravi a nascondere ed insabbiare tutto. Magari potremo mandare Tvemonti al Fondo Monetario tanto lui mi sa che con le cameriere non ci va.
Per ora però, finiamo le ferie, vi prego, che per lamentarci c'è sempre tempo, magari ad ottobre, quando comincia a fare più freddo e si è giustificati a non scendere in piazza.Anche chi ha un contratto di 3 mesi ha diritto alle ferie. Anche chi è disoccupato ha tutto il tempo perchè c'è sempre tempo per trovare lavoro. Figuriamoci poi chi studia ed esige, dopo la laurea di trovare un lavoro giusto e correttamente retribuito, perchè non ci si può sporcare le mani con certi lavori manuali.
Già, perchè ne ho le palle piene, di gente che non ha mai faticato o che è abituato troppo bene. Non è che io faccia il mio lavoro per amore, il mio lavoro è tutt'altro, ma perchè ormai qui si tratta di sopravvivere e non ne posso più di vedere gente che sta sulle spalle degli altri. Bene, cominciate a lavorare i giorni di festa, poi chissà se vi chiederete come mai sono così estremista. Abituatevi a non fare ponti, a dire addio alle serate in discoteca. Questo non perchè la mia situazione sia disperata ma perchè io, come molti altri, il lavoro ce lo siamo guadagnato, ci siamo reinventati noi stessi per fare un lavoro che non è il nostro, per cui noi non abbiamo studiato e cercando di dare sempre il massimo. I sacrifici da fare non sono quelli economici che ci richiedono questi buffoni, i sacrifici sono umani, poichè pochi ne resteranno in piedi. Di questo ne sono convinto. Ditemi come cambierà la vita a non fare più buffi, ad essere onesti, a stringere la cinghia. Ditemi come faranno coloro che hanno sempre pianto sulla loro situazione economica girando invece col Suv. Questi saranno anni di vera democrazia sociale. Lo so, i miei sono discorsi da esaurito ma sono ancora in piedi, sono ancora qui a sputare veleno. Perchè ciò che vedo non è quello che voglio, non voglio vedere il mio paese ribellarsi solo per questioni politiche o per le tasse. Non voglio vedere i sindacati arrendersi a tutto questo e abbandonare i lavoratori ( col privato l'abbandono è di una vita fa ), non voglio vedere imprenditori che con la scusa della crisi scappano e chiudono tutto, come non voglio sentire ancora i politicanti ciarlare sul nulla. Non voglio vedere le persone che pensano solo al proprio orticello.
Non voglio sapere che in Italia hanno diritto solo statali e metalmeccanici. Perchè in Italia si parla solo delle minoranze? Di quelli che guadagnano più di 90000 euro l'anno? Perchè gli altri, la maggioranza sta zitta? Per dignità? Ancora ce n'é?
Ho un sogno. Ma non di quei sogni buttati lì, di una speranza, di fiducia verso il prossimo. Quella che noi, culturalmente, non abbiamo più. L'abbiamo persa in mezzo a troppa televisione, che ci ha cambiato la vita senza accorgersene. Sembra normale per voi che un film cominci alle 21.30 e finisca a mezzanotte? Ma in Italia non ci si va più a lavorare? E quanti riescono a dare il massimo la mattina seguente dopo aver aspettato all'alba la fine del film? Sono piccole cose che molti non vedono, non percepiscono ma che cambiano radicalmente una società e di cui bisognerebbe ribellarsi. Il mio estremismo non ci salverà per certo, ma almeno, renderci conto di ciò che ci stanno facendo e di come ci stanno plagiando, riuscirà a salvare le nostre anime. Non le nostre tasche.

BENEVENTO




Benevento, antichissima città, fu la prima a diventare provincia, nel lontano settembre del 1860, prima ancora dell'unificazione italiana. La costituzione a provincia fu opera del notaio Salvatore Rampone, che liberò la città da otto secoli di dominio pontificio. Oggi la nuova finanziaria vuole abolire 36 province, tra cui quella di Benevento. Dopo l'orgia della proliferazione delle province stesse per assegnare poltrone e prebende, si è arrivati, pur di fare cassa, a decidere di abolire quelle che hanno meno di trecentomila abitanti.
Ma mai che si pensasse di abolire, in nome dei cosiddetti tagli ai costi della politica, il numero dei parlamentari, le loro astronomiche pensioni prese dopo due anni di "attività", le auto blu, i privilegi di tutti i tipi di cui godono.
Pare che la nuova finanziaria salverà invece le Comunità Montane. In nome di quale criterio, non lo si è capito... La prossima volta che mi chiedono di cantare l'inno d'Italia li mando a stendere.

sabato 18 giugno 2011

PERCHE' DISSANGUATE LA SCUOLA PUBBLICA E NON GLI EVASORI FISCALI?

