giovedì 30 dicembre 2010

ROMA, FORO BY NIGHT

Fonte:

A emergere dall’oscurità saranno alcune delle costruzioni più significative, come la facciata del Tempio di Antonino e Faustina, la Basilica Emilia e la colonna di Foca. L’intero tratto lineare compreso fra l'Arco di Settimio Severo e l'arco di Tito, dalle pendici del Campidoglio fino all'area del Colosseo, sarà illuminato con un sistema eco-compatibile a basso consumo e basso impatto ambientale. Obiettivo, dare agli spettatori la percezione unitaria dei vari edifici che compongono il Foro. E, al tempo stesso, risparmiare sulla “bolletta”. Il progetto, finanziato con fondi del commissario straordinario per le aree archeologiche di Roma e Ostia antica, era stato annunciato settembre-ottobre ma era poi slittato a primavera 2011 per la priorità data ad altri interventi, come l'apertura del tempio di Venere e il cantiere sulla Domus tiberiana. Alla fine, forse anche per la questione legata alla sfiducia al ministro Bondi, in calendario a gennaio in Parlamento, la decisione di anticipare nuovamente i tempi. Domani all’inaugurazione, oltre a Giro e Alemanno, ci saranno anche il commissario delegato Roberto Cecchi, il soprintendente per i Beni Archeologici di Roma, Anna Maria Moretti, e il sovrintendente di Roma Capitale, Umberto Broccoli.

TORINO, IN SEDE-TEMPI PRECARI

Fonte: http://www.torinocultura.it/eventi/index.shtml

In Sede è un progetto che ha l'intento di valorizzare e far conoscere la ricerca degli artisti che operano in Piemonte a un pubblico più allargato, animando in modo creativo gli spazi comuni delle sedi organizzative e amministrative delle attività culturali.
Allestita negli Assessorati alla Cultura del Comune di Torino (via San Francesco da Paola 3), della Regione Piemonte (via Bertola 34), di Finpiemonte (Galleria San Federico 54) e del Centro per l'impiego della Provincia di Torino (via Bologna 153), con la partecipazione di trentanove giovani artisti, la mostra analizza i vari aspetti della precarietà contemporanea, stimolando approfondimenti e riflessioni attraverso sperimentazioni di diversi linguaggi artistici.

a cura di Francesco Poli ed Elisa Lenhard

Prezzo: ingresso gratuito

Luogo: Regione Piemonte - Direzione Cultura, Turismo e Sport: lunedì-venerdì 10.00-17.00; Finpiemonte S.p.A.: visitabile su appuntamento; Provincia di Torino - Centro per l'Impiego: lunedì-venerdì 9.00-12.30; Città di Torino - Divisione Cultura Comunicazione e Promozione della Città: lunedì-venerdì 10.00-17.00
L'evento avrà termine il giorno 29/09/2011
Tutti i periodi di svolgimento e orari

mercoledì 29 dicembre 2010

TEATRO ROMANO DI BENEVENTO

Che strano: a Benevento hanno speso 192mila euro di luminarie e a pochi metri dalle luci della festa lo squallore ed il degrado in cui versa il Teatro Romano, già location di kermesse estive di un certo spessore degli anni passati. Un "raduno di monnezza" che fa rabbrividire il giornalista Simone Aversano, uno degli analisti più sottili e critici che la città all'ombra della dormiente abbia. Il tutto documentato da foto esplicite: http://www.bcrmagazine.it/index.php/component/content/article/48-cultura/756-raduno-di-monnezza-presso-il-teatro-romano.html
E pensare che dopo aver fatto una passeggiata da quelle parti ho pensato a quanto il luogo abbia un suo fascino ed una sua magia, mai adeguatamente sfruttata dagli alti dirigenti dei settori turistici cittadini o da una qualsiasi forma di arte. Nello specifico io pensavo all'arte cinematografica. Dopo le canzoni tamarre rap, o coatte rap che dir si voglia, le quali rendono bene il livello culturale cittadino (e sono anche carine per la verità), una rappresentazione filmica che ne nobiliti la parte migliore non ci starebbe male e se mai nascerà un talento cinematografico forse la cosa sarà possibile. Per la verità, di questi talenti ne conoscevo uno, sia pure indirettamente: è il figlio di una professoressa di filosofia, oggi in pensione. Il giovanotto è dovuto emigrare in America.

L'ANNO DELLA RIPRESA...


Il presidente del Consiglio non ha fatto in tempo a contare l'ultima balla (tra le tante della sua luminosa carriera in fatto di balle) circa il fatto che il 2011 sarà l'anno della ripresa in tutti i campi, che, aprendo La Stampa di oggi, a parte la raffica di lettere al direttore sul carovita e sulla fatica di campare con i costi della vita sempre più elevati e gli stipendi più magri, trovi un ampio articolo sulle stangate che ci aspettano praticamente su tutto, dal cibo ai trasporti.
La denuncia proviene da Adusbef e Federconsumatori ed è presto tradotta in percentuali, che riportiamo nude e crude senza bisogno che le accompagni nessun commento:
- benzina e gasolio: + 131 euro
- pedaggi autostradali: + 37 euro
- bollette del gas e dell'elettricità: rispettivamente +37 e + 89 euro
- tariffe dell'acqua: +21 euro
- trasporto pubblico locale: +41 euro
- servizi bancari: +65 euro.

Un lettore a pagina 36 scrive: "Vorrei ricordare al ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, che se è vero che il prezzo della benzina è in linea con i principali Paesi europei, tali non sono gli stipendi, le pensioni, le prebende dei parlamentari, i loro stessi privilegi, il loro numero, e che quindi qualora contribuisse con il suo lavoro ad eliminare queste incongruenze - noi saremmo più disposti a tollerare l'attuale costo dei carburanti".

AMA, E FAI CIO' CHE VUOI


Ama, e fai ciò che vuoi.
Se tu taci, taci per amore.

Se tu parli, parla per amore.
Se tu correggi, correggi per amore.

Se tu perdoni, perdona per amore.
SANT'AGOSTINO

martedì 28 dicembre 2010

QUALITA' DEI PENSIERI=QUALITA' DELLA VITA

http://manoli.splinder.com/post/9015999

Il Pensiero Positivo nasce come esigenza di modifica e di miglioramento della qualità della vita che può avvenire in noi attraverso l'osservazione e la trasformazione dei nostri pensieri.

Pensare positivamente è abituare la mente a produrre pensieri utili, a cambiare atteggiamento, a trovare un punto di vista più efficace alle situazioni di vita. E’ sviluppare un sano atteggiamento ottimista verso noi stessi e la vita, la fede per cui siamo sicuri che valga la pena fare uno sforzo, la speranza di poter raggiungere un risultato positivo malgrado gli ostacoli che ci sbarrano la strada.

Pensare in maniera positiva aiuta mente e corpo a rilassarsi e, nello stesso tempo, infonde coraggio ed entusiasmo, che portano ad agire con maggiore convinzione. Quando ritorna il buon umore ci si sente più sollevati, con più “voglia di fare”, più motivati a trovare nuove soluzioni a vecchi problemi, e a “lavorare” per la propria crescita personale e professionale.

