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venerdì 19 dicembre 2014

E' MORTA VIRNA LISI, LA SIGNORA DEL CINEMA ITALIANO

roma


Viso d’angelo e carattere energico, Virna Lisi, scomparsa oggi a 78 anni, era un’attrice che, per tutta la vita, ha lavorato con l’obiettivo di smentire lo stereotipo della bionda arrendevole, della diva che si accontenta di essere bella, dell’interprete docile, pronta a frasi forgiare dai registi, senza discutere, senza chiedere. Il mantra pubblicitario che ne aveva segnato gli esordi, «con quella bocca può dire ciò che vuole», con lei ha funzionato al meglio. Dalle labbra perfette, nel viso di luminosa bellezza, dominato dallo sguardo azzurro trasparente degli occhi mai liftati, mai ritoccati, un esempio originale di fascino mediterraneo racchiuso in tratti nordici, vennero fuori celebri dinieghi. 

Soprattutto quello a Hollywood, la meta agognata di tutte le attrici del mondo, dove lei arrivò senza sforzo, nel ‘64, per girare con Jack Lemmon «Come uccidere vostra moglie». Un gran successo, cui seguirono due film, con Tony Curtis e Frank Sinatra, e una carriera ormai avviatissima, lontano da casa. Mancavano sette anni di contratto quando la signora Lisi decise di fare dietrofront, affrontando battaglie legali e perdite economiche: «Mi proposero di interpretare Barbarella, dissi di no, spiegai che io con quelle ali
d’oro proprio non mi ci vedevo». 
Molto meglio si vide, anni dopo, nei film di Germi, Lattuada, Comencini, Amelio. Ma soprattutto, pur amando moltissimo il suo lavoro, si vedeva bene nel ruolo di moglie, madre, nonna. E questo forse le ha dato la forza di essere l’unica diva che, al di là delle solite dichiarazioni di facciata, ha vissuto come una liberazione l’apparire delle prime rughe, come se quei segni le dessero finalmente la possibilità di mettere bene in luce le sue vere qualità: «Sì, a volte la bellezza mi ha dato fastidio, mi ha precluso dei ruoli e questo mi ha addolorata. Essere belle non è sempre facile, soprattutto se si vuol fare cinema serio». 
   

Addio a Virna Lisi, signora del cinema italiano, la bocca che "può dire ciò che vuole", attrice senza compromessi. Nella sua carriera, oltre cento film con Cavani, Amelio, Comencini (Luigi e Cristina), Zampa, Samperi, Festa Campanile, Lattuada, Risi, Loy, Monicelli. Aveva conquistato anche Hollywood, rifiutando Playboy e Frank Sinatra. Nella sua carriera ha ricevuto sei Nastri d'argento, un premio per la migliore interpretazione femminile a Cannes e quattro David di Donatello, di cui due alla carriera. Nata ad Ancona l'8 novembre del 1936, nel 1960 ha sposato l'architetto romano Franco Pesci (allora presidente della Roma, morto nel 2013) da cui ha avuto un figlio, Corrado, che l'ha resa nonna di tre nipoti.

lunedì 3 febbraio 2014

FREUD E I LIBRI

Non è certo il tenore della storia che, pure carina, aggancia lo spettatore, ma il ritmo, quello sì. E soprattutto il fascino di una Roma vintage, dove, in ogni appartamento, in ogni ambiente, ci sono libri dappertutto, arredi curati e congegni digitali rimossi dall'ambiente, eccetto una scena dell'ultima parte del film. Il pubblico in sala è soddisfatto nel condividere le schizofrenie delle tre figlie femmine del novello dottore Freud e qualcuno confessa di essersi emozionato. Bella la scelta di ambientare la vita di una delle figliole proprio in una libreria di stampe antiche nel centro di Roma. Anche lo studio del papà psicanalista è invaso di libri e tutto ha un sapore di cose belle, tangibili e piene di calore. Per cui, sì: andate a vedere al cinema "Tutta colpa di Freud".


