Non è solo la regina delle classifiche ma anche il must di Youtube. La ventisettenne cantante Adele è un fenomeno planetario per la sua musica ed ora è anche la regina del popolare canale video. Il videoclip della sua canzone "Hello" ha raggiunto il miliardo di visite a tempo record: solo 89 giorni. Ha superato il record di Psy, che con "Gangnam Style" ha ottenuto lo stesso risultato, ma in 160 giorni. "Hello" è anche in vetta alle classifiche dei singoli di iTunes in Italia ed in altri 105 Paesi, è la canzone più acoltata su Spotify ed è popolarissima su Twitter, Instagram e Facebook, dove riscuote migliaia di condivisioni.
giovedì 21 gennaio 2016
ADELE SBANCA SU YOUTUBE CON "HELLO"
Non è solo la regina delle classifiche ma anche il must di Youtube. La ventisettenne cantante Adele è un fenomeno planetario per la sua musica ed ora è anche la regina del popolare canale video. Il videoclip della sua canzone "Hello" ha raggiunto il miliardo di visite a tempo record: solo 89 giorni. Ha superato il record di Psy, che con "Gangnam Style" ha ottenuto lo stesso risultato, ma in 160 giorni. "Hello" è anche in vetta alle classifiche dei singoli di iTunes in Italia ed in altri 105 Paesi, è la canzone più acoltata su Spotify ed è popolarissima su Twitter, Instagram e Facebook, dove riscuote migliaia di condivisioni.lunedì 11 gennaio 2016
L'ORADI OTIUM... MADRE DI TUTTE LE STUPIDITA'
sabato 9 gennaio 2016
HAYEZ, IL PITTORE ROMANTICO SOLO SULLA TELA
Mentre a Milano spopola una mostra del grande pittore veneziano, famoso per il quadro "Il bacio", considerato un po' l'emblema del Romanticismo (la mostra chiuderà il 21 febbraio), si scopre che Francesco Hayez era un gran donnaiolo, che nella sua vita trattò le donne come oggetti e fece soffrire le pene dell'inferno alla sua povera moglie, che sopportò con dignità tutte le umiliazioni che lui le infliggeva.
Hayez proveniva da una famiglia molto povera. Il padre, Giovanni, era un povero pescatore di origini francesci. Sua madre, non avendo di che sfamarlo, lo abbandonò a cinque anni, per cui lui fu "adottato" da una zia (sorella della madre), che, avendo sposato l'antiquario genovese Francesco Binasco, non se la passava male. Il distacco per il piccolo Hayez fu lacerante e destinato ad influenzare i suoi futuri rapporti con le donne. Intanto, le sue doti artistiche venivano notate dallo zio, che gli faceva frequentare le più importanti scuole d'arte veneziane. Dopodiché, avendo vinto un concorso, il giovane passava a Roma, dove il grande scultore neoclassico Antonio Canova lo prendeva sotto la sua ala protettrice. Da quel momento Hayez, introdotto nei salotti dell'alta società romana, inizia la sua vita libertina che gli fece scrivere nelle sue memorie: "Chi mi vedeva nel mio studio e poi in compagnia avrebbe trovato due uomini diversi". Iniziò ad avere storie e amanti molto giovani, fino alla morte sopraggiunta nel 1882, a 91 anni. Una volta Hayez rischiò di essere ucciso dal marito di una donna con cui aveva avuto una relazione, ma per sua fortuna egli fu solo ferito e così Canova gli consigliò di sparire da Roma per un po' e rifugiarsi a Firenze. Al suo rientro nella Capitale, Hayez conosce la donna destinata a diventare sua moglie, Vincenza Scaccia, di ottima famiglia borghese. In questa donna quieta e remissiva, Hayez vide forse la madre paziente che avrebbe voluto avere, e che compensava la sua impulsività. Le sue avventure galanti continuavano, senza ritegno. Spostatosi con la moglie a Milano (dopo una parentesi veneziana), Hayez esplose in tutta la sua grandezza. Frequentò Manzoni, Rossini, Verdi. Conobbe Carolina Zucchi, la sua amante per eccellenza, bella, passionale, di famiglia borghese ricca e colta. Per Carolina lui perse la testa, intrecciando con lei una relazione disinibita e sfrenata. Carolina era stata prima sua modella (in genere con questo sistema Hayez seduceva le sue amanti), e così, lui la circuì mentre lei posava. A testimoniare l'alta dose di erotismo che contraddistinse questo amore vi sono molti disegni del pittore veneto, di carattere piuttosto esplicito, in cui lui e lei posano insieme. La relazione fu decennale. L'amicizia durò fino alla scomparsa di lei. La moglie, Vincenza Scaccia, morì nel 1869, procurando un grande dolore ad Hayez. Il quale, però, ben presto riprese la sua vita libertina. Aveva ottant'anni e si legò ad una trentenne, Angela Rossi. Per evitare lo scandalo decise addirittura di adottarla. Fu la sua ultima donna ufficiale. L'amore tra i due era anche fisico. Lui la rappresentò in un quadro in atteggiamento estremamente sensuale
martedì 5 gennaio 2016
IL TEMA DELLA MATURITA' DI UMBERTO ECO
EMMA CAMAGNA
ALESSANDRIA
Quando lo conobbi io, al liceo classico Plana di Alessandria,
Umberto Eco non era un banale primo della classe. Lui frequentava quella
maschile, io ero nella femminile. Stesso corso e anno. Era forse un po’
presuntuoso, ma brillante, intelligente, pronto alla battuta anche
dissacrante sebbene a quei tempi ai ragazzi di buona famiglia, per una
legge non scritta, si imponeva il bon ton.
