venerdì 11 marzo 2011

L'INCREDIBILE STORIA DEL CASTELLO DI BALINCOURT (FRANCIA DEL NORD)

Dopo essermi dannata ed affaticata per trovare la foto di questo castello, voilà, ieri sera esce fuori mentre sfoglio una rivista dal titolo "La Provincia Sannita" del 2010. Ormai non ci pensavo più...
Ha veramente dell'incredibile la storia del castello di Balincourt, nella località di Arronville, a nord della Francia.

In un primo momento appartenne a Blanche Delacroix, amante e poi moglie morganatica (cioè senza diritto all’eredità né al titolo) di re Leopoldo II del Belgio. Ne era divenuta l’amante a soli 16 anni, mentre lui ne aveva oltre 50 più di lei. Leopoldo II dono’ il castello alla sua amante e quindi, morto Leopoldo, il maniero venne acquistato dall’uomo più ricco del mondo, sir Basil Zaharoff, nato a Instanbul da ebrei poveri. Costui vendeva i sommergibili a tutte le nazioni in guerra. Zaharoff lo donò alla sua amante Maria del Pilar, nobildonna spagnola, moglie di Francesco Borbone, cugino del re di Spagna Alfonso XIII. Francesco già da tempo dava segni di squilibrio mentale e Maria del Pilar non poteva divorziare in quanto la corona non lo avrebbe mai consentito. La relazione con Zaharoff durò per tutta la vita ed ebbe come scenario Montecarlo.

Maria del Pilar commissiono’ il parco del castello a Raffaele Mainella, nato a Benevento nel 1856 e morto al Lido di Venezia nel 1941. Per dieci lunghi anni l’artista in estate partiva da Venezia ed andava a lavorare presso il castello. Nel 1924 il marito di Maria del Pilar muore e così, dopo 34 anni di relazione clandestina, la donna convola a nozze con Basil Zaharoff. Dopo soli diciotto mesi di matrimonio lei muore di setticemia. Zaharoff chiede allora a Mainella di completare la sistemazione del parco secondo i desideri della moglie, anche se l’uomo non vi fa più ritorno negli anni a venire. Oggi il suo corpo riposa proprio in questo parco, vicino a quello della moglie. Su questo castello e sui lavori eseguiti da Mainella non è mai stato pubblicato nulla. Quando Mainella lo completò aveva settant’anni. Si spense il 27 aprile 1941, all’età di 85 anni.

giovedì 10 marzo 2011

IL SEGRETO DELLA COCA COLA FIORI D'ARANCIO?

La leggenda vuole che la ricetta segreta della Coca Cola da oltre un secolo sia custodita in una cassetta di sicurezza di una banca forse americana, forse svizzera, protetta come se fosse il Santo Graal. Solo due dipendenti del colosso di Atlanta la conoscono. Due giorni fa una radio di Chicago, This American Life, l’ha resa nota al mondo. Ha informato i suoi ascoltatori di aver scoperto la ricetta segreta della Coca Cola, pubblicata integralmente sul suo sito. Nella ricetta compare anche la perfetta composizione del magico “Fattore X” che rende unica la miscela: che contempla l’olio estratto dai fiori dell’arancio amaro.

Tutto l'articolo su fioriefoglie.tgcom.it/wpmu/2011/02/17/il-segreto-della-coca-cola-fiori-darancio/

martedì 8 marzo 2011

QUANDO LA SCUOLA FA SOGNARE E DA' IL BUON ESEMPIO


Che la storia delle donne nella cultura e nella vita civile sia stata una storia di emarginazione, tutti più o meno lo sanno. Basti pensare che in Italia solo nel 1946 alle donne fu concesso il diritto di voto e che, ancora oggi, in molti Paesi esso è negato o limitato.
Nella mia classe durante le lezioni di fisica, nonostante il programma e le poche ore a disposizione, la nostra professoressa ci ha insegnato a gettare lo sguardo sulla vita e sul talento delle donne scienziate che, superando stereotipi, pregiudizi e difficoltà economiche, hanno contribuito e contribuiscono, con la loro passione, la loro sensibilità e il loro impegno, allo sviluppo del progresso.
Lo scenario è sempre quello: una stazione mobile con un computer e un proiettore con cui, su un muro bianco, vengono trasmesse foto, esperienze, ricordi, testimonianze di donne che, a scavare bene, sono state tante: dai Premi Nobel per la Medicina Barbara McClintock (1983) per la scoperta dei trasposoni e Rita Levi-Montalcini (1986) per il fattore di crescita delle cellule nervose (Ngf), al caso di Lise Meitner che – a differenza di Otto Hahn che ricevette nel 1944 il Premio Nobel per la Chimica – non fu premiata sebbene per prima fornì la spiegazione teorica della fissione nucleare; a quello ancora più emblematico di Rosalind Franklin, le cui scoperte sul Dna furono oscurate dai più famosi James Watson e Francis Crick, entrambi Premi Nobel per la Medicina nel 1962.
L’obiettivo è quello di mettere in risalto e di comprendere l’eccellenza del loro lavoro per stimolare i giovani a misurarsi in campo scientifico, in contrapposizione al potere della bellezza e della popolarità mediatica.
È anche grazie a loro, insomma, se oggi siamo in grado di vedere più lontano. E allora sì che possiamo dire, con Bernardo di Chartres, che siamo nani sulle spalle dei giganti!
DANIELE TREMATORE LICEO V. GIOBERTI, TORINO

