sabato 29 gennaio 2022

PERCHE' COSI' TANTI MEDICI DIVENTARONO NAZISTI?

 

Qualunque sia la ragione - dissomiglianza o qualcosa di più sinistro - il linguaggio altera la percezione e la percezione influenza il nostro calcolo etico. Ad esempio, per sostenere l'eutanasia dei disabili, i registi nazisti deliberatamente alteravano l'illuminazione sui volti dei disabili, per renderli più "disumani" nel loro aspetto. La disumanizzazione intenzionale ed enfatizzata ha lo stesso risultato finale sulla nostra percezione di una disumanizzazione lenta e cronica. Semplici gesti, come opporsi pubblicamente a tale linguaggio quando le persone vengono disumanizzate o mostrare una padronanza di sè attraverso esempi di pazienza e persino tenerezza al capezzale dei malati, potranno fare molto per iniziare a capovolgere questa narrazione.


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venerdì 28 gennaio 2022

GIORNATA DELLA MEMORIA - I LAGER NACQUERO FACENDO FINTA DI NIENTE

« Non sono stati Hitler o Himmler a deportarmi, picchiarmi, ad uccidere i miei familiari. Furono il lattaio, il vicino di casa, il calzolaio, il dottore, a cui fu data un'uniforme e credettero di essere la razza superiore. » (Karel Stojka, sopravvissuto ad Auschwitz)

Enzo Biagi: « Signor Levi come nascono i Lager? »
Primo Levi: « Facendo finta di niente. »
« Bisogna ricordare che questi fedeli, e fra questi anche i diligenti esecutori di ordini disumani, non erano aguzzini nati, non erano (salvo poche eccezioni) dei mostri: erano uomini qualunque. I mostri esistono, ma sono troppo pochi per essere veramente pericolosi: sono più pericolosi gli uomini comuni, i funzionari pronti a credere e obbedire senza discutere, come Eichmann, come Hoess comandante di Auschwitz, come Stangl comandante di Treblinka, come i militari francesi di vent’anni dopo, massacratori in Algeria, come i militari americani di trent’anni dopo, massacratori in Vietnam. » (Primo Levi, “Appendice” all’edizione del 1984 di “Se questo è un uomo”)
*
Auschwitz è stato un dramma. È stato un dramma che il mondo si fosse voltato dall'altra parte.
Quante situazioni analoghe ci sono oggi sul pianeta? Abbiamo forse smesso di girarci dell'altra parte?
Ci diciamo di ricordare perché simili tragedie non accadano più. E mentre lo diciamo ignoriamo che stanno accadendo. E quando siamo chiamati a guardare che accadono – spesso cagionate dall'Occidente –, ancora ci voltiamo dall'altra parte.
Dobbiamo ricordaci che Auschwitz è adesso e che commemorare concretamente le vittime significa prodigarsi – ora, subito – per salvare quante più persone possibile.

GIORNATA DELLA MEMORIA - PRIMO LEVI: "DOPO LA PRIVAZIONE DEI DIRITTI C'E' IL LAGER"

 


GIORNATA DELLA MEMORIA - LE SPLENDIDE CARRIERE ACCADEMICHE DEI FEDELI AL REGIME FASCISTA

Questo brano è tratto da un'intervista a Giorgio Israel, docente di Storia delle matematiche all’Università La Sapienza di Roma e autore insieme a Pietro Nastasi di Scienza e razza nell’Italia fascista. Dei 12 docenti universitari che non giurarono fedeltà al Fascismo si è persa anche la memoria. Molti accademici furono collaborazionisti del regime ed a loro sono oggi intitolate aule universitarie. Nessuno tra questi ultimi perse le proprie posizioni. Anzi, piazzarono anche alcuni loro allievi, i quali, per ringraziamento, dedicarono loro aule, edifici, biblioteche. I fascisti firmatari del Manifesto della razza fecero splendide carriere accademiche, anche gente che scientificamente valeva zero, ma aveva solo un peso decisivo in politica.


