domenica 31 ottobre 2010

BUNGA BUNGA CON SILVIO


UNA RISATA LO SEPPELLIRÀ: "IL BUNGA BUNGA COME IL LODO: RETROATTIVO E REITERABILE" - DAL CUBO DI RUBIK AL CULO DI RUBY: IL LAPO POSITIVO DI UN PAESE-BARZELLETTA - DA IL MISFATTO.IT: "ESCONO LE STORIE PIÙ INCREDIBILI, LA RAGAZZA RACCONTA DI AVER ASSISTITO A RITI SESSUALI TRIBALI, ORGE LESBO, FESTINI CON PROSTITUTE: MA NON SI TRATTAVA DI UN CONGRESSO DELL’UDC. SI PARLA ANCHE DI DUE MINISTRE COINVOLTE IN QUESTI FESTINI. LA NOTIZIA IN EFFETTI È SORPRENDENTE: SOLO DUE? MENTRE FEDE VIENE INDAGATO CON L’ACCUSA DI PAVONEGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE" - (OVVERO: PENSATECI, SENZA LE CAZZATE QUOTIDIANE DEL BANANA DI HARD-CORE LA NOSTRA INDUSTRIA DELLO SVAGO COME RIUSCIREBBE A SOPRAVVIVERE?)

Testi dal il Misfatto.it - Il Fatto Quotidiano

SPINOZA UN LIBRO SERISSIMO - COPERTINA - ALIBERTI EDITORE
Bunga Bunga, luce dei miei occhi. Che suono, che gioia africana in queste parole. Bunga bunga.Bun-ga Bun-ga. Quale gioco esotico ed erotico trasuda da queste sillabe. Quale ristorazione dei sensi proviene dal solo compitarne le lettere: B-u-n-g-a B-u-n-g-a. Quale insana estasi si propala al solo pensiero. Bunga Bunga. Bun-ga Bun-ga. B-u-n-g-a B-u-n-g-a.

Allora, facciamo un po' d'ordine. C'è questa ragazza, Ruby, che dice di aver conosciuto Emilio Fede a un concorso di bellezza. Fede però viene eliminato quasi subito. Cercando di mitigare la sua delusione, la ragazza presenta Fede a Berlusconi: tra i due nasce subito una meravigliosa storia d'amore, fatta di tanta tenerezza, regali e attenzioni. "Ma niente sesso!" si affretta a precisare Fede, che si giustica spiegando: "Con Ruby abbiamo in comune la passione per l'arte astratta: lei fa la cubista".

VINCINO-BUNGA
Ruby nel frattempo si mette nei guai, viene sorpresa a rubacchiare e così Berlusconi sviluppa per lei un affetto quasi paterno. Suggerisce alla ragazza di dire che è nipote di Mubarak, e a sentire questo nome gli agenti sono presi dal panico: chi cazzo è questo Mubarak? Ma non basta. B. chiama direttamente in questura per tirarla fuori dai guai: palese abuso d'ufficio (e di chissà quali altre stanze).
Nel frattempo escono le storie più incredibili, la ragazza racconta di aver assistito a riti sessuali tribali, orge lesbo, festini con prostitute: ma non si trattava di un congresso dell'Udc. Si parla anche di due ministre coinvolte in questi festini. La notizia in effetti è sorprendente: solo due?

RUBY
Mentre Fede viene indagato con l'accusa di pavoneggiamento della prostituzione, Berlusconi cerca di fare chiarezza e assicura che "a casa sua entrano solo persone perbene". Troppo facile, bisogna vedere come sono quando escono. Poi dice: "Sono un uomo di buon cuore, volevo solo aiutare una persona in difficoltà". Anche Moravia gli si rivolgeva come a una persona, a Lui. Il suo uccello. (Nella foto: Ruby)

RUBY
Ho appena ricevuto la telefonata di un'amica davvero generosa: lei dice che dovremmo smetterla di infierire meschinamente su Berlusconi, dice ancora che tutte noi, le accusatrici del nano ghiacciato, risultiamo delle vere pezzenti, tutte lì, stronzissime, ad accusarlo d'essere un porco, un pessimo.

L'amica in questione, inutile precisarlo, si riferisce al nostro accanimento in occasione dell'affare della frequentazione tra il presidente del Consiglio e la procace diciassettenne marocchina Ruby. Al momento dei saluti (un istante prima di sparare un "brutte troie comuniste, non vi smentite mai! Sai che ti dico? Impiccati, Fulvia!") l'amica cara di sempre mi ha perfino suggerito la soluzione al problema, ai dubbi, ai tormenti morali: "Se si tratta di Roman Polanski va tutto bene, se invece c'è di mezzo Berlusconi invece no? E' così o mi sbaglio?"

