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sabato 5 aprile 2014

QUESTIONE DI ALLENAMENTO

Riflessioni che fanno riflettere. La crisi. Non attesa, non voluta, non prevista ed ora esaminata ed indagata nelle sue svariate cause. Tra le varie spiegazioni me ne ha colpita una: quella che riguarda la nostra mancanza di allenamento a superare la difficoltà della vita. Il rimbambimento è stato tale che, senza volerlo, senza saperlo, nella maniera più soft, siamo sprofondati nella crisi planetaria.
Uomini adulti che fanno ancora gli adolescenti in casa dei genitori. Gente assuefatta dal gioco o dal vivere la vita ed i rapporti solo su facebook e Internet. Ragazzi viziati da genitori che danno ai prof la colpa dei brutti voti e della maleducazione dei figli.
Una società che ha deposto le armi, che non combatte, che non sogna...
Mi è venuto da rivalutare la filosofia di Fichte: questo Io infinito, che vive un perenne dinamismo, che vive di gioventù perenne proprio grazie alla perenne lotta contro gli ostacoli che gli si pongono di fronte.
Nell'Italia tra Sette-Ottocento, gli osservatori stranieri notavano che l'affievolimento della morale e l'agiatezza dei prelati, era da collegare al lungo periodo di pace. Al fatto che nella Penisola si era perso il gusto delle armi.
Oggi? La gente chatta, i ragazzi e gli adulti (anche) hanno lo sguardo puntato sugli schermi mentre mangiano in famiglia o al ristorante, mentre passeggiano per la strada. Le baby squillo hanno imparato a fare i soldi facili col sesso, a molti tutto è dovuto senza guadagnare niente, e, come dice papa Francesco, non si dice più "scusa", "grazie", "permesso". La gentilezza: questa sconosciuta.
La gente è obesa perché mangia robaccia e cammina poco. Chi scala una montagna, va al polo Nord in bici, emigra all'Estero per disperazione o perché ha coraggio e tempra, fa notizia. 
Ci vuole un fisico bestiale, cantava qualcuno, ma di fatto abbiamo perso l'allenamento nella dura lotta per l'esistenza.

mercoledì 14 agosto 2013

MANGIASOLDI INGANNATRICI A PRIMA MATTINA, FACENDO COLAZIONE AL BAR...

Ore 6.20 di un tiepido mercoledì d'agosto. Reduce dal turno di notte mi reco in un bar albese per la classica colazione. Mentre aspetto il caffè la mia attenzione si sposta su un signore, in tenuta da lavoro, probabilmente un decoratore, come è costume chiamare oggi gli imbianchini. Età approssimativa: 50 anni. Segni particolari: una passione smodata per una mangiasoldi sberluccicante e ululante posizionata nel bar, proprio in faccia al bancone. Osservo e conto, alle 6.25 l'uomo ha già mandato in fumo 21 euro, alle 6.30 sono 37. Leggo il giornale, ma sottecchi decido di continuare a guardare. Nella mangiasoldi finiscono altri 45 euro. Sono le 6.35, il sole è appena sorto e un uomo in un bar di Alba si è già sputtanato oltre 100 euro…quello che provo è un misto di rabbia e commiserazione. Alle 6.38 l'uomo guarda il portafogli, cerca, cerca di nuovo senza trovare altro che non siano scontrini o bottoni. E' fuori di sé, in preda al panico, ha uno sguardo allucinato. Si dirige verso la porta barcollando, si gira di scatto e per la prima volta i suoi occhi incontrano i miei. Cerco di trasmettergli qualcosa, di provare a fargli capire che non è solo e soprattutto che non è perso, che c'è sempre un'altra possibilità, ma non serve a niente, sale sul camion e sfreccia via. Mi restano quegli occhi tristi, simbolo di un paese alla deriva, di uno Stato in mano alle mafie che deruba i propri cittadini e depreda le proprie ricchezze…un paese che non può essere quello per cui è morto mio nonno o si è spezzata la schiena mia nonna, un paese che obbliga i propri cittadini a versare il 50% di tutto quel che guadagnano in tasse e non pago li illude di poter trovare una scappatoia nel gioco d’azzardo per poter fottere anche quel poco che resta. No, questo è un paese che non può essere il mio…