Imparando a pensare in maniera positiva, soprattutto nei momenti difficili, é possibile esercitare un’influenza altrettanto positiva sui propri stati d’animo e comportamenti, e quindi sulla qualità delle proprie prestazioni. È possibile porre fine alla “tirannia” di quei pensieri negativi, che la mente “genera” automaticamente di fronte ai problemi, con metodi che utilizzano la naturale suggestionabilità del subconscio.

Quando la nostra mente produce pensieri negativi, ne risente la nostra salute e il nostro equilibrio emozionale, e perdiamo la capacità di goderci la vita. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che il buon umore, l’ottimismo e le emozioni positive influiscono sul benessere, e che le persone ottimiste e positive si ammalano meno, e accorciano i tempi di recupero dopo operazioni o incidenti.

Anche il livello della nostra autostima cioè dell'opinione che abbiamo di noi stessi, dipende dagli schemi mentali che abbiamo sviluppato nel corso della nostra vita, quindi dai nostri pensieri. Essi, se negativi insidiano l'equilibrio e la serenità della nostra mente e poichè siamo un'unità psicofisica, spesso il nostro lavoro, le relazioni, la prosperità economica e soprattutto il benessere del nostro corpo ne risentono.

Apprendere tecniche per liberarsi dai propri schemi mentali negativi significa cambiare il film della propria vita. Ogni nostra esperienza è il risultato di un concetto mentale o di un'opinione su noi stessi, come ogni nostro pensiero contribuisce a creare la realtà di domani. Sono le convinzioni radicate su di noi o sugli altri a dar vita alle nostre esperienze quotidiane.

I pensieri rappresentano un ruolo fondamentale nella nostra vita, e creano comunque le nostre esperienze future. E’ quindi fondamentale imparare a essere vigili e coscienti su tutto ciò che pensiamo e che diciamo, e imparare a trasformarli perché diventino di aiuto e non di ostacolo per creare la vita che desideriamo.

PUNTI DI (S)VISTA

sabato 25 dicembre 2010

PRODUZIONI DAL BASSO, CHI SI OFFRE?

Sto' regista è geniale: si fa finanziare il film da 3000 persone che gli versino 50 euro cadauno. Totale della produzione 300mila euro. Produzione dal basso, dice. A me servono 3000 euro per pubblicare un libro, se faccio 300 quote sono 10 euro a testa... Qualcuno si offre?

NATALE NEL FURGONE


ANZIANO VIVE DA 3 ANNI IN CAMIONCINO A PARMA, INTERROGAZIONE LEGA

(AGI) - Bologna, 24 dic. - Da tre anni vive a Parma in un camioncino, senza l'aiuto dei servizi sociali e non possiede neppure la carta di identita', perche' per il Comune risulta privo di residenza: succede a Luigi Baroc, 65 anni, nato a Parma e "residente" nella citta' Ducale. Il caso, denunciato nel luglio scorso per la prima volta dalla Gazzetta di Parma, e' diventato l'oggetto di una interrogazione del consigliere regionale della Lega Nord, Roberto Corradi, che chiede venga trovata una soluzione. "Il Sig. Baloc trascorrera' l'ennesimo natale all'interno del suo camioncino - commenta Corradi - E' scandaloso che con i milioni di euro che si spendono per aiutare i tanti stranieri arrivati nel nostro Paese, spesso illegalmente, non si riesca a consentire un'esistenza dignitosa ad un nostro anziano concittadino in difficolta'". Per Corradi, Baloc "non riuscendo ad ottenere la carta d'identita' e' un "fantasma", ed i servizi sociali non intervengono in suo aiuto, ed e privo anche del diritto a chiedere un alloggio". Con l'interrogazione si chiede a Regione, Comune di Parma e altri enti competenti una soluzione vista anche la rigidita' del clima che rende precaria la permanenza in questo periodo di un anziano in un furgone.

giovedì 23 dicembre 2010

UN MISTER LEE JACOCCA PER OGNI COMUNE D'ITALIA

Lee Iacocca, all'anagrafe Lido Anthony Iacocca, (Allentown, 15 ottobre 1924), è un manager statunitense, noto soprattutto per il salvataggio di Chrysler negli anni ottanta[1]. Fu presidente e amministratore delegato di Chrysler dal 1978 e presidente del consiglio di amministrazione dal 1979, fino al suo ritiro alla fine del 1992. Fu uno dei più stimati uomini d'affari del mondo e un appassionato sostenitore delle esportazioni americane durante gli anni ottanta. Wikipedia
***
In questi giorni di proteste studentesche mi è capitato di imbattermi nella megastruttura che Lee Jacocca ha fatto costruire nel comune italiano di dov'è originaria la sua famiglia: San Marco dei Cavoti, in provincia di Benevento. Un ameno paesino montano di 3600 anime, dove si trova anche la Fondazione che porta il suo nome. Nel corso delle visite guidate che gli studenti realizzavano in paese per la decima Festa del Torrone, ho avuto modo di visionare questo complesso, nel quale, stando a quello che alcuni sammarchesi mi dicono, sorgerà una Università del Marketing e dell'Imprenditoria. Cioè percorsi mirati per fare dei giovani delle persone di successo. Dove, ne sono sicura, saranno applicate le 9 "C" del successo di Jacocca: creatività, comunicazione, carattere, coraggio, convinzione, carisma, competenza, common sense (buon senso).
Diego Della Valle nel suo paesino d'origine (nelle Marche) ha fatto costruire una scuola superaccessoriata e veramente futuristica. Così anche mister Lee Jacocca spende i suoi miliardi in opere utili alla formazione ed al futuro dei giovani.
Viste le carenze di fondi del Ministero dell'Istruzione, sarebbe auspicabile che nascesse un Lee Jacocca per ogni regione ed ogni comune d'Italia. Solo così, forse, forti di una mentalità più americana che italiana, potremmo sperare di fare dell'istruzione un sistema veramente competitivo e vincente.

mercoledì 22 dicembre 2010

LA PROTESTA DEGLI STUDENTI SUL NEW YORK TIMES DI OGGI

Quando avrà freno e riparo l'ottusità dell'attuale classe dirigente?

New York Times del 22 dicembre 2010
http://www.nytimes.com/2010/12/23/world/europe/23italy.html?_r=1&hpw

ROME — Tens of thousands of students took to the streets on Wednesday to protest planned changes in the university system but stayed away from the historic center here, much of which had been cordoned off by the police to avoid a repeat of last week’s violent demonstrations.

The protest turned out to be peaceful, allaying widespread fears, as thousands marched from the city’s main university, La Sapienza, steering clear of the historic center but blocking traffic on a main highway. Other protests in Palermo and Milan turned violent, with skirmishes between demonstrators and police. In Turin, students occupied a landmark building. In Rome, some protesters carried fake Christmas presents labeled with politically minded holiday wishes — “Social welfare for students and temporary workers,” one read — to oppose what they said were cuts to Italy’s famously dysfunctional universities.

In the previous protests, held on same the day Prime Minister Silvio Berlusconi narrowly survived a confidence vote, the police used tear gas on demonstrators who smashed shop windows and burned cars in the worst violence in downtown Rome in years. The center-right government blamed the violence on the left and warned of a return of 1970s-style political violence. While critics said such claims were overblown, there is a palpable and growing sense of frustration among young people in Italy, where youth unemployment averages 25 percent. As they marched in Rome on Wednesday, students shouted, “We don’t want to pay for the crisis,” referring to the financial crisis that has turned Italy’s troubled labor market from bad to worse.