VINCINO-BUNGA
RUBY Ora che ci penso, la stronza non ha mica tutti i torti. Volendo essere equanimi, basterebbe equiparare "Chinatown" a Milano 2, Sharon Tate a Veronica Lario, Mia Farrow di "Rosemary's Baby" a Nicolò Ghedini, "L'inquilino del terzo piano" a Marcello Dell'Utri. Quasi quasi, a conti fatti, se si tratta di una scena d'orrore, a rimetterci è proprio il regista.

3- LA MARTIRE CRISTIANA
La posta di Barbara Alberti

Ruby minorenne marocchina Berlusconi - NonleggerloLettera - Credo che sparlare di B. rafforzi il personaggio, visto che nella inciviltà dell'immagine quel che conta è esserci, sia pure come osceno decrepito clown. Ma sono costretto a parlarne anch'io. Come può non dimettersi uno che beccato in recidiva con una minorenne, per la quale compie una intimidazione alla polizia, dice mi piacciono le donne e me ne vanto? Mente anche quando dice la verità, non gli piacciono le donne, gli piacciono le minorenni a pagamento.
Almaviva

Bada come parli. Ruby non è, come vuole la stampa che perseguita quel galantuomo, ragazza da orge coi vecchioni: Ruby è una martire cristiana. Stavolta gli autori dei testi sono stati insuperabili. E' scappata di casa perché si era convertita, e il pessimo padre musulmano voleva costringerla alla fede di Maometto. E a sposarne un seguace di 49 anni, troppi per lei che ne ha 17. Così se n'è andata, e ne ha trovato uno di 74, per conto suo. Ma cristiano. Beh non del tutto, l'harem è usanza in fondo musulmana.


BARBARA ALBERTI
VINCINO-BUNGA
Una ragazzina ha compiuto il prodigio teologico di creare la sintesi fra le due religioni. Anche se per ora, il Vaticano non riconosce pienamente il bunga bunga eterosessuale fra i valori cristiani. Ma Ruby, che è un vulcano di energie proprio come il suo benefattore, è andata oltre il copione, ci ha messo del suo. Pare che la sua battuta "Berlusconi è come la Caritas!" abbia lasciato perplesso il Santo Padre. Le esenzioni fiscali valgono ben una messa coi peggiori ceffi del potere, ma un rito da scambisti è forse troppo perfino per il Vaticano. Stanno attentamente valutando.

sabato 30 ottobre 2010

TORINO, MILANO E GENOVA LEADER NELL'EFFICIENZA CULTURALE


Queste tre metropoli del Nord Ovest sono leaders per l’equilibrio fra spese e investimenti nel settore cultura.
È il risultato dell’analisi di StageUp – Sport & Leisure Business su dati della Fondazione Civicum relativi ai bilanci 2008 di 21 grandi comuni italiani, dal Nord al Sud Italia. Genova e Torino sono gli unici comuni, fra quelli analizzati, che vantano una spesa corrente sotto la media, garantendo allo stesso tempo livelli di investimento sopra la media

"DON GIOVANNI" AIUTI I DISOCCUPATI...


Ieri è stata la volta di “Famiglia cristiana”, oggi è invece “Avvenire” che affronta la questione Ruby e il coinvolgimento del presidente del Consiglio. “Non ci piace guardare dal buco della serratura - scrive nel’editoriale il direttore, Marco Tarquinio - e del personale stato di salute dei nostri politici ci interessiamo con sommo rispetto e soltanto lo stretto necessario. Ma lo sguardo che riserviamo ai fatti della nostra politica è diretto e attento. E lo stato di salute delle istituzioni repubblicane ci preme moltissimo”.

Concita De Gregorio invece si rivolge direttamente a Berlusconi e, riferendosi alle sue stesse parole - “sono un uomo di buon cuore che aiuta chi ha bisogno” - gli suggerisce di “volgere lo sguardo fuori dalla finestra e di esercitare la sua generosità anche all’esterno del suo palazzo” . “Un giovane su quattro è disoccupato - prosegue il direttore dell’‘Unità’ -. Anche una giovane su quattro, evidentemente. Non le chiediamo di adottarle tutte, né di prenderle in affidamento. Molte del resto, per quanto le possa risultare incomprensibile, rifiuterebbero”. Anche fra gli studenti c’è qualcuno che si lamenta, ricorda, e “se volesse fornire loro qualche strumento in più - in questo caso non chiedono Audi né beauty farm ma insegnanti e aule - sarebbe del tutto coerente con la sua generosità, ormai celebre nel globo”. E, conclude: “Ci scuserà se ci facciamo portavoce delle loro istanze ma purtroppo non tutte, come Ruby, sono in possesso del suo numero privato per poterla avvisare dell’emergenza”.

