Vivi nel piccolo paese e non vedi l'ora di lasciarlo perché vedi che in un contesto così piccolo e soffocante non ci sono prospettive e tutti, negli anni, abbandonano quel posto e vanno a scoprire il mondo.
Ti trasferisci in una metropoli qualsiasi o nella Grande Mela e ti accorgi di tutto il male che ti circonda e che divora questa società frenetica, dove non c'è spazio per l'umanità. E ripensi al fatto che anche un piccolissimo paese accoglieva le fragilità e le imperfezioni umane. Però ripensi anche alla piccolezza e alla ferocia di quel posto tanto piccolo e anonimo. E ti chiedi: c'è un posto del mondo in cui l'uomo possa essere veramente libero e felice? Dove possa essere se stesso?
La politologa romana Arianna Farinelli, autrice di "Gotico americano", in questa intervista spiega le contraddizioni degli Usa, dell'America e di New York. La povertà diffusa nella città più ricca del mondo, le carceri, il razzismo imperante, il disprezzo per il povero, visto come responsabile della sua situazione di vita (frutto della cultura protestante su cui è stato fondato questo grande Paese).
"Essere poveri in America - dice Farinelli - è visto quasi come una colpa, nel senso: questo Paese ti dà delle grandi opportunità, sta a te coglierle. Se rimani povero è colpa tua. E c'è anche una grossa possibilità: che tu non abbia lavorato abbastanza per elevarti socialmente, quindi non è una responsabilità della società aiutarti. E quindi se ti aiutano, ti aiutano le varie associazioni caritatevoli, ma lo Stato non deve redistribuire per aiutare te, che probabilmente sei molto pigro e non hai voluto lavorare".
Ci sono alcuni fattori che gli italiani che guardano all'Olanda (e ci si arrabbiano, per via delle politiche spregiudicate anti-lockdown) spesso non considerano, e che sono invece molto evidenti per chi vive qua:
1. I genitori dei bambini delle primarie, che rientreranno in classe l'11 maggio, sono molto ma molto giovani. Molto più giovani dei corrispettivi italiani. Diciamo in media almeno 10 anni di meno. 2. I nonni non fanno da baby sitter (non full-time alla maniera italiana, almeno). 3. La mentalità olandese è radicalmente diversa da quella italiana. Gli olandesi non temono questo virus. Non lo temono. Mi dicevano: aspetta che inizino a morire le persone e vedrai. Le persone stanno morendo a frotte: sono tutti calmi e tranquilli. 4. Gli anziani non credono e non pretendono di essere eterni e spesso guardano alla morte con serenità (anche perché non devono fare da baby sitter, e si godono la vita, mediamente). 5. E secondo me fondamentale: L'idea della sacralità della vita non gli appartiene. Non è un concetto che ho mai sentito menzionare, in 12+ anni di vita in Olanda. Mai. 6. Gli olandesi non hanno nozioni mediche di base, non si curano, non si interessano della propria salute più di tanto. Fanno molto sport e vanno in bicicletta come dei dannati. Se stanno male si fanno curare, e le cure sono di solito buone (quando la malattia è seria). Altrimenti, paracetamolo. Se muori: too bad (vedi punto 5).
In sostanza: quando pensate all'Olanda non dovete misurarla col metro italiano. Dovete pensare a Sparta. Poi provate a riformulare le vostre considerazioni italiane rivolgendole a un cittadino di Sparta. Eh ma mia madre ha 80 anni e potrebbe morire. Bene, ha vissuto abbastanza, dovrebbe essere contenta di esserci arrivata. Eh ma mi prendo la polmonite. Bene, ti metti a letto, prendi il paracetamolo, e ti passa. Altrimenti c'è l'ospedale. Eh ma i bambini devono stare dentro. Male, i bambini devono stare fuori, abituarsi al freddo e al caldo, alle intemperie. Devono forgiare il fisico e andare in bicicletta. Devono imparare a nuotare - tutti - e a pedalare. Anche 20 km sola andata per arrivare a scuola, ogni mattina, sotto la pioggia. Si va. Eh ma il virus è pericoloso. Lo sappiamo, e se ti ammali seriamente ci sono abbastanza letti, perché ci siamo preparati. Eh ma a me questa decisione non piace. Il governo ha deciso così, così si fa, che ti piaccia o no.
This is Sparta. Non potete misurare l'acqua col metro. Le categorie italiane, qua, non valgono. Ricordatevelo.
Invece la giornalista novantenne Natalia Aspesi, una delle maggiori firme del giornalismo italiano, ha detto: "Io penso che la Terra si era rotta le scatole e ha voluto punirci".
Va’ serenamente in mezzo al rumore e alla fretta, e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio.
Finché è possibile senza dover soccombere, sii in buoni rapporti con tutte le persone. Dì la tua verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri, anche l’insensibile e l’ignorante, anch’essi hanno la loro storia.
Evita le persone volgari e aggressive, esse sono un tormento per lo spirito. Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e pungente, perché sempre ci saranno persone più grandi e più piccole di te.
Gioisci delle tue conquiste, così come dei tuoi progetti.
Mantieniti interessato al tuo lavoro, per quanto umile; è una certezza nel futuro mutevole del tempo.
Sii prudente nei tuoi affari, poiché il mondo è pieno d’inganno. Ma non far sì che questo ti impedisca di vedere quanta virtù c’è.
Molte persone lottano per grandi ideali e ovunque la vita è piena d’eroismo.
Sii te stesso. In particolare, non fingere di amare. E non essere cinico riguardo all’amore, perché, a dispetto di ogni aridità e disillusione, esso è perenne come l’erba. Accetta con benevolenza il consiglio degli anni, abbandonando con riconoscenza le cose della giovinezza.
