giovedì 2 giugno 2011

IL GRANDE TONINO DICE...


Berlusconi [...] sta alla politica come Emilio Fede sta all'informazione.

Antonio Di Pietro

MARIA LUISA BUSI: "IL FILM CHE TUTTI I GIORNI PASSA IN TELEVISIONE"

"A L'Aquila ci gridavano "vergogna!". Non era mai successo ad un giornalista del servizio pubblico". Maria Luisa Busi a Collisioni, il festival di Novello (Cn) parla della verità nascosta su L'Aquila. (Riprese di Emanuele Caruso).

mercoledì 1 giugno 2011

FIERA DELL'EDITORIA MERIDIONALE E DEL LIBRO 1^ EDIZIONE

Dal sito Millenniumeditrice

Complesso Monumentale Santa Sofia – Salerno 10, 11 e 12 giugno 2011

La prima edizione della Fiera dell'Editoria Meridionale e del Libro nasce per iniziativa dell'associazione culturale Nuova Officina onlus e della casa editrice Millennium, fondata da Stefano Sabatino, direttore artistico della manifestazione.

La Fiera si svolgerà nei giorni 10, 11 e 12 giugno a Salerno, presso il Complesso Monumentale di Santa Sofia, nel cuore del centro storico e si candida a divenire uno degli appuntamenti letterari più attesi del territorio.

L'evento sarà soprattutto l'occasione per sensibilizzare e stimolare l’opinione pubblica su temi di grande interesse nazionale: la conoscenza delle realtà imprenditoriali degli editori meridionali che con molta difficoltà contribuiscono alla diffusione della cultura nel nostro Paese e, dall'altra, l'intento di creare una preziosa sinergia con le Istituzioni, per riemergere da una pericolosa regressione sia economica che culturale, quest'ultima motivo di grave minaccia per la legalità e per il futuro della società civile.

L'evento si svilupperà in tre giornate, ognuna delle quali sarà dedicata ad un tema specifico:

i 150 anni dall'unità d'Italia, le nuove frontiere dell'editoria e il tema della legalità.

Ogni giornata sarà caratterizzata da ulteriori sessioni incentrate su dibattiti e tematiche che saranno direttamente connesse o che per aspetti convergenti si potranno collegare al tema centrale. Il terzo giorno sarà anche un momento per conoscere alcuni dei maggiori esperti, scrittori e uomini delle Istituzioni, impegnati a raccontare e contrastare con la loro opera la criminalità organizzata e le modificazioni che questa impone sulla nostra penisola.

L'ATTIVITA' DEL CIRCOLO DEI LETTORI


Cos'è il Circolo Volontari per la Lettura?
Il Circolo Volontari per la lettura nasce dall’idea di formare una squadra di persone che mettano in moto un’energia propositiva e coinvolgente, per vivere insieme l’efficacia e il valore della lettura come attimo di distrazione, strumento comunitario, fatto consolatorio, esperienza espressiva. Quindi molte sono le realtà sociali con cui i volontari si confrontano, gli ospedali, le biblioteche, le case famiglia, i festival, per creare appuntamenti di lettura a voce alta e interrompere e rendere più lieto un tempo lento, monotono e spesso solitario.
Il progetto, nato nel gennaio 2010, si inserisce nella attività del Circolo dei Lettori nell’ambito di Torino Capitale Europea dei Giovani 2010, ed è realizzato grazie al sostegno dell’Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili di Regione Piemonte e del Comune di Torino – Biblioteche Civiche.

Chi sono

Il progetto è rivolto a tutti. All’inizio del 2010 è stato lanciato un bando, al quale hanno risposto più di 300 persone. La squadra dei volontari che fino a oggi ha partecipato attivamente sia negli ospedali che in altre realtà è composta da circa 90 giovani. Per contatti e info potete scrivere a volontarilettura@circololettori.it

Tutte le info per aderire sul sito Circolo del Lettori

FILIPPO TARICCO SPIEGA COM'E' NATO COLLISIONI



(La Stampa) - Filippo Taricco direttore artistico di Collisioni ci spiega come è nata la festa e come sia riuscito a portare in un piccolo comune di mille abitanti personaggi come Michel Cimimo, Paul Aster, Salman Rushdie, ma anche Caparezza, Roy Paci, Luciana Littizzetto, Luciano Ligabue e tanti altri. In tre giorni, Collisioni ha avuto la presenza di 50 mila persone provenienti da ogni parte d'Italia.

(Targatocn) -
Com’è finanziato il Festival?

