mercoledì 28 ottobre 2015

BIBIHAL, A 105 IN FUGA DALL'AFGHANISTAN

All'arrivo alla frontiera non ci volevano credere. Ma i documenti non erano contraffatti e parlavano chiaro: Bibihal Mirzaji alla bella età di 105 ha percorso 5800 chilometri a piedi dall'Afghanistan alla Croazia, in cerca di una vita migliore. Da quarant'anni il suo paese è dilaniato dalla guerra civile e lei, Bibihal, con il figlio di 67 ed io nipote di 19, che per una parte del tragitto l'ha portata in spalla, è partita da Kunduz per sfuggire al terrore seminato nella sua terra dai taleban, ora più che mai, e poi, filamente, dopo un assedio durato una settimana, sono stati respinti dall'esercito regolare.
Solo l'anno scorso le vittime della guerra fratricida sono state diecimila.
Bibihal ha detto, tra la commozione dei presenti: "Indosso quattro paia di calze e ho freddo. Qualche volta sono caduta. Ho anche delle ferite sulla testa. Ma sto bene".
La donna non indossa il burqua, che dai taleban è stato imposto nella parte Sud del paese, ma una gonna a fiori ed un fazzoletto verde che esprime l'islam moderato del nord dell'Afhanistan. Ma di essere costretta ad indossare il vestito integralista, a 105 anni, non aveva più voglia.
Adesso la donna con i suoi familiari sogna di raggiungere la Svezia.
E' il dramma dei profughi siriani che bussano alle porte dell'Europa.
Bibihal appare in buona salute e con una vitalità da record, soprattutto tenendo conto che l'aspettativa di vita media nel suo paese è di 60 anni.
 

mercoledì 21 ottobre 2015

BENEVENTO, RIALZATI!

video

In questo toccante video di Roberto Scognamiglio,  Benevento all'indomani della tremenda alluvione del 15 ottobre 2015. Le immagini mostrano al mondo cos'è la città oggi. Una città che annega nell'acqua, con aziende in ginocchio e centinaia di operai per strada. Con le zone interne della sua provincia semidistrutte ed irriconoscibili. Paesi sconvolti e franati. Governo italiano, puoi essere insensibile a tutto questo?

