martedì 29 gennaio 2008

Rifiuti, Grillo organizza M-day

Fonte: TGCOM

Il comico: 23 febbraio giorno munnezza
La giornata del rifiuto o M-day (munnezza day). E' la manifestazione organizzata a Napoli dal meetup di Beppe Grillo il 23 febbraio prossimo. Sul blog del comico genovese già vanno avanti i preparativi per organizzare la manifestazione di protesta così come sono stati pubblicati gli spot su Youtube. Il 23 si raccoglieranno firme per chiedere di avviare la raccolta differenziata porta a porta.

lunedì 28 gennaio 2008

Cattivi maestri2 (la Shoah)

Pare che alla Sapienza di Roma i professori non abbiano insegnato agli alunni o gli alunni abbiano dimenticato di imparare che cos'è la "Shoah" (annientamento di oltre sei milioni di ebrei da parte dei nazisti).

Lo sconvolgente servizio, che mostrava i fighetti dell'Università in questione sfoderare la loro ignoranza in merito, è andato in onda domenica su Rai1, nella domenica condotta da Giletti. Il quale ha bene fatto notare: "Non permettono ad un Papa di andare a parlare. E' una vergogna. Imparino a studiare!".

Sottoscriviamo.

mercoledì 16 gennaio 2008

Cattivi maestri

Alla fine il presidente Napolitano, pare, invierà una lettera di scuse a Sua Santità Papa Benedetto XVI, contestato dagli studenti della "decrepita" (come è stata definita) Università la Sapienza di Roma. Papa Ratzinger non aprirà l'anno accademico, ma invierà comunque il suo pensiero in un intervento scritto.

Hanno distribuito lauree ad honorem ad autori di canzonette, e non vogliono far parlare il Papa. A capo della contestazione d quattro giovanotti poco consapevoli (bastava vederli al tiggì) manipolati a loro insaputa da un manipolo di "cattivi maestri" (così li ha definiti il rettore Renato Guarini) che fanno passare questa figura barbina per una "vittoria della laicità" (sic!). In un Paese dove i delinquenti diventano star televisive, di cosa meravigliarsi? I cosiddetti "saggi" che hanno paura di confrontarsi con l'altrui pensiero? Viene da ridere...

martedì 8 gennaio 2008

La voce dell'indecenza - Benvenuto 2008

Hanno aumentato il prezzo della pasta, del pane, della carne, della benzina, delle sigarette, perfino del caffè...
Dice: "E' necessario risanare i conti del Paese, gli italiani devono stringere la cinghia"...
Già. Eppure gli stipendi sono rimasti gli stessi. Quelli degli italiani. Invece quelli dei parlamentari, scattato il nuovo anno, sono lievitati di 200 euro.
Poverini... Hanno bisogno di questi 200 come l'ultima delle vedove che campa con la reversibilità del marito, che ha pagato contributi allo Stato per trent'anni...
Come l'ultimo degli studenti che deve pagare la rata all'Università e si adatta a fare lavoretti sottopagati per sbarcare il lunario...
Come gli ultimi dei giovani sposi che non possono pagare un mutuo e costruirsi il loro nido d'amore... Come l'ultimo dei pezzenti costretto ad elemosinare per strada...
Come l'ultimo dei parassiti che succhia il sangue alla corte dei potenti...
Poverini... devono proprio andarsi a comprare il pane...........

domenica 23 dicembre 2007

Feudalesimo infinito...

Secondo un esimio professore di una Università meridionale, il feudalesimo nel Sud Italia non è mai finito. E forse ha ragione...
Conversazioni reali ascoltate in treno, lungo lo stivale.
Il primo. Un carrozziere del napoletano, tra pochi anni in pensione. Si è trasferito da alcuni anni nelle Marche dopo aver lavorato per venti anni autonomamente. Ora è vedovo e perennemente ad elemosinare l'affetto dei figli, tutti sposati. Mostra la sua busta paga, parla compiaciuto che la situazione contributiva è in regola e che sul luogo di lavoro è apprezzato e stimato perché serio e lavoratore. Sta faticando duro per arrivare alla pensione. Ma a Napoli non aveva prospettive...
La seconda. Una copywrighter per conto delle aziende. "Sono anni che schiatto in corpo. Quando si lavora in una piccola azienda del Sud, i capi ti fanno pesare mille volte la tua inferiorità". E' stata cinque anni a nero, adesso c'è una causa in corso per cui lei spiffererà tutto ai tribunali, il capo finirà nei guai. "Alla fine sono sempre tornata per bisogno", ammette. Il capo le ha fatto sfornare migliaia di pezzi, "badano alla quantità e non alla qualità, tanto non li legge nessuno". Ed i suoi colleghi tutti a fare lunghe pause caffè, perché abituati a scopiazzare qua e là. E centinaia di ragazzine con la terza media pescate dal rione Sanità, tenute lì per dieci anni a 178 euro al mese.
La speranza: sposare il suo fidanzato settentrionale e traferirsi per sempre su...
La terza. Una neoimpiegata di banca. "Al Sud c'è proprio questa mentalità per cui il capo è il capo, devi sempre abbassarti e se alzi la testa lui ti dice: "Vattene pure, tanto per te che te ne vai ne trovo altre cento che bussano alla porta".
"Mi feci il concorso in banca (una grande città del Nord, Ndr), non dissi niente a nessuno. Mi presi le ferie e sostenni il concorso. Lo vinsi. Quando tornai giù dissi al capo: "Allora mi regolarizzi o no?". Erano anni che mi faceva contratti a tempo determinato... "Eh, ma te lo devo dire adesso?". "Sì, adesso". "Ma dai che ci sta tempo, fai passare questo mese e poi vediamo...". "Non vediamo proprio niente, perché io me ne vado, do le dimissioni"". Il capo rimase basito ed ha rimpiazzato la dinamica impiegata con l'incapace figlia (a cui l'impiegata ha trasferito le proprie conoscenze). La ditta familiare si occupa di importazione di continers. Ma pare che adesso più nessuno parli l'inglese lì. La signora continua: "Lavorare con una ditta familiare del Sud Italia è una cosa che non auguro nemmeno al mio peggior nemico. Sfruttano il bisogno della gente, e non capiscono che se la produttività dell'impiegato aumenta c'è a fronte un aumento del fatturato per tutta l'azienda. Il sistema funziona proprio così. Fino a quando non cambierà la mentalità sarà sempre così".
Buon Natale