“Where do I see my future? Certainly not in this country,” said one protester, Morgana Proietti, 22, expressing a common sentiment. Education Minister Mariastella Gelmini has said that the planned changes would add more meritocracy to the system by rewarding universities that have better results, and would better train young people for the job market. “It is essential to restore dignity and greater market value to Italian university degrees,” she wrote in an open letter to Corriere della Sera, Italy’s leading daily.

The plan would also change the admissions and hiring procedures, merge some smaller universities, decrease the number of course offerings and increase the role of the private sector in Italy’s state universities, which lag far behind their European Union peers in research and development. The plan “is full of good intentions,” the Turin daily La Stampa wrote in a front-page editorial on Wednesday, “but it has a fundamental defect: It doesn’t give more funding for the education and training of young Italians.” “And without money, no reform can work, whether good or bad,” the editorial said. The Senate originally expected to vote on the measure on Wednesday, but with the center-left opposition raising hundreds of objections, the vote seemed likely to be postponed until Thursday or later. If it passes, it would be Mr. Berlusconi’s only significant legislative achievement since his government was elected in 2008.

L'EDITORIALE DI OGGI SU 'LA STAMPA' DI TORINO (STRALCI)

LUIGI LA SPINA
Sul teatro della vita pubblica italiana va in scena, oggi, una commedia assurda. Assurda e azzardata, perché la rappresentazione potrebbe anche trasformarsi in tragedia, ma come quelle di Beckett, non certo di Eschilo. Appelli delle più alte istituzioni dello Stato alla calma. Minacce di repressioni inesorabili. Inviti ai padri perché tengano a casa i figli. I palazzi della politica isolati. Annunci di guerriglie urbane fantasiose, guidate da un’immaginazione che non va più al potere, come sognavano i ribelli del ’68, ma si rifugia nei vicoli di Roma. Insomma, sembra di essere, stamane, alla vigilia della «madre di tutte le battaglie», alla fine della quale la vittoria della Gelmini aprirà il baratro nell’università del nostro Paese o la sua sconfitta sarà la salvezza per il futuro dei nostri giovani.
Come spesso capita nell’Italia d’oggi, questo clima di eccitazione guerresca è del tutto sproporzionato rispetto alla realtà. Perché tra le parole e i fatti non c’è nessun rapporto logico e lo scontro, pacifico come speriamo, cruento come temiamo, alla fine, sarà abbastanza inutile.
Il motivo, nella sua banalità è desolatamente semplice. La riforma Gelmini, che dovrebbe essere approvata stasera al Senato in via definitiva, è piena di buone intenzioni, propone una ventata di meritocrazia assolutamente necessaria, suggerisce alcuni provvedimenti utili per ostacolare il familismo d’ateneo, ma ha un difetto fondamentale: non prevede maggiori finanziamenti per l’istruzione e la formazione dei giovani italiani. E senza soldi, non c’è riforma che tenga, buona o cattiva che sia.

D’altronde, chi conosce, almeno un po’, gli usi e costumi dell’università di casa nostra sa benissimo che la stragrande maggioranza dei professori non correrà alcun rischio di vedersi decurtato lo stipendio, oltre la misura già decisa da Tremonti, perché quasi tutti saranno giudicati meritevoli del massimo premio. Sa benissimo che nessuno avrà il coraggio di sbattere fuori dall’università ricercatori ai limiti dei quarant’anni che, per oltre dieci anni, avranno permesso di fare esami, tenere lezioni, discutere tesi. Siccome siamo in Italia e non in America, il mercato del lavoro non è in grado di assorbirli e quindi resteranno, meritevoli o no, dove già sono.

La buona volontà del ministro Gelmini, come quella dei suoi predecessori, non si può discutere. Ma la vera rivoluzione, in questo settore, avverrà solo quando ci si renderà conto che l’Italia deve stanziare per l’università e la ricerca almeno le stesse risorse dei Paesi europei a noi più vicini, come la Francia.

martedì 21 dicembre 2010

L'AQUILA, IL TRENTINO DONA UN AUDITORIUM PROGETTATO DA RENZO PIANO


Presentato oggi a Trento dall’architetto Renzo Piano il nuovo Auditorium che il Trentino ha deciso di donare alla città de L’Aquila. L’opera sarà realizzata entro 6-9 mesi nei pressi del Castello cinquecentesco. L’Auditorium sarà inaugurato con un grande concerto che sarà diretto dal maestro Claudio Abbado.
Terrà circa 250 posti. Sarà un luogo dove la musica potrà vivere, espandersi. Accanto alla ‘cassa armonica’ ci saranno anche altri due piccoli edifici per i servizi, con una sala per incontri, uffici e lo spazio necessario per un bar. Questa insomma diventerà una vera e propria ‘piazza’ de L’Aquila. Se i luoghi sono amati – ha detto ancora Piano – restano per sempre. Il legno dura secoli. Questo non sarà però un monumento; sarà un luogo dedicato alla vita associativa, sarà ‘vissuto’ pienamente. Nel cuore del centro storico della città."
L’Auditorium sarà un cubo in legno d’abete. Progettato da Renzo Piano, suggerito dal maestro Claudio Abbado e finanziato dal Trentino, una terra molto generosa con l’Abruzzo. Il nuovo Auditorium del Castello, denominato "Modulo ad uso concertistico provvisorio", è il simbolo della rinascita culturale e sociale della città dopo il terremoto. Il progetto, alla cui realizzazione la Provincia autonoma di Trento contribuisce con 6 milioni di euro, è stato approvato dalla Protezione civile.
L’edificio è formato da tre distinti volumi in legno a forma di cubo tra loro collegati.
La sala sarà di colore rosso, alludendo all’energia, alla musica e alla gioia di stare insieme.
Ai lati del cubo principale, gli altri due cubi, più piccoli, che ospiteranno il foyer e i camerini di musicisti e artisti.
http://www.mpl.it/?p=12001

AMAREGGIATA DAGLI SCANDALI. SE LO DICE LEI...


Fonte: http://www.altrestorie.org/print.php?news.1482

Oggi il ricorso all'etica sembra essere la strada miglio­re che molti economisti e so­cietà percorrono per cercare di trovare una soluzione alla dilagante crisi economica": così ha detto Barbara Berlusconi, figlia di Silvio, in un'intervista alla Stampa di Torino.
E ancora: "Credo che sia opportuno affidare un ruolo più forte all'etica, ma al tempo stesso temo che questa evoluzione evidenzi anche le difficoltà del diritto societario e della costituzione economica della grande impresa. Servono più regole che garantiscano la correttezza dei comportamenti, ma servono anche istituzioni forti che facciano in modo che le norme vigenti vengano realmente rispettate."