lunedì 20 gennaio 2014

OLOCAUSTO: IL DOCUMENTARIO DI HITCHCOK

Se ne è fatto un gran parlare e se ne parlerà ancora. Nel 2015 ricorrono i settanta anni della fine della Seconda Guerra Mondiale e della conseguente scoperta dell'Olocausto, la più grande tragedia ed il più grande crimine dell'Umanità. E, proprio un anno prima dei settant'anni, si riscopre il documentario che il grande regista inglese Alfred Hitchcok (nella foto con la sua stella Ingrid Bergman), proprio di recente restaurato dal Museo Imperiale della Guerra di Londra. Artefice del difficile restauro (la pellicola era estrememente rovinata) è Toby Haggith, direttore del dipartimento ricerche del museo londinese.
Il film sarà trasmesso il prossimo anno in tutte le TV del mondo ed è pieno di immagini sconvolgenti, girate dal vero e mai viste prima, che causarono un crollo nervoso ad Hitchcok. Il maestro del brivido, nel visionare le prime immagini che i soldati inglesi avevano girato per lui nel campo di Bergen Belsen, gridò in lacrime "Basta!", e per una settimana si rintanò nel suo albergo, rifiutando di mettere piede nella sala del montaggio.
Il film fu commissionato ad Hitchcok nel 1945 da Sidney Bernstein, industriale del cinema, che lo chiamò dall'Inghilterra e gli disse: "I nostri soldati sono entrati nei campi di concentramento nazisti e hanno scoperto orrori inimmaginabili: camere a gas per sterminare donne e bambini, sopravvissuti ridotti pelle e ossa. Dobbiamo documentare questa vergogna agli occhi del mondo: le nostre truppe stanno già filmando tutto. Ma le riprese non bastano, bisogna tirare fuori una storia. C'è un solo regista all'altezza del compito e quel regista sei tu".
Hitchcok abbandonò le riprese del film Notorius e cominciò l'opera. Quando però era tutto pronto l'aria era cambiata e Bernestein disse all'amico che era inopportuno mostrare quelle scene, dal momento che gi Stati Uniti e la Gran Bretagna volevano fare della Germania un'alleata. Il progetto fu così abbandonato. Il film demolisce una volta per tutte le scuole storiche e di pensiero che vogliono che l'Olocausto non sia mai esistito.
La pellicola per ora è stata trasmessa ad un ristretto gruppo di storici che si sono detti "sconvolti". Immagini crude e purtroppo vere, che servono a far capire che un crimine contro l'umanità, come è stato l'Olocausto, non debba più a ripetersi.

mercoledì 9 novembre 2011

A DANGEROUS METHOD

Un grande film. Ben scritto, girato e montato, con un'ambientazione storica perfetta. "A dangerous method" è l'ultimo film girato dal regista canadese David Cronenberg e racconta la storia della nascita della psicoanalisi. Nell'Europa su cui incombe lo spettro della seconda guerrra mondiale, si intrecciano le storie di Freud e Jung. Carl Jung utilizza il metodo di Sigmund Freud per curare una giovane isterica russa ebrea, Sabina Spielrein (che poi si laureerà in Medicina ed aprirà una celebre scuola psicoanalitica in Russia). Sabina ne diviene l'amante (Jung è sposato con una ricca ereditiera ed ha due figlie) ed alcuni anni dopo si sposa con un altro uomo. La separazione tra i due è lacerante. Sono entrambi molto innamorati e Sabina per Jung (che nel frattempo si è legato sentimentalmente ad un'altra sua paziente) rimarrà sempre il grande amore della propria vita. Nella Vienna del tempo, tra immani difficoltà e diffidenze, si sviluppa la scuola psicoanalitica. In una conversazione con Jung, Freud - che nel frattempo lo nomina proprio successore - afferma: "Io sono come Cristoforo Colombo, che scoprì una nuova terra e morì senza sapere dov'era sbarcato. Anche io ho scoperto un nuovo territorio. Non so ancora bene cos'è, ma c'è". Il legame professionale tra i due si incrina fino alla separazione definitiva, quando Jung sviluppa le proprie personali teorie, slegate dalla mera considerazione degli impulsi sessuali e teso alla rivalutazione di aspetti meno valutati della psiche umana, come le premonizioni, i riti, i miti, e tutta quella dimensione magica e misteriosa che Freud aveva escluso dalla propria ricerca. Il film dall'ottimo ritmo e dall'ottima recitazione, con un buon doppiaggio, fornisce l'affresco di un'epoca e degli intellettuali che l'hanno vissuta, con uno scavo sull'interiorità dei personaggi (vedi le sculacciate che Jung infligge a Sabina, desiderosa di essere "punita") davvero notevole, alla ricerca di quella libertà e di quel percorso di evoluzione cui i protagonisti arrivano dopo prove enormi. Nel film si trova anche una tenerezza ed una dolcezza disarmanti.
“Solo un medico ferito può curare un paziente”, dirà Jung a Sabina. C’è tutto un mondo in una frase del genere.