DA ARISTOTELE A MALCOM X

Fonte: www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1231983

“Le chiamano gingilli (le medaglie, ndr); ebbene, è proprio con i gingilli che si guidano gli uomini”, scriveva nel suo diario un 33enne Napoleone Bonaparte il 14 maggio 1802, all’epoca ancora Primo console di Francia. Secondo Gramsci era “più facile convincere chi non ha mai partecipato alla vita politica di chi ha già appartenuto a un partito”. Hitler, invece, raccomandava nel suo “Mein Kampf” di non tenere i comizi quando è ancora giorno, perché “di sera sembra che le forze della volontà umana si assoggettano facilmente all’autorità di una volontà superiore”. E certo non è un caso che i raduni di Norimberga si svolgessero di notte, con la sola luce delle fiaccole a illuminare il buio. L’ossessione per la popolarità e il successo della comunicazione politica è un fenomeno recente, ma nel corso dei secoli moltissimi i personaggi pubblici hanno prestato attenzione alle forme del consenso e della persuasione, alle regole da seguire per risultare più efficaci. Una cura che spesso emerge con una lucidità e un’attualità sorprendente dai loro scritti e dalle loro parole. Edoardo Novelli, docente di Teorie e tecnica della comunicazione a Roma Tre, ha effettuato una rassegna di alcuni dei casi più stupefacenti in “Lezioni di propaganda: la voce dei protagonisti da Aristotele a Malcolm X” (Le Monnier università). Due estremi temporali che contemplano nel mezzo politici (Cicerone, Mazzini), uomini di chiesa (Gregorio Magno, Lutero, Ignazio di Loyola), rivoluzionari (Lenin, Mao, il Che), dittatori (Napoleone, Hitler, Mussolini) ma anche artisti come Majakovskij.
Con una lettura volutamente astorica, quel che emerge è la straordinaria conoscenza delle regole della comunicazione e dei meccanismi della psicologia umana, in molti casi ben prima che questa venisse codificata come disciplina.

NOUS SAVON EFFLEURER...


Noi sappiamo sfiorare un bacio di velluto
E sappiamo abbracciarci con un pallido impeto;
Le nostre carezze sono i nostri melodiosi poemi
Il nostro amore è più grande di tutti gli amori.

I nostri lunari baci hanno una pallida dolcezza

Le nostre dita non pungono il solco di una guancia,
E possiamo, quando la cintura si allenta,
Essere allo stesso tempo amanti e sorelle

Renée Vivien - pseudonimo di Pauline Tarn (Londra, 11 giugno 1877 – Parigi, 18 novembre 1909)

CHI VUOL CONOSCER, DONNE...


Chi vuol conoscer, donne, il mio signore,
miri un signor di vago e dolce aspetto,
giovane d'anni e vecchio d'intelletto,
imagin de la gloria e del valore:
di pelo biondo, e di vivo colore,
di persona alta e spazioso petto,
e finalmente in ogni opra perfetto,
fuor ch'un poco (oimè lassa! ) empio in amore.
E chi vuol poi conoscer me, rimiri
una donna in effetti ed in sembiante
imagin de la morte e dè martiri,
un albergo di fé salda e costante,
una, che, perché pianga, arda e sospiri,
non fa pietoso il suo crudel amante.

Gaspara Stampa, Padova, 1523 – Venezia, 1554

BUNGAGIORNO


Gli americani sono dei quaccheri. Lì un presidente può fare bunga bunga con Marilyn Monroe o una stagista della Casa Bianca, ma se telefonasse all’Fbi per far rilasciare una minorenne arrestata per furto, oltretutto spacciandola per nipotina di Mubarak, sarebbe costretto a dimettersi alla velocità della luce. E se dicesse di averlo fatto perché è un uomo di buon cuore? Peggiorerebbe soltanto la situazione. L’abuso di potere, la sacralità della carica, bla-bla.