Fonte: Televideo Rai


"Vedere certe signorine girare in auto blu non fa bene all'immagine del Paese, perché davvero si fatica a coglierne i meriti". BARBARA BERLUSCONI


UN NATALE MIGLIORE

sabato 18 dicembre 2010

UN NUOVO LAVORO DI LUCIA GANGALE, STAVOLTA SU SAN MARCO DEI CAVOTI


Il nuovo lavoro curato dalla giornalista Lucia Gangale realizzato per i 150 anni della provincia di Benevento

Nell'ambito delle iniziative dedicate ai 150 anni della nascita della provincia di Benevento, la giornalista e docente Lucia Gangale ha realizzato un interessante catalogo sulle vicende storico-sociali di questo comune all’indomani dell’unità italiana, che cade nel 1861. Il lavoro realizzato, un catalogo di 40 pagine, realizzato per i tipi delle edizioni Aesse Stampa di Benevento (Isbn 9788890275272),
si presenta con un’elegante copertina bicolore ed interno ricco di foto, denso di notizie e documenti inediti tratti dall’Archivio di Stato di Benevento, relativi a spaccati di vita nei comuni di San Marco dei Cavoti, S. Bartolomeo in Galdo, Reino, Foiano, Morcone, Castelpagano, Colle Sannita. Ci sono articoli sui problemi dell’Italia post-unitaria e del Sud tratti da “Gazzetta di Benevento” nonché foto riguardanti alcune iniziative che la Provincia ha dedicato a questo importante avvenimento.
Lucia Gangale, già autrice di varie pubblicazioni sulla storia locale, ha trovato ed analizzato documenti del tutto inediti, quali la sospensione del capitano Giuseppe Ricci – già dichiarato eroe della repressione del brigantaggio – da parte di re Vittorio Emanuele II, carte relative ai disagi della Guardia Nazionale in vari comuni sanniti, episodi di brigantaggio e di azioni filoborboniche a San Marco dei Cavoti, carteggi prefettizi relativi all’acquisizione di informazioni su aspiranti ad impieghi pubblici, nonché un documento sulla situazione delle donne carcerate nel 1866.
Ricordiamo che la Gangale per l’occasione ha già realizzato un giornale a stampa ed ora, accanto al catalogo, è stato prodotto anche un bellissimo pannello forex, in quadricromia (70×100 cm), dedicato alla toponomastica risorgimentale sammarchese, al brigantaggio, ai personaggi illustri durante e dopo il 1861 (Alfonso e Almerico Meomartini, Vincenzo de’ Conno, Nicola Jelardi).

venerdì 17 dicembre 2010

L'ACCUSA DELLO STUDENTE: DA LA RUSSA ATTEGGIAMENTO INTIMIDATORIO


http://www.newnotizie.it/2010/12/17/laccusa-dello-studente-da-la-russa-atteggiamento-intimidatorio/

"Intimidazioni e ambiguità sono fuori luogo da parte di un esponente del governo, io sono incensurato e non devo rispondere di nulla". Parte da qui Luca Cafagna, lo studente che ieri sera ha fatto infuriare Ignazio La Russa, per rispondere alle accuse sollevate oggi dal ministro che ha dichiarato di conoscerlo "per nome e cognome". I due hanno dato vita a un violento braccio di ferro verbale a favore delle telecamere di "Annozero", animando uno sgradevole quadretto di incontinenza mediatica, generato dalle opposte posizioni sulla manifestazione di martedì scorso.
Interpellato dall'Adnkronos, il giovane ha oggi aggiunto: "Da La Russa c'è stato un atteggiamento ambiguo che sa di intimidatorio. 'Vigliacco' è un insulto grave da parte di un ministro di un governo con 3 voti di maggioranza a un ragazzo. Il problema - ha rimarcato - è che c'è uno squilibrio di potere enorme".
Quanto agli episodi di violenza che hanno causato gli scontri con le forze dell'ordine
(e acceso la miccia del diverbio con La Russa), Cafagna ha ribadito quanto detto ieri: "Il problema non è prendere le distanze, ma dare una lettura politica di quanto è accaduto, e nessuno lo sta facendo. La manifestazione - ha spiegato il ragazzo - è stata l'espressione della rabbia sociale di una generazione che è sempre tenuta fuori e che non è rappresentata politicamente. Noi scendiamo in piazza per rivendicare dei diritti e la risposta è sempre un girarsi dall'altra parte. E' saltata qualsiasi mediazione politica, c'è un blocco a livello istituzionale, una separazione tra ciò che avviene in Parlamento e quello che avviene fuori".
"Continueremo la nostra mobilitazione nelle prossime settimane e nei prossimi mesi - ha annunciato - stiamo ancora decidendo modi e forme ma certamente - ha concluso - rivendicheremo il nostro diritto a manifestare".

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=131132&sez=HOME_INITALIA
ROMA (17 dicembre) - E' ancora scontro su Annozero, che giovedì sera ha visto protagonista Ignazio La Russa. Il ministro della Difesa ha inveito a lungo contro uno studente in studio, Luca Cafagna, dandogli
ripetutamente del "vigliacco" e del "fifone" perché non voleva condannare esplicitamente le violenze di piazza a Roma di martedì scorso. Il ministro, che ha poi continuato a definire vigliacchi gli studenti, ha anche minacciato di andarsene ma poi è rimasto in trasmissione e si è scontrato con il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, che gli ha dato del "fascista" beccandosi in risposta un "analfabeta".

giovedì 16 dicembre 2010

L'OMAGGIO DI GOOGLE A JEAN AUSTEN

OMAGGIO A CESARE PAVESE NEL SESSANTENNIO DELLA SCOMPARSA

Da cuneocronaca.it

Sabato 18 dicembre alle 17 presso la Villa Nobel di Sanremo, la Fondazione Cesare Pavese, la Provincia di Imperia, il Comune di Santo Stefano Belbo, l’Associazione Amicissia Piemontèisa e le Cantine Terre da Vino di Barolo, organizzano un omaggio a Cesare Pavese nel sessantesimo anniversario della scomparsa del grande scrittore italiano.
Al termine della manifestazione sarà offerto, a tutti i partecipanti, un brindisi natalizio con i vini Terre da Vino.

Per informazioni su orari e aperture:
Villa Nobel – t. 0184507380 – 0183704211 – beniculturali@provincia.imperia.it

mercoledì 15 dicembre 2010

BERLUSCONI SALVO PER 3 VOTI: 314-311

PERCHE' DUE PERSONE URLANO QUANDO LITIGANO


Questa l'ho presa in giro nella rete:

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:"Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?""Gridano perché perdono la calma" rispose uno di loro."Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente il pensatore."Bene, gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?" Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.Allora egli esclamò: "Voi sapete perché si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano."Infine il pensatore concluse dicendo: "Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare." [Il pensatore in questione è il grande Gandhi.]

martedì 14 dicembre 2010

DALLA SACRA BIBBIA LA SAPIENZA PER GLI ASPIRANTI GRANDI STATISTI

Proverbi - Capitolo 28

[1]L'empio fugge anche se nessuno lo insegue,
mentre il giusto è sicuro come un giovane leone.
[2]Per i delitti di un paese molti sono i suoi tiranni,
ma con un uomo intelligente e saggio l'ordine si mantiene.
[3]Un uomo empio che opprime i miseri
è una pioggia torrenziale che non porta pane.
[4]Quelli che violano la legge lodano l'empio,
ma quanti osservano la legge gli muovono guerra.
[5]I malvagi non comprendono la giustizia,
ma quelli che cercano il Signore comprendono tutto.
[6]Meglio un povero dalla condotta integra
che uno dai costumi perversi, anche se ricco.
[7]Chi osserva la legge è un figlio intelligente,
chi frequenta i crapuloni disonora suo padre.