mercoledì 23 marzo 2011

ADDIO A LIZ TAYLOR

E' morta Elizabeth Taylor. La notizia arriva da alcuni media americani. La celebre attrice, 79 anni, era ricoverata da sei settimane al Cedar Sinai Medical Center di Los Angeles e al momento della morte, avvenuta per insufficienza cardiaca, aveva accanto i suoi quattro figli. Due volte premio Oscar (per Venere in visone e Chi ha paura di Virginia Woolf?), Elizabeth Taylor nacque in un sobborgo di Londra il 27 febbraio 1932, ma era di origine americana perché i suoi genitori si erano trasferiti in Inghilterra da St. Louis, in Missouri, per aprire una galleria d'arte. Allo scoppio della II Guerra Mondiale i Taylor tornano negli Stati Uniti e si stabiliscono a Los Angeles. E' qui che un amico di famiglia, avendo notato la particolare bellezza della piccola Liz, suggerisce ai suoi genitori di sottoporla ad un provino per la Universal Pictures.
(Il Sole 24 Ore)


Elizabeth Taylor, la diva dagli occhi viola, la Venere in Visone, la barbablu in gonnella, l’ottava meraviglia del Mondo… Liz Taylor e’ Hollywood, oltre che Cinecittà, quando gli americani venivano a girare a Roma.
Icona senza pari del melodramma, la sua vita è un melodramma: luci e ombre, rovine e rinascite, lutti e gioie, diamanti e malattie, onori e disgrazie: decorata dalla Regina Elisabetta nel 2000, due volte premio Oscar, nel ’61 e nel ’67, la vita della Taylor è stata come le montagne russe: sempre piu’ in alto sino alla fine degli anni Sessanta, poi la caduta, i problemi di salute, la bulimia, una tracheotomia, le polmoniti, il tumore al cervello, il cancro alla pelle, le insufficienze cardiache… Ma Liz è donna generosa: l’aids, che le porta via tanti amici di Hollywood, la vede mobilitarsi su tutti i fronti. Crea per esempio l’AmfAR per la raccolta di fondi a favore della ricerca e dei malati.
Quando la salute glielo permette, Liz gira il mondo per difendere la sua causa, convolgendo le piu’ grandi star del Pianeta.
Attrice enorme in “Chi ha paura di Virginia Woolf”, di una bellezza mozzafiato quando usciva dall’acqua col costume da bagno bianco in “Improvvisamente l’estate scorsa”, sicuramente la sposa piu’ bella nella classica commedia di Minelli con Spencer Tracy, Liz Taylor è la leggenda dei tanti mariti, tanti carati, tanti profumi, tanti chili, tanti scandali, tante emozioni, tanti film indimenticabili. Copyright © 2011 euronews