MARCELLO PASQUERO

sabato 30 marzo 2013

LAUREATI ARTIGIANI

"Mentre il mondo cade a pezzi/ci si inventa nuovi spazi/nuove diverse abitudini". Si potrebbe dire dell'attuale situazione lavorativa italiana, parafrasando il brano sanremese di Marco Mengoni. Rispetto al 2008 la crisi picchia duro e rispetto ad allora i disoccupati registrano un più 43%. Più di trecentomila disoccupati nel solo 2012, cioè più numerosi di quanti si laureano in un anno. Allora nasce quella che il filosofo Hillich chiamava la 'disoccupazione creativa', ovvero la voglia di battere strade alternative al sistema economico e lavorativo e mettersi in gioco. Così, una certa percentuale di laureati italiani, dopo aver sudato il famoso pezzo di carta, o anche dopo master e pubblicazioni, si scoprono artigiani e mettono sù un'attività manuale. Le storie di molti di loro sono raccolte nel nuovo blog di una giornalista, Elisa Di Battista, la quale spiega che è la riscoperta del made in Italy con inoltre competenze accademiche che si affiancano alle attività puramente manuali. Nel blog si racconta la storia dell'ingegnere-calzolaio, della manager che gestisce il chiosco di piadine, della laureata in Scienze Ambientali che fa la sarta, ecc. ecc. E l'economista Stefano Micelli, autore del libro "Futuro artigiano", sostiene che le nuove generazioni, dopo anni di immersione digitale, potrebbero fare la differenza proprio attraverso la riscoperta dei mestieri manuali, spesso negletti dall'errata percezione che si ha di loro.
Mi viene da pensare ai vecchi paesi dei nostri trisavoli, pullulanti di attività artigianali lungo le strade che diventavano luogo di raccolta e socializzazione, prima della desertificazione dovuta ad emigrazione, televisione, Internet.

mercoledì 9 gennaio 2013

LORO TWITTANO, E INTANTO...

... e intanto, nel marasma delle chiacchiere improduttive di politici e politicanti da strapazzo, non un progetto, non la soluzione di un problema, mentre la gente arranca sempre più per arrivare a fine mese. "Consumi a picco nel 2012, mai così male dal dopoguerra", titola oggi La Stampa, offrendo il quadro desolante della catastrofe, dovuta alla fame sempre più spropositata della "casta", colpevole di avere lasciato dietro di sé danni peggiori di quelli causati da un conflitto mondiale. Infatti, La Stampa scrive: "Il 2012 sarà ricordato come l’anno più difficile per i consumi del secondo dopoguerra. Lo sottolinea la Confcommercio: il suo indicatore de consumi registra per novembre una diminuzione del 2,9% in termini tendenziali ed una flessione dello 0,1% rispetto al mese precedente". E "loro" che fanno? Cazzeggiano su twitter ed affini, mentre il Paese cola a picco.
Pensare che è fallita anche una storica azienda come la Richard Ginori...
Giustamente Gramellini, nel "Buongiorno" di stamattina evidenzia: " Riporto volentieri il pensiero del lettore Marco Pz. La campagna elettorale appena incominciata è già inguardabile, illeggibile, inascoltabile. Tonnellate di discussioni su poltrone, alleanze e schieramenti. E poi twitter, il nuovo giocattolo, il salotto vip in versione tascabile dove i potenti spettegolano tra loro di poltrone, alleanze e schieramenti. Non uno, dicasi uno, che indichi una visione del mondo, una direzione di marcia. Non una parola, dicasi una, su agricoltura, urbanistica, filiere a chilometro zero, turismo, cultura, protezione del territorio, trasporti, scuola, ospedali. Non un progetto, dicasi uno, che tenga insieme le voci di quell’elenco e magari vi aggiunga gli asili nido e l’assistenza a malati e anziani. La vita vera. Quella di cui parlano a cena, e non su twitter, le persone vere. Cosa hanno realizzato i candidati nel corso della carriera sui temi che riguardano «noi» e non «loro»? Cosa pensano della Cina, della Russia, delle guerre in corso nel mondo, di tutto ciò che succede in un raggio maggiore di dieci centimetri dal loro ombelico? Nel silenzio degli interessati, l’unico programma elettorale lo stanno scrivendo, giorno per giorno, le famiglie, le associazioni di volontariato e le aziende che mandano avanti la baracca e, non ricevendo nulla dalla politica, si accontenterebbero che la politica smettesse di intralciarle con la burocrazia. 