Che bella questa lettera che in poche righe fa piazza pulita di una serie di luoghi comuni: 1) che nelle scuole ormai regni il disinteresse e che i professori siano sfiniti e senza più alcuna spinta ideale; 2) che gli studenti di oggi siano tutti apatici e disinteressati e ogni sforzo con loro sia inutile; 3) che se una materia ha poche ore allora è impossibile poter immaginare un programma efficace capace anche di andare oltre il programma previsto; 4) che il matrimonio tra le donne e la scienza sia qualcosa di innaturale; 5) che i giovani non siano riconoscenti nei confronti di chi gli insegna qualcosa ed è capace di farli sognare.
(Mario Calabresi)

www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=273

MASOCH ITALY


Dopo Gucci, anche Bulgari avrà l’accento sulla i. L’hanno acquistata i francesi, nonostante la gioielleria italiana più conosciuta al mondo abbia cercato fino all’ultimo di fondersi con qualche altro marchio del made in Italy per «fare squadra». Invano, perché la maggioranza dei nostri imprenditori coltiva una visione degli affari arcaica e meschina. E preferisce regnare sul proprio orticello che condividere il controllo di una foresta. Sul giornale di domenica Mario Calabresi denunciava la nostra inadeguatezza - pratica, ma prima ancora mentale - nell’accogliere il turismo di massa cinese. Anziché per accapigliarci fra borbonici e garibaldini, l’imminente festa nazionale andrebbe utilizzata per discutere di qualcosa che sembra interessarci assai meno: il futuro. Chiederci che Italia vogliamo essere. E, soprattutto, se vogliamo essere l’Italia che gli stranieri immaginano che noi siamo.

La situazione rasenta l’assurdo. Il mondo vagheggia lo stile italiano e ci dipinge come la culla dei piaceri raffinati: sole, paesaggi, storia, cibo, vino, arte, moda, relax. Ma noi, oltre a vivere male e ad abbrutirci davanti alla tv o dietro qualche pacchiano bunga bunga, siamo nelle fauci di una classe dirigente arruffona e arraffona, incapace di avere un’idea dell’Italia e di disegnare un progetto per i prossimi vent’anni che risponda alle richieste del mercato, cioè dei giovani asiatici e dei sempre più numerosi anziani d’Occidente interessati al nostro vero talento: fabbricare qualità della vita. Un talento difficile da imitare ma, lo si è appena visto, facile da comprare.
MASSIMO GRAMELLINI

DA BOLOGNA REFERENDUM PER ABROGARE LA RIFORMA GELMINI

L'idea è partita dall'Università di Bologna. A breve nascerà un comitato, composto da docenti, precari e studenti. C'è bisogno di 500.000 firme. Tante, tantissime, ma le proteste contro l'approvazione della Riforma, lo scorso autunno, hanno visto la partecipazione di centinaia di migliaia di persone. L'impresa è tutt'altro che impossibile

L'idea è semplice, ma dall'impatto potenzialmente fortissimo: un referendum per abrogare interamente la Riforma Gelmini.
L'idea è partita dall'Università di Bologna, da un gruppo di "Docenti preoccupati" (così si definiscono). 200 tra associati e ordinari che a un mese dall'entrata in vigore della legge 240, hanno scelto di passare all'azione. Maurizio Matteuzzi, docente dell'Alma mater, spiega al Corriere: "All'inizio pensavamo a una serie di quesiti che coinvolgesse anche il mondo della scuola e quello dei teatri. Ma i problemi di quei settori vengono dalla Finanziaria, legge che non può essere abrogata. Per questo abbiamo deciso di andare avanti da soli. Il quesito - ha continuato Matteuzzi - sarà molto semplice e chiederà l’abrogazione di tutta la legge". A breve nascerà quindi un comitato, composto da docenti, precari e studenti, che potrà contare su tre nomi importanti del mondo della cultura, tre "numi tutelari", i cui nomi saranno resi pubblici nelle prossime settimane. La raccolta delle firme inizierà ad aprile, quando un convegno vedrà convergere a Bologna rappresentanti di 30 università di tutta Italia. C'è bisogno di 500.000 firme. Tante, tantissime, ma le proteste contro l'approvazione della Riforma, lo scorso autunno, hanno visto la partecipazione di centinaia di migliaia di persone. L'impresa è tutt'altro che impossibile. Per la convalida delle firme, operazione lunga e articolata, Matteuzzi pensa di coinvolgere la politica: "Chiederemo aiuto ai partiti che si sono detti contrari alla Riforma Gelmini".

ETIENNE-GUESCH PATTI

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