domenica 6 marzo 2011

LE STELLE INQUIETE, PRIMO FILM SULLA VITA DELLA FILOSOFIA E MISTICA SIMONE WEIL


Nella notte della Storia, quando cala il buio del Nazismo e del Comunismo aggressivi, arrivano le lucciole e le stelle inquiete a squarciare l'oscurità. Quelle che vede Simon Weil nella campagna piemontese dove è arrivata per lavorare come bracciante dal suo amico, il “filosofo contadino” Gustave Thibon col quale la pensatrice e attivista francese intratterrà un'amicizia intellettuale e totale che lambisce l'amore per una delle più grandi donne e filosofe del Novecento.
Emanuela Piovano, la regista torinese di Le rose blu, torna al cinema e dirige il primo film, tratto da un vero episodio, su una figura potentissima della filosofia che ha messo insieme nelle sue riflessioni il cristianesimo e il comunismo, il pensiero sulla fede e la militanza politica, soprattutto nell'azione: oltre che bracciante fu fresatrice alla Renault per capire come emergeva quella realtà che lei difendeva.
Siamo davanti al primo film su Simon Weil dichiarato (...).
Tra una scenografia artificiosa, paratelevisiva, e contadini che lavorano la terra ma non si s
porcano mai, prendono vita le stelle inquiete ma si accendono a malapena, perché di una filosofa così imponente sentiamo solo i dialoghi pieni di aforismi e citazioni, importanti, ma troppi affinché lo spettatore possa ricordarsele come merita. È un cinema che sta a guardare, come se fosse un paradosso, proprio di quelli di filosofia. Quella che in questo film la settima arte non esalta ma si accascia davanti a lei: non c'è mordente nè azione o immedesimazione con uno dei personaggi. Tutto ci passa davanti, e la magia è solo dipinta da una buona fotografia ma non bacia, non attira. Non coinvolge. Un po' di spocchia e recitazione dei coprotagonisti al minimo sindacale non permettono a questo film di mostrarci, come deve, il pensiero di una donna che va conosciuto. Le stelle sono inquiete ma fioche.

Da: www.mymovies.it/film/2011/lestelleinquiete/

La bella locandina del film è di un giovane artista vicentino, Paolo Tagliaferro

giovedì 6 gennaio 2011

CIFRA RECORD DI VISITATORI AL MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA DI TORINO

(www.erald.net)

Il Museo Nazionale del Cinema chiude il 2010 con la cifra record di 565.762 visitatori, ben 43.000 in più rispetto al 2009, un traguardo finora mai raggiunto, superando così per il quinto anno consecutivo il mezzo milione di presenze e anche il precedente record di 532.000 ottenuto nell’anno delle Olimpiadi. Il lusinghiero successo del 2010 è stato ottenuto grazie al fascino del museo - ormai riconosciuto a livello nazionale e internazionale - sostenuto da un ricco programma di mostre prestigiose, spesso realizzate in collaborazione con importanti istituzioni culturali nazionali e internazionali. Con oltre 4.650.000 visitatori dalla sua apertura - avvenuta il 20 luglio del 2000 - il Museo Nazionale del Cinema ha festeggiato nel 2010 i primi dieci anni di apertura alla Mole Antonelliana.

giovedì 5 agosto 2010

40 ANNI DI GIFFONI FILM FESTIVAL


A fine luglio si è chiusa la quarantesima edizione del Giffoni Film Festival, ideato dal geniale Claudio Gubitosi (curriculum), che ne è il direttore, quando era un ragazzo di neppure diciotto anni. Gubitosi è funzionario della Regione Campania, creativo ed organizzatore di eventi ed ha reso famosa la sua città in tutti gli angoli del mondo. Molto soddisfatto, a conclusione di questa edizione ha dichiarato:


Il Festival di Giffoni, a differenza di Festival come Venezia e Roma, e' un festival che fa anche da esercente: c'e' una ricaduta economica che va oltre il Festival stesso. Riceviamo finanziamenti per 5 milioni e 600 mila euro, ma siamo il Festival che maggiormente restituisce al territorio i frutti di cio' che ha prodotto. Il 90% delle risorse impegnate da noi ricadono nel territorio, ed e' inutile sottolineare il tipo di beneficio che questo tipo di indotto puo' generare. Restituiamo allo stato 4 volte tanto: i finanziamenti dati al festival di Giffoni sono veri e propri investimenti.

Ad essere lungimiranti il Giffoni Film Festival dovrebbe ricevere anche dei finanziamenti dal Ministero della Salute per i benefici che apporta ai giovani da un punto di vista sanitario: e' il miglior antidepressivo quando non c'e' piu' la scuola a scandire la giornata dei ragazzi, migliora i ritmi naturali e biologici in un ambiente sano, in luoghi di ritrovo all'aria aperta e lontani dal caos cittadino; aiuta l' autoanalisi, aiutando a capire la propria psicologia e la propria vita attraverso i film dando un sostegno durante la fase piu' delicata dell'esistenza.

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