Difficile dare torto a Marco Pz: da decenni (penso all’economia sommersa) l’Italia va avanti, o almeno non troppo indietro, nonostante la politica. E’ la sua salvezza. Purtroppo è anche la sua dannazione". 
Già: loro twittano e perdono di vista la vita vera. Loro sono sazi, indi per cui non credono a quelli che sono digiuni.
"La politica ha dimostrato una cosa: che i politici non servono a un cazzo!" ( Vittorio Sgarbi)
 

sabato 1 dicembre 2012

HUMANITAS

L'impulso di generosità del poliziotto americano che regala un paio di stivali ad un barbone scalzo ed infreddolito ci colma di speranza e di gioia. La foto, scattata a New York lo scorso 14 novembre da una turista, Jennifer Foster (Arizona), ha fatto in breve tempo il giro del mondo. Un poliziotto di 25 anni, Lawrence Deprimo, vedendo un uomo a piedi nudi durante la notte, è andato a comprargli un paio di stivali.
«Non gli ho chiesto il nome - ha detto Deprimo - ma era il signore più educato che avessi mai incontrato. Era come se gli avessi appena dato un milione di dollari».
«Quel momento - ha detto la Foster - mi ha ricordato mio padre, un poliziotto di Phoenix che aveva comprato del cibo per un clochard».
Oggi abbiamo parlato di questo poliziotto e del suo gesto nelle classi di un Liceo. Abbiamo discusso dell'antico e smarrito concetto di 'Humanitas' che sta alla base della cultura filosofica e delle più splendide civiltà della Terra. Un concetto tanto sconosciuto oggi, da avere generato prima una crisi morale ed a seguire quella economica. E' bello passare dalle lacrime di coccodrillo di qualche governante a gesti concreti di solidarietà umana.
E' bello vedere alla base del gesto del poliziotto il senso di una profonda humanitas, di cui si dovrebbe sentire il profumo dappertutto, se davvero vogliamo uscire dalla crisi.


domenica 21 ottobre 2012

L'AUSTERITY ITALIANA E LA PARABOLA DEI TALENTI

L'ultimo rapporto Unioncamere dice che il calo dell'occupazione azzererà il patrimonio delle famiglie in 20 anni. Mentre le analisi sul mercato del lavoro dicono chiaramente che in Italia la metà degli uomini è disoccupata, aggiungendo che i tassi di occupazione in Campania per donne e uomini sono tali da essere equivalenti a quelli del Pakistan. 
Mario Monti si dice fiducioso per la ripresa, e spera.
Dal canto suo, la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, dal palco della manifestazione per il lavoro che si e' svolta in piazza San Giovanni a Roma, attacca il governo dei 'professori', senza mezzi termini: "La politica del rigore e dell'austerita' non solo e' fallita, ma e' colpevole delle difficolta' del Paese".
Le suore si incatenano per strada, a Napoli, perché senza sovvenzioni i loro conventi sono a rischio chiusura.
Mentre incerta è la fine della Minetti: darà o non darà le dimissioni insieme a tutta la Regione Lombardia, oppure aspetterà che passi anche oggi per maturare il vitalizio che spetta ai parlamentari? E, se poi si dovesse votare per far scomparire questi assurdi privilegi della politica, potrebbe qualche ex parlamentare, inquisito o meno, condannato o meno, avere voglia di fare ricorso per farsi restituire il maltolto?
Credevamo che l'Ancièn Régime fosse scomparso con la Rivoluzione Francese nel 1789, ma forse ci sbagliavamo.
Come sempre, la risposta ai grandi problemi esistenziali, ed in questo caso, economici, della vita è nel Vangelo. Si trova nella parabola dei talenti: chi aveva avuto cinque talenti dové restituirne dieci; chi due, quattro. Il che significa che chi più riceve, più deve dare. In base a quel principio di giustizia distribuiva così poco applicato nel nostro Paese, a causa dell'assenza del quale a pagare sono sempre i fessi ed a mangiare sempre gli esponenti della casta. Lupi famelici che perdono di vista il contatto con la realtà, derubando la vita altrui. Proprio poche sere fa, una trasmissione Rai mostrava vecchietti vergognosi nell'atto di rovistare negli avanzi della spazzatura dopo il mercato ortofrutticolo. Seguivano le scene, cui siamo ormai abituati, di politici indifendibili pronti a fare la voce grossa sparando a zero sui nemici di partito, rei di aver rubato di più di quelli del loro, di partito.
Già: vecchietti affamati che conoscono il senso della vergogna, e lupi famelici che, oltre l'avidità, non conoscono un minimo di dignità e di pudore.
In base alla parabola dei talenti, chi ha di più deve dare di più.
In base ai bocconiani al governo, a pagare e ad essere spremuti sono la massa dei cittadini onesti.    
Intanto la Camusso rilancia: "Saremo ancora in piazza il 14 novembre insieme al sindacato europeo, saremo in tutte le piazze d'Europa". 

