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venerdì 6 aprile 2012

LA LEGA TRA ESOTERISMO E RITUALI COLLETTIVI


Sembra di rileggere la storia del Duce e di Hitler. I rituali collettivi come le bandiere verdi sventolanti ed i bracci alzati della plebe della Padania verso Umberto, il capo carismatico del partito che ce l'ha duro, in una escalation di gesti tosti e rozzi e di volgarità. I libri di esoterismo nella mansarda di Umberto come la fissazione dell'occulto di Hitler. L'identificazione del partito con il suo capo. Il (quasi) inseparabile duetto Bossi-Berlusconi. Il Patto d'Acciaio e l'Asse Arcore-Padania.
L'elemento di novità sono solo i 99mila euro sborsati per comperare un diplomino al Trota (Renzo Bossi, il figlio di Umberto), bocciato tre volte all'esame di Stato, e i guai del figlioletto che gettava bombe alla candeggina sui malcapitati avversari della Lega.

Per il resto la retorica ad oltranza ed il mito della purezza della razza "padana" ricalcano copioni già visti e sentiti nella storia passata.
Il guaio è che la psicologia delle folle resta sempre la stessa quando si tratta di rendere omaggio al capo carismatico che addomestica le masse con rituali e simbolismi, non avendo niente di concreto da offrire sotto il manto della religione del popolo, infarcita, appunto, di simboli, sfilate, riti e volgarità.

mercoledì 6 ottobre 2010

SELF CONTROL


Un concetto, il self control, importante, spesso misconosciuto. Negli anni Ottanta Raf ci aveva fatto pure una canzone...
Ammettiamolo. I nostri politici mancano di autocontrollo.
Berlusconi bestemmia qualcosa all'indirizzo di Rosy Bindi, tanto da far rizzare i capelli in testa agli esponenti del Vaticano.
Bossi si diverte sulla sigla SPQR, per dare dei "porci" ai romani (salvo poi fare dietro front e chiedere scusa per non giocarsi ulteriore consenso elettorale).
Berlusconi dice che se gli dicessero di "andare a casa" non saprebbe dove, viste le sue numerose proprietà... Ma tanto lui è abituato a prendere per i fondelli milioni di italiani che faticano ad arrivare a fine mese.Quando la democrazia difetta il discorso viene abilmente portato su altre - inutili - questioni.
Che questi signori si esprimano come governano è un dato di fatto.
Avrebbero bisogno di lezioni di galateo, e poi di scuole di alta formazione politica. Visto l'allucinante degrado e lo spettacolo da circo offerto agli elettori, forse sarebbe il caso.

giovedì 31 luglio 2008

La donna che bocciò Bossi

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo (estratto)

La professoressa Anna Spagnuolo, originaria di Benevento che da vent’anni vive e lavora in Lombardia, ne avrà sentite tante. Cumuli di sciocchezze che feriscono ogni animo sensibile ma retto, almeno quanto le montagne di rifiuti infine spazzate via. Tante vuote ciarle sul peccato originale d’essere meridionali, accidiosi d’animo e sguaiati di parola. Terroni. E in terra lombarda questa docente avrà proseguito a lavorare nella scuola, in quell’ambiente che dovrebbe essere fucina del futuro, con impegno quantomeno pari ai colleghi d’ogni dove italiano.Succede poi che, entrata a far parte della commissione d’esame per la maturità al Liceo Scientifico Bentivoglio di Tradate, in provincia di Varese, la docente, e con lei l’intera commissione, si trova ad esaminare tra gli studenti privatisti tal Renzo Bossi, uno dei figli del Ministro delle Riforme. E succede che Renzo, per la seconda volta consecutiva, viene bocciato. Bocciato per un motivo tanto semplice, “tutte le prove scritte e orali del ragazzo, come ho già dichiarato, sono state insufficienti”, ripeteva la professoressa Spagnuolo pochi giorni fa a “Il Sannio Quotidiano”.

In molti ricorderanno il fatto; pochi giorni fa Umberto Bossi ha tuonato contro i docenti del Sud: “Non possiamo più lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord (...) Un nostro ragazzo è stato "bastonato" agli esami perchè aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo ”. Quel ragazzo è ovviamente Renzo, suo figlio.Sono orgoglioso dell’impegno e della professionalità di quella docente, con cui divido radici meridionali, terrone, sannite. Rivolgo un invito a Renzo Bossi: coraggio, l’impegno e lo studio danno frutti; prima o poi sarà così anche per te!

Una breve nota finale: nella medesima occasione in cui si è interessato degli organici dei docenti padani, il Ministro Bossi ha innalzato il dito medio nei confronti dell’Inno che rappresenta (pur con le sue non eccelse vette di versi e musica) la forza dell’Italia come Repubblica e come Nazione. Io appartengo alla nutrita e convinta schiera di coloro i quali hanno permesso al Ministro Bossi e ai suoi colleghi Ministri leghisti di impegnarsi nella realizzazione di un programma di Governo autorevole, nella pur asfissiante situazione economica globale. Per questo motivo mi permetto di segnalare al Signor Ministro poche parole, a mo’ di promemoria. “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione.” È il giuramento da lui prestato all’atto di divenire Ministro. La fedeltà è anzitutto rispetto. Buone vacanze.

Marco Di Meola

lunedì 21 luglio 2008

Prima di tutti vennero a prendere gli zingari...

L’anno scorso Beppe Grillo organizzava il V-day ed invece quest’anno Umberto Bossi manda a stendere l’inno nazionale scritto da Mameli.
Periodicamente, nel nostro Paese, qualcuno manda a quel paese qualcun altro.
Verrebbe da chiedersi che cosa resta di tutta la tensione morale che portò all’unificazione italiana, prima, ed alla nascita della Repubblica, poi.
Apriti cielo quando Di Pietro ha dato del “magnaccia” a Berlusconi: lo hanno accusato di volgarità e cafoneria. Adesso, al gestaccio di Bossi sull’inno nazionale (medio alzato – con maschia eleganza leghista – sulle parole “schiavi di Roma”), qualche blanda richiesta di scuse da parte delle forze politiche.
Ma il senatur non si ferma qui: accusa i docenti meridionali (“questa gente”) di maltrattare gli alunni del Nord e vuole che siano rispediti a casa, in nome dello splendido isolamento padano.
Dimentico, forse, che “questa gente” paga regolarmente gli affitti, fa la spesa nelle nordiche cittadine ed impartisce l’istruzione ai ragazzi padani. A proposito: tra questi ce ne è sicuramente qualcuno figlio di quegli imprenditori che, amici dei camorristi, vengono a sversare rifiuti tossici in Campania a prezzi stracciati. Al senatur va ricordato che questi suoi compaesani sono autori di un disastro ambientale che non finirà nei secoli a venire. I professori del Sud portano al Nord istruzione e cultura. Le aziende del Nord portano al Sud monnezza.
Allora, caro senatore, se la Padania deve essere indipendente, si tenga a casa la sua immondizia.

Prima di tutti vennero a prendere gli zingari
e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me

e non c'era rimasto nessuno a protestare.
Bertol Brecht




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