giovedì 31 dicembre 2015
GIACOMO MORRA, L'UOMO CHE INVENTO' IL TARTUFO D'ALBA
(Centro Studi Beppe Fenoglio) - Nacque a La Morra nel 1889 alla Cascina Manescotto dei conti Falletti di
Castiglione dove il padre faceva il mezzadro, famiglia numerosissima ed
i figli appena potevano andavano a cercare lavoro altrove.A 19 anni, nel 1908, se ne venne al Gallo a lavorare in una trattoria; dopo qualche anno ad Alba con i fratelli Andrea, Giovanni e Matteo a mettere su il Ristorante delle Langhe; Giacomo era bravo, abile in tutto, la convivenza con i fratelli un po’ difficile e Giacomo voleva fare da solo, nel 1923 ottenne dai fratelli la sua parte con la promessa che non sarebbe più tornato ad Alba a fare l'oste e se ne andò a Torino ad aprire una trattoria ed una bottiglieria in corso Nizza; vi rimase cinque anni, fece buoni affari, ma soprattutto capì che quel tartufo che a Torino si pagava così caro e che nelle Langhe i trifolao vendevano a poco prezzo, dopo notti insonni di ricerca, era tesoro da sfruttare, la nostalgia di Alba e delle Langhe era grande, la famiglia da crescere numerosa, ma vi era quell'impegno assunto con i fratelli: non tornare ad Alba a fare l'oste. Riuscì a convincere il fratello Andrea ad intervenire presso gli altri fratelli per farsi cancellare quell'impegno ed ottenne il permesso. Nel 1928 comprò l'Hotel Savona ed iniziò quell'avventura durata sino al 18 dicembre 1963 quando Alba dovette registrare la perdita del suo primo e grande ambasciatore nel mondo, perché è certamente vero che non è Alba che ha fatto conoscere Giacomo Morra, ma è Morra che ha fatto conoscere Alba nel mondo.
Albergatore
cortese, sempre disponibile, la moglie Teresa non chiudeva le porte sino
a quando non fosse arrivato ad Alba l'ultimo treno ed era già in piedi
al mattino presto per la partenza del primo; ristoratore dalle grandi
intuizioni, inventò gli antipasti di una varietà infinita, commerciante
di tartufi bianchi, ma anche neri, si riforniva a Norcia per servire il
mercato francese, trovò anche il sistema di conservarli e nel 1948 fu
presente sul mercato statunitense con i suoi tartufi freschi e
conservati, fu chiamato il Re dei Tartufi ed i figli Mario, Giorgio e
Francesco ne continuarono la dinastia e le attività sino agli anni
Novanta. Nel 1936, Stampa Sera gli dedicò una mirabile intervista che
occupò l’intera pagina a lui dedicata, venne pubblicata il 29 ottobre.Il giornalista, Enzo Arnaldi, lo chiamò il “Re del tartufo” riconosciuto da tutte le Langhe e fin dai colli dell’Astigiano. Nell’intervista si leggeva ancora “Alba è un centro vitale, operoso, aperto ad ogni iniziativa, pronto a tutti i tentativi. Gente che fa, che produce, che contratta, che commercia, questa di Alba: gente che, se comunicazioni più rapide la legassero a Torino, avrebbe ancora aumentato il ritmo della sua attività agricola commerciale. E’ in centri come questo che si capisce appieno di qual forza e qual tempra sia, oggi come sempre, questa campagna di cui è fatta il nostro Piemonte.
Gente che ha iniziativa, quella di Alba, come questo Giacomo Morra che s’è messo in un albergo da gran città, tanto è perfetto e razionalmente congegnato. Persino i telefoni in ogni camera ci ha e la cantina e la cucina con miracoli di modernità».
Nel 1949, il 16 ottobre, un inviato speciale, scriveva su La Stampa: “Alba ha una reginetta del tartufo – La Bela Trifolera – che dura in carica un anno e un Re del Tartufo – Giacomo Morra che è eterno. Per sapere tutto del tartufo si va necessariamente da lui, che è storia e cronaca insieme, che può raccontarvi di Carlo V, lanciatore del tartufo e di Winston Churchill e Rita Hayworth i suoi più recenti ammiratori. Carlo V fu però in una situazione di inferiorità perché dovette accontentarsi di spendere il proprio entusiasmo per il tartufo nero del Perigord, parente povero di quello di Alba, mentre Churchill e Rita gustarono proprio quest’ultimo. Una lettera del segretario di Churchill, scritta da Gardone dice esattamente: «La signora e il signor Churchill hanno gustato e particolarmente apprezzato». I tartufi di Alba arrivarono a Rita in occasione del suo recente matrimonio.
Giacomo Morra è stato per Alba, e per il suo tartufo bianco, un grande dono, quasi un profeta.
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