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giovedì 10 maggio 2012

BETTINA TOZZI, LA CAMMINATRICE DEL SANNIO

A Benevento e provincia se la ricordano tutti. Me la ricordo anche io. Nel capoluogo sannita camminava sempre scalza con una povera veste ed un rosario che sgranava lungo la strada. Bettina Tozzi, morta a 64 anni, è una figura soave, penitente, silenziosa, discreta, luminosa, orante, ma soprattutto umile, che fa parte della storia di questa terra. Monsignore Pasquale Maria Mainolfi, parroco della chiesa di San Gennaro a Benevento, l'ha riscoperta attraverso una recente biografia dal titolo "Follie d'amore a piedi nudi". Bettina, originaria di Reino, piccolo paese del beneventano, si è spenta anni fa a 64 anni. Nata da famiglia benestante che avrebbe desiderato per lei una carriera da insegnante, ha invece seguito la propria missione di vivere la fede in modo eroico. Ritenendosi sempre una persona normale, senza sapere di essere invece eccezionale. Come lei stessa confessava a don Pasquale, tutti l'hanno ostacolata: parenti, amici, preti, suore. Attratta fortemente dal Signore, diceva di essere stata per lunghi anni istruita e guidata da lui. Ha preferito una vita nomade, perennemente in cammino tra una chiesa e l'altra, dove si dedicava ad intense ore di preghiera, di povertà e di condivisione della sofferenza, andando tutti i giorni ad imboccare, ad aiutare e a pregare per gli ammalati dell'Ospedale "Rummo". Sempre radiosa, sempre sorridente, riponeva una fede illimitata in Dio. Quando le si offrivano di darle un passaggio in automobile lei rifiutava sempre con garbo estremo.
Le sono attribuiti alcuni miracoli ed una guarigione. Ha avuto esperienze mistiche e tentazioni demoniache (che volevano distoglierla dal suo cammino di fede), raccontate da don Pasquale nel suo libro.

venerdì 7 ottobre 2011

I SEGRETI DELLA COMUNICAZIONE EFFICACE PER DISTRUGGERE LA TUA VITA

Credere fa miracoli (che si manifestano subito)

"Dovete credere in qualcosa: l'istinto, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa.
Questo approccio non mi ha mai tradito, e ha fatto la differenza nella mia vita.
" - Steve Jobs

Avrai sentito dire più volte che le parole creano la tua vita, che l’autostima è la chiave del benessere e tutte queste cose che hai letto in continuazione e che non hai mai voluto applicare. Continua a buttarti giù, a credere nei giudizi di chi ti sta intorno e soprattutto a non fare nulla per cambiare. Sii pessimista, questo ti permetterà di non assumerti responsabilità e di continuare a vivere la tua rassicurante esistenza. Non assumerti rischi, continua a portare avanti le tue abitudini ed i tuoi schemi e prova invidia per chi ce la fa nella vita perché ha deciso di assumersi dei rischi, prenditela a morte con i presuntuosi.

Chi ti esprime i suoi successi deve restarti antipatico, chi raggiunge obbiettivi ti deve apparire come fortunato. Evita di renderti conto che sei il padrone della tua vita, che hai libertà di scelta e che sei responsabile delle tue azioni. Lascia perdere chiunque ti voglia infondere ottimismo e motivazione…
Sii litigioso, non perdonare,ricordati di essere diffidente. Sii sopratutto conformista… presto vedremo come é facile farlo.

Benvenuto nella tua nuova vita…anzi no, nella tua vecchia vita perché in fondo vuoi rimanere fedele a te stesso e non migliorare la tua esistenza.