venerdì 24 agosto 2012

I LIBRI DELL'ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI IN UNO SCANTINATO A CASORIA

Il prestigioso Istituto non ha più soldi per pagare il fitto in quanto il Governo e la Regione Campania non erogano più finanziamenti. L'avvocato Gerardo Marotta ha venduto i beni di famiglia e contratto numerosi debiti per salvare questo inestimabile patrimonio di cultura. "Un giovane si avvilisce a Napoli, perché dopo tanto studio, capisce che non c'è posto per lui, non c'è rifugio. Napoli è stata così colpita che non riesce ad esprimere una classe dirigente", dice Marotta. Il filosofo Gadamer aveva apprezzato l'Istituto, quale valida alternativa alla crisi dell'Università. Il video documenta la vergogna e l'immobilismo della politica regionale e nazionale rispetto a questo scempio.

domenica 12 agosto 2012

IN TEMPI DI CRISI FEROCE SOSTITUIRE AGLI IDOLI UN CREDO

« Non basta disprezzare la guerra, la tecnica, la febbre del denaro, il nazionalismo. Bisogna sostituire agli idoli del nostro tempo un credo. È quel che ho sempre fatto: nel Lupo della steppa sono Mozart, gli immortali e il teatro magico; nel Demian e in Siddharta gli stessi valori, solo con nomi diversi. »                                     (Hermann Hesse, dal libro di poesie Krisis)

Non è un caso che abbia scelto questa frase da porre in cima al presente post. Aprite il giornale di oggi e troverete il bollettino di guerra ai tempi della crisi.
Novemila ristoranti chiusi nel 2011.
Furti in aumento a Torino nei supermercati, per fame. Nella lista c'è di tutto: dalle ventenni ai novantenni, per furti di generi di prima necessità, anche di pochi euro.
Infine, l'emergenza lavoro: boom dei laureati senza lavoro. Rialzo del 41,4% senza lavoro. Più sei specializzato e titolato e meno trovi lavoro. Perché l'Italia è quel famoso Paese, unico al mondo, dove i politici non pagano le consumazioni al ristorante, come qualsiasi altro cristiano, e dove le escort o presunte tali sono addette stampa, ministre e prime donne della politica.
E allora di cosa meravigliarsi se, come credo sia capitato a tutti, incontri il laureato e la laureata plurispecializzata a servire tramezzini al bar o a fare le pulizie, oppure a cercare di entrare in un dottorato pietosamente retribuito, come se il lavoro intellettuale fosse per natura inferiore alla manovalanza bassa?
"All'Estero c'è più rispetto del lavoro", mi diceva proprio una di queste laureate con master, intenta a servirmi un aperitivo. Non solo: mentre in Italia chi ha studiato deve accontentarsi di un lavoro sottoqualificato e si importano lavoratori dequalificati, nei paesi esteri si tende ad attrarre cervelli ed a tenerseli stretti. Mentre qui si parla di perenni tagli ai professori e alle scuole, nelle scuole estere si punta a rendere competitiva l'istruzione e le attrezzature ad essa connesse. Ma chi comanda - dicesi i politici che non hanno nemmeno la decenza di pagare il piatto loro servito al ristorante - non è mai stufo della propria piccolezza e del proprio vuoto morale ed esistenziale?
Riflettiamo sulle parole di Hesse, molto, molto attuali in questi tempi tristi...

giovedì 28 giugno 2012

LASCIARE L'ITALIA, LETTERA A 'LA STAMPA'