Alimenta la forza d’animo, per difenderti dall’improvvisa sfortuna. Ma non tormentarti con l’immaginazione. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di là di ogni sana disciplina, sii gentile con te stesso.
Tu sei un figlio dell’universo, non meno degli alberi e delle stelle; tu hai diritto di essere qui. E che ti sia chiaro o no, non c’è dubbio che l’universo si stia svelando come dovrebbe.
Perciò sii in pace con Dio, in qualunque modo tu Lo concepisca, e qualunque siano le tue imprese e le tue aspirazioni, nella rumorosa confusione della vita, mantieni la pace con la tua anima.
Nonostante tutta la sua finzione, il lavoro ingrato e i sogni infranti, è ancora un mondo magnifico. Sii allegro. Sforzati di essere felice.
Elisabetta d'Inghilterra ha rinunciato agli spari di cannone in suo onore, che da 68 anni a questa parte sono tradizione nel giorno del compleanno della sovrana. Compleanno che cade il 21 aprile, quando Elisabetta compirà 94 anni.
Il discorso pronunciato dalla regina dello scorso 5 aprile 2020 è già entrato nella storia, così come questo anno nefasto che ha portato il Coronavirus. Ammirato dappertutto nel mondo, il discorso della regina ha già fatto versare fiumi di inchiostro. In 68 anni la regina, vera madre della sua Nazione alla quale ha giurato fedeltà e servizio da quel lontano 21 aprile 1947, è la quarta volta che parla al suo popolo. Il momento è di eccezionale gravità. Il virus in Inghilterra ha fatto oltre 14mila vittime, senza contare le persone ad oggi contagiate dalla pandemia.
E' davvero difficile prevedere cosa sarà del Regno di Inghilterra dopo questa carismatica sovrana, data anche la quantità di personaggi di contorno che non reggono il suo confronto, ma è certo che Elisabetta servirà la sua Nazione fino alla fine. Vestita di verde (il colore della speranza) e con un piglio dignitoso e sobrio, adatto alla personalità di una grande sovrana, sguardo diritto verso la telecamera, con fare pacato ma deciso e forte, a 94 anni, ha invitato il suo grande popolo alla riscossa: "Se resteremo uniti e determinati, vinceremo noi".
Che dire? Le parole di una regina sono più impattanti sul proprio popolo che quelle di mille politicanti perennemente a bocca spalancata, pronti a postare uno slogan su twitter o un messaggio su facebook. Pronti a darsi battaglia in televisione.
Dopo un anno di divisioni tra buonismo esagerato, ed altrettante campagne di odio adatte a tenere in tensione in nostro Paese, anche noi guardiamo Elisabetta II e respiriamo.
Ora è il momento della compattezza e della fermezza. Perché le difficoltà finanziarie che la pandemia ha portato fanno il paio con il carico di sofferenza e di morte che essa sta ancora seminando. Non è più tempo di polemiche e di divisioni. Di passerelle da primedonne alle quali i nostri politici e gli studi televisivi ci hanno abituati.
La regina ringrazia il personale sanitario che sta combattendo in prima linea in questa guerra. Così come ringrazia tutti coloro che asserragliati in casa permettono di arginare il contagio. E aggiunge:
"Spero che negli anni a venire ognuno sarà in grado di essere orgoglioso per come ha risposto a questa sfida e quelli che verranno dopo di noi potranno dire che i britannici di questa generazione sono stati forti come ogni altra volta. Le doti di autodisciplina, e tranquilla risolutezza condita di buon umore caratterizzano ancora questo Paese".
In quasi 70 anni di regno, capitati nel periodo di pace più lungo della storia europea, Elisabetta ha dovuto gestire conflitti familiari che hanno minato l'immagine della corona inglese: le relazioni extraconiugali di Carlo e Diana e il loro divorzio; la tragica fine della principessa; il divorzio della secondogenita Anna e quello del figlio Andrea da Sarah Ferguson; gli scandali regali, fino al coinvolgimento del principe nell'inchiesta relativa sugli abusi sessuali che ha travolto il miliardario americano Jeffrey Epstein. E poi, pochi mesi fa, la rinuncia dei duchi del Sussex ai doveri di corte ed il loro trasferimento negli Usa, un affare che ha di molto ridimensionato la stima verso Harry e Meghan, incrementando allo stesso tempo quella nei riguardi della sovrana. E anche se oggi, come dice Vittorio Sabadin, ex inviato a Londra de La Stampa, molti inglesi hanno smesso da tempo di essere monarchici, sono di sicuro fortemente elisabettiani. Sabadin dice: "Quale altro Paese ha potuto contare per quasi 70 anni su una figura così carismatica? Elisabetta della Gran Bretagna nel mondo". Il giornalista è convinto che dopo Elisabetta ci sarà il vuoto e se nessuno degli eredi saprà colmarlo la monarchia andrà incontro all'ostilità, o peggio, all'indifferenza del popolo inglese. "La monarchia inglese, se resisterà, finirà per somigliare a quelle di Svezia o Norvegia, dove re e regine sono persone quasi normali, che vivono in modo comune. Ma a chi interesseranno più se sono come noi?".
Robert Hardman ha scritto sul Daily Mail: "La regina salita al trono con Churcill al suo fianco è ora la Churcill dei nostri tempi. Quattro anni fa, fui ai funerali di Nelson Mandela, Obama rivolgendosi ai capi di Stato individuò in Mandela e in Elisabetta i due giganti della leadership del XX secolo".
In quest'ultimo caso, lei è passata alla storia anche del XXI secolo.
La Arendt è convinta che a differenza della natura, la storia sia piena di eventi e che questa frequenza abbia la sua unica ragione nel fatto che gli eventi
storici sono di continuo creati e interrotti dall' iniziativa dell'uomo, che è un initium in quanto agisce.