Che perbenismo triste, che formalismo ipocrita. E la Francia giacobina? Neanche a parlarne. Lì un presidente può tenere nascosta una figlia tutta la vita come Mitterrand o sposare una modella col birignao più appuntito delle caviglie, ma se telefonasse alla Gendarmerie per far rilasciare una minorenne arrestata per furto, oltretutto spacciandola per nipotina di Mubarak, sarebbe costretto a ritirarsi a vita privata. I francesi non hanno una storia alle spalle che consenta loro di apprezzare certi slanci liberali. Sapranno cucinare le omelette, ma la democrazia non gli è mai riuscita bene. I tedeschi, poi: luterani, gente fanatica. Lì un cancelliere non telefonerebbe al Polizeipräsidium neanche per far rilasciare la propria, di nipotina, altro che quella di Mubarak. Ecco, forse solo in Egitto, dove la democrazia affonda nei millenni (i famosi Faraoni della Libertà), il presidente telefonerebbe alla polizia per far rilasciare una minorenne arrestata per furto. Ma non la spaccerebbe per nipotina di Mubarak, essendo lui Mubarak. Semmai per nipotina di Berlusconi: esisterà, al riguardo, un accordo bilaterale?
MASSIMO GRAMELLINI
La Stampa, 29 ottobre 2010

CONCORSO DI PITTURA 150 ANNI UNITA' D'ITALIA

mercoledì 27 ottobre 2010

LEZIONI DI STILE (?)

L'on. Nunzia De Girolamo all'ultimo congresso del Pdl:

"Noi siamo una classe dirigente giovane, cosa che non ho visto da parte di Pasquale Viespoli, né di altri. Vedo volti di persone che sono sulla scena politica da 30 anni, volti di persone sulle quali l’elettorato si è già pronunciato nel 2006 quando abbiamo perso le Comunali e poi le Provinciali nel 2008. Una squadra nuova che con le amministrative ancora non si è confrontata è solo la nostra. I vecchi volti che oggi fanno giochini sottobanco nelle segrete stanze li abbiamo già sperimentati e non mi pare ci siano stati grandi risultati. Che si chiami Umberto o Pasquale per me sono entrambi da rottamare”.

La replica dell'on. Umberto del Basso De Caro, di area socialista, principe del foro beneventano:

"Sono stato eletto e non nominato, così come sono stato sempre eletto, con straordinario suffragio, in ogni elezione comunale, a differenza di altri (Nunzia De Girolamo non fu eletta in Forza Italia alle Comunali del 2006, NDR). In ogni caso, la rottamazione attribuisce un valore, pur residuale. E’ sempre preferibile a chi non ne ha alcuno"

lunedì 25 ottobre 2010

ACCADEMIA DI SANTA SOFIA, LA PRIMA

La prima assoluta dell'Accademia di Santa Sofia, nuova formazione di orchestra da camera di Benevento. Questa prima esibizione è nell'antica chiesa di San Bartolomeo. L'Accademia esegue Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi (24 ottobre 2010). Bravissimi...

TURISMO DELL'HORROR


La vicenda di Sarah Scazzi ha del morboso prima, durante e dopo l'assassinio della ragazza, visto che non si è ancora capito se in famiglia sia più disturbato lo zio Misseri (realmente così orco?) o la figlia di quest'ultimo, Sabrina, della quale non sono ancora accertate le reali o presunte responsabilità nell'uccisione della cugina Sarah, ma ancora di più per la morbosità con cui folle di pugliesi si sono recate al cimitero e sul luogo del delitto. Tanto da costringere il sindaco di Avetrana ad emettere un'ordinanza per fermare questo turismo dell'orrore, di cui abbiamo avuto cognizione i giorn scorsi attraverso i tiggì nazionali. Gente proveniente da ogni parte della Puglia che in italiano stentato e con facce di circostanza afferma ai microfoni: "Sono venuto a pregare"; "Ho portato i miei bambini qui perché capiscano". Capiscano CHE? Che voi genitori siete solo dei guardoni, oppure degli sfigati in un paese dove la mondanità si scatena intorno ad una tragedia, o delle persone che non hanno altri interessi nella loro vita. Che? Che altro?
E poi ci sono i mitomani. Una finta Sabrina Misseri nei giorni passati si aggirava sul web. Precisamente su Facebook (mentre la vera Misseri era isolamento nel carcere di Taranto):
Riporto uno stralcio dal Secolo XIX:

«Io non sono malata - si leggeva nel messaggio, di cui è impossibile stabilire con certezza la reale provenienza - ho dovuto farlo per salvare mio padre che non l’ha mai toccata mia cugina! Siamo solo vittime, non capite che se lo meritava»? E ancora: «Mia cugina accusava ingiustamente mio padre! Lui non l’ha mai toccata lo giuro»! Ai moltissimi commenti di quanti si sono subito chiesti come mai la presunta “Sabrina” potesse scrivere dal carcere, la risposta è stata: «In carcere ci danno la possibilità di comunicare. Io sono in stato di fermo sino al processo e non condannata»! Poi, in un altro post, si leggeva: «Ho aperto questo nuovo profilo per difendermi. Nessuno di voi può capire. Credetemi, ho dovuto difendere me stessa e mio padre da colei che voleva la nostra rovina, perdonatemi se potete».

