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giovedì 5 marzo 2015

ERNESTINA PROLA, LA PRIMA ITALIANA PATENTATA

Ernestina Prola, torinese, moglie di un ingegnere delle ferrovie, fu nel 1907, in val Susa (Exilles), la prima donna italiana a conseguire la patente.
Ernestina guidò fino al 1954 quando a settantotto anni si spense nel suo alloggio in piazza Carlo Felice.
"Villa Ernestina", la sua residenza in Val Susa, in stile liberty, è stata restaurata mantenendola splendida come al suo inizio. (Torino Piemonte Antiche Immagini)


mercoledì 23 ottobre 2013

mercoledì 3 aprile 2013

UNA SAGGIA AL QUIRINALE

Facendomi portavoce dell’opinione di numerose lettrici, vorrei qui ringraziare il presidente Napolitano per non avere inserito neppure una donna nella lista dei dieci Saggi che hanno dato il cambio all’onnivoro esploratore Bersani nel ruolo di intrattenitori istituzionali. La difficile missione di questi brizzolati esponenti dell’establishment consiste infatti nell’ingannare il tempo fino al conclave che eleggerà il prossimo Capo dello Stato, stilando elenchi di priorità su fogli di carta intestata che fra un paio di settimane si tradurranno in aeroplanini volteggianti. E’ un compito non nuovo ma necessario e nessuno dubita che essi lo adempiranno con scrupolo e senso civico. Soprattutto con quella passione che soltanto i maschi riescono a infondere nelle cose inutili e astratte.
Le donne no: troppo pragmatiche, troppo legate alla vita. I dibattiti destinati al nulla le lasciano indifferenti e anche un po’ insofferenti. Se qualcuno le avesse incautamente coinvolte, avrebbero forse accettato - per naturale cortesia o legittima vanità - di partecipare alla prima riunione. Ma, annusata l’aria sterile, ci avrebbero messo un attimo a recuperare borsetta e paltò, lasciare i Saggi alla loro saggezza e correre a occuparsi delle decine di adempimenti pratici che costellano la giornata di ogni essere di sesso femminile in un Paese che sulle donne ha scaricato le latitanze della collettività. Se proprio le vogliamo scomodare, che sia per qualcosa di veramente utile e di dolcemente rivoluzionario. Come una Saggia al Quirinale, per esempio. 

mercoledì 9 gennaio 2013

LORO TWITTANO, E INTANTO...

... e intanto, nel marasma delle chiacchiere improduttive di politici e politicanti da strapazzo, non un progetto, non la soluzione di un problema, mentre la gente arranca sempre più per arrivare a fine mese. "Consumi a picco nel 2012, mai così male dal dopoguerra", titola oggi La Stampa, offrendo il quadro desolante della catastrofe, dovuta alla fame sempre più spropositata della "casta", colpevole di avere lasciato dietro di sé danni peggiori di quelli causati da un conflitto mondiale. Infatti, La Stampa scrive: "Il 2012 sarà ricordato come l’anno più difficile per i consumi del secondo dopoguerra. Lo sottolinea la Confcommercio: il suo indicatore de consumi registra per novembre una diminuzione del 2,9% in termini tendenziali ed una flessione dello 0,1% rispetto al mese precedente". E "loro" che fanno? Cazzeggiano su twitter ed affini, mentre il Paese cola a picco.
Pensare che è fallita anche una storica azienda come la Richard Ginori...
Giustamente Gramellini, nel "Buongiorno" di stamattina evidenzia: " Riporto volentieri il pensiero del lettore Marco Pz. La campagna elettorale appena incominciata è già inguardabile, illeggibile, inascoltabile. Tonnellate di discussioni su poltrone, alleanze e schieramenti. E poi twitter, il nuovo giocattolo, il salotto vip in versione tascabile dove i potenti spettegolano tra loro di poltrone, alleanze e schieramenti. Non uno, dicasi uno, che indichi una visione del mondo, una direzione di marcia. Non una parola, dicasi una, su agricoltura, urbanistica, filiere a chilometro zero, turismo, cultura, protezione del territorio, trasporti, scuola, ospedali. Non un progetto, dicasi uno, che tenga insieme le voci di quell’elenco e magari vi aggiunga gli asili nido e l’assistenza a malati e anziani. La vita vera. Quella di cui parlano a cena, e non su twitter, le persone vere. Cosa hanno realizzato i candidati nel corso della carriera sui temi che riguardano «noi» e non «loro»? Cosa pensano della Cina, della Russia, delle guerre in corso nel mondo, di tutto ciò che succede in un raggio maggiore di dieci centimetri dal loro ombelico? Nel silenzio degli interessati, l’unico programma elettorale lo stanno scrivendo, giorno per giorno, le famiglie, le associazioni di volontariato e le aziende che mandano avanti la baracca e, non ricevendo nulla dalla politica, si accontenterebbero che la politica smettesse di intralciarle con la burocrazia. 