BENEVENTO ALLUVIONATA E L'INDIFFERENZA DEI MEDIA. UNA RIFLESSIONE DELLO STORICO ANDREA JELARDI

Gli eventi meteorologici di questi giorni hanno messo in ginocchio Benevento e molti paesi della sua provincia che nel complesso (giova ricordarlo al Presidente Renzi e ai palazzi romani) conta 316.000 abitanti - ossia voti – che con molta probabilità, alle prossime elezioni (se mai ci saranno), andranno in gran parte persi per l’incuria e l’indifferenza dimostrata. Giornali e tv, infatti, di questa tragedia non ne parlano se non sommariamente, e non certo con l’attenzione in altri casi dimostrata come ad esempio accadde per il torrente (torrente!!) Bisagno, che cagionò seri danni in un quartiere (un solo quartiere!!) di Genova. Allora, però, si mosse il Governo, si mossero presidenti di Regione e Provincia, si mosse il Parlamento, si mosse il Papa, si mossero giornali e tv. Si mosse Bruno Vespa, e finanche si mosse Barbara D’Urso.
Ma Benevento è lontana, è una piccola città (città, forse, ancora per poco), è difficile da raggiungere, i costi per portarvi giornalisti e cameramen sono onerosi per la tv di Stato (che però invierà puntuale il canone in bolletta), i comuni dell’entroterra hanno strade impervie e, per raggiungerli in condizioni normali dal capoluogo, occorrono anche due ore. Allora, meglio dare solo qualche notizia sommaria su questo evento, senza troppo clamore, e dedicare invece ore e ore di diretta tv ancora per capire chi e perché ha ucciso Yara Gambirasio o che fine abbia mai fatto l’imprenditore Mario Bozzoli scomparso in questi giorni dalla sua fonderia bresciana. Si tratta di argomenti di un certo peso e di grande interesse nazionale? O piuttosto – evidentemente – di notizie artatamente trasformate in gossip per soddisfare il gusto morboso di un pubblico televisivo ormai diseducato proprio da chi la tv la fa? Di certo si fa in modo che questa sorta di “intrattenimento giornalistico” faccia più ascolti - e a costi bassi – rispetto a una catastrofe naturale, perché di questo si tratta, che ha colpito il Sud Italia, volutamente costretto ad essere il fanalino di coda di un paese che non risorge a prescindere dai proclami renziani, e difficilmente riuscirà a farlo con queste premesse.
In Radio, alla Rai, si parla di Rèino (con l’accento sulla “e”), sui giornali si legge di Santa Croce “sul” Sannio, come fossero luoghi lontani, di un altro continente, mentre nella realtà si parla dell’Italia, di paesi e contrade della nostra bella Italia violentemente danneggiati in maniera forse irreparabile, di tre fiumi in piena (il Calore, il Sabato e il Tammaro, a beneficio di molti giornalisti che ancora ne ignorano i nomi) e così i loro affluenti che hanno seminato distruzione nella zona industriale di Benevento, abbattuto o danneggiato ponti nelle campagne isolandole dai paesi e separando gli stessi paesi tra loro, devastato vigne nella zona del Taburno, reso incoltivabili ettari ed ettari di terreno vicini ai corsi d’acqua. A San Marco dei Cavoti finanche il cimitero ha subito un grave danno con l’allagamento dell’ossario sotterraneo e con la caduta e la rottura delle cassette che contenevano resti mortali e che ora, confusi tra loro, finiranno in una fossa comune.
Non c’è stato scampo neanche per i defunti, mentre i vivi (spesso famiglie di anziani contadini) fanno i conti con un futuro senza speranze perché il lavoro di una vita è stato portato via in poche ore, mancano i mezzi e le forze per ricominciare, e con molta probabilità altri giovani (i pochi rimasti) saranno costretti a cercare lavoro altrove.
In molti paesi centinaia di persone a tre giorni dall’alluvione sono ancora isolate senza luce, gas e telefono. Poi ci sono tre vittime, ma anche per loro le cronache nazionali mostrano scarse attenzioni. Sono un numero, senza nomi e senza storie. L’unica voce per il popolo sannita restano i giornali e le tv locali, oltre i social network da dove, tra l’altro, è sempre attiva una rete di informazioni ed è partita la gara di solidarietà per il pastificio Rummo. Tacciono, invece, i media nazionali e, quando si occupano della lontana e “ignota” Benevento, si arenano nel pressapochismo, nella superficialità, nel maldestro tentativo di trovare – come sempre nella politica che certo non è priva di colpe – un responsabile di quanto accaduto. Ma la politica, ora, ha solo il dovere di intervenire e far sentire la propria presenza fisica, al di là dei comitati e delle tavole rotonde, in un pezzo importante del Mezzogiorno, senza dimenticare che
come diceva lo scrittore inglese Edward Hutton – “Nulla in Italia è più antico di Benevento”, e prendendo inoltre ad esempio il Re Umberto I che nel 1884, atteso in Friuli per assistere a una gara sportiva, venuto a conoscenza della grave epidemia di colera nel Mezzogiorno declinò l’invito con un celebre telegramma in cui scrisse “A Pordenone si fa festa. A Napoli si muore. Vado a Napoli”. Certo, all’epoca, la politica era una cosa seria. I capi di Stato non andavano all’estero per assistere a una partita di tennis; i Re soccorrevano gli ammalati, i terremotati e gli alluvionati, i deputati partivano volontari per le guerre e le regine facevano le crocerossine. La politica, allora, era una missione sentita e non una vana gara di annunci e comodi presenzialismi. Soprattutto, era profonda conoscenza dello Stato che oggi viene mortficato nei principi costituzionali e finanche privato di molti suoi enti, evidentemente (e lo si vede adesso) non tanto inutili come si vorrebbe far credere, come nel caso delle Province che erano responsabili della manutenzione di una fitta rete viaria; la stessa rete viaria oggi devastata, con ponti e viadotti distrutti e che chissà chi e quando ricostruirà mancando non solo i fondi ma anche la certezza delle competenze.
E’ il momento insomma di risvegliare le coscienze, di accorrere –
nel fango – tra la gente ed è giusto che lo facciano tutti, anche quei personaggi noti della tv e dello spettacolo che col Sannio hanno un legame molto saldo (Antonio Ricci e Loretta Goggi a Circello, Silvio Orlando a Pesco Sannita, Gianluigi Paragone a San Giorgio la Molara); è giusto, infine, che anche la Chiesa faccia la sua parte proprio come fece l’arcivescovo Agostino Mancinelli in occasione dell’alluvione del 2 ottobre 1949 così come testimonia questa immagine dell’archivio Jelardi. Sono passati quasi settant’anni ma la storia, purtroppo, si ripete quasi come allora.