(La Stampa) - Mi sono dato una scadenza semmai il destino vorrà farmela vedere: il giorno della mia pensione. Per quel giorno sono deciso a lasciare l’italia. Me ne andrò. Voglio trascorrere la mia pensione in un Paese migliore.
Lo so, verrò apostrofato come codardo, anti italiano ecc. Non mi importa. O un paesino tedesco o Londra saranno la sede del mio periodo di riposo. Non posso andarmene ora solamente pervia del lavoro, il mio e quello di mia moglie. Altrimenti avrei preferito un sistema scolastico migliore per mia figlia.
Non sono anti italiano. Sono realista. Questo Paese non cambierà mai. Grazie alle mafie grazie alla sotto cultura, alle leggerezza con cui si affrontano le cose, al sistema italia inteso come cattive abitudini e mentalità furbacchiona. Alla corruzione, alle raccomandazioni, al disprezzo per l’eccellenza e per il primo della classe. Al buonismo gratuito. Un paese Vecchio gestito da vecchi, che fa pensare da vecchi anche i giovani. Giovani che o sono bravi e se ne vanno all’estero o sono mammoni e lontani dall’arte dell’arrangiarsi.
Donne discriminate e con poco sostegno in caso di maternità. Donne che sono costrette a fare le casalinghe da mariti italiani ma dalla mentalità talebana. Italia dal cemento di sale e dai capannoni di carta. Italia delle pornostar in regione e addette stampa di stato. Italia con le fabbriche che chiudono ma con ricchi sempre ricchi. Politici che pensano che lo stato sia qualcosa da spolpare. Italiani che non pagano le tasse che negano tutto, anche l’evidenza. Che non ammettono l’errore ma puntano il dito sempre verso qualcun altro. Non è questo il mio Paese. Non è questo che voglio per me e per i miei figli. Lo so, sto scappando. Ma da solo non riesco a cambiare nemmeno il mio vicino ci casa. E non vedo grande partecipazione popolare per un reale cambiamento. Perché in fondo in fondo l’Italia così sta bene a tutti. Anche a chi si lamenta. A me no.
Stefano D.

martedì 26 giugno 2012

'DIRITTI E DOVER', RIFLESSIONI DI UNA DOCENTE SULLA MATURITA' 2012

Daniela Paganelli

Leggo e rileggo, a mente fredda, le tracce dei temi proposte ieri alla Maturità. Cerco e trovo qua e là commenti più o meno autorevoli, più o meno critici, più o meno provocatori; tutti, più o meno, disinformati sull’effettiva realtà della scuola. Nulla, comunque, che riesca a stemperare la penosa impressione provata ieri, i primi frustranti e arrabbiati pensieri.
 Dunque: non sto qui a discutere sull’opportunità di proporre una prosa di Montale (cosa di cui evidentemente si sono resi conto gli stessi estensori della traccia, se si sono sentiti in dovere di precisare che “è noto soprattutto come poeta”). Non commento la ripetitività dell’argomento per l’ambito tecnico-scientifico, già proposto – con poche variazioni – almeno quattro volte negli ultimi otto anni. Non mi voglio chiedere perché si sia sprecato un passo così lucidamente tragico di Hannah Arendt, che si prestava a ben altre considerazioni (bastava riflettere su quel titolo: La banalità del male), per giustificare la generica richiesta di soffermarsi (?) “sullo sterminio degli ebrei pianificato e realizzato dai nazisti”. Non commento infine la scelta di utilizzare un aforisma stile facebook (che poi si tratti invece dell’incipit di un romanzo, sconosciuto ai più, è ancora altra questione) in sostituzione di una traccia più ampia e articolata, come dovrebbe essere quella della tipologia D. Insomma non voglio fare inutilissime riflessioni sull’evidente, decennale scollamento tra le varie commissioni di ‘esperti’ che, ogni anno, preparano i temi per la Maturità e chi, nella scuola, ci lavora davvero. Peraltro, l’argomento per il saggio artistico-letterario era molto originale e stimolante, corredato di documenti significativi e facilmente utilizzabili. Inoltre, c’è da rilevare in positivo come sia stata confermata la tendenza ad allegare non troppi documenti, anche se alcuni di quelli proposti appaiono eccessivamente zeppi di dati e percentuali, altri unidirezionali, altri ancora sinceramente ben poco chiari in alcuni punti.