(Barbablog) Il ministro dell’Istruzione Gelmini annuncia nuovi tagli: ormai non si parla di contenuti, di progetti educativi o di formazione, si parla soltanto di soldi

Eppure ancora una volta sarà la scuola a sacrificarsi per sanare il deficit: lo prevede il Documento di economia e finanza approvato dal Consiglio dei ministri. In programma per i prossimi tre anni ci sono tagli di spesa per 35 miliardi di euro e di questi 13 verranno dall’istruzione. Come? «Non è ancora chiaro», spiega la Cgil. Ma come non è chiaro? Forse arriveranno dai già minimi stipendi degli insegnanti? Dai tagli all’organico ormai ridotto ai minimi termini? Dal personale non docente? Il tempo pieno assicurato, l’inglese insegnato da insegnanti qualificati, la compresenza dei docenti sono già ricordi del passato. Ormai ci si deve accontentare che la scuola pubblica esista, e non che funzioni: come in America (dove l’istruzione qualificata è tutta privata, e questo suggerisce a quale «uguaglianza» tenda il modello di questo governo). Non si parla più di contenuti, di progetti educativi, di formazione, ma solo di soldi: e per toglierli. E mentre si taglia alla scuola, non arriva nessun esempio rassicurante che mostri che si interviene anche sull’evasione fiscale, sugli sprechi e le pensioni dei parlamentari, sui contributi clientelari diffusi.
Mi rendo conto di ripetere stancamente cose banali: un’altra grande arma di questo governo è renderci noiosi a noi stessi, stufi per primi del nostro vittimismo. Ma ci sono vittimismi legittimati dal trovarsi a essere vittime. Che è quello che è successo, non per suo desiderio, alla scuola pubblica italiana. DARIA BIGNARDIInserisci link

domenica 24 aprile 2011

"LA SCUOLA DEVE MORIRE". LETTERA RISERVATA DI TREMONTI ALLA GELMINI. SCOOP DI UNICOMMON


ECCO IL TESTO INTEGRALE DELLA MISSIVA:


"
MASSIMO RISERBO - Al Ministro dell'Istruzione

dottoressa Mariastella Gelmini

Viale trastevere 76, 00153, Roma, Italy

- breve guida per far morire un'istituzione pubblica -

Lavorare in silenzio per molti anni, trovando larghi accordi da destra a sinistra passando anche per le ali più estreme, TAGLIARE poco a poco tutte le risorse e le possibilità di miglioramento alle scuole. Farlo inizialmente senza clamore, cosìche solo i soliti noti se ne accorgano. Togliere Cent dopo cent come zio paperone nel Klondike. Non lasciare la possibilità di iniziativa alle scuole, mascherando una riverticalizzazione amministrativa con il nome di “autonomia scolastica”. Cambiare il nome alle cose, creando spaesamento tra tutti coloro che da anni lavorano nell'educazione pubblica: così il Preside diventa magicamente il Dirigente scolastico, la programmazione si trasforma in POF e si riorganizza in portfolio, il bidello si ristruttura in collaboratore scolastico, i
voti si contano in crediti, e per concludere nel migliore dei modi gli studenti finalmente saranno utenti.
Dopo anni di lavoro sotterraneo, di logoramento di qualsiasi voce fuori dal coro, si parte con l'attacco frontale. TAGLI a gran voce rivendicati come una necessità per il bene comune, distruzione di qualsiasi idea che non sia strettamente la lezione frontale: gite, corsi di lingua, laboratori, attività extrascolastiche, non deve accadere più nulla. La scuola deve essere un luogo noioso da cui scappare il prima possibile, e un luogo di frustrazione per chi ha deciso di lavorarci!

ELIMINAZIONE di qualsiasi partecipazione nella vita della scuola: motivazione? E'
un residuo del '68! E' colpa dei professori di sinistra che non permettono una normale collaborazione docente-discente! La scuola il pomeriggio deve restare chiusa, non può mica essere un covo di zecche (che si sa o diventano terroristi o tossici)!
A questo ci si può rivolgere direttamente ai cittadini, alquanto allarmati per il futuro dei loro figli...anzi ancora meglio rivolgersi direttamente alle MAMME! Care mamme – oramai consapevoli che le scuole pubbliche hanno un offerta formativa decente se al centro, tremenda se in periferia – è ora il momento di investire nell'educazione e quindi nelle scuole private, dove potrete decidere direttamente cosa verrà insegnato ai vostri figli, e soprattutto non rischieranno di finire in classi con bambini poco dediti allo studio, come figli di immigrati o magari rom.
Far dipendere direttamente il ministero dell'istruzione (nel frattempo avrete già eliminato pubblica, se non lo avrà già fatto il centro-sinistra) dall'economia, così il caro buon vecchio Giulio potrà finalmente decidere cosa fare con quei quattro spiccioli rimasti nelle casse delle scuole, ma soprattutto avrà in mano un immenso patrimonio immobiliare.
SCREDITARE studenti, professori, precari, personale ata, presidi, ex insegnanti, ricercatori, insegnanti di sostegno: NESSUNO deve poter mettere bocca sulla scuola pubblica, la scuola di tutti che quindi deve rimanere di nessuno.
E dopo gli eclatanti scoppi...continuare a tagliare qui e là come se nulla fosse...e ricominciate dal punto uno senza nessuno problema, per quante volte reputate necessario, finché solo i morti di fame rimarranno nelle scuole pubbliche e ricchi andranno nelle scuole private, i ricchi e belli all'estero, mentre Voi avrete fatto una grande piacere a Voi stessi, ai Vostri amici e al capitale finanziario.