Difficile dare torto a Marco Pz: da decenni (penso all’economia sommersa) l’Italia va avanti, o almeno non troppo indietro, nonostante la politica. E’ la sua salvezza. Purtroppo è anche la sua dannazione". 
Già: loro twittano e perdono di vista la vita vera. Loro sono sazi, indi per cui non credono a quelli che sono digiuni.
"La politica ha dimostrato una cosa: che i politici non servono a un cazzo!" ( Vittorio Sgarbi)
 

domenica 21 ottobre 2012

L'AUSTERITY ITALIANA E LA PARABOLA DEI TALENTI

L'ultimo rapporto Unioncamere dice che il calo dell'occupazione azzererà il patrimonio delle famiglie in 20 anni. Mentre le analisi sul mercato del lavoro dicono chiaramente che in Italia la metà degli uomini è disoccupata, aggiungendo che i tassi di occupazione in Campania per donne e uomini sono tali da essere equivalenti a quelli del Pakistan. 
Mario Monti si dice fiducioso per la ripresa, e spera.
Dal canto suo, la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, dal palco della manifestazione per il lavoro che si e' svolta in piazza San Giovanni a Roma, attacca il governo dei 'professori', senza mezzi termini: "La politica del rigore e dell'austerita' non solo e' fallita, ma e' colpevole delle difficolta' del Paese".
Le suore si incatenano per strada, a Napoli, perché senza sovvenzioni i loro conventi sono a rischio chiusura.
Mentre incerta è la fine della Minetti: darà o non darà le dimissioni insieme a tutta la Regione Lombardia, oppure aspetterà che passi anche oggi per maturare il vitalizio che spetta ai parlamentari? E, se poi si dovesse votare per far scomparire questi assurdi privilegi della politica, potrebbe qualche ex parlamentare, inquisito o meno, condannato o meno, avere voglia di fare ricorso per farsi restituire il maltolto?
Credevamo che l'Ancièn Régime fosse scomparso con la Rivoluzione Francese nel 1789, ma forse ci sbagliavamo.
Come sempre, la risposta ai grandi problemi esistenziali, ed in questo caso, economici, della vita è nel Vangelo. Si trova nella parabola dei talenti: chi aveva avuto cinque talenti dové restituirne dieci; chi due, quattro. Il che significa che chi più riceve, più deve dare. In base a quel principio di giustizia distribuiva così poco applicato nel nostro Paese, a causa dell'assenza del quale a pagare sono sempre i fessi ed a mangiare sempre gli esponenti della casta. Lupi famelici che perdono di vista il contatto con la realtà, derubando la vita altrui. Proprio poche sere fa, una trasmissione Rai mostrava vecchietti vergognosi nell'atto di rovistare negli avanzi della spazzatura dopo il mercato ortofrutticolo. Seguivano le scene, cui siamo ormai abituati, di politici indifendibili pronti a fare la voce grossa sparando a zero sui nemici di partito, rei di aver rubato di più di quelli del loro, di partito.
Già: vecchietti affamati che conoscono il senso della vergogna, e lupi famelici che, oltre l'avidità, non conoscono un minimo di dignità e di pudore.
In base alla parabola dei talenti, chi ha di più deve dare di più.
In base ai bocconiani al governo, a pagare e ad essere spremuti sono la massa dei cittadini onesti.    
Intanto la Camusso rilancia: "Saremo ancora in piazza il 14 novembre insieme al sindacato europeo, saremo in tutte le piazze d'Europa". 