sabato 23 ottobre 2010

FESTIVAL DELLA FILOSOFIA IN MAGNA GRECIA

MONTESQUIEU: "LA PLEBE PIU' PLEBE DELLE ALTRE"



Questo l'amaro sfogo di un lettore napoletano a "Il Giornale"

Ci risiamo con l’eterna emergenza, diventata eterna vergogna dei napoletani. Più che al ciclo dei rifiuti, qui sia­mo al ciclo del rifiuto: un osti­nato chiudere gli occhi di fronte alle responsabilità. Che, va detto, sono soprattut­to nostre, di noi napoletani. Il ciclo qui è perverso: le autori­tà locali dormono, la «mon­nezza » si accumula nelle no­stre strade, lo Stato interviene a risolvere l’emergenza, co­stretto dalla situazione a rime­di tampone. E allora scattano le proteste, quasi sempre inci­vili, e i piagnistei contro lo Sta­to stesso, mica contro chi ha lasciato che si accumulasse­r­o quelle montagne di spazza­tura. E ieri, non contenti di es­ser tornati nei titoli dei tg co­me città della spazzatura e delle proteste, ci abbiamo ag­giunto pure le aggressioni agli inglesi. Ma dov’è finito il nostro or­goglio? Non appena entrato nel taxi, il milanese dottor Cazzaniga (film Così parlò Bellavista) deve sorbirsi tutta la poesia Pianefforte 'e notte, declamata con enfasi dal con­ducente. Salvatore Di Giacomo è il primo a essere tirato fuori, quando i napoletani voglio­no farsi vanto dei propri per­sonaggi illustri. Subito dopo si passa a Giambattista Vico, Benedetto Croce, Eduardo De Filippo, e tutte quelle figu­re storiche e artistiche che hanno dato lustro alla città. Fieri del nostro passato mo­striamo la Reggia di Capodi­monte, il teatro San Carlo, il Maschio Angioino eccetera e ricordiamo i primati borboni­ci, che in verità non furono po­chi: prima ferrovia d'Italia, primo orto botanico, prima il­luminazione a gas di città, pri­ma città per numero di con­servatori e teatri, prima flotta mercantile e militare eccete­ra . Primati che fecero di Napo­li la terza città d'Europa. E sta bene. Ma per quanto tempo vorremo campare su questo glorioso passato? Per quanto adagiarci sugli allori? E poi, se vogliamo proprio dirla tutta la verità, anche nei secoli di maggior splendore artistico e culturale (700 e 800) Napoli si mostrava una città semibar­bara, colpa soprattutto della plebe, «molto più plebe delle altre» come scrisse Monte­squieu. Questa plebe, a Napo­­li, non è mai scomparsa. Sia­mo forse l'unica città al mon­do dove sopravvive una clas­se sociale presente a Babilo­nia, Alessandria o Roma anti­ca. Solo che a quei tempi essa non contava niente, e oggi la fa da padrona (viaggia perfi­no in Mercedes). La plebe - per dirla con Domenico Rea - ha stravinto. Si è sostitui­ta alla borghesia e ha finito per inghiottirla. Oggi è lei a fa­re la storia della città. Ed è que­sta plebe, sono questi lazzaro­ni eterni che ci stanno facen­do mettere lo scuorno (vergo­gna) in faccia, dando la cac­cia ai tifosi inglesi, spaccando le vetrine dei negozi, brucian­do la bandiera tricolore. Oggi un napoletano intellettual­mente onesto, alieno da pre­concetti ed obiettivo non può che vergognarsi di appartene­re a un popolo che sta dando lezioni d'inciviltà all'Italia e al mondo. Un popolo incapace perfino di individuare il suo Nemico (come sapeva fare un tempo, quando si oppose allo Spagnolo e al Tedesco): Nemico che non sono le forze di polizia (contro cui i dimo­stranti di Terzigno hanno da­to vita a una specie di intifa­da) o lo Stato, ma la camorra (i rifiuti si accumulano per­ché la malavita organizzata impedisce di raccoglierli, sa­bota gli impianti di raccolta, fa scioperare i netturbini, cor­rompe i funzionari dei con­trolli eccetera) e una sciagura­ta amministrazione politica locale. Già, l'amministrazio­ne politica locale. Sono quin­dici anni che a Napoli e pro­vincia c'è l'«emergenza rifiu­ti ». Come dice Gian Antonio Stella, questo periodo bastò ad Alessandro Magno per conquistare il mondo. Ebbe­ne, da allora Bassolino e poi Iervolino sono stati capaci so­lo di produrre demagogia, chiacchiere e propaganda. Di recente Berlusconi ha dichia­rato: «La colpa di questo ritor­no dell'emergenza rifiuti ha un solo nome: Rosa Russo Ier­volino ». La quale, qualche an­no fa ha dichiarato: «L'emer­genza rifiuti è chiusa». Non ci fosse stato l'intervento del premier del Popolo delle li­bertà, i sacchetti avrebbero superato l'altezza del gratta­cielo di via Medina. Ma Napoli, invece di pren­dersela con chi la sta mandan­do in rovina, se la prende con i tutori della Legge, e scandi­sce slogan antiberlusconiani. Quale tragico errore e quale insensatezza. Nel frattempo gli intellettuali tacciono (com'è naturale, quando si è stati foraggiati, per anni, dal potere) o levano una voce fle­bile flebile, tanto per dimo­strare che hanno corde voca­li. Non agli inglesi dovremmo dare la caccia, ma a quanti stanno affossando Napoli.