[11]Il ricco si crede saggio,
ma il povero intelligente lo scruta bene.
[12]Grande è la gioia quando trionfano i giusti,
ma se prevalgono gli empi ognuno si nasconde.
[13]Chi nasconde le proprie colpe non avrà successo;
chi le confessa e cessa di farle troverà indulgenza.
[14]Beato l'uomo che teme sempre,
chi indurisce il cuore cadrà nel male.
[15]Leone ruggente e orso affamato,
tale è il malvagio che domina su un popolo povero.
[16]Un principe privo di senno moltiplica le vessazioni,
ma chi odia la rapina prolungherà i suoi giorni.

PER TRE VOTI, RESPINTA LA MOZIONE DI SFIDUCIA

MOZIONE DI SFIDUCIA - DISCORSO DI DI PIETRO




11.01 — Parla Di Pietro e attacca duramente Berlusconi: " Finalmente oggi inizia la fine del suo impero di cartapesta, perchè qualunque sia il risultato del voto, un dato è certo: lei non ha più una maggioranza politica per governare. Si rassegni al suo destino, e si consegni alla magistratura". Berlusconi esce dall'aula e con lui molti parlamentari del Pdl.

lunedì 13 dicembre 2010

PROFEZIA CHE SI AUTOADEMPIE

Da wikipedia, l'enciclopedia libera

«Se gli uomini definiscono reali le situazioni esse saranno reali nelle loro conseguenze» William Isaac Thomas, 1928

Una profezia che si autoadempie, o profezia che si autoavvera (Merton, 1971), o profezia che si autodetermina (Watzlawick, et al., 1971), è una predizione che, nel venire fatta, fa sì che diventi vera. Ad esempio nel mercato finanziario, se esiste una convinzione diffusa che sia imminente un crollo, gli investitori possono perdere fiducia, vendere gran parte delle loro azioni, e causare realmente il crollo. Oppure, se un candidato in una elezione dichiara apertamente che non crede di poter vincere, ciò può causare un aumento dell'apatia degli elettori che si concretizza in uno scarso appoggio alla sua campagna.

Per Profezia che si autoadempie deve intendersi, secondo la definizione del sociologo americano Robert K. Merton, che introdusse il concetto nelle scienze sociali nel 1948, «una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità». Merton trasse ispirazione dalla formulazione che un altro celebre sociologo americano William Thomas aveva dato di quello che è passato alla storia come Teorema di Thomas che recita: “Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze”.

NUOVE TENSIONI CARFAGNA MUSSOLINI FASSINO

(Adnkronos) - Acceso scambio di opinioni tra Alessandra Mussolini e Piero Fassino in aula a Montecitorio. Talmente acceso che la deputata del Pdl ha cercato di scagliarsi contro il parlamentare del Pd. E' successo quando Fassino ha attaccato il governo per l'emergenza rifiuti a Napoli. Mussolini, allora, si e' alzata dal suo banco, ha fatto qualche passo e ha cominciato urlare qualcosa a Fassino. "Onorevole Mussolini, il ministro Carfagna l'ha gia' degnamente definita", riferendosi al 'vajassa' che aveva fatto litigare le due esponenti del centrodestra. A quel punto, evidentemente, Mussolini non ci ha visto piu' ed e' scattata verso i banchi dell'opposizione, 'placcata' in tempo dagli assistenti parlamentari d'aula.
Carfagna-Mussolini: lite su “vajassa”. Video. Dopo qualche settimana di silenzio, ritornano in campo la Carfagna e Alessandra Mussolini. Continuano le polemiche sul termine “vajassa” usato dal ministro Carfagna per definire la deputata Mussolini. La parlamentare del Pdl Alessandra Mussolini ha provato a tirare un cellulare al parlamentare del Pd Piero Fassino.

http://www.italia-news.it/politica-c14/tensioni-in-aula--scintille-fra-alssandra-mussolini-e-mara-carfagna-52833.html
(IAMM) Nuovo scontro tra l’onorevole Alessandra Mussolini e il Ministro per la Pari Opportunita' Mara Carfagna nell’Aula di Montecitorio. A scatenare la nuova lite è stato il deputato Pd Piero Fassini, che ha dato della “vajassa” alla Mussolini, termine già usato dal ministro salernitano Carfagna nei confronti della nipote del Duce. A quel punto, nera dalla rabbia, la Mussolini tenta di aggredire Fassino. Fermata dai commessi le urla: ''Hai visto che hai fatto? Cretina!''.
Poi sfogandosi in Trasantlantico con colleghi e giornalisti, rincara la dose: “Quando ho sentito Fassino chiamarmi così, sono scattata. Sono andata verso di lui e gli avrei tirato il cellulare se non mi avessero fermato i commessi. Allora mi sono girata verso Hai visto che hai combinato, sei una cretina!. Ora torno dentro e la prendo a calci”.

LO STATISTA DEGLI ULTIMI 150 ANNI

domenica 12 dicembre 2010

CASTELLO SFORZESCO SI PREPARA PER EXPO

Galeazzo II Visconti nella seconda metà del Trecento scelse di far edificare il Castello Sforzesco che per secoli è stato solo il simbolo del potere esercitato dai Signori di Milano e oggi invece sempre più un luogo dedicato alla cultura.

L’assessore ai Lavori pubblici e Infrastrutture Bruno Simini afferma: «Dopo aver recuperato e aperto al pubblico la “Strada coperta della Ghirlanda” abbiamo ora in programma altri interventi al Castello Sforzesco, come il restauro delle facciate esterne e la ridistribuzione degli spazi interni dell’ex Ospedale».
La giunta del Comune di Milano ha approvato due progetti definitivi che saranno interamente finanziati dalla Fondazione Cariplo. «Ci impegneremo per restituire alla città un Castello completamente rinnovato e restaurato – aggiunge Simini – entro il marzo 2011, in previsione di una nuova ridistribuzione degli spazi museali per gli eventi di Expo 2015.
Simini conclude: «Milano punta a un primato essere la città con più spazi museali in Europa».


sabato 11 dicembre 2010

LANGHE E ROERO VERSO IL RICONOSCIMENTO UNESCO


Ci sono buone, anzi ottime, possibilità che il prossimo gennaio una parte dei territori di Langhe, Roero e Monferrato diventi patrimonio mondiale dell’Unesco e quindi dell’Umanità. Se il lungo sogno e il lungo percorso vissuti in simbiosi tra Istituzioni e Territorio troverà davvero attuazione, per una parte importante della provincia di Cuneo si apriranno le porte non solo al turismo mondiale, ma si alzerà anche una sorta di corazza in difesa di un luogo di straordinaria bellezza in cui la natura (e la paziente lungimiranza dell’uomo) ha fatto si che si sviluppasse una viticoltura d’eccellenza in un contesto.

Tutto l'articolo è su
http://www.targatocn.it/2010/12/10/leggi-notizia/argomenti/il-venerdi-di-ferrigno/articolo/le-nostre-langhe-e-roero-in-marcia-verso-il-riconoscimento-di-patrimonio-dellumanita.html

BOCCA, "VESPA SERVO DEL REGIME"


Giorgio Bocca a "Le invasioni barbariche" su La7: «Questi famosi giornalisti della televisione, dove sono? Non ci sono. Bruno Vespa non lo considero un giornalista, lo considero un servo del regime».