domenica 12 agosto 2012

IN TEMPI DI CRISI FEROCE SOSTITUIRE AGLI IDOLI UN CREDO

« Non basta disprezzare la guerra, la tecnica, la febbre del denaro, il nazionalismo. Bisogna sostituire agli idoli del nostro tempo un credo. È quel che ho sempre fatto: nel Lupo della steppa sono Mozart, gli immortali e il teatro magico; nel Demian e in Siddharta gli stessi valori, solo con nomi diversi. »                                     (Hermann Hesse, dal libro di poesie Krisis)

Non è un caso che abbia scelto questa frase da porre in cima al presente post. Aprite il giornale di oggi e troverete il bollettino di guerra ai tempi della crisi.
Novemila ristoranti chiusi nel 2011.
Furti in aumento a Torino nei supermercati, per fame. Nella lista c'è di tutto: dalle ventenni ai novantenni, per furti di generi di prima necessità, anche di pochi euro.
Infine, l'emergenza lavoro: boom dei laureati senza lavoro. Rialzo del 41,4% senza lavoro. Più sei specializzato e titolato e meno trovi lavoro. Perché l'Italia è quel famoso Paese, unico al mondo, dove i politici non pagano le consumazioni al ristorante, come qualsiasi altro cristiano, e dove le escort o presunte tali sono addette stampa, ministre e prime donne della politica.
E allora di cosa meravigliarsi se, come credo sia capitato a tutti, incontri il laureato e la laureata plurispecializzata a servire tramezzini al bar o a fare le pulizie, oppure a cercare di entrare in un dottorato pietosamente retribuito, come se il lavoro intellettuale fosse per natura inferiore alla manovalanza bassa?
"All'Estero c'è più rispetto del lavoro", mi diceva proprio una di queste laureate con master, intenta a servirmi un aperitivo. Non solo: mentre in Italia chi ha studiato deve accontentarsi di un lavoro sottoqualificato e si importano lavoratori dequalificati, nei paesi esteri si tende ad attrarre cervelli ed a tenerseli stretti. Mentre qui si parla di perenni tagli ai professori e alle scuole, nelle scuole estere si punta a rendere competitiva l'istruzione e le attrezzature ad essa connesse. Ma chi comanda - dicesi i politici che non hanno nemmeno la decenza di pagare il piatto loro servito al ristorante - non è mai stufo della propria piccolezza e del proprio vuoto morale ed esistenziale?
Riflettiamo sulle parole di Hesse, molto, molto attuali in questi tempi tristi...

domenica 18 settembre 2011

"PRESIDENTE DEL CONSIGLIO A TEMPO PERSO"

«Adesso ho fatto tutto ciò ch'era in mio potere, la mia coscienza è in pace. Vedi, il Signore ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita. Poi, quando credi di essere necessario e indispensabile, ti toglie tutto improvvisamente. Ti fa capire che sei soltanto utile, ti dice: ora basta, puoi andare. E tu non vuoi, vorresti presentarti al di là, col tuo compito ben finito e preciso. La nostra piccola mente umana non si rassegna a lasciare ad altri l'oggetto della propria passione incompiuto.» (Alcide De Gasperi alla figlia Maria Romana, 1954)

«Io non ho niente di cui vergognarmi e non mollo.» (Silvio Berlusconi al direttore de Il Foglio, 2011)

************************************************************************************* Arieccolo: dopo "coglioni", "Italia paese di merda", "Merkel culona inchiavabile", ritorna il florilegio lessicale del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che, in una intercettazione, rivela al faccendiere Tarantini: "Faccio il Presidente del Consiglio a tempo perso".
Il resto del tempo lo passa a beneficare escort e file di ragazze prigioniere nelle stanze di Arcore. La loro unica colpa? "Sono tutte innamorate del Presidente del Consiglio", come spiega a Silvio la manutengola D'Addario.
E lui, con la fragilità propria di chi è sul viale del tramonto, ci crede pure: "E' un problema che mi porto dietro da tutta la vita".
A proposito: in questo paese di merda che è l'Italia e che qualcuno ha contribuito dai posti di comando a rendere così, da ieri è aumentato tutto, dai biscotti alla benzina, dalla verdura ai libri di testo. Per mantenere i parassiti che su di noi ci campano.
L'Iva è salita al 21%. La gloriosa manovra posta in essere dal Governo non servirà ad un fico secco, se non ha far aumentare l'inflazione e l'evasione fiscale.
Ovviamente, nessuno ha toccato i portafogli e le tasche dei parlamentari italiani.
A tutti gli altri le mani sono state messe nelle tasche ed anche altrove.
Fossi in te, Silvio, non mi vergognerei per le escort, ma per tutto questo.
E prima di paragonarti ad uno dei più grandi statisti della storia italiana, ti consiglierei di andare a vedere il linguaggio con cui si esprimeva. Specchio di una dignità che la cosiddetta classe dirigente di oggi ha totalmente smarrito.