ANDREA JELARDI

ALTRO CHE PIAGNONI, IL SANNIO HA DATO IL MEGLIO DI SE'

(Dal blog di Antonio Bianco)

(di Leonardo Bianco)

Duecento mm di pioggia nel giro di pochi giorni hanno piegato il Sannio. Danni incalcolabili ad aziende e abitazioni. Infrastrutture (strade, rete idrica, rete del gas) messe a dura prova. Una situazione drammatica in una provincia già martoriata da una crisi che qui è stata ancora più devastante. 
Come e più delle piogge di questo autunno.
Eppure proprio in questi giorni drammatici (ci dono stati anche tre lutti) Benevento e tutta la sua provincia ha dato il meglio di sé. Non è il tempo della caccia ai responsabili. Ci sarà modo e tempo per farlo (speriamo). Lo sciacallaggio politico in queste ore è fuori luogo. Adesso bisogna rimboccarsi le maniche e rialzarsi. 
Il Sannio lo può e lo deve fare. 
Lo impone la sua storia. Aziende messe fuori uso. Il pastificio Rummo è l'emblema del disastro. Ma anche  simbolo del marchio Sannio. Ma come la Rummo ci sono le tante aziende agricole che sono il vero motore dell'economia sannita. 
Ed è a loro che bisogna guardare con attenzione e a loro dare tutto il supporto di cui oggi hanno bisogno. Perché il vino, le carni e tutto i prodotti agroalimentari del Sannio sono il vero futuro di Benevento e la sua provincia.

P.S. Per quanto riguarda le responsabilità sul dissesto idrogeologico un po' di mea culpa fa bene a tutti (compresi noi cittadini).

martedì 20 ottobre 2015

IL SANNIO ALLUVIONATO

Nella tragica notte del 15 ottobre 2015 l'alluvione ha travolto interi quartieri della città di Benevento e diversi paesi della provincia in alcune zone sono completamente distrutti.Chiesto lo stato di calamità naturale. Scuole chiuse. Aziende in ginocchio e milioni di euro di danni. Ecco alcune immagini del disastro. Intanto continua a piovere.











domenica 4 ottobre 2015

WOMAN IN GOLD (LA MONNA LISA AUSTRIACA)

Il film, dal 15 ottobre 2015 nelle sale cinematografiche italiane, racconta la vera storia della defunta Maria Altmann, sopravvissuta all'Olocausto, che, insieme al giovane avvocato E. Randol Schoenberg, ha combattuto il governo austriaco per quasi dieci anni per recuperare il bellissimo quadro di Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer (1907), appartenuto a sua zia, che era stato confiscato dai nazisti a Vienna poco prima della Seconda Guerra Mondiale. La donna vinse la causa.
La frase chiave del film, pronunciata dalla protagonista (l'attrice Premio Oscar Helen Mirren) è: "La gente è portata a dimenticare. I giovani sono quelli che dimenticano più in fretta".
Un film, dunque, sulla necessità di ricordare stragi non troppo lontane nel tempo da noi, per evitare che si ripetano.


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