Guarda il video

giovedì 9 dicembre 2010

STORIA DEL CAFFE' HAGY DI MILANO


Quando nel 1805 Napoleone lasciò Milano, avviato alla gloria di Austerlitz, commettendo il governo al viceré Eugenio Beauharnais, un addetto alla casa impariale volle rimanere a Milano al servizio del viceré; si chiamava Carlo Hagy Hannat ed era un egiziano venuto in Italia al seguito di Bonaparte come confettiere e credenziere. Questo orientale, venendo ogni giorno dalle cucine imperiali al palazzo Serbelloni Busca sul corso di Porta Orientale, nel passare davanti alle botteghe del Corso e della Corsia dei Servi, vide (e se ne innamorò) una bella milanese; la sposò e naturalmente non volle più abbandonare Milano. Fu detto pertanto che l'Hagy era figlio dell'amore!
Nel 1810 al civico numero 591 del Corso si apriva col nome di Hagy e nel locale dove stette per 122 anni, una vendita di "dolci orientali e spaccio di caffè alla turca". Prima il caffè si chiamava "Levante".
In breve quel centralissimo caffè fu frequentato dal fiore della cittadinanza. L'Hagy ebbe fortuna; nel 1839 l'esercizio si trasformava in "negozio di vini di lusso, di liquori, di distillatore, dirimpetto all'Uomo di pietra". Così è qualificato nelle matricole municipali del tempo. Vi si vendevano anche profumi ed acque da toeletta.
All'Hagy era assiduo il colonnello garibaldino Missori, il salvatore di Garibaldi, uno dei galanti di Milano dell'epoca; vi entrava quasi sempre in compagnia dell'inseparabile ingegner Pozzoli, che tutti chiamavano "Zio Ombrella" perché in ogni stagione, con qualunque tempo, portava un'ombrella.
Enumerare i clienti abituali o di eccezione che sfilarono nel celebre Hagy è arduo compito: principi di sangue, aristocratici, letterati, artisti, celebrità teatrali, arricchirono tutti la grande fama del ritrovo, che per tanti anni fu una delle caratteristiche cittadine della Milano centro intellettuale, industriale, generosa nell'accogliere e nell'allietare il soggiorno di quanti arrivassero attratti nella sua orbita.

Da I caffè storici d'Italia, di Nino Bazzetta de Vemenia, Interlinea Edizioni, Novara 2010, pag. 71 e pagg. 77-78

L'INCUBO


mercoledì 8 dicembre 2010

DIEGO DELLA VALLE RESTAURA IL COLOSSEO

I lavori dovrebbero iniziare nel 2012 e finire entro l’anno successivo ma per il momento gli sponsor non ci sono e il restauro rischia di diventare un flop.
In aiuto, come un moderno Superman, compare il patron di Tod's, Diego Della Valle pronto a finanziare da solo il completo restauro del Colosseo, facendosi carico dell'intero costo dell'operazione. L’imprenditore marchigiano spiega «in momenti come questi, imprese che hanno la fortuna di andare bene e sono ambasciatrici dello stile di vita italiano nel mondo hanno il dovere di dare un segnale forte. É il momento per ognuno di noi di assumerci l'onere su cose che servono al Paese e questa è una di quelle».
Sempre secondo Della Valle «sarebbe bello se anche altri imprenditori potessero occuparsi di qualcos'altro, sarebbe un bellissimo segnale per la comunità internazionale che guarda con grande affetto all'Italia, ma soprattutto per noi in un momento così delicato».

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1255940&t=Roma%2F_Per_%93risanare%94_l%92area_archeologica_il_Comune_guarda_ai_privati
Per il momento intanto sono già 60 i milioni a disposizione: oltre ai 25 circa di Diego Della Valle (proprio per il restauro del Colosseo), ci sono i 16 messi a disposizione dal ministero dei Beni culturali per il commissario straordinario e 19 del Campidoglio. Denaro con cui in alcuni saranno aperti cantieri nei principali siti della città.

http://www.libertiamo.it/2010/12/03/colosseo-evviva-i-privati/
- Il 28 luglio scorso il ministro Bondi annunciava un bando per il finanziamento del restauro del Colosseo. Una grande iniziativa per coinvolgere il privato nel settore della cultura. Fatto sta che Diego Della Valle ieri sera ha confermato di voler mettere a disposizione 25 milioni di euro per il restauro del Colosseo, chiarendo, per altro, di non intendere sfruttare l’iniziativa a scopi commerciali e di non aver partecipato alla gara perché, in qualità di finanziatore, non intendeva assumersi le responsabilità connesse allo svolgimento dei lavori. Cosa abbastanza giustificabile: sarebbe anomalo uno stato di cose per cui chi ha la responsabilità dei lavori coincide con il soggetto finanziatore. Rispetto a Della Valle il timore è che i rapporti, non sempre idilliaci in passato, con il premier sia un fattore penalizzante nella valutazione della proposta.
Al momento, non si hanno notizie dal ministero né dal Campidoglio.

La vicenda è ad ogni modo emblematica, in quanto conferma l’interesse dei privati per la cultura. Lo testimonia, d’altra parte, il fatto che le imprese investono nel settore circa 3 miliardi di euro all’anno.
Un’analisi degli impieghi evidenzia un forte interesse per musei, mostre e spettacoli. Più difficile coinvolgerli nel finanziamento di interventi sui monumenti, finché la loro gestione sarà accentrata nelle mani pubbliche. Ma l’offerta di Della Valle può essere di incoraggiamento a ulteriori passi nella direzione di un più incisivo coinvolgimento dei privati nella gestione dei monumenti storici.

LA FINE DELLO SHOW

Come molti della mia generazione ho figli dell'età di quelli in cima al Colosseo, alla Mole e alla torre di Pisa. Guardo con apprensione gli ingrandimenti delle foto, cerco i loro volti e quelli dei loro amici, ragazzi che ogni giorno sento ripetere la lezione per l'indomani e vedo la loro straordinaria forza e fragilità. Saranno capaci di non farsi male, in senso non solo fisico, lassù sui tetti? Sapranno calibrare il senso formidabile del loro gesto fermandosi un attimo prima che diventi pericoloso per loro? Mangiano, dormono, sono coperti abbastanza? E per domani, cos'hanno in mente? È passato un attimo da quando eravamo noi lì. A Pisa non salimmo sulla torre ma occupammo i Lungarni per giorni. Non c'era Gelmini, allora, c'era il rivolo torbido che veniva dagli anni di piombo. È stato l'altro giorno. Ma loro, i figli di questi ultimi terrificanti trent'anni, sapranno trovare i gesti per una battaglia che non sia solo virtuale - la loro naturale palestra di confronto - senza cadere nelle imboscate della strada? Sì, credo di sì. Ha ragione Alfredo Reichlin: è una sorpresa e un regalo la loro capacità di ribellione che si traduce in gesti del corpo, delle mani, della voce. Ci sono, eccoli. Una generazione si è perduta, la successiva avanza. Siamo nelle loro mani, ora, come è giusto e naturale che sia. Aiutiamoli, facciamoci aiutare da loro. Dice Susanna Camusso a questo giornale alla vigilia della sua prima manifestazione da segretario che gli studenti e gli operai stanno decretando la fine di questa stagione di governo. Saranno loro, insieme, a farlo. In un modo nuovo e insieme antico. Coi simboli, che sono quelli di adesso, con la presenza fisica che è quella di sempre. La realtà vince sulla sua rappresentazione, sulla mistificazione che per così tanto tempo ne ha fatto solo uno show da prima serata. Potrebbe essere, davvero, il principio del ribaltamento di senso: le cose, la vita vera per prima. Emilio Fede che dice "menateli" sembra improvvisamente la preistoria del sultanato, non fa nemmeno rabbia, fa solo ridere. Gelmini che balbetta ritirerò la riforma certifica che non sa di cosa parla: una riforma non esiste, e comunque non funziona così, ministro, si informi. Non può ritirare niente, proprio non è consentito in termini di legge. Al limite può ritirare se stessa.