venerdì 2 settembre 2011

"PAESE DI MERDA"

"Definendo l'Italia con quel termine, Berlusconi ha definito sé stesso" (Antonio Di Pietro)

"Berlusconi se ne deve andare. Non può governare un Paese che disprezza e inganna"
(Anna Finocchiaro, PD)



domenica 26 giugno 2011

NAPOLI? PER IL MONDO E' L'ITALIA. NON CONVIENE MOSTRARLA COSI'

La situazione di Napoli è talmente complicata che non accetta interpretazioni univoche. È sempre stata affrontata con interventi emergenziali e proclami salvifici (da Berlusconi a De Magistris) che non hanno mai invertito la rotta. Di fronte al naufragio totale di Napoli, tutti gli altri italiani non possono stare a guardare, non conviene a nessuno. Lasciamo pure da parte concetti quali solidarietà e aiuto e concentriamoci solo sulla convenienza: agli occhi del mondo Napoli è Italia e l’Italia è piena di immondizia e non vale una visita turistica. Agli occhi del mondo un Paese che permette questo scempio non è civile e con le nazioni incivili non si fanno affari. La spazzatura è in tutti i telegiornali del Pianeta, conviene a tutti farla sparire in fretta. Poi chiederemo con forza ai napoletani di meritarsi l’aiuto del resto del Paese e alle forze dell’ordine di far rispettare le regole in ogni luogo: se si incendia l’immondizia in strada nel centro di Torino e si prende a sassate un camion si viene arrestati, bisognerebbe cominciare a farlo a ogni latitudine.
MARIO CALABRESI

martedì 8 marzo 2011

MASOCH ITALY


Dopo Gucci, anche Bulgari avrà l’accento sulla i. L’hanno acquistata i francesi, nonostante la gioielleria italiana più conosciuta al mondo abbia cercato fino all’ultimo di fondersi con qualche altro marchio del made in Italy per «fare squadra». Invano, perché la maggioranza dei nostri imprenditori coltiva una visione degli affari arcaica e meschina. E preferisce regnare sul proprio orticello che condividere il controllo di una foresta. Sul giornale di domenica Mario Calabresi denunciava la nostra inadeguatezza - pratica, ma prima ancora mentale - nell’accogliere il turismo di massa cinese. Anziché per accapigliarci fra borbonici e garibaldini, l’imminente festa nazionale andrebbe utilizzata per discutere di qualcosa che sembra interessarci assai meno: il futuro. Chiederci che Italia vogliamo essere. E, soprattutto, se vogliamo essere l’Italia che gli stranieri immaginano che noi siamo.

La situazione rasenta l’assurdo. Il mondo vagheggia lo stile italiano e ci dipinge come la culla dei piaceri raffinati: sole, paesaggi, storia, cibo, vino, arte, moda, relax. Ma noi, oltre a vivere male e ad abbrutirci davanti alla tv o dietro qualche pacchiano bunga bunga, siamo nelle fauci di una classe dirigente arruffona e arraffona, incapace di avere un’idea dell’Italia e di disegnare un progetto per i prossimi vent’anni che risponda alle richieste del mercato, cioè dei giovani asiatici e dei sempre più numerosi anziani d’Occidente interessati al nostro vero talento: fabbricare qualità della vita. Un talento difficile da imitare ma, lo si è appena visto, facile da comprare.
MASSIMO GRAMELLINI

sabato 5 febbraio 2011

SAVIANO: IL DIRITTO DI SOGNARE UN'ITALIA PULITA

Fonte: www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=147512
Oggi Roberto Saviano dalle 15.00 parla al Palasharp di Milano. Di seguito alcuni stralci del suo discorso:

«L'Italia oggi non e' un paese libero. Sia chiaro: non sto dicendo che la situazione italiana sia in qualche mondo comparabile con i totalitarismi del passato. Niente a che vedere con fascismo o comunismo, e' ovvio. Ma cio' non ci deve impedire di dire che oggi chiunque attacchi il governo sa che subira' un'intimidazione, una forma di ritorsione. Sa che potrebbe essere colpito, lui, o i suoi cari, da una qualche veline infamante che cerchera' di sporcarlo davanti all'opinione pubblica.

Questo e' il momento non dico dell'unita', ma almeno delle affinita'. La purezza non serve piu'. Ricordo quel che diceva Don Milani: 'A cosa sara' servito avere le mani pulite se le abbiamo tenute in tasca?'. Sporcarsi le mani non ha nelle parole del parroco della scuola di Barbiana nessun significato di corruzione, e' ovvio: vuol dire la necessita' di fare, anche sbagliando, di realizzare cose che possano essere difficili, ma utili. Unirsi nelle diversita' e' cosa complicata ma ormai imperativa. Certi che da questa unita' verra' del bene per tutti''.

Sento di poter scrivere queste parole proprio perche' vengo da una terra dove la legalità significa vita e liberta' in maniera forse piu' chiara che qui a Milano. E perche' non appartengo alla generazione che ha creduto nel socialismo reale. Non ho amato i rivoluzionari tramutati in dittatori. Non ho creduto in sogni di societa' perfette divenuti inferni in terra. Appartengo alla generazione che ha visto i caduti della sua resistenza morire per costruire un paese dove le opportunita', il talento, il diritto, fossero cose reali. Gianni Falcone, Rocco Chinnici, Rosario Livatino, Carlo Alberto Dalla Chiesa. non muoiono mentre stanno portando avanti la loro professione di magistrati a difesa del diritto e perseguendo i reati.
Almeno, non solo per questo. Fanno molto di piu'''».

Sono migliaia le persone arrivate al Palasharp di Milano per la manifestazione "Berlusconi dimettiti per un'Italia libera e giusta" organizzata dal movimento Libertà & Giustizia per chiedere l'uscita del premier dopo lo scandalo del "Ruby gate". Ben presto il palazzetto dello sport si è riempito. Molti sono rimasti fuori, scandendo slogan contro il premier.

Diretta in videostreaming www.unita.it/italia/berlusconi-dimettiti-diretta-da-milano-1.270225

lunedì 24 gennaio 2011

PAROLE SEMPRE ATTUALI

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.

Goffredo Mameli

martedì 11 gennaio 2011

MARCIO REGISTRATO

vukicblog.blogspot.com

ITALIA SENZA FORZA

Il nuovo partito dell’eterno Berlusconi potrebbe chiamarsi come una canzone di Mino Reitano: Italia. Bocciata «Magic Italy», che in effetti sembrava l’insegna di un motel, il sublime venditore di pacchi elettorali accarezza un’idea mai osata prima da nessun condottiero, neanche da Napoleone e Alessandro Magno nelle notti di pesantezza di stomaco: appropriarsi del logo della nazione. Una mossa geniale, secondo gli esperti di marketing. Una conseguenza logica, secondo lui, che di quel marchio - Italia - già possiede svariati beni immobili e non poche persone.

Come si chiameranno i suoi adepti? Italiani, e che gli altri si arrangino. Per i leghisti del Nord e i neoborbonici del Sud cambiare nome non sarebbe un problema, semmai un onore. Restano le minoranze: quelli che votano a sinistra nonostante la sinistra, quelli che votano Terzo Polo anche se non hanno ancora capito cos’è e quelli che non votano affatto, eppure sono nati in Italia esattamente come Cicchitto e Gasparri. In che modo ribattezzarli, nel momento in cui un partito, cioè una parte, assume su di sé la rappresentanza del tutto? Berlusconi una mezza proposta ce l’avrebbe: anti-italiani.

giovedì 16 settembre 2010

TORNERA' IL '68?


Oggi ho seguito il telegiornale di Rai3, ovvero quello che ti dice tutta la verità che il TG1 di Minzolini non ti fa vedere:
1. Hanno fatto vedere gli aspiranti ricercatori universitari in sciopero per via di un contratto che non riusciranno mai ad ottenere, dopo aver lavorato tutta la vita gratis. Saranno rimpiazzati dai precari, dicono...

2. I cassintegrati della Fiat

3. I rom brutti sporchi e cattivi di cui si vuole fare piazza pulita nelle città

4. Aule strapiene di alunni in scuole pronte ad esplodere. Ventimila alunni in più e 3500 scuole in meno. La gran parte fatiscenti

5. Berlusca che è dovuto scendere dall'aereo, atterrato perché si è rotto un vetro (premonizione di declino?)

6. Quasi un milione di disoccupati in più, che si aggiungono a quelli che già c'erano. L'Italia allo sfascio

7. Il Berlusca che non sa se avrà i numeri per tenere a galla il suo governo

8. La berlusconite di cui tutti vorremmo liberarci

Ma... non c'era qualcuno che diceva "Forza Italia?"...

venerdì 14 novembre 2008

Streghe

Dall'ultimo libro di LILLI GRUBER "Streghe. La riscossa delle donne d'Italia" - Rizzoli, ottobre 2008

L’ultima “strega” d’Europa, ufficialmente, fu la svizzera Anna Göldi, decapitata nel 1782. Ma alcuni contano anche Barbara Zdunk, mandata al rogo nel 1811. Barbara aveva quarantadue anni ed era polacca. Nel 1806 il piccolo villaggio in cui abitava, Reszel, fu devastato da un incendio gigantesco. Barbara fu accusata di aver scatenato il disastro. Oltre che, come decine di migliaia di donne prima di lei, di essere posseduta dal demonio e avere oscuri e maligni poteri. Oggi non ha molta importanza stabilire se fu giustiziata per stregoneria o come incendiaria. Ma mi incuriosisce il suo stato civile: single e con un fidanzato molto più giovane. Una strega piuttosto moderna. La cosiddetta “caccia alle streghe” nel suo momento più intenso, nel XVI secolo, aveva fatto 50.000 vittime ufficiali, ma probabilmente sono molte più del doppio, dato che gli atti dei processi finivano sul rogo assieme alle condannate. Uno dei grandi eccidi silenziosi della storia. E una persecuzione dalla forte dimensione sessuale: secondo gli inquisitori, le streghe avevano il potere di ammaliare gli uomini, di renderli pazzi d’amore o, al contrario, impotenti. (…). Non è un caso che avessero natura sessuale anche le torture perpetrate per estorcere alle sospettate la “confessione” dei loro misfatti e del loro legame con il maligno. Si infieriva sulla loro femminilità, concentrandosi sui genitali: seni strappati con tenaglie roventi e dati in pasto ai figli, cunei metallici inseriti negli orifizi, vagine dilaniate con oggetti acuminati o introducendovi animali vivi.
Ma si poteva anche essere chiuse in un sarcofago pieno di lame, la famosa “vergina di Norimberga”, oppure impalate. Infine venivano bruciate vive, in un fuoco purificatore più ardente di quello del desiderio, maschile e femminile, che le aveva condannate. C’era anche un supporto ideologico a tanta crudeltà. Alla fine del Quattrocento, papa Innocenzo VIII consentì in via ufficiosa l’adozione da parte degli inquisitori di un famoso libro redatto da due frati domenicani: il Malleus Maleficarum, martello delle streghe. Oltre a essere un vero e proprio “manuale” per i persecutori, spiegava anche i fondamenti dell’inferiorità femminile: la donna è per sua natura un essere incline alle seduzioni del male, creatura capace di minore fede (secondo loro l’etimologia di femina deriverebbe da fe, fede e minus, minore). Secoli prima, d’altronde, il re longobardo Liutprando aveva sancito che la donna, anello di congiunzione tra l’uomo e l’animale, valeva molto meno di un cavallo, mentre erano stati i Romani a coniare per noi l’espressione imbecillus sexus. Sembra offensiva ma la usiamo ancora oggi: significa “sesso debole”.

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