In questo mercoledì sera che è quasi mezzanotte e l'acciottolato del centro storico profuma della pioggia appena scesa, è bello camminare per il centro storico, mentre la città riposa.
Non c'è il
caos dei fine settimana e la città riposa.
Dietro la
chiesa di San Domenico la piazzetta profuma di bagnato, di lillà, di giardini
che si stagliano dietro i cancelli delle case e dietro quelli dell'asilo
adiacente.
E' quasi
mezzanotte, e domani mi aspetta un'altra giornata di duro lavoro, ma
quell'ispirazione che batte nella testa e che reprimo perché devo andare a
dormire perché il lavoro all'indomani mi aspetta, stavolta mi dice: siediti e
fai quello per cui sei nata.
Siediti e
scrivi queste righe. Questi pensieri, sensazioni, emozioni, che non sai dove ti
porteranno. Si sono sedimentati da giorni. Siediti e scrivi.
Scrivo quasi
sotto dettatura. Mi capita, quando sono particolarmente ispirata ed il mare si
agita in me.
Che
differenza tra l'aria calda di via Maestra e del centro e gli spazi aperti e
ariosi sopra la collina di Altavilla.
La città è
come divisa in due parti, quella urbana e quella naturale, ed anche i ritmi,
oltre che i profumi e le luci, sono diverse. Penso che rare città abbiano il
privilegio di una commistione così rara e singolare. Prodigio delle piccole
città di provincia.
Dopo la
passeggiata fenogliana in compagnia di decine di persone e dello scrittore che
ci leggeva Una questione privata, che ti parlava del partigiano Milton
ossessionato da Fulvia, ho deciso di tornarci da sola. A scattare fotografie ed
a raccogliere ciliege.
C'era un bel
sole splendente e aria frizzante.
Quanti dolci
profumi sul crinale della collina. Quante colline pettinate di vigneti. E quei
ciabot così carucci, che mi ispirano storie di amori clandestini consumati
nella campagna, in quegli spazi angusti ed accoglienti. Discreti.
Quanto mi
piacerebbe possederne uno. Per consumarvi un amore, per leggermi in pace un
libro, per depilarmi, per ascoltare musica o solo per mangiarmi un panino.
Oggi ne ho
parlato anche in classe. Questi ragazzi non ne sanno niente delle loro origini
e del loro territorio. E degli amori consumati dei ciabot. E dei lavori
sull'aia, quando le donne spogliavano pannocchie cantando. E dei bambini che
giocavano insieme nel cortile.
Pensano a
infessire su facebook. Frasi brevi, mal scritte a causa di micidiali
abbreviazioni.
Ah... Quanti
scrittori veramente scrittori potrà esprimere questa generazione afasica, che è
già tanto se ha letto Fenoglio o Pavese?
Piuttosto,
oggi sono contenta, perché un mio amico libraio mi ha procurato un introvabile
romanzo di Giovanni Arpino, braidese di nascita: La suora giovane.
Praticamente
introvabile, perché fuori catalogo. Chissà dov'è andata a pescarla, questa
copia del '73. Mah! Sapevo che potevo rivolgermi a lui. Ad Alba è il non plus
ultra in fatto di anticaglie e rarità nel campo della produzione libraria.
Costo dell'epoca settecento lire. Costo attuale: nove euro. Ragazzi, questa
rarità ne vale di più.
La storia del
ragioniere quarantenne che si innamora della novizia di vent'anni.
L'imprevedibilità dell'amore.
Già, l'amore.
Nel primo
pomeriggio ho avuto una conversazione telefonica con uno di quei signori che
leggono i manoscritti nelle case editrici. "Con le pubblicazioni bisogna
essere fatalisti", mi ha detto.
Già. E anche
con gli amori, penso.
Storie che
funzionano, altre che fanno soffrire. Amori ricambiati e quelli a senso unico.
Amori inaspettati. Amori solo sognati e immaginati.
