Visualizzazione post con etichetta profughi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta profughi. Mostra tutti i post

mercoledì 28 ottobre 2015

BIBIHAL, A 105 IN FUGA DALL'AFGHANISTAN

All'arrivo alla frontiera non ci volevano credere. Ma i documenti non erano contraffatti e parlavano chiaro: Bibihal Mirzaji alla bella età di 105 ha percorso 5800 chilometri a piedi dall'Afghanistan alla Croazia, in cerca di una vita migliore. Da quarant'anni il suo paese è dilaniato dalla guerra civile e lei, Bibihal, con il figlio di 67 ed io nipote di 19, che per una parte del tragitto l'ha portata in spalla, è partita da Kunduz per sfuggire al terrore seminato nella sua terra dai taleban, ora più che mai, e poi, filamente, dopo un assedio durato una settimana, sono stati respinti dall'esercito regolare.
Solo l'anno scorso le vittime della guerra fratricida sono state diecimila.
Bibihal ha detto, tra la commozione dei presenti: "Indosso quattro paia di calze e ho freddo. Qualche volta sono caduta. Ho anche delle ferite sulla testa. Ma sto bene".
La donna non indossa il burqua, che dai taleban è stato imposto nella parte Sud del paese, ma una gonna a fiori ed un fazzoletto verde che esprime l'islam moderato del nord dell'Afhanistan. Ma di essere costretta ad indossare il vestito integralista, a 105 anni, non aveva più voglia.
Adesso la donna con i suoi familiari sogna di raggiungere la Svezia.
E' il dramma dei profughi siriani che bussano alle porte dell'Europa.
Bibihal appare in buona salute e con una vitalità da record, soprattutto tenendo conto che l'aspettativa di vita media nel suo paese è di 60 anni.
 

sabato 5 settembre 2015

SCENA ANTICA CHE ANNULLA IL PRESENTE



 Migranti che superano a piedi il ponte Elisabeth sul Danubio (foto La Stampa)

E' vero che la scena di masse umane in cammino è una costante della storia. Proprio per questo continua a commuovere: perché conosciamo la storia che c'è dietro, che in fondo è sempre quella. Proprio per questo continua a commuovere: perché conosciamo la storia che c'è dietro, che in fondo è sempre quella, anche se diversa ogni volta. La meta è un desiderio di destino. "Vai nel luogo che ti dirò", dice il Signore ad Abramo, quando gli ingiunge di abbandonare la casa dove è nato per andare incontro a un futuro che né lui né Dio ancora conoscono. Abramo, che vuol dire "Padre Grande", è uno solo ma è come se fossero tanti. Sono lui le moltitudini di uomini, donne, bambini, giovani e anziani, sani e infermi, che nella storia si sono messe in cammino per raggiungere qualcosa di ancora sconosciuto ma carico di quella luce incerta che è la speranza. E il cammino a piedi è fatto di una lentezza il cui sapore noi che viaggiamo dentro la cabina di un aereo o sopra morbide ruote di gomma non conosciamo più.
Per questo ci scuote, il lento flusso di quei migranti dentro i nostri confini. Zaini in spalla, mani nelle mani, passeggini e fazzoletti in testa. Bandiere. Voci che s'incontrano. Colori che cangiano sotto la luce e l'ombra.
E' una scena antica eppure a ben guardare sempre presente, in un angolo o nell'altro della nostra storia. Loro sono stranieri, vengono da luoghi lontani che non conosciamo e di cui sappiamo o facciamo finta di sapere molto poco.

Elena Loewenthal
(Estratto dall'articolo pubblicato su La Stampa: "Scena antica che annulla il presente", di sabato 5 settembre 2015)

Lettori fissi