"I
n Italia le leggi razziali non furono uno scherzetto fatto per omaggiare Hitler, ma un imponente complesso legislativo e burocratico che investiva ogni aspetto della vita degli ebrei, dei diversi degli inferiori, isolandoli dal resto della popolazione.

In Italia non si propugnava il loro sterminio, bensì l’isolamento e l'espulsione pratica da ogni aspetto della vita civile, e sociale che avrebbe dovuto indurre gli ebrei, e tutti coloro considerati inferiori ad essere isolati, rendendogli la vita impossibile, anche per la difficoltà di lavorare, se non fra loro fino a farli emigrare.
Naturalmente, i soliti giustificazionisti ne hanno tratto spunto per dire che il fascismo “discriminò ma non perseguitò” gli ebrei e i diversi.
Come se essere espulsi dalle scuole, dalle università, dagli uffici pubblici, non poter frequentare certi luoghi ed essere privati del lavoro, e così via, non fosse una persecuzione…”.
[....]
"Sarebbe sbagliato credere che, essendo trascorso mezzo secolo, la ferita si sia del tutto richiusa. Le tracce sono ancora evidenti. Ad esempio, occorre chiedersi perché tante aule universitarie, istituti e dipartimenti portino il nome di scienziati che erano degli esponenti del regime, spesso tra i più fanatici e talvolta anche fautori della politica razziale o addirittura membri del Consiglio Superiore per la Demografia e la Razza. E ho trovato sorprendenti certe reazioni isteriche da parte di alcuni docenti universitari di fronte alla documentazione che prova la compromissione di alcuni “luminari” nella politica razziale, contenuta nel libro da me scritto in collaborazione con Pietro Nastasi. In verità, la risposta è amaramente semplice. E’ così perché la politica razziale ha cambiato il corso della storia dell’università italiana. Ai docenti ebrei scacciati ne sono succeduti altri che non hanno perso la loro posizione dopo la guerra. Al contrario, hanno approfittato delle posizioni lucrate, hanno piazzato i loro allievi e i docenti ebrei reintegrati si sono trovati entro una geografia ormai mutata. Non vi è mai stata alcuna epurazione dei docenti più compromessi. I loro allievi, riconoscenti per la progressione di carriera ottenuta, si sono fatti zelanti difensori della loro memoria, l’hanno esaltata dedicandole aule, edifici, istituti e biblioteche e, in taluni casi, ancor oggi reagiscono con irritazione di fronte ad ogni tentativo di metterla in discussione.
Vorrei, al riguardo, raccontare un aneddoto personale. Mio padre era docente universitario, primo aiuto e principale collaboratore del celebre biologo Giulio Fano. Questi morì pochi anni prima delle leggi razziali e la sua cattedra venne occupata da Sabato Visco, un personaggio privo di valore scientifico, ma di notevole peso politico nel regime, il quale fu poi uno dei firmatari del Manifesto degli Scienziati Razzisti e fu addirittura Capo dell’Ufficio Razza del Ministero della Cultura Popolare. Fu pertanto uno dei principali attori della politica razziale, in particolare nel mondo accademico. Mio padre raccontava delle tirate antisemite che questi gli faceva, seduto alla sua scrivania, roteando un mazzo di chiavi mentre discettava sui difetti e le colpe della “razza ebraica”. Tralascio di parlare delle vicende di mio padre nei suoi rapporti con questo personaggio. Dico soltanto che quando mi iscrissi all’Università scoprii con raccapriccio che il mio libretto universitario era firmato da Sabato Visco, Preside della Facoltà di Scienze dell’Università di Roma, e che scoprii essere ancora un rispettato personaggio, pieno di cariche e di potere, mentre in casa mia era ricordato come l’emblema dell’efferatezza. Ne parlai con un noto accademico di sinistra della Facoltà (diciamo pure, uno dei “pilastri” della sinistra antifascista dell’Università), esprimendogli il mio stupore. Ne ricevetti la seguente risposta: “E’ vero. Ma è tanto bravo a procurare soldi”. Non credo che siano necessari altri commenti, se non che mi tornano in mente le frasi scritte dal noto fisico Franco Rasetti, di recente scomparso, al suo collega Enrico Persico, subito dopo la fine della guerra (e nelle quali l’allusione a personaggi come Visco è trasparente): “Qui come sai abbiamo fatto la repubblica, alla quale io ho dato il mio voto, ma senza farmi troppe illusioni. Il suo primo atto è stata una pazzesca amnistia che rimette in circolazione ladri, spie fasciste, rastrellatori e torturatori, eccetto quelli le cui torture erano “particolarmente efferate” (sic). Viene proprio il rimpianto di non aver fatto, a suo tempo, il torturatore moderatamente efferato. L’epurazione, come forse saprai, si è risolta in una burletta, e fascistoni e firmatari del manifesto della razza rientrano trionfalmente nelle Università. Ma basta ora con questi disgustosi argomenti”.
27 gennaio 2002

GIORNATA DELLA MEMORIA - I BAMBINI NATI AD AUSCHWITZ


Vi siete mai chiesti quanti bambini nacquero ad Auschwitz? Vi siete mai chiesti quante donne partoritono il frutto delle violenze subite all'interno dal lager?

Un numero preciso non siamo in grado di fornirlo, perché non fu tenuto conto nell'anagrafe del campo di questo dato proprio perché molti di loro vissero solo pochi minuti.
Grazie alla testimonianza di Stanisława Leszczyńska, furono circa 3000 i nati vivi a cui ella prestò personalmente assistenza.
Di questi circa la metà furono soppressi immediatamente dopo il parto dal personale del campo, annegati in un barile. Un altro migliaio circa morirono di fame freddo e malattie.
Era una pratica diffusa bendare il semi alle puerpere proprio per impedire loro l'allattamento, in questo modo era possibile testare la resistenza dei bambini prima di morire di fame. Un'altra pratica adottata ad Auschwitz, ad esempio da Irma Grese, era quella di legare le gambe alle donne durante il travaglio, per assistere alla loro sofferenza e alla morte lenta di mamma e bambino.
Alcuni più fortunati, grazie alle loro caratteristiche somatiche, furono destinati all'adozione di coppie tedesche aderenti al Progetto Lebensborn.
Di quelli che purtroppo rimasero al campo, solo una trentina riuscirono a sopravvivere, insieme alle madri fino a che non arrivarono le truppe alleate.
La registrazione delle nascite avvenne a partire dalla metà del 1943. Prima non era consentito a nessun neonato di sopravvivere ad Auschwitz. Da quella data in poi, sopravvissero solo i neonati destinati ai campi per le famiglie. In questo caso al nuovo nato veniva assegnato un numero, tatuato sulla pelle.
Una volta iniziata la liquidazione del campo, si cercò di uccidere tutti i bambini nati ad Auschwitz. Solo in rare eccezioni riuscirono a salvarsi. È per questo che possiamo affermare con certezza che la quasi totalità dei bambini che nacquero nel campo, perirono nel campo.
Vorrei riportare qui di seguito la testimonianza di un sopravvissuto ad Auschwitz, Roberto Riccardi, che nel suo libro, Sono stato un numero, racconta la testimonianza raccolta da Alberto Sed, durante un'intervista, in cui gli spiegava cosa veniva fatto ai bambini nati da poco.
La brutalità di queste parole non ci può lasciare indifferenti:
"Un giorno io e un altro prigioniero ci trovavamo vicini ai carretti per il trasporto dei bambini. Dovevamo farne salire a bordo alcuni, fino a completare un carico. Una SS si avvicinò, indicò con il dito un bimbo di un paio di mesi e disse al mio compagno di lanciarlo sul carretto. Per rendere l’ordine più chiaro, mimò il gesto con le braccia, disegnando un volo molto ampio.
Lanciarlo? chiese il mio compagno, sbigottito. Il tedesco insisté. Gli puntò contro il fucile, urlò, e a lui non rimase che eseguire. In un istante che durò un’eternità, la SS sollevò la sua arma, prese la mira e sparò al piccolo mentre era in aria, come fosse al poligono di tiro. Lo centrò in pieno. Un suo collega, che osservava la scena da vicino, imprecò. Meno male, pensai, c’è ancora qualcuno che ha nel cuore un po’ di umanità. Ma presto quello che aveva brontolato si calmò, si mise una mano in tasca e prese dei marchi. Accennò a un sorriso sforzato, strinse la mano all’altro e gli consegnò il denaro. Impiegai un po’ per capire. Su quel tiro avevano scommesso, ecco spiegata la delusione del perdente.
Lo vidi fare più volte. Ogni volta eravamo noi a dover portare i bambini ai loro carnefici. Noi a lanciarli in aria, sotto la minaccia delle armi, con le SS che si esercitavano a colpirli mentre erano in volo."
Per non dimenticare, M A I !

mercoledì 26 gennaio 2022

ANGELIQUE DU COUDRAY, PIONIERA DELL'OSTRETRICIA NELLA FRANCIA DEL SETTECENTO

 



Conoscete la storia di Angélique du Coudray, pioniera dell’ostetricia nella Francia del XVIII secolo? Si è battuta per entrare all'università di medicina, allora appannaggio di soli uomini, per garantire l'istruzione superiore anche alle donne che praticavano l'ostetricia. Ha rivoluzionato l’arte del parto e, per incarico del re Luigi XV, per 30 anni ha insegnato le sue tecniche a migliaia di persone in tutto il paese, in un periodo in cui la mortalità infantile raggiungeva picchi elevatissimi. Ha scritto un libro illustrato, tradotto in varie lingue, con 38 capitoli sugli organi riproduttivi femminili, la cura appropriata prenatale, l’ostetricia, i vari problemi durante la nascita e vari casi rari. È rimasta famosa anche per aver costruito il primo manichino ostetrico in cui mostrava l'apparato femminile e le manovre da eseguire. Grazie alle sue lezioni ha rivoluzionato le tecniche del parto salvando milioni di vite. (Da Linkedin)

martedì 25 gennaio 2022

POI FANNO LE "GIORNATE DELLA MEMORIA"...


“Non iniziò con le camere a gas. Non iniziò con i forni crematori. Non iniziò con i campi di concentramento e di sterminio. Non iniziò con i 6 milioni di ebrei che persero la vita. E non iniziò nemmeno con gli altri 10 milioni di persone morte, tra polacchi, ucraini, bielorussi, russi, yugoslavi, rom, disabili, dissidenti politici, prigionieri di guerra, testimoni di Geova e omosessuali.

Iniziò con i politici che dividevano le persone tra “noi” e “loro”. Iniziò con i discorsi di odio e di intolleranza, nelle piazze e attraverso i mezzi di comunicazione. Iniziò con promesse e propaganda, volte solo all’aumento del consenso. Iniziò con le leggi che distinguevano le persone in base alla “razza” e al colore della pelle. Iniziò con i bambini espulsi da scuola, perché figli di persone di un’altra religione. Iniziò con le persone private dei loro beni, dei loro affetti, delle loro case, della loro dignità. Iniziò con la schedatura degli intellettuali. Iniziò con la ghettizzazione e con la deportazione.
Iniziò quando la gente smise di preoccuparsene, quando la gente divenne insensibile, obbediente e cieca, con la convinzione che tutto questo fosse “normale”. “
Ricordiamo la storia. Finché siamo in tempo.

- PRIMO LEVI

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