CONCITA DE GREGORIO (Direttore de "L'Unità)
http://concita.blog.unita.it/la-fine-dello-show-1.256848

martedì 7 dicembre 2010

STORIA DI UNO SCRITTORE OMEGNESE: NINO BAZZETTA DE VEMENIA

Visto che per Wikipedia è sempre difficile inserire le cose buone e si viene tacciati di aver scopiazzato e violato copyright, riporto qui, nel mio blog, il contenuto di questa biografia, di cui non esiste traccia su Internet.


NINO BAZZETTA DA VEMENIA (Novara, 12 novembre 1880 - 26 giugno 1951) è stato un giornalista, scrittore, storico e polemista italiano. La madre, la nobildonna Fanny Princisvalle Lampugnani, marchesa di Dairago, era figia di un magistrato del Lombardo Veneto. Il padre, il tenente colonnello Giulio Gerolamo Bazzetta, di illustre e storica famiglia omegnese di notai e uomini politici presenti nel borgo lacstre già nel XVI secolo, era figlio del dottor fisico Giovanni, medico di Omegna e Domodossola e di Marianna Ratti di Massiola, sorella di quel don Giulio che fu prevosto di San Fedele della Scala di Milano nonché guida spirituale ed intimo amico di Alessandro Manzoni. Giulio Bazzetta aveva partecipato alle guerre per l'indipendenza italiana ed alla repressione del brigantaggio. Nino trascorse la sua infanzia e giovinezza a Domodossola, studiando presso il collegio Mellerio Rosmini, tra i padri rosminiani, ove frequentò le scuole dalle elementari al liceo. Ne 1899 si iscrisse alla facoltà di Legge di Torino, conseguendo la laurea il 10 dicembre del 1904 con il massimo dei voti e la lode. Non esercitò però l'avvocatura, avendo iniziato molto presto, a 14 anni appena, l'attività giornalistica. Salottiero, curioso, di ingegno vivace, ben presto si circonda di una schiera di ammiratori e nemici. Diresse il giornale "La Libertà", da lui fondato ed alla morte del padre, nel 1906, gli subentrò in alcune delle cariche pubbliche, tra cui la direzione del museo e della biblioteca della Fondazione Galletti, dovefu presto criticatoa causa del suo carattere irruente e disinvolto. Dopo la chiusura della "Libertà" passò al "Corriere dell'Ossola" e poi al "Sempione" settimanale cattolico della città di Arona. Tuttavia la sua attività artistica stentò a decollare a causa delle numerose critiche che mettevano in discussione la serietà delle sue ricerche storiche e della sua "integrità morale". A causa di alcune querele, sfociate in condanne giudiziarie, lasciò quindi l'Ossola. Nel 1923 dava alle stampe "I Savoia e l donne", creando l'ennesimo scandalo della sua vita. Infatti nel libro si metteva in dubbio la regalità di Vittorio Emanuele II, primo re d'Italia, e figlio, a suo dire, del macellaio fiorentino Gaetano Tiburzi detto "Il Maciacca". Per questo venne sfidato a duello. Nel 1928 pubblica un libro sulla contessa di Mirafiori, la "Bella Rosin", amante dello stesso Vittorio Emanuele II, esaurito in un mese. Nel 1929, a 48 anni, sposa la trentasettenne Piera Campo, omegnese, ostetrica di Novara. Il matrimonio va a rotoli dopo soli sei mesi, in quanto la Campo mette ala porta il marito fedifrago, viveur e sciupasoldi. I rapporti di amicizia tra i due, però, contnuan o negli anni, documentati anche da un fitto scambio epistolare tra i due. Bazzetta avrebbe voluto che la sua ex moglie curasse il suo archivio personale che lui stava cercando faticosamente di costruire e che dovette invece svendere poco alla volta per sopravvivere, dato il dissesto finanziario che caratterizzò gli ultimi anni dellasua vita. Piera Campo, segretamente, attraverso intermediari acquistò poco a poco i volumi, evitando la dispersione di questo patrimonio. Intanto Nino continuava l'attività giornalistica e dopo la morte di sua madre, nel 1939, iniziò a vagare di locanda in locanda, di albergo in albergo senza fissa dimora, oppure ospite a casa di amici. Nel 1941 comunicò alla stampa di essere in possesso delle memorie scritte di don Giulio Ratti, che svelavanotizie inedite sulle vite di Manzoni, Rosmini e D'Azeglio. Non riuscì mai a pubblicarlo. Si scoprì poi (1954) che il manoscritto di Ratti era spurio: ne era autore lo stesso Bazzetta, ormai morto da alcuni anni. Sepolto a Novara, viene successivamente esumato e trasportato presso il cimitero di Omegna,ittà dei suoi avi, dove in tempi recenti gli è stata dedicata una via.

Opere
- Storia di Domodossola e dell'Ossola Superiore, 1911
- I Savoia e le donne, 1923
- I caffè storici d'Italia, 1939

Opere inedite:
- La papessa Giovanna nella leggenda e nella storia
- Augusta Lepontiorum
- La Madonna delle Rose
- Ballerine d'Italia, memorie di palco e d'alcova
- Dame e Aspasie nell'Ottocento

STERCO DAVANTI CASA DELLA GELMINI A BERGAMO

Carfagna: Tutti condannino gesto

Un secchio di letame è stato scaricato la scorsa notte davanti all’abitazione del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini a Bergamo. Autori dell’iniziativa un gruppo di studenti bergamaschi che così hanno dimostrato il loro dissenso nei confronti della riforma dell’università firmata dal ministro. Sul mucchio di letame e' stato piantato anche un cartello con una scritta in dialetto locale: "Ddl e Gelmini an ve caga ados". Il sito bergamonews.it ha quindi riportato la rivendicazione diramata dagli studenti autori del gesto: "La citta' di Bergamo - si legge nel comunicato - ospita nella sua roccaforte alta il ministro piu' amato da tutti gli studenti d'Italia. Questa notte gli studenti bergamaschi hanno violato questa roccaforte e scaricato davanti a casa Gelmini la ‘naturale’ reazione alla sua riforma".
Intanto oggi a Roma si è registrata un’altra giornata di alta tensione per le proteste studentesche contro la riforma Gelmini. Un gruppo di circa cinquanta studenti universitari ha fatto un blitz all’interno della sede della Fondazione Roma in via Minghetti, in pieno centro. Appena varcato l'ingresso ci sono stati momenti di tensione con i vigilantes e la porta a vetro della Fondazione si è infranta. “Erano circa 50 ragazzi, sono entrati di corsa, la guardia giurata ha provato a fermarli chiudendo la porta, ma loro hanno spinto e la porta si e' frantumata'', ha raccontato un operaio tunisino che stava eseguendo alcuni lavori all'ingresso della Fondazione. Gli studenti denunciano invece di essere stati minacciati con la pistola dal vigilantes e poi di essere stati oggetto di una “caccia all'uomo” da parte della Polizia, che li avrebbe picchiati con calci, pugni e manganellate. Dopo il blitz alla Fondazione, gli studenti hanno raggiunto piazza San Silvestro, dove hanno srotolato uno striscione e acceso alcuni fumogeni rossi. All’arrivo di due camionette e di alcuni poliziotti in tenuta antisommossa, i manifestanti si sono dispersi, ma 12 di loro sono stati bloccati e portati al commissariato Trevi. Lì, fa sapere la Questura, verranno valutati caso per caso. "Non c'è stata alcuna carica - fanno sapere - e un poliziotto è rimasto ferito ad una mano".