Ma non sono stati questi i primi pensieri di ieri.
Ieri ho pensato che era semplicemente triste, tristissimo, che la classe dirigente di un Paese chiedesse ai suoi giovani di riflettere su quanto in fondo è brutto avere vent’anni, di riflettere su un mondo “che ridurrà sempre più le ore dedicate al lavoro”, e che ne inventerà di inutili “per non lasciare sul lastrico milioni o miliardi di disoccupati”; una classe dirigente che sciorina dati e percentuali sulla disoccupazione giovanile, o sulla mancata “coerenza tra titolo posseduto e lavoro svolto”; una classe dirigente che, implicitamente, suggerisce di “trasferirsi […] all’estero per trovare lavoro” e che, come soluzione a una situazione drammatica, indica la ricetta di Steve Jobs, ovvero abbandonare gli studi (evidentemente inutili per emergere e diventare ricchi sfondati), partire per l’India o al massimo frequentare “corsi di calligrafia”. E il tema del labirinto, metafora della vita, non offriva certo prospettive migliori… Insomma una classe dirigente che, invece di lavorare per tentare di risolvere la situazione, si crogiola nel proprio fallimento e vomita addosso ai suoi giovani i dati di una crisi di cui quei giovani non sono responsabili; soprattutto una classe dirigente che forse, anzi certamente, pensa di aver dato prova in questo modo di preoccuparsi del problema, sgravandosi di una responsabilità che invece, appunto, non consiste nel riempirsi la bocca e la penna di dati e percentuali ma nel darsi da fare, dannandosi se necessario, per cambiare le cose.
In quale stato d’animo possono essere caduti ieri i nostri ragazzi, ragazzi che si aspettavano di veder valorizzati anni e anni di studio e invece si sono trovati a dover commentare il buio che li aspetta? Se fossi stata una di loro mi sarei alzata e me ne sarei andata. Che tristezza leggere, oggi, che circa il 63% dei maturandi ha svolto invece proprio la traccia sui giovani e la crisi o quella sulla frase di Nizan. Tutti quei ragazzi sono caduti - nella loro limpida, onesta, ingenuità - nella trappola tesa loro da chi, straparlando sull’incertezza del futuro, ha voluto dare l’impressione di aver chiaro il problema, di occuparsene, di averlo tra le proprie priorità, e invece si è solo alleggerita di un fastidioso fardello.
 E qui sta il motivo più profondo della tristezza di ieri.
Immaginiamo infatti di avere una persona cara, magari un figlio, gravemente malato e con poche probabilità di sopravvivenza. Ora, quale dovrebbe essere l’atteggiamento di un genitore? Cosa dovrebbe dire a quel figlio? Forse guardarlo passivamente dicendo “Eh sì, caro mio, ti resta proprio poco da vivere…”? O non dovrebbe piuttosto, quel genitore, innanzitutto cercare spasmodicamente le cure più aggiornate, più efficaci, più risolutive? Soprattutto, non dovrebbe quel genitore farsi carico di tutte le angosce, i dubbi, le paure del figlio, standogli accanto e rassicurandolo, sussurrandogli “Stai tranquillo, andrà tutto bene”? Si chiama pietas, si chiama amore. Un genitore, o uno Stato, dovrebbe assorbire e tenere per sé le preoccupazioni dei figli, specie quando non ha rimedi immediati da offrire, e non riversare sui figli stessi la propria impotenza o le proprie ansie, per alleggerirsene. Non si tratta di nascondere ipocritamente e colpevolmente la gravità di una malattia, o un futuro precario e buio, ma di assumersi la responsabilità del proprio ruolo di adulto, o di classe dirigente, che consiste anche nel prendere su di sé il peso di situazioni drammatiche senza scaricarlo irresponsabilmente ed egoisticamente su chi avrebbe invece bisogno di essere incoraggiato e tenuto per mano.
Per carità, non chiedevo, ieri, l’analisi di un ridicolmente obsoleto “La donzelletta vien dalla campagna…” (che comunque, se proprio si voleva far riflettere sulle aspettative dei vent’anni, non ci stava male…), e neanche la solita traccia su musica o New Media; però mi sarebbe piaciuto non trovare un pessimismo così martellante e ostentato, così liberatorio per chi l’ha esibito e così avvilente per chi ha dovuto subirlo.
Quali speranze mai potranno avere questi ragazzi, quale determinazione ad andare avanti, ad impegnarsi, se chi avrebbe l’onere di permetter loro di diventare adulti abdica in partenza ai propri doveri?
Cosa mai dovrebbero fare?
 E invece devono, devono, devono poter credere che tutto lo studio di questi anni, di questi giorni, servirà loro a qualcosa; devono poter sperare di costruirsi il futuro; soprattutto, devono poterlo desiderare. Sono tutte illusioni? Forse, anzi nella maggior parte dei casi certamente sì, ma è un loro diritto poter credere di aver in mano la propria vita, ed è un dovere di noi adulti permettere che sia così, non infrangendo prima i sogni che la vita stessa, e presto, si incaricherà di far svanire.
È un loro diritto, è un nostro dovere.
Ma tutto sta sbiadendo, e non ce ne accorgiamo.

mercoledì 16 maggio 2012

ANCHE GLI ECONOMISTI...

