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giovedì 18 giugno 2015

MALALA, LA FORZA DELLA PENNA

Chissà quanto ne sanno gli studenti italiani di Malala? La domanda corre sul web mentre i prof ripetono d’aver a lungo parlato della giovanissima Nobel per la Pace 2014. La verità è che il mondo intero sapeva poco della ragazzina pakistana più temuta dai connazionali talebani della valle di Swat fin quando nel 2012 un commando tentò di farla fuori sul bus della scuola. Allora Malala Yousafzai aveva 15 anni e da 4 teneva un blog (edito dalla Bbc) nel quale difendeva il diritto delle bambine a quell'istruzione da cui i barbuti le avevano escluse. "Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo" scriveva Malala imprimendo nella Storia le parole che i nostri studenti sono stati chiamati a commentare. Giorni fa alcuni talbani (forse ringalluzziti dalla scarcerazione dei killer di Malala) hanno infiltrato gas vlenoso in una scuola femminile: la lotta di Malala continua. Chi ieri non la conosceva oggi lo sa.

FRANCESCA PACI
La Stampa, 18 giugno 2015, pag. 25

venerdì 24 agosto 2012

I LIBRI DELL'ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI IN UNO SCANTINATO A CASORIA

Il prestigioso Istituto non ha più soldi per pagare il fitto in quanto il Governo e la Regione Campania non erogano più finanziamenti. L'avvocato Gerardo Marotta ha venduto i beni di famiglia e contratto numerosi debiti per salvare questo inestimabile patrimonio di cultura. "Un giovane si avvilisce a Napoli, perché dopo tanto studio, capisce che non c'è posto per lui, non c'è rifugio. Napoli è stata così colpita che non riesce ad esprimere una classe dirigente", dice Marotta. Il filosofo Gadamer aveva apprezzato l'Istituto, quale valida alternativa alla crisi dell'Università. Il video documenta la vergogna e l'immobilismo della politica regionale e nazionale rispetto a questo scempio.

sabato 21 luglio 2012

DALLA CULTURA IL 5,4% DELLA RICCHEZZA

E' di oggi la notizia riportata su La Stampa di Torino che la cultura frutta alla nostra nazione il 5,4% della ricchezza prodotta, pari a quasi 76 miliardi di euro, sfatando così il luogo comune secondo cui la cultura non dà da mangiare. Il rapporto è di Symbola - Fondazione per le qualità italiane e Unioncamere. La cultura dà lavoro a un milione e 400mila persone, cioè più del 5,6% del totale degli occupati. Vale a dire più del settore primario, più della meccanica. L'indotto? Industrie creative, patrimonio storico-artistico, arti visive, performing arts. La provincia che produce più cultura è Arezzo (8,4%) Seguono Pordenone e Milano (8%), Pesaro Urbino e Vicenza (7,9%), Roma (7,6%), Treviso (7,5%), Macerata e Pisa (6,9%).
Ermete Realacci, presidente di Symbola, dice: "Non possiamo che puntare su innovazione, ricerca, green economy, e incrociarle con la forza del made in Italy, con la qualità, con la bellezza. La cultura è l'infrastruttura immateriale fondamentale di questa sfida".

domenica 10 aprile 2011

TOSCANA, XIII SETTIMANA DELLA CULTURA

Fonte: www.universy.it/2011/04/la-toscana-accoglie-la-xiii-settimana-della-cultura/

Promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali, la XIII Settimana della Cultura sta riscuotendo, come prevedibile, grande successo tra il popolo degli amanti dell’arte, di certo aiutati dal bel tempo che regna un po’ ovunque sul Bel Paese.
Condotto da specialisti delle varie discipline, il visitatore si soffermerà con attenzione sul patrimonio culturale toscano attraverso la visita alle raccolte artistiche, archivistiche, bibliografiche, scientifiche, archeologiche, di arte sacra, alle case-museo, ai palazzi storici anche privati, agli edifici religiosi che nel loro complesso, hanno contribuito a formare questa identità culturale.
Dal 9 al 17 aprile, si potranno visitare anche importanti ambienti e complessi monumentali non sempre accessibili. Non mancheranno poi concerti, spettacoli di danza, presentazioni di libri, conferenze, a testimonianza della vitalità e vivacità culturale in tutti i settori artistici.

giovedì 31 marzo 2011

TORINO, SALONE DEL LIBRO - 12-16 MAGGIO 2011

Torino, da sempre capitale del libro e dell'editoria, rinnova l'appuntamento annuale con il Salone del Libro, quest'anno arricchito dalla concomitanza con l'anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia, che pure potrerà in città molte altre iniziative e attrazioni.Il tepore di maggio può essere il miglior corollario a quest'ottima occasione di visitare una città ancora troppo poco conosciuta, dopo il rinnovamento portato dal Giochi Olimpici 2006.