Sono dietro
San Domenico, sull'acciottolato che sa di fresco e con la luce giallina che
illumina il campanile e penso: il segreto nella vita è prenderla come viene.
Lascia che le
cose vadano come devono andare. E vivrai sereno, direbbero gli stoici.
Chissà perché
negli scrittori di qui tutta questa voglia di parlare e di descrivere Alba e le
Langhe.
Ho letto già
mezzo libro di Nico Orengo, Di viole e liquirizia, e sono ansiosa di sapere
dov'è sparito Giulio, il fratello di Amalia, dopo essersi giocata al tavolo la
proprietà terriera della Ginotta.
Non lo so
ancora, ma lo scoprirò. Leggendo il seguito della storia.
Ad Alba i
ragazzi il pomeriggio non si vedono. Sono perennemente connessi tra loro. Non
sui muretti davanti al seminario o in qualche quartiere cittadino. No.
Attraverso il solito facebook.
Che dicano
una cosa interessante non è dato di leggere. Solo facezie e superficialità.
E pensare che
la mia generazione, alla loro età, non aveva bisogno né di cellulari né di
social network. Il linguaggio analogico o non verbale nella mia epoca ha avuto
un peso maggiore di quello verbale. Non che io demonizzi questi mezzi, per
carità. Penso solo che tutte le cose vadano utilizzate con cognizione e senza
esagerare.
Che mentre
dovrebbero prepararsi la maturità e le tesine, molti di questi ragazzi stanno
ancora lì, a chiedersi su facebook, come farle queste tesine e di che colore
tingersi i capelli.
Chissà dove
ci porterà tutto questo profluvio di comunicazione e di parole e frasi mal
scritte. E foto da Grande Fratello. Mah!
Ogni epoca ha
i suoi paradigmi: il philosophus, l'homo oeconomicus, il cortegiano, lo
scienziato, il santo, il poeta, il navigatore.
L'ideale
odierno è l'homus connesso. Perennemento in rete con gli altri, per esistere.
Ieri sera
sono stata all'H-Zone perché c'erano i saggi degli allievi dell'Istituto
Musicale. E parlando con Beppe, amico giornalista, si facevano considerazioni
sull'elevata percentuale di giovani artisti che la città di Alba esprime.
Dovreste dare una statistica sul giornale, dico. Qui ce n'è almeno uno per
famiglia che suona o canta. E Beppe: ma qui stiamo bene, ecco perché i giovani
possono dedicarsi alle arti liberali! Là dove c'è difficoltà a mettere insieme
il pranzo con la cena è un pò difficile.
Sono stati
bravi i ragazzi, meno male che oltre facebook c'è la musica.
La V. ha
cantato divinamente una canzone scritta dalla B. Sono entrambe allieve del
"Rocca" e non sono voci o visi che scompaiono nella massa dei giovani
artisti sedicenti tali.
Quella
canzone era una canzone vera, con una vera melodia ed un vero testo, e quella
voce e quella interpretazione erano espressione di una personalità veramente
artistica, con molto studio e molta stoffa.
Penso che se
mi avessere dedicato una canzone così mi sarei innamorata all'istante della
persona che me l'avesse dedicata.
Che
inspiration. Che grande emozione. Che arte potente e raffinata.
Quanta
capacità nel tradurre in poesia le emozioni della giovane cantautrice.
Ripenso ai
profumi forti e delicati della campagna albese, ed a quel prato di fiori di
camomilla che sovrasta la città. Di sotto puoi vedere il profilo delle torri,
che risplendono nel sole del meriggio.
E dopo il
profumo della camomilla, quello dei lillà, e poi quello dei giardini, e quello
degli alberi. E poi i profumi della città.
Mi fermo qui.
Ho buttato fuori le parole che mi rigiravano nella testa.
Chissà perché
le sere di pioggia, da sempre, mi ispirano in modo particolare.


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