Le reazioni a questa lettera sono su
http://www.ilgiornale.it/interni/che_lezioni_dincivilta_ora_mia_terra_mi_fa_solo_vergognare/22-10-2010/articolo-id=481937-page=0-comments=2#1

150 ANNI DI UNITA'-LA GUARDIA NAZIONALE DI LIBORIO ROMANO


"Si condanni ora il mezzo da me adoperato mi si accusi di aver introdotto nella forza della polizia pochi uomini rotti ad ogni maniera di vizi e di arbitrj. Io dirò a cotesti puritani, i quali misurano con la stregua dei tempi normali i momenti di supremo pericolo, che il mio compito era quello di salvare l'ordine; e lo salvai col plauso di tutto il paese" (Liborio Romano, Memorie XVII).

Liborio Romano, ministro dei Borbone e dei Savoia, personaggio chiave dell'Unità d'Italia. www.donliborioromano.it
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DON LIBORIO ROMANO - IL BOIA DELLE DUE SICILIE

Il ritratto di questo personaggio, l’essenza del traditore tipo, per giunta sembra successivamente anche pentito, è quello di un uomo abbastanza vanesio, inconsapevole di quello che faceva e vagamente idealista. Un personaggio esemplare, dunque, per essere adoperato dagli invasori piemontesi per compiere atti devastanti all’interno dello stesso governo duosiciliano. Da evidenziare che fu proprio lui che consacrò definitivamente l’intreccio politica-delinquenza nel Sud, i cui effetti sono ben visibili ancora ai nostri giorni, come ci mostra la scoperta fatta a Napoli il 20 ottobre scorso di una loggia massonica che cospirava con la camorra per condizionare la vita politica. Il dramma di quei tragici giorni in cui si determinò la fine delle Due Sicilie fu che gli avvenimenti si svolsero in una atmosfera di incredulità da parte della dirigenza delle Due Sicilie. Incredulità abbastanza comprensibile perché i tradimenti erano talmente evidenti da far quasi credere non fossero reali. Del resto la politica estera delle Due Sicilie era sempre stata di stretta neutralità, rivolta soprattutto al benessere interno, per cui la ingiustificata aggressione da parte di uno Stato straniero era, per quella dirigenza, del tutto impensabile e, quindi, nulla era stato preparato per fronteggiare il terribile evento dell‘invasione piemontese.
www.brigantaggio.net/brigantaggio/Personaggi/Romano1.htm
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Don Liborio, come usavano chiamarlo, era nato a Patu, in provincia di Lecce, nel 1795. Si era laureato in giurisprudenza a Napoli e giovanissimo aveva ottenuto la cattedra di Diritto Civile e Commerciale in quella stessa Università. Avendo preso parte ai moti rivoluzionari del 1820-21, fu destituito dall'insegnamento e dopo un breve periodo di prigione fu mandato in esilio. Ritornato a Napoli nel 1848 ebbe una parte di rilievo negli avvenienti che portarono alla concessione della Costituzione da parte di Ferdinando II. Dopo alterne vicende nella parte finale del regno di Ferdinando II, ricoprì dapprima la carica di prefetto di polizia e poi, dal 14 luglio 1860, quella di ministro dell'Interno e di Polizia. In quelle poche settimane che precedettero il crollo della dinastia borbonica, pienamente convinto della inevitabilità di tanto, intraprese contatti con Cavour e con lo stesso Garibaldi dal quale fu confermato nella carica di ministro dell'Interno, carica che mantenne fino al 24 settembre 1860 entrando così a far parte del Consiglio di Luogotenenza fino al 12 marzo 1861. Don Liborio fu strenuo assertore della formazione della nuova provincia di Benevento. Lo attesta la sua precisa, puntuale e circostanziata relazione preparata con l'aiuto del suo collaboratore, il direttore Emilio Civita.
da "GAZZETTA DI BENEVENTO" di Mario Boscia, n. 83, 1993
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La Guardia Nazionale Italiana era una forza armata sorta subito dopo l’Unità d'Italia (1861), utilizzata per reprimere il brigantaggio e la resistenza degli ultimi nostalgici del regno borbonico, con vario successo.
Come forza di sicurezza interna i suoi metodi, benché normalmente brutali, illegali e criminosi, gli ufficiali e i gregari, anch'essi normalmente sempre reprensibili come individui, furono generalmente estremamente efficaci nel loro scopo primario di reprimere e poi debellare definitivamente il fenomeno del brigantaggio meridionale. Per altri sei anni la Guardia Nazionale proseguì da sola e completò la "guerra sporca" già condotta per un decennio nel Mezzogiorno dall'esercito regolare, al cui fianco essa aveva operato in ugual misura per tutto il periodo.
Utilizzata sul campo come forza prettamente militare durante la Terza guerra d’Indipendenza italiana (1866) dette pessima prova di sé.
Considerata un “peso” vista la sua scarsa efficienza ed il comportamento non certo impeccabile dei suoi ufficiali, definiti dai carabinieri nei loro rapporti al Re “ex borbonici, falsi liberali e briganti in divisa”, e di molti degli altri membri tra i graduati e la truppa, dopo un tentativo di riorganizzazione nel 1875, venne sciolta definitivamente nel 1876.
Da essa sorsero la Milizia Territoriale e la Milizia Mobile.

