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domenica 21 aprile 2013

'IL RE E' NUDO, E NON E' UN BELVEDERE'

La rielezione di Napolitano è il disperato tentativo di fermare il tempo, da parte di chi oggi non sa più in che direzione andare. Ogni prospettiva futura è bruciata nel volgere di un attimo. Il re è davvero nudo e non è un bel vedere'. ROBERTO SAVIANO

'I Papi si dimettono, i presidenti vengo rieletti in tarda età. Povera Italia, poverissima Italia, l'itala gente non c'è più'. PIER FRANCO QUAGLIENI

Abbiamo, insomma, un “nuovo” presidente della Repubblica. Napolitano, dopo un settennato catastrofico, si fa ancora garante della Casta e ricompatta attorno a sé centro-destra e centro-sinistra, con lo scopo – ormai sempre più chiaro agli italiani – di costruire un Governo di larghe intese che rimanga fedele, sulla pelle dei cittadini, ai diktat europei e alle politiche di austerità introdotte da Monti. PAOLO BARTOLINI, megachip

Il Corriere del Ticino 
L’Italia ha un nuovo presidente della Repubblica. Da riciclaggio
"Un parto acefalo dell'acefala politica italiana"

Un parto acefalo dall’acefala politica di un’Italia in cui la tempesta del rinnovamento rimane sempre allo stato di refolo delle buone intenzioni ma si arresta sul primo ostacolo naturale: alla sesta votazione, questo pomeriggio, la stragrande maggioranza dei “grandi elettori” (Senato, Camera e delegati delle Regioni) è andata a convergere sul nome di Giorgio Napolitano, 88 anni da compiersi a fine giugno, per la carica di presidente della Repubblica; lo stesso Giorgio Napolitano che poche ore prima era giunto a scadenza del settennato e che più volte, agli inviti a rimanere in carica secondo discrezione ossia con nuovo mandato o in regime di “prorogatio”, aveva risposto picche scartando come fantasiosa - riferendosi proprio il minimo vitale del concetto - tale ipotesi. È bastato invece che qualcuno si presentasse stamane in visita al Quirinale per generare dapprima una richiesta di “tempo per decidere” (e ciò intorno alle ore 10.30), poi l’accettazione (ore 13.30), poi la disponibilità alla candidatura con totali garanzie di successo, poi ancora quello che i parlamentari del “Movimento cinque stelle”, unica formazione ancoratasi dall’inizio e sino all’ultimo sul nome di Stefano Rodotà, definiscono come colpo di Stato tanto da aver prodotto immediatamente una reazione di piazza davanti al Parlamento.
Con il conforto di 738 consensi sui 1’007 aventi diritto, Giorgio Napolitano diventa quindi il primo presidente, nella breve storia della Repubblica italiana, a fare il “bis” nella carica; possibilità non esclusa secondo la Costituzione, ma alla quale nessuno avrebbe pensato se nell’arco delle precedenti 48 ore il Partito democratico, uscito dalle Politiche con una maggioranza relativa in dimensioni assai meno soddisfacenti rispetto alle aspettative del suo segretario Pierluigi Bersani, non si fosse polverizzato sulle diatribe interne arrivando a ritrovarsi con l’affondamento delle candidature di Franco Marini prima e di Romano Prodi il giorno dopo. (...)
Al che l’occhio è caduto sul riciclaggio del presidente uscente, già pronto a lasciare ufficio e residenza per godersi gli ultimi anni ad Ischia con la moglie Clio, con una mossa che potrebbe anche apparire segno di continuità ma che lascia campo aperto alle preoccupazioni proprio per l’età del personaggio: altri sette anni al Colle, stanti i termini e stante la modalità con cui la candidatura è stata proposta ed avallata e promossa, somigliano insomma ad un ergastolo inflitto.
Non che risolva granché, la chiamata di Giorgio Napolitano a conferma nel ruolo istituzionale. A poter cantare vittoria - si noti: nell’elezione di un ex-esponente del Partito comunista italiano (corrente dei miglioristi), nell’elezione di un soggetto che plaudì all’invasione sovietica in Ungheria nel 1956 - sono i soli esponenti del Centrodestra, risalito clamorosamente dall’anonimato nelle ultime sei settimane della campagna elettorale per le Politiche e giunto ad un soffio dal sorpasso sul Partito democratico che invece ha marciato sul posto tanto da non riuscire nemmeno a coalizzare intorno a sé qualche altra forza parlamentare in vista della formazione del Governo.(...)

venerdì 4 febbraio 2011

FEDERALISMO: COLLE, VADA ALLE CAMERE


(ANSA) - ROMA, 4 FEB - Manca la comunicazione alle Camere e dunque il decreto sul federalismo e' irricevibile. Lo afferma il capo dello Stato nella lettera inviata a Berlusconi e Bossi, in una telefonata, rassicura Napolitano: mi rechero' in Parlamento con il ministro Calderoli a dare comunicazioni sul decreto.
Napolitano ha chiarito che il decreto non puo' essere emanato 'non essendosi perfezionato il procedimento per l'esercizio della delega previsto dai commi 3 e 4 dall'art. 2 della legge 42 del 2009'.


www.tg1.rai.it
BERGAMO - Per il bene del Paese, occorre mettere un punto a "una spirale insostenibile di contrapposizioni, arroccamenti, prove di forza, da cui può soltanto uscire ostacolato ogni processo di riforma". E' l'appello lanciato da Giorgio Napolitano, durante il suo discorso al teatro Donizetti di Bergamo, dove è in visita ufficiale, insieme alla moglie Clio, per la celebrazione del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia e del ruolo della "città dei Mille" nella Spedizione.

venerdì 17 ottobre 2008

Napolitano: "Saviano non è solo"

Fonte: http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo430228.shtml

"Roberto Saviano è stato costretto ad una vita dura, una vita assurda: bisogna fargli sentire che non è solo". Questo il messaggio di Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. "Le minacce allo scrittore da parte del più feroce clan camorristico sono una sfida non solo alla cultura, ma alla coscienza civile del Paese", scrive Napolitano. Anche il padre del romanziere interviene: "Lo calunniano, ho paura per lui".
"Lo Stato devefare la sua parte come garante della sicurezza e della legalità - ha scritto Napolitano a Repubblica -. Ma tutti devono comprendere che sono in gioco valori basilari di libertà e di dignità nazionale, che à in gioco il prestigio dell'Italia democratica in Europa".
Accorato anche l'appello del padre di Saviano. In un'intervista a La Stampa, afferma che ''è più forte la rabbia'', quella contro le calunnie che vengono messe in circolazione sul conto del figlio e della sua famiglia ma che nonostante tutto ''ne è valsa la pena''. E lancia un messaggio al figlio che ''non si perdona il fatto di aver coinvolto la famiglia, ''gli voglio dire di stare tranquillo - dice il padre - perche' non avrei mai voluto che rinunciasse alla sua battaglia, alla sua arte''.
Riguardo all'annuncio di voler lasciare l'Italia fatto dal giovane scrittore, il padre aveva gia' capito che qualcosa non andava, che suo figlio stava attraversando un momento difficile ma aggiunge ''i Saviano sono gente tosta''. E sull'ipotesi della partenza risponde: ''Roberto all'estero? Non credo, forse una vacanza ma non certo una fuga, credo che rimarrà in Italia''.

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