Abbiamo qualche sponsor e i soci si autofinanziano. Ognuno di noi mette dei soldi per poter fare il Festival. E’ un periodo molto duro economicamente ma riteniamo che se chiudiamo le luci davanti a questa crisi la cosa finisce male. Né il direttore artistico, né i ragazzi dell’accoglienza, nessuno di noi è pagato. Il Festival è retto dal volontariato. Questo ci permette di avere più budget per poter pagare la tecnica dei palchi, i voli, etc. Riteniamo che sia giusto farlo perché in questo territorio c’è bisogno di una manifestazione che sappia parlare un po’ a tutti e che ricostituisca il senso della comunità. Altrimenti la cultura diventa sinonimo di elitarismo, di distinzione sociale. I festival devono essere più parenti della scuola che non dei circoli Lions.

Com’è nato il Festival Collisioni? Un’idea che avevi in testa, pensavi di realizzare questo sogno e il sogno si è realizzato o è andato oltre le aspettative?

Lavoro nel settore della cultura, dell’editoria, dello spettacolo da più di quindici anni. Non è la mia prima iniziativa nell’ambito, per professione ho sempre fatto questo. Collisioni è stata una grande sfida. Quando ci siamo trovati e abbiamo deciso di farlo c’era un profondo malessere nel mondo dell’associazionismo e nel mondo delle persone autentiche che erano i miei amici di Alba e quelli espatriati da Alba. C’era il modello del Premio Grinzane Cavour, abbiamo fatto Collisioni nell’ultimo anno del Premio di Soria. Abbiamo lavorato in antitesi a quel modello. Non ci piaceva, lo trovavamo sbagliato, vecchio, legato agli anni’80. Quel modello l’avevamo vissuto anche sulla nostra pelle essendo io albese come Piero Negri Scaglione, come Sergio Dogliani che è di Cherasco ed ora dirige gli ‘Idea Store’ di Londra, come il pittore Valerio Berruti. Il Premio Grinzane ci aveva lasciato l’idea che il libro fosse qualcosa di estremamente noioso, vecchio.

E quindi?

Abbiamo lavorato in antitesi. Prima di tutto non bisogna pensare che i giovani vadano educati tout court ma bisogna riconoscere alla cultura dei giovani una propria dignità. Ci può essere uno scambio tra generazioni, i giovani possono insegnare molto. Poi, volevo fare un festival dove io sarei andato a 17 anni, mi sarei appassionato e avrei visto gli scrittori in una luce diversa, non ingessata, da cerimonia, dall’idea che siano inavvicinabili. Con Collisioni abbiamo cercato di spiegare che gli scrittori sono persone come noi che amano dialogare con il pubblico, disponibili, non nelle teche di vetro, adorati e fotografati, quello fa parte del mestiere ma non è quello un momento autentico in cui incontri un autore. Lo incontri quando c’è un dibattito, quando si scaldano le emozioni. L’idea nostra era creare un Festival dove i giovani non dovevano partecipare perché deportati con i pullmini scolastici e arrivati per scaldare sedie, ma per loro scelta. E non è un caso che la maggior parte delle migliaia di giovani partecipanti a Collisioni 2010 avessero meno di trent’anni. Giovani che hanno scelto di partecipare ad un festival culturale, letterario piuttosto che andare in discoteca. Questo ha decretato il successo. (Gisella Divino)

BERLUSCONI CON GIGI D'ALESSIO FISCHIATO A NAPOLI

ANNO ZERO

Ieri in Italia sono finiti gli Anni Ottanta. Raramente nella storia umana un decennio era durato così a lungo. Gli Anni Ottanta sono stati gli anni della mia giovinezza, perciò nutro nei loro confronti un dissenso venato di nostalgia. Nacquero come reazione alla violenza politica e ai deliri dell’ideologia comunista. L’individuo prese il posto del collettivo, il privato del pubblico, il giubbotto dell’eskimo, la discoteca dell’assemblea, il divertimento dell’impegno. La tv commerciale - luccicante, perbenista e trasgressiva, ma soprattutto volgarmente liberatoria - ne divenne il simbolo, Milano la capitale e Silvio Berlusconi l’icona, l’utopia realizzata. Nel pantheon dei valori supremi l’uguaglianza cedette il passo alla libertà, intesa come diritto di fare i propri comodi al di fuori di ogni regola, perché solo da questo egoismo vitale sarebbe potuto sorgere il benessere.
Purtroppo anche il consumismo si è rivelato un sogno avvelenato. Lasciato ai propri impulsi selvaggi, ha arricchito pochi privilegiati ma sta impoverendo tutti gli altri: e un consumismo senza consumatori è destinato prima o poi a implodere. Il cuore del mondo ha cominciato a battere altrove, la sobrietà e l’ambientalismo a sussurrare nuove parole d’ordine, eppure in questo lenzuolo d’Europa restavamo aggrappati a un ricordo sbiadito. La scelta di sfidare il Duemila con un uomo degli Anni Ottanta era un modo inconscio di fermare il tempo. Ma ora è proprio finita. Mi giro un’ultima volta a salutare i miei vent’anni. Da oggi si guarda avanti. Che paura. Che meraviglia.
MASSIMO GRAMELLINI
La Stampa, 31/5/2011

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