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A Napoli Garibaldi arriva in treno da Salerno, il 7 settembre del 1860. Non alla testa di sette camicie rosse, come si è scritto, ma in compagnia del sindaco, del comandante della guardia nazionale e dei suoi tutori inglesi guidati da Evelyn Ashley, segretario di lord Palmerstone. E con la reverente genuflessione del ministro di polizia dei Borboni, sua eccellenza Liborio Romano che così ha scritto: “All’invittissimo generale Garibaldi, dittatore delle Due Sicilie, Liborio Romano, ministro dell’interno e polizia. Con la maggior impazienza Napoli attende il suo arrivo, per salutarla il redentore d’Italia e deporre nelle Sue mani il potere dello Stato e i propri destini. Mi attendo gli ulteriori ordini suoi e sono, con illimitato rispetto di Lei, Dittatore infittissimo, suo Liborio Romano”.
Da San Garibaldi guerrigliero in "la Repubblica", 25 maggio 1982

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In un articolo pubblicato nel Radio-Corriere TV del 20/26 Ottobre 1985, intitolato "La battaglia sul Volturno", Liborio Romano, prefetto di polizia nel regno borbonico di Francesco II, viene definito "capo della camorra". L'ingiurioso appellativo è dovuto al fatto che il politico salentino reclutò dei camorristi nella polizia cittadina. Per capire le ragioni di questo reclutamento bisogna tenere presenti le condizioni storiche nelle quali Romano si è trovato costretto ad operare. Scrive, infatti, il fratello Giuseppe, deputato: "Preghiamo il lettore di voler considerare quanto singolare e difficile era la condizione delle cose nei novanta giorni in cui egli ebbe il potere, dal 28 giugno al 22 settembre 1860" (Memorie, pagg. 33). (1) La situazione nel Regno di Napoli nel momento a cui ci riferiamo è disperata, di completo sfacelo, Romano ebbe la nomina durante la notte tra il 27 e il 28 giugno 1860, qualche ora dopo che era stata sedata una rivolta popolare scoppiata a Napoli la sera del 26 giugno, quando soltanto da qualche giorno il giovane Re si era deciso a parlare di Governo Costituzionale, sperando di salvare la monarchia. Nel regno di Francesco Il era la prima esplosione del malcontento generale della città partenopea, la quale era sobillata, fra l'altro, da ambiziosi esponenti della corte reale, che vagheggiavano il colpo di stato. La sommossa era stata preoccupante. "Erano a furia di plebe scomposti da capo a fondo tutti gli ordini dei funzionari di polizia, investiti i commissariati, disarmate e ferite le persone che vi erano addette, manomessi gli archivi, arse le carte ... ; certe notizie, che i "lazzaroni" vagheggiavano l'idea del saccheggio, tenevano in gran trepidazione l'intera cittadinanza; la maggior parte dei negozi erano chiusi, i forestieri fuggivano, i cittadini riparavano alle vicine campagne, niuno sapeva a quali casi era destinato il suo domani" (Memorie XIII). In questo momento la spedizione dei Mille ha conquistato quasi tutta la Sicilia. Garibaldi è già da un mese a Palermo, dove è entrato il 27 Maggio, dopo solo 16 giorni di azione dallo sbarco a Marsala. Se non marcia subito verso Napoli è soltanto perché sta provvedendo a consolidare il suo potere ripartendo le terre demaniali tra i contadini in rivolta. A Napoli intanto arrivano continue notizie di sollevazioni popolari, di sindaci e impiegati comunali uccisi, di terre occupate dai contadini, proprietari e borghesi fucilati, specie nei paesi intorno all'Etna.
http://www.donliborioromano.it/articolo.asp?id=36