1861-2011. L’Italia dei Libri L’Italia dei Libri è la prima, articolata iniziativa con cui il nostro Paese legge un secolo e mezzo della propria storia, cultura, costume e creatività attraverso la specola del libro: i testi-simbolo, gli autori, gli editori e i fenomeni che più hanno contribuito a formare – anche in modo critico e problematico – la nostra cultura e memoria condivisa, e attraverso cui sono passati i cardini formativi della pedagogia nazionale.

I 150 GRANDI LIBRI
I 150 Grandi Libri che - anno dopo anno - dal 1861 al 2011 hanno scandito la storia d’Italia e hanno contribuito a plasmare il nostro costume, il gusto, il nostro pensiero. I libri che ci hanno resi un po’ più italiani. Non solo narrativa, quindi: ma anche fiabe e poesia, storia e divulgazione scientifica, storia dell’arte e teologia, sperimentazione e umorismo, antropologia criminale e manuali di cucina, bestseller e rarità.

I 15 SUPERLIBRI
Sono i totem. I must, i testi fondativi su cui l’Italia si è formata e si è lacerata, ora si è unita ora si è divisa. I 15 SuperLibri non sono necessariamente capolavori di bello scrivere. Sono i libri che, al loro apparire, hanno però rappresentato un punto fermo, una svolta, un cambio di passo.

GLI EDITORI
Tipografi lungimiranti e intellettuali sofisticati, utopisti e sognatori, filantropi e manager, apostoli della cultura di massa e visionari seguaci di ideali d’avanguardia. Dal Nord alle Isole, le storie delle grandi figure di editori che in questo secolo e mezzo hanno fatto i libri, scoperto autori, inventato generi e collane, lanciato mode e fenomeni di costume. Le storie degli uomini e delle donne che hanno insegnato a leggere all’Italia.

giovedì 24 marzo 2011

LA CULTURA INQUINA

Mi inchino ammirato alla perfidia del governo, che finanzia i teatri lirici aumentando il prezzo della benzina. Gli intellettuali ostili non hanno sempre detto che la cultura è il nostro petrolio? E allora si tassi il petrolio degli altri per poter continuare ad attingere a quello metaforico, prodotto dalle viscere della storia patria. «Un piccolo sacrificio che tutti gli italiani saranno lieti di fare», ha suonato il flauto Gianni Letta. Ma basta una passeggiata sul web per accorgersi che gli italiani non sono lieti per niente. Sono esterrefatti, me compreso, per la faccia tosta della politica, che chiede sempre «sacrifici» e mai ne fa. Che mette le mani nelle tasche degli italiani, ma si guarda bene dallo svuotare le proprie. I 236 milioni destinati a cultura e spettacolo (una miseria per un Paese che a cultura e spettacolo affida quel poco che resta della sua immagine nel mondo) era davvero indispensabile spillarli ai nostri carburatori?
L’accorpamento dei referendum alle elezioni amministrative di maggio avrebbe permesso, da solo, di recuperare ampiamente il maltolto. Aggiungerei al conto le auto blu e le scorte di statisti del calibro di Scilipoti. Per carità di Patria eviterò di ricordare quanto ci costi il volo di ogni Tornado sopra la Libia in fiamme (32 mila euro all’ora, comunque). Ecco, qualche testa fina starà già pensando: perché sprecare tutti quei soldi per la cultura quando ce n’è così bisogno per i bombardamenti? Che la tassa sul petrolio vada a finanziare la guerra del petrolio: resterebbe uno scippo, ma almeno uno scippo coerente.

MASSIMO GRAMELLINI
La Stampa, 24 marzo 2011

lunedì 24 gennaio 2011

EVVIVA CASA GRIMALDI


"...il Principato di Monaco destina il 5% del suo intero budget alla cultura. “Nessun altro Stato al mondo – ha detto Michel Bouquier, direttore dell’Ente del Turismo del Principato - dedica a questo settore, un importo così elevato. Ma non solo: in un territorio dallo spazio contenuto, il 42% della sua area, è dedicato a verde e giardini per rendere Monaco ancora più attraente e piacevole”.
Dal sito www.sinequanon.it/site/article.php?ID=3447&l=

Qualcuno qui in Italia, ministri dell'Istruzione, della Cultura, dell'Economia, capi vari, dovrebbero prendere esempio ed adoperarsi come i principi Grimaldi, così amati nel loro meraviglioso e ricco paese. Un principato, quello di Monaco, che è la dimostrazione vivente che investire in cultura arricchisce gli abitanti ed i posti in cui vivono. E che dimostra che i tagli alla cultura fanno danno a tutti gli altri settori...