Grazie

Giulio T.

PS: Potreste avere qualche piccolo problema durante il percorso tipo: manifestazioni, tumulti, insorgenze, come si sono viste a Roma, Londra o Atene ma non vi preoccupate Voi andate avanti, qualcuno alla fine avrà la meglio".


nota della redazione di Unicommon:

Ma siete così sicuri che sarete Voi?

sabato 27 dicembre 2008

LE PAROLE DI ALBERONI PRIMA DELLA RIFORMA GELMINI

“Cosa fare per stimolare, far esprimere l’energia e la creatività giovanile impedendo però che diventi forza distruttiva, dissipazione, ma si incanali verso una meta costruttiva?
Non abbiamo a disposizione che la scuola. Me le nostre sono ancora le vecchie scuole progettate per l’insegnamento in aula mezza giornata. Oggi avremmo bisogno di college diurni in cui i ragazzi entrano alle 8 del mattino ed escono alle 7 di sera. Una scuola dove oltre allo studio tradizionale fanno ginnastica, sport, teatro, cinema, musica, e dove imparano anche attività artigianali di cui la società ha un assoluto bisogno come, per esempio, l’elettricista, l’idraulico, il falegname, il cuoco, il giardiniere, per cui escono avendo già un mestiere. Una scuola che richiede insegnanti preparati, motivati, pagati bene, che credono nel loro compito educativo e a cui sono stati restituiti l’autorevolezza e il potere necessari.
Certo, si tratta di un impegno – anche economico – colossale, che non può essere realizzato in un istante. Me se non ci si mette su questa strada avremo delle famiglie sempre più in difficoltà, dei giovani sbandati e gravi problemi di sviluppo economico”

Francesco Alberoni – Mode, modelli e idoli dell’Internazionale giovanile

Corriere della Sera, 12 maggio 2008

giovedì 20 novembre 2008

LA RIFORMA DEI MENO

Fonte: La Stampa, 19 novembre 2008

GIANNI OLIVA
GIANNA PENTENERO

(Estratto). Appena iniziato, questo è già un anno profondamente “nuovo”. C’è chi parla di una riedizione del ’68. Il clima della mobilitazione è analogo, ma c’è una differenza profonda: il ’68 è stato un fenomeno europeo contro un modello di scuola e di società superati dalle trasformazioni economiche degli anni ’50-’60; il 2008 è un fenomeno solo italiano, scatenato da provvedimenti che hanno il titolo pretestuoso di “riforma” e che invece sono solo tagli, ridimensionamenti, destabilizzazione.
Otto miliardi di euro in meno nei prossimi tre anni; 87mila docenti in meno; 45 mila unità di personale Ata in meno; soppressione dei plessi scolastici con meno di 50 alunni. Quando mai le riforme di fanno con i “meno” e con le soppressioni?
Il nostro sistema scolastico ha molti difetti e necessita di interventi. Non ha però bisogno di smantellamenti.
Caro ministro, non è con i grembiulini che si costruisce la scuola dell’uguaglianza, ma con le pari opportunità di apprendimento offerte a tutti; è quello che c’è stato finora e che i suoi tagli vogliono distruggere.

Assessore alla Cultura
Assessore all’Istruzione della Regione Piemonte

venerdì 31 ottobre 2008

Elogio a Paola Caruso - Benevento

La foto è tratta dal sito www.ilquaderno.it

La concittadina Paola Caruso è, secondo il mio modesto parere, una delle menti più acute e brillanti dell'intellettualità sannita. Docente di latino e greco, conferenziera, scrittrice seducente, giornalista di grande capacità analitica. Puoi anche non ssere d'accordo con le sue idee, ma confrontarti con lei è sempre un'esperienza ed un arricchimento.
Pur essendo lontana per lavoro, ho appreso dai media della sua seguitissima lezione tenuta a Piazza Santa Sofia (o piazza Matteotti, dipende dai gusti) in questi giorni di contestazione e le dico: brava! Sei una delle poche donne di terra sannita che si espongono e che non hanno paura di far sentire la propria voce. Tu regali cultura, non chiacchiere al vento, ed in questi tempi così bui ai giovani serve un faro di civiltà ed una speranza di progresso che può venire solo da persone competenti e preparate come te. Hai fatto capire ai giovani che la libertà è una conquista e un diritto, che il lavoro un impegno che può essere svolto con decoro ovunque. Grazie, Paola, per il tuo civilissimo impegno.

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