venerdì 22 ottobre 2010

ANNOZERO, LA RABBIA DI SAVIANO


Rai e censura. Questo il tema della puntata di ieri sera di Annozero. Che fino a pochi giorni fa - dopo la sospensione di Masi per il vaffan...bicchiere di Santoro - neanche sarebbe dovuta andare in onda.
A tenere banco il caso "Vieni via con me", la trasmissione di Roberto Saviano e Fabio Fazio che dovrebbe partire il 4 novembre.

L'intervista di Saviano a Ruotolo. L'autore di Gomorra, intervistato da Sandro Ruotolo, è in collegamento da Berlino. E non fa certo sconti nè alla Rai nè a Masi.
Parla esplicitamente di censura. Pur facendo dei distinguo: "In Italia c'è la democrazia. Non funziona come in Cina, o nella Venezuela di Chavez. Non è che ti arrestano per quello che dici. Qui c'è un tipo di 'censura' diversa".
"Noi non siamo Annozero - aggiunge - nè Milena Gabanelli. Ma con queste trasmissioni - seguite da milioni di telespettatori - non c'è il coraggio di dire esplicitamente: tu non vai in onda. E si comincia a parlare di stipendi e compensi troppo alti".
http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Annozero%2C+rabbia+di+Saviano%3A+''Dalla+Rai+bugie+e+mistificazioni''+(video)&idSezione=8545

4 parole di Saviano: Ich bin ein Italiener!
Ieri sera italiani e tedeschi, giornalisti e no, suoi affezionati lettori o meno, hanno gremito la sala della Volksbühne. Per assistere nel teatro di Frank Castorf sulla Rosa Luxemburg Platz a quella specie di spettacolo-monologo che Roberto Saviano – “La bellezza e l’inferno” – sta portando in giro per il mondo. Ieri sera anche a Berlino.
Da buon napoletano anche ieri sera s’è mostrato grande ’raccontatore’ Saviano: un genuino cantastorie che con la sua voce calda, la sua di storia alle spalle, e le tante tristi ma belle storie di rivalsa e ripicca umane che narra (dalla conquista del jazz da parte Petrucciani a quella del pallone del novello Maradona ed ex-nano Lionel Messi) ha incantato subito il pubblico tedesco. Che alla fine, compatto e in piedi, (ed ho visto rinomati architetti, direttori di accademie e fior fiore di giornalisti farlo) ha regalato almeno dieci minuti di sentiti applausi a questo piccolo-grande uomo del sud.

giovedì 21 ottobre 2010

ANTIGUA, PREMIER DENUNCIA REPORT


Milena Gabanelli: Lui può citare, io no. Questa la differenza tra me e Berlusconi.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha dato mandato all'avvocato Fabio Lepri di Roma per procedere in sede giurisdizionale, al fine di ottenere l'accertamento della natura offensiva e diffamatoria del servizio diffuso il 17 ottobre scorso su Rai Tre durante la trasmissione Report, con integrale risarcimento dei danni. Il giudizio, viene spiegato, sarà promosso contro tutti i responsabili dell'illecito, e sarà chiesta anche la pubblicazione della futura sentenza sui principali mezzi di comunicazione. (Ansa)

Questa la reazione della conduttrice di Report Milena Gabanelli: "Se il premier si ritiene diffamato, è un suo diritto intraprendere tutte le azioni che crede: noi ci difenderemo nelle sedi competenti. Dico però che mentre lui può portarmi in tribunale, io non potrei farlo e