A presto,

Il tuo demotivatore preferito,

Marco

venerdì 7 novembre 2008

Controcorrente

Sempre più spesso, nei discorsi con la gente che incontro, sento parlare di mancanza di fede. Scarsa quella in Dio Padre, nonostante le affollate messe domenicali (del resto, anche i Santi hanno avuto i loro tormenti ed i loro momenti di buio, figuriamoci noi poveri Cristi…). Ancora di più diffusa la sfiducia nei tempi. Poi, ancora, assenza di Dio e di Amore in quelle situazioni in cui le persone soffrono particolarmente, come la malattia e la povertà (dove anzi riemerge il thanatos, l’impulso di distruzione di freudiana memoria). E, come in tutte le cose in cui si innesca un circolo vizioso, una reazione a catena che origina espandendosi da un episodio qualsiasi, la crisi si riverbera sul piano mondiale. La crisi bancaria è esplosa e persiste nonostante tutti i correttivi e tutte le manovre per arginare lo spaventoso fenomeno globale. Nei centri commerciali la gente fa la ressa e spezza i cancelli per procurarsi i beni di prima necessità a prezzo stracciato, arrivando alle casse con le ossa rotte ed i volti insanguinati (realmente successo nei giorni scorsi a Roma e a Londra).
Alla gente serve il pane. Ed ecco l’assalto al forno del ventunesimo secolo. Alla faccia di quel grande che duemila anni fa ai suoi discepoli disse più o meno così: “Come volete che il Padre mio che è nei cieli provveda agli uccelli nel cielo e si dimentichi non a voi, che siete infinitamente più grandi di loro?”.
Chi ha la ricetta per curare i mali del mondo è bravo. Certo, come tutti i momenti di crisi anche questa passerà. Ma avremo imparato qualcosa? La nostra povera fede troverà alimento quando sarà superata questa fase storica così difficile? Obama, negli Usa, già ci crede e proclama: “In questo Paese tutto è possibile”. Anche l’elezione del primo presidente nero della storia di quel Paese. Certo, nella grande America tutto è possibile. Lo è sempre stato. Fa parte del Dna pragmatico ed ottimista del suo popolo. Ma qui, in casa nostra? L’unico a crederci che nel nostro Paese tutto sia possibile sembra essere rimasto Berlusconi.
Chi scrive ha pescato uno studio pubblicato nel 1983 sulla rivista Science, riguardante gli infiniti doni che nascono dall’altruismo, parola assai sconosciuta di questi tempi. La psicologa Elizabeth W. Dunn e la sua équipe della Universtity of British Columbia di Vancouver, all’epoca hanno scoperto che la persona più felice è quella che ha maggiore inclinazione al dono, che non spende per sé ma per gli altri, che dona tempo e spende denaro con altruismo. Non il do ut des, ma il dono fatto con spontaneità e libertà, senza aspettarsi nulla in cambio. Del resto, l’amore e il dono non tengono i registri della contabilità.
Innumerevoli volte si dice che quello che oggi conta nella società occidentale è la legge del profitto più che il valore della persona. Basta guardarsi intorno: si vive per fregare il prossimo. La deriva attuale sembra essere la (punizione?…) logica conseguenza di questo modo di pensare. Una sfiga incredibile.
Riflettete sui vostri cari ed i vostri conoscenti e pensate a quanti di loro sono infelici perché non riescono a donare non dico una fetta di torta a qualcuno ma un semplice sorriso. Magari, dal punto di vista materiale, hanno moltissimo. Ed allora scommettete sull’altruismo, che per quelle persone è inconcepibile. Cosa avrete in più di loro? Il sorriso e la gioia. Riportate al centro della vostra visione l’Uomo. Non ponete più limiti alle infinite possibilità che nascono dalla fede. Lasciate fluire amore e generosità intorno a voi. Scommettete e credete in voi ed in quello che potete fare per gli altri. Perché? Perché ogni giorno è un atto di fede ed avere fede è l’unica cosa che potete fare.
Un papa di grande fede ci ha insegnato: “Non abbiate paura”.
I grandi leader hanno mobilitato le masse con il loro carisma, che niente altro è che il loro credo, la loro fede in quello che fanno.
Abbiate ad esempio i vincenti, non gli sfigati. Non c’è più sfigato di colui che non sa dare nulla all’altro e che non crede nemmeno in sé stesso.

giovedì 10 luglio 2008

"Le cose che vuole il Signore riescono sempre”

La comunità piemontese “Il Cenacolo” compie venticinque anni. Migliaia di ragazzi tossicodipendenti in tutti questi anni sono usciti dalla droga ed avviati al lavoro. 56 strutture in oltre 30 Paesi, un modello esportato in tutto il mondo.
Pioniera di questa esperienza che ha del miracoloso è la mitica suor Elvira, che nel 1983 prende possesso di una cascina diroccata sui colli piemontesi. Al suo seguito alcuni giovani, che trasformano la struttura in comunità. Il 16 luglio è festa grande al Cenacolo.
Racconta suor Elvira: “Non sapevo dove sarebbe andata la mia esistenza nel 1983. avevo una sola convinzione, che le cose che vuole il Signore riescono sempre, per il bene di tutti. I giovani che ho incontrato in questo quarto di secolo hanno solo bisogno di fiducia. Non ho mai programmato nulla né voluto fare previsioni. Ci siamo sempre “abbandonati” a Dio che è amore e i ragazzi l’hanno sperimentato. Pensate che in tutti questi anni non siamo mai andati a fare la spesa , e non ci è mai mancato nulla. L’amore provvede a tutti. Se la gente si lasciasse andare di più al Signore soffrirebbe in misura minore. Si sentirebbe dire meno in giro che non si arriva alla fine del mese”.


“Quel che Dio è Padre lo avevo scoperto quando ero ancora bambina e lì ho imparato a fidarmi di Lui”. (Madre Elvira)

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