Le massaie e i lavoratori lo avevano già capito. Ora lo dicono anche gli economisti: per arrestare la crisi bisogna uscire dall'euro. Bisogna tornare alla cara vecchia Lira.
Leggete qua 

lunedì 7 maggio 2012

DOMANDE

Come mai la Chiesa non ha finora speso una parola sulla rapacità dei governi e sulla raffica dei suicidi in Italia? L'essere umano è stato dimenticato?

"L'attenzione è la forma più rara e più pura di generosità"

Simone Weil
Filosofa
Mistica
Ebrea
Cattolica
Sindacalista
Giornalista
Rivoluzionaria

sabato 4 febbraio 2012

NOIA PROFONDA

Noia profonda. Per i discorsi qualunquisti dei primi della classe. Per i paladini ed i salvatori della Patria con il sedere altrui.
"Che monotonia il posto fisso" ha detto Mario Monti in televisione a Matrix, parlando dei giovani. Lui, che è senatore a vita. Si sarà annoiato a morte nella sua vita...
Li hanno chiamati "bamboccioni", "sfigati", ed ora questa storia della monotonia. Quando la si smetterà di offendere in giovani, in questo Paese?
Ha ragione il filosofo Umberto Galimberti, quando afferma che viviamo in una società che non ama i giovani e che le forme di disperante nichilismo derivano da tutto questo non-amore nei loro confronti. Di qui la ricerca di emozioni forti, di esperienze notturne, di un senso nel non senso di azioni agghiaccianti, solo per provare a sé stessi di esistere.
Noia profonda, quando apro un portale e leggo il primo della classe che bacchetta i politici di turno pensando di fare giornalismo o, peggio ancora, di cambiare il mondo. I saputelli sono antipatici per natura e questo loro modo di essere trasuda anche da come scrivono e da quello che scrivono. Pensano di fare giornalismo e non danno nessuna notizia, non stanno minimamente sui fatti, chiusi nella loro autoreferenzialità, non vedendo nemmeno i fallimenti della loro vita privata.
Noia profonda per tutta questa mancanza di umiltà in chiunque. Sarà questo che ha condotto alla crisi dell'Uomo nel XXI secolo?

giovedì 16 settembre 2010

TORNERA' IL '68?


Oggi ho seguito il telegiornale di Rai3, ovvero quello che ti dice tutta la verità che il TG1 di Minzolini non ti fa vedere:
1. Hanno fatto vedere gli aspiranti ricercatori universitari in sciopero per via di un contratto che non riusciranno mai ad ottenere, dopo aver lavorato tutta la vita gratis. Saranno rimpiazzati dai precari, dicono...

2. I cassintegrati della Fiat

3. I rom brutti sporchi e cattivi di cui si vuole fare piazza pulita nelle città

4. Aule strapiene di alunni in scuole pronte ad esplodere. Ventimila alunni in più e 3500 scuole in meno. La gran parte fatiscenti

5. Berlusca che è dovuto scendere dall'aereo, atterrato perché si è rotto un vetro (premonizione di declino?)

6. Quasi un milione di disoccupati in più, che si aggiungono a quelli che già c'erano. L'Italia allo sfascio

7. Il Berlusca che non sa se avrà i numeri per tenere a galla il suo governo

8. La berlusconite di cui tutti vorremmo liberarci

Ma... non c'era qualcuno che diceva "Forza Italia?"...

venerdì 3 aprile 2009

CRISI PSICOLOGICA?

Il cavaliere Berlusconi ha detto testualmente che la crisi attuale è “soprattutto psicologica”.
Milioni di persone hanno quindi l’illusione di essere rimaste in mutande, il che non corrisponderebbe a realtà, ma sarebbe frutto delle loro menti malate.
Un mondo di pazzi…
Dobbiamo ridere a quest’ennesima uscita del premier?
Fa ridere la disperazione di migliaia di italiani rimasti senza lavoro perché le aziende sono in fallimento?
Scene pietose di gente rimasta in mezzo ad una strada, viste proprio ieri sera ad “Annozero”. Scene di povertà e disperazione e fatica immane di vivere.
Comodo per il sazio non credere al digiuno
Sarebbe ora di smetterla con le frasi pressappochiste e qualunquiste. Anche io credo al “think positive”, ma non all’essere presi in giro in siffatto modo.

