lunedì 20 febbraio 2017
HO VISITATO UNA SCUOLA SVIZZERA, E SONO RIMASTO SCONVOLTO
domenica 31 marzo 2013
IL PIU' ANTICO CONVENTO CAPPUCCINO DELLA SVIZZERA SI RINNOVA
Fondato nel 1535 come centro di vita eremitica, il Convento Santa Maria del Bigorio dei Frati Cappuccini, posto sulle pendici dell'omonimo monte del Luganese, nel Sud della Svizzera, nasce a soli dieci anni dalla riforma cappuccina ed è stato più volte ristrutturato. Collocato su tre piani, oggi presenta lo stesso volto architettonico conferitogli con il restauro del 1767. La sua chiesa fu consacrata nel 1577 da San Carlo Borromeo. Dal 1966 ha perso la caratterizzazione di eremo di clausura e si è trasformato in centro di accoglienza per corsi e seminari. Il suo piccolo museo si può visitare previo appuntamento.mercoledì 15 agosto 2012
EROI DIMENTICATI, GLI OPERAI DELLE ALPI SVIZZERE
Lavoravano otto ore al giorno, ferendosi, urlando di dolore, cadendo feriti, perdendoci la vita. Manovali italiani, reclutati dall'impresa che doveva costruire la ferrovia della Jungfrau. Nel centenario della costruzione, li ricorda in un libro di cui è coautore Peter Krebs, evidenziando come i manovali italiani erano rinomati per la loro resistenza fisica ed il loro essere senza pretese. Infatti venivano pagati pochissimo ed alloggiavano in baracche mal riscaldate, al cui interno la temperatura scendeva sotto i 7 gradi. Nel corso di un'ispezione del 1901, racconta Krebs, la società ferroviaria della Jungfrau constatò che "i letti erano in un
pessimo stato e in numero insufficiente: c'erano fino a tre operai che
dovevano condividere un letto". Pessime le condizioni igieniche. Si ebbero lievi miglioramenti subito dopo questa ispezione.mercoledì 13 aprile 2011
LE VIRTU' DELLA SVIZZERA
Caro Regazzi, Lei ha ragione. Gli italiani non dovrebbero dimenticare che il Ticino ospitò molti esuli, fra cui Mazzini, che le edizioni di Capolago dettero uno straordinario contributo alla diffusione dei loro scritti, che Carlo Cattaneo amò la Confederazione, ne studiò gli statuti, ne divenne cittadino e vi trascorse l’ultima fase della sua vita. Farebbero bene a ricordare inoltre che il «Paese dell’orologio a cucù» (la battuta è del personaggio interpretato da Orson Welles ne «Il terzo uomo», il bel film del 1949 diretto da Carol Reed) fu anche il Paese (cito a caso) di Zwingli, Jean-Jacques Rousseau, Benjamin Constant, Madame de Staël, Johann Heinrich Pestalozzi, Ludwig Burckhardt, il linguista Ferdinand de Saussure, il saggista Denis de Rougement, lo storico e critico della letteratura Jean Starobinski, i romanzieri e poeti Charles-Ferdinand Ramuz, Friedrich Dürrenmatt, Max Frisch, Francesco Chiesa, Grytzko Mascioni. Il fatto che abbiano scritto le loro opere in francese, tedesco e italiano ha forse oscurato agli occhi di molti la loro origine svizzera. Non basta. Credo anche che gli italiani farebbero bene a vedere nella Svizzera, soprattutto in questo momento, uno straordinario modello di ordinamenti civili per un Paese che desidera creare istituzioni federali. Questo non significa che la Confederazione sia priva di ombre e difetti. La sua maggiore anomalia, a mio avviso, è stata per molti anni l’esistenza, accanto ai tre poteri classici (legislativo, esecutivo, giudiziario), di un quarto potere, quello bancario, che ha spesso dettato e imposto le sue esigenze alla Confederazione. Ma ho l’impressione che la situazione, dopo alcuni clamorosi incidenti ed errori degli ultimi anni, stia cambiando. A proposito di banche e finanza, caro Regazzi, un’ultima osservazione. La presidente della Confederazione ha detto a Paolo Valentino che l’Italia, a differenza di altri Paesi europei, non ha ancora ratificato l’accordo della Ue con la Svizzera sulla lotta alle frodi fiscali e non sembra interessata alla firma di un accordo sulla doppia imposizione. Non conosco i termini esatti della questione e le ragioni per cui il ministro italiano dell’Economia abbia adottato questa linea. Ma credo che dovrebbe a questo punto spiegarne meglio le ragioni anche ai suoi connazionali.
mercoledì 2 febbraio 2011
LA SVIZZERA CELEBRA MAX FRISCH
BERNA - Per il centenario della nascita di Max Frisch la Zecca federale Swissmint ha emesso una moneta commemorativa d'argento che è stata presentata giovedì. Opera dell'artista losannese Daniel Frank, essa raffigura il celebre scrittore e ha un valore nominale di 20 franchi. Swissmint, inoltre, sempre oggi ha inaugurato una nuova serie di monete commemorative sul tema delle usanze svizzere. Come primo soggetto è stato scelto il Mercato delle cipolle di Berna.Una targa commemorativa in onore dello scrittore e architetto Max Frisch (1911-1991) è stata scoperta oggi a Zurigo dal sindaco Corine Mauch. Frisch avrebbe compiuto 100 anni il prossimo 15 maggio e il 4 aprile ricorre il 20esimo anniversario dalla morte.
La targa si trova al numero 28 della "Stadelhoferstrasse", dove Max Frisch abitò dal 1983 fino alla morte, nel 1991. Lo scrittore ha fatto menzione di questo indirizzo, che si trova nel complesso che comprende la stazione
ferroviaria di Stadelhofen e diversi negozi, in alcuni scritti. La posa della targa è il primo evento ufficiale organizzato a Zurigo per i 100 anni dalla nascita dell'autore di pezzi teatrali come "Biedermann und die Brandstifter" (Omobono e gli incendiari), "Andorra", e di romanzi come "Stiller" e "Homo faber".