sabato 10 novembre 2007

Donne italiane, le più discriminate

Il World Economic Forum di Davos, blasonato istituto di studi, ha stilato la classifica delle donne più e meno emancipate del mondo. L'elenco comprende 128 Paesi. In vetta le donne svedesi, norvegesi, finlandesi e islandesi (che per tradizione storica comandano sugli uomini). All'84° posto le donne italiane, che scivolano ulteriormente ad un 111° posto per quanto riguarda l'uguaglianza dei salari. Per un soffio superano l’africana del Malawi.
Le donne italiane sono le più discrimate sul lavoro. Keniane ed albanesi stanno meglio di lei...

sabato 27 ottobre 2007

Riceviamo e pubblichiamo

Del Boca a Napoli: "Non ci sono giornalismi, non esistono giornalisti di serie A o serie B. Esiste una categoria che va difesa, tutelate, seguita nella sua connotazione naturale che è quella culturale". Il presidente dell'Ordine Nazionale dei giornalisti Lorenzo Del Boca interviene a Napoli all'incontro organizzato e promosso dalla nuova lista "Giornalisti per la professione" candidata alle prossime elezioni del 28 e 29 ottobre per scegliere i delegati che prenderanno parte al congresso della FNSI. (fonte: giovanidelsud.it)

Egregio presidente Del Boca,
è pur vero che tra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare, ma Lei evidentemente non è aggiornato sulla nostra professione in Campania.
Dire che non esistono giornalisti di seria A o di serie B non è soltanto una fandonia, ma è la chiara volontà di nascondere una prassi morale, un modus vivendi, che sta portando il nostro mestiere alla deriva. E badi bene: non ho parlato di demagogia, anche se pare proprio che si tratti di quello. Invece di riempirsi la bocca di parità e di tutele che in effetti non esistono e non sono mai esistite, perché non si occupa di quell'esercito sconfinato di giornalisti di serie C, D ed E che non hanno che mangiare, che non li vuole nessuno perché non hanno il santo in paradiso, che non hanno tessere di partito nelle tasche già bucate e che non possono contare sulla tutela di nessuno se non la propria e a proprie spese? Le si chiede troppo? Perché non va ad infilare il naso nel gotha dell'ordine regionale della Campania dove vivono sulle spalle dei contribuenti senza avere nemmeno la sensibilità di trattarti come una persona e non come un numero d'ordine? Perché il giornalismo italiano sta diventando tanto simile alla politica da quasi emularla? E' mai possibile che i rapporti con le sfere alte della categoria professionale vadano mantenuti solo ed unicamente in vista di elezioni di qualsiasi genere? Io ad esempio, come giornalista non catalogato in nessuna serie perché inesistente, ma buono solo ad andare a votare o a pagare l'obolo annuale ad ordine e sindacato, vengo preso in considerazione da qualche rappresentante di Via Cappella Vecchia solo ed unicamente quando si ha bisogno del mio consenso elettorale, o quando non risulto essermi svuotato il portafogli per far campare loro. Le sembra giusto? Anch'io, come migliaia di colleghi campani come me, ho dei bisogni e delle necessità urgenti ed impellenti, ma io non ho il santino da mostrare innanzi alle porte di S. Pietro, né posso dire "mi manda Picone". Io non ho mai avuto fortuna in questo lavoro che amo più d ogni altra cosa, e quel poco che sono riuscito fare è stato solo grazie a imprese ciclopiche e rischi personali. Mica sono uno delle decine di redattori nullafacenti che mammarai napoletana ha sistemato (do ut des) a stipendio fisso dentro le mura di viale Marconi, né sono una delle tante (a questo punto mi rammarico di non essere nato donna) che sculettando a destra e a sinistra si son fatte spazio nel mondo dell'informazione regionale ed extraregionale.
Io appartengo a quella categoria di giornalisti che se inviano un curriculum non ricevono neppure risposta, a quella sfera di dimenticati ed abbandonati che neppure se si propongono 'gratis et amore dei' riescono a carpire un si subordinato o meno che sia;uno di quelli che se va da un politico per una raccomandazione, sbaglia sempre politico e non ottiene nulla se non aria fritta ceduta gratuitamente. D'altra parte vengo da Benevento, la patria della politicizzazione della categoria, il fulcro del sistema politica-informazione, il pianeta delle scimmie, dove se non ti batti il petto e ussi alla luna rossa, o sotto ad un campanile, Le assicuro che non succede nulla. Allora, mi domando e dico: perché continuare a fantasticare ed idealizzare un mondo professionale che non esiste? Dov'è la giustizia, o la parità de diritti? Costa così tanto in termini pratici dire ad alta voce che chi è dentro è dentro e chi è fuori resta irrimediabilmente fuori?
Per non dirlo significa che il giornalismo vuole emulare la politica: illudere, sempre illudere, mai dare, solo ricevere. Questa è l'Italia della seconda repubblica, purtroppo.
Parola di uno che si è ustionato troppe volte e continua ad ustionarsi.

Rosario Lavorgna
Un giornalista di serie z

http://rosariolavorgna.splinder.com

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