venerdì 7 novembre 2008

Controcorrente

Sempre più spesso, nei discorsi con la gente che incontro, sento parlare di mancanza di fede. Scarsa quella in Dio Padre, nonostante le affollate messe domenicali (del resto, anche i Santi hanno avuto i loro tormenti ed i loro momenti di buio, figuriamoci noi poveri Cristi…). Ancora di più diffusa la sfiducia nei tempi. Poi, ancora, assenza di Dio e di Amore in quelle situazioni in cui le persone soffrono particolarmente, come la malattia e la povertà (dove anzi riemerge il thanatos, l’impulso di distruzione di freudiana memoria). E, come in tutte le cose in cui si innesca un circolo vizioso, una reazione a catena che origina espandendosi da un episodio qualsiasi, la crisi si riverbera sul piano mondiale. La crisi bancaria è esplosa e persiste nonostante tutti i correttivi e tutte le manovre per arginare lo spaventoso fenomeno globale. Nei centri commerciali la gente fa la ressa e spezza i cancelli per procurarsi i beni di prima necessità a prezzo stracciato, arrivando alle casse con le ossa rotte ed i volti insanguinati (realmente successo nei giorni scorsi a Roma e a Londra).
Alla gente serve il pane. Ed ecco l’assalto al forno del ventunesimo secolo. Alla faccia di quel grande che duemila anni fa ai suoi discepoli disse più o meno così: “Come volete che il Padre mio che è nei cieli provveda agli uccelli nel cielo e si dimentichi non a voi, che siete infinitamente più grandi di loro?”.
Chi ha la ricetta per curare i mali del mondo è bravo. Certo, come tutti i momenti di crisi anche questa passerà. Ma avremo imparato qualcosa? La nostra povera fede troverà alimento quando sarà superata questa fase storica così difficile? Obama, negli Usa, già ci crede e proclama: “In questo Paese tutto è possibile”. Anche l’elezione del primo presidente nero della storia di quel Paese. Certo, nella grande America tutto è possibile. Lo è sempre stato. Fa parte del Dna pragmatico ed ottimista del suo popolo. Ma qui, in casa nostra? L’unico a crederci che nel nostro Paese tutto sia possibile sembra essere rimasto Berlusconi.
Chi scrive ha pescato uno studio pubblicato nel 1983 sulla rivista Science, riguardante gli infiniti doni che nascono dall’altruismo, parola assai sconosciuta di questi tempi. La psicologa Elizabeth W. Dunn e la sua équipe della Universtity of British Columbia di Vancouver, all’epoca hanno scoperto che la persona più felice è quella che ha maggiore inclinazione al dono, che non spende per sé ma per gli altri, che dona tempo e spende denaro con altruismo. Non il do ut des, ma il dono fatto con spontaneità e libertà, senza aspettarsi nulla in cambio. Del resto, l’amore e il dono non tengono i registri della contabilità.
Innumerevoli volte si dice che quello che oggi conta nella società occidentale è la legge del profitto più che il valore della persona. Basta guardarsi intorno: si vive per fregare il prossimo. La deriva attuale sembra essere la (punizione?…) logica conseguenza di questo modo di pensare. Una sfiga incredibile.
Riflettete sui vostri cari ed i vostri conoscenti e pensate a quanti di loro sono infelici perché non riescono a donare non dico una fetta di torta a qualcuno ma un semplice sorriso. Magari, dal punto di vista materiale, hanno moltissimo. Ed allora scommettete sull’altruismo, che per quelle persone è inconcepibile. Cosa avrete in più di loro? Il sorriso e la gioia. Riportate al centro della vostra visione l’Uomo. Non ponete più limiti alle infinite possibilità che nascono dalla fede. Lasciate fluire amore e generosità intorno a voi. Scommettete e credete in voi ed in quello che potete fare per gli altri. Perché? Perché ogni giorno è un atto di fede ed avere fede è l’unica cosa che potete fare.
Un papa di grande fede ci ha insegnato: “Non abbiate paura”.
I grandi leader hanno mobilitato le masse con il loro carisma, che niente altro è che il loro credo, la loro fede in quello che fanno.
Abbiate ad esempio i vincenti, non gli sfigati. Non c’è più sfigato di colui che non sa dare nulla all’altro e che non crede nemmeno in sé stesso.

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