lunedì 6 dicembre 2010

CAFFE' ITALO PARIGINO


Fu un italiano che tenne a Parigi uno dei più antichi caffè; si chiamava Francesco Procopio Custelli, siciliano; il Caffè Procopio, come fu sempre chiamato, diventò un ritrovo di letterati, di filosofi: Jean-Jacques Rousseau, Voltaire, gran bevitore di caffè come Balzac, Fontanella, Diderot, Napoleone e altri illustri lo frequentarono. Il Procopio ebbe due mogl e dodici figli; fu dapprima garzone nel caffè stesso, poi socio, poi unico proprietario.

Dall'Oriente il caffè passò a Venezia e a Padova e s diffuse per l'Italia tuta. E' tradizione che a Torino si aprisse la prima "bottega del caffè"; altri affermarono che Venezia precedesse Torino nel 1640 o che l'apertura fosse contemporanea.

Il caffè, come l'osteria, è la casa di chi non ha una sua casa; il rifugio di chi vuol pensare in solitudine e sognare anche fra la gente; l'oasi di pace e... di salvezza, lontano dalla moglie iraconda o dalla suoera bisbetica. Il posto di osservazione delle svariate psicologie umane, il centralino delle informazioi cittadine, ed infine un angolo di casa propria in casa d'altri. Gloria dunque al caffè, cantato dai poeti, gustato da grandi uomini e piccoli, che nel suo aroma ritrovarono per un attimo sollievo, serenità, forza! Il nostro Parini aveva cantato:

Ma se noiosa ipocondria t'opprime
E troppo intorno alle vezzose membra
Adipe cresce, de' tuoi labbri onora
La nettarea bevanda, ove abbronzato
Fuma ed Arde il legume a te d'Aleppo
Giunto e da Moka...

Ma l'inno imperiale del caffè fu quello di Giacomo Delille, l'autore del Dithyrambe sur l'Etre suprème che glorificando il caffè così lo canta:
Il est liqueur au poete plus cher
qui manquait à Virgile et qu'adorait Voltaire,
c'est toi, divin café...
Dal libro: I caffè storici d'Italia, aut. Nino Bazzetta da Vermenia, Interlinea Edizioni - Novara

domenica 5 dicembre 2010

GLI ITALIANI NON SANNO PIU' SOGNARE

MASSIMO GRAMELLINI
Sulla relazione annuale del Censis aleggia lo spirito di Jung. Giusto così: questa crisi non è materia per economisti, ma per psicanalisti L’Italia, sostiene il sempre immaginifico De Rita, affonda perché non sa più desiderare. In realtà molti di noi hanno ancora dei sogni. Quello che manca è l’ossigeno per raccontarli, persino a se stessi. A forza di scattare a vuoto, la molla si è inceppata. Il futuro non è un’opportunità e nemmeno una minaccia.
Semplicemente non esiste. Il futuro è la rata mensile del mutuo o il bilancio trimestrale dell’imprenditore: nessuno ha la forza di guardare più in là e si vive in un presente perenne e sfocato, attanagliati dallo sgomento di non farcela. Sulle macerie della guerra, l’inconscio dei nonni riusciva a progettare cattedrali di benessere: quegli uomini avevano visto abbastanza da vicino la morte per immaginare la vita. Sulle macerie morali del turbo-consumismo, la cui crescita dopata ha ucciso i desideri (di fronte a tremila corsi di laurea o tremila canali televisivi l’impulso è di spegnere tutto), l’inconscio dei nipoti sembra paralizzato da un eccesso apparente di libertà e dall’assenza di punti di riferimento. Anche la delega al leader salvifico, di qualsiasi colore, ha fatto il suo tempo.
Bisogna cavarsela da soli e siamo diventati troppo egoisti per ricordarci come si fa. Orfani di padre, cioè dell’autorità che trae origine dall’autorevolezza e consente ai figli di avventurarsi in territori inesplorati, sapendo di poter contare all’occorrenza su una robusta ringhiera. E con una classe dirigente specializzata nel dare cattivo esempio, priva del titolo morale per imporre regole che è la prima a non rispettare. Come si evince da quanto detto fin qui, la fotografia del Censis è decisamente beneaugurante. Almeno per chi è convinto che non ci si possa aspettare il riscatto sociale da teorie economiche e ideologie politiche, ma solo dall’urgenza di tante rivoluzioni individuali che riescano a connettersi fra loro, creando una vera comunità. Darsi una disciplina esistenziale, fissare dei traguardi e poi mettersi in marcia senza vittimismi, perché i «se» sono la patente dei falliti, mentre nella vita si diventa grandi «nonostante». E che Jung ce la mandi buona.

RIVELAZIONI

Berlusconi: "Vogliono farmi fuori. Solo un'ammucchiata di attempati"

«Volete consegnare le redini del governo ad una ammucchiata di reduci della vecchia politica che ormai sono dei signori attempati che hanno sempre formato le seconde file dei partiti o ritenete che sia un rischio? Volete mettere di nuovo il destino dell'Italia ai reduci maneggioni della vecchia politica, che sono quelli che hanno determinato il debito pubblico che ci ossessiona, quelli che vogliono determinare la crisi dell'attuale governo, volete che nel futuro l'Italia sia governata dalla sinistra di Vendola, Di Pietro, Bersani oppure che il governo continui a operare per realizzare tante cose?».

Fonte: La Stampa
05/12/2010 - L'INTERVENTO ALLA MANIFESTAZIONE: "ITALIA AVANTI" - La platea sbraita e fischia, Berlusconi rincara la dose. Il bersaglio, al solito, sono i finiani.

FACOLTA' DI LETTERE DI NAPOLI OCCUPATA CONTRO LA RIFORMA GELMINI



CUNEO SETTIMA IN ITALIA PER QUALITA' DELLA VITA

Migliore tra le città del Piemonte, il capoluogo della Granda si conferma uno dei posti ideali del Bel Paese in cui vivere (targatocn.it)
Guadagna una posizione e dall'ottavo posto del 2009 si piazza in settima piazza. Stiamo parlando di Cuneo, che risulta così ancora una volta tra le top ten dei capoluoghi italiani per qualità della vita. E' quanto energe dalla dodicesima indagine promossa dall'Università La Sapienza di Roma: il capoluogo della Granda ottiene un punteggio di 777,68, risultando essere ancora una volta la prima città del Piemonte. Dietro, staccatissima, c'è Vercelli, che occupa la 26ª piazza. A guidare la classifica è Trento, che fa un balzo in avanti di due posizioni.
L'indagine ha inteso valutare la qualita' della vita analizzando 9 voci particolari: ambiente, affari e lavoro, criminalita', disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita.

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