domenica 28 novembre 2010

A TORINO TORNA 'LUCI D'ARTISTA'

Sono passati tredici anni e le Luci d'Artista continuano a illuminare piazze, vie e strade di Torino. Fiore all'occhiello della città - da anni considerata un punto di riferimento del mondo dell'arte contemporanea - le installazioni di Luce d'Artista sono ormai un must della stagione di Contemporary Art Torino Piemonte, nonché il simbolo di una concezione "universale" dell'arte, che la porta in contatto diretto con un pubblico vastissimo.
Visti i nomi coinvolti, Luci d'Artista 2010 offre ancora una volta un altissimo valore non solo scenografico, ma anche qualitativo. E, com'è ormai tradizione, ogni anno si arricchisce di nuove "luci". L'edizione 2010-2011 della rassegna prevede l'esposizione di 20 opere. (http://www.torinocultura.it/primo_piano/lucu-dartista.shtml
)




sabato 30 ottobre 2010

TORINO, MILANO E GENOVA LEADER NELL'EFFICIENZA CULTURALE


Queste tre metropoli del Nord Ovest sono leaders per l’equilibrio fra spese e investimenti nel settore cultura.
È il risultato dell’analisi di StageUp – Sport & Leisure Business su dati della Fondazione Civicum relativi ai bilanci 2008 di 21 grandi comuni italiani, dal Nord al Sud Italia. Genova e Torino sono gli unici comuni, fra quelli analizzati, che vantano una spesa corrente sotto la media, garantendo allo stesso tempo livelli di investimento sopra la media

giovedì 17 luglio 2008

Assassinio al Museo del Sannio - La vendetta

La città di Benevento si distingue per la vivacità scrittoria dei suoi molti intellettuali. Trovate in circolazione molta carta stampata ed iniziative editoriali a gogo, nonché riviste telematiche e quant’altro.
Da anni la stampa locale deplorava le miserevoli condizioni delle istituzioni culturali cittadine – cioè Biblioteca Provinciale e Museo del Sannio – e nessun politico o preposto al settore degnava i giornalisti di uno straccio di risposta. Ci si faceva scivolare tutto addosso, quasi che non fosse affare di nessuno o che nessuno avesse tempo da perdere dietro le chiacchiere dei giornalisti locali.
Dopo anni di dibattiti e provocazioni sui giornali cittadini, tutte regolarmente cadute nel vuoto, è bastato che un notabile di rara sensibilità, quale l’avvocato Mario Collarile, presidente provinciale del Coni e noto per il suo salotto culturale, sulla pubblica piazza facesse atto di accusa circa il degrado del Museo che il presidente della Provincia Aniello Cimitile, il giorno dopo, decidesse di affidare il commissariamento straordinario del Museo a chi per tanti anni l’aveva gestito, il prof. Elio Galasso, ormai in pensione. E tanto è bastato perché qualcuno dicesse – pane al pane e vino al vino – che il problema vero è che manca un team di esperti che mandi avanti in maniera competitiva e professionale queste due istituzioni. Dove, appena entrati, è facile che uscieri e scopini vi diano del “tu”, denotando il grande stile sannita nell’approccio con i visitatori. Ma non è tanto questo, quanto un discorso di statue sparite e mal collocate, di spazi utilizzati senza criterio, di guide e gruppi che non vengono più perché non si ha di cosa parlare: è questo che sottolineava Collarile dopo un giro al Museo che gli aveva lasciato l’amaro in bocca.
Una mia amica, giornalista da tanti anni, una volta mi ha detto che “non c’è speranza di scuotere i beneventani”. Parlava con cognizione di causa. Tant’è vero che, adesso che il settimanale “Sannio Week” ha pubblicato l’elenco delle decine e decine di esperti profumatamente pagati dall’Ateneo Sannita per consulenze varie e non si sa quanto utili nessuno batte ciglio. Come nessuno si scomoda per capire come una gestione museale così approssimativa sia stata pagata anch’essa fior di quattrini e quali siano stati i criteri nella scelta degli esperti... Dallo spreco di soldi alla disoccupazione che affligge questa terra il passo è breve.
E poi non vi meravigliate che i giornalisti seri, quelli che spesso ci rimettono di tasca con il mestiere, a Benevento non li ascolti nessuno. Fanno più audience quelli che curano questo o quell’ufficio stampa, preferibilmente di un politico, intasandovi la posta elettronica di comunicati sgraditi, perché a Benevento l’unico modo per campare con questo mestiere è tale.
Intanto voglio ringraziare l’avvocato Collarile per avere reso un servizio utile ed intelligente alla città ed ai suoi cittadini.

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