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sabato 6 dicembre 2008

Il ministro fantasma

Dal libro di LILLI GRUBER “Streghe” – Rizzoli 2008, pagg. 237-38

Alle 18 dell’11 giugno la segreteria del ministero per le Pari opportunità annulla l’appuntamento. Può capitare, mi dico. La mia assistente Alessandra si riattacca alla cornetta ma trovare la data giusta non è facile. Ottengo infine l’ambìto appuntamento, il 10 luglio alle tre del pomeriggio. Il giorno prima mi arriva la fatidica telefonata del ministero: Mara Carfagna è stata dirottata su improrogabili impegni istituzionali. Mi rendo conto. Un po’ nervosa, decido di impiegare utilmente le ore che avrei passato con lei. Ormai che sono rientrata da Strasburgo, alle tre vado dal parrucchiere.
E mentre mi asciugano i capelli, nel salone entra Mara Carfagna.
Il mio parrucchiere, Roberto D’Antonio, è molto quotato. Lo frequentano personaggi del cinema e della televisione, del giornalismo e naturalmente anche della politica. Ma che sia diventato un impegno istituzionale mi colpisce davvero. Aumenterà anche i prezzi?
Saluto con educazione la ministra. Non mi trattengo dal farle notare, però, che raramente ho avuto tante difficoltà a ottenere un’intervista. Personaggi come Al Gore o il ministro degli Interni dell’Arabia Saudita sono stati una passeggiata, al confronto. Imbarazzata, mi spiega confusamente che stanno ancora rodando l’ufficio. Cioè, suppongo, non ha ancora spiegato a chi le prende gli appuntamenti il significato della parola «istituzionale». Un ministero senza portafoglio, e anche senza vocabolario. Mara Carfagna, dopo mille scuse, mi promette che la sua segretaria richiamerà per fissare una nuova data.

venerdì 14 novembre 2008

Streghe

Dall'ultimo libro di LILLI GRUBER "Streghe. La riscossa delle donne d'Italia" - Rizzoli, ottobre 2008

L’ultima “strega” d’Europa, ufficialmente, fu la svizzera Anna Göldi, decapitata nel 1782. Ma alcuni contano anche Barbara Zdunk, mandata al rogo nel 1811. Barbara aveva quarantadue anni ed era polacca. Nel 1806 il piccolo villaggio in cui abitava, Reszel, fu devastato da un incendio gigantesco. Barbara fu accusata di aver scatenato il disastro. Oltre che, come decine di migliaia di donne prima di lei, di essere posseduta dal demonio e avere oscuri e maligni poteri. Oggi non ha molta importanza stabilire se fu giustiziata per stregoneria o come incendiaria. Ma mi incuriosisce il suo stato civile: single e con un fidanzato molto più giovane. Una strega piuttosto moderna. La cosiddetta “caccia alle streghe” nel suo momento più intenso, nel XVI secolo, aveva fatto 50.000 vittime ufficiali, ma probabilmente sono molte più del doppio, dato che gli atti dei processi finivano sul rogo assieme alle condannate. Uno dei grandi eccidi silenziosi della storia. E una persecuzione dalla forte dimensione sessuale: secondo gli inquisitori, le streghe avevano il potere di ammaliare gli uomini, di renderli pazzi d’amore o, al contrario, impotenti. (…). Non è un caso che avessero natura sessuale anche le torture perpetrate per estorcere alle sospettate la “confessione” dei loro misfatti e del loro legame con il maligno. Si infieriva sulla loro femminilità, concentrandosi sui genitali: seni strappati con tenaglie roventi e dati in pasto ai figli, cunei metallici inseriti negli orifizi, vagine dilaniate con oggetti acuminati o introducendovi animali vivi.
Ma si poteva anche essere chiuse in un sarcofago pieno di lame, la famosa “vergina di Norimberga”, oppure impalate. Infine venivano bruciate vive, in un fuoco purificatore più ardente di quello del desiderio, maschile e femminile, che le aveva condannate. C’era anche un supporto ideologico a tanta crudeltà. Alla fine del Quattrocento, papa Innocenzo VIII consentì in via ufficiosa l’adozione da parte degli inquisitori di un famoso libro redatto da due frati domenicani: il Malleus Maleficarum, martello delle streghe. Oltre a essere un vero e proprio “manuale” per i persecutori, spiegava anche i fondamenti dell’inferiorità femminile: la donna è per sua natura un essere incline alle seduzioni del male, creatura capace di minore fede (secondo loro l’etimologia di femina deriverebbe da fe, fede e minus, minore). Secoli prima, d’altronde, il re longobardo Liutprando aveva sancito che la donna, anello di congiunzione tra l’uomo e l’animale, valeva molto meno di un cavallo, mentre erano stati i Romani a coniare per noi l’espressione imbecillus sexus. Sembra offensiva ma la usiamo ancora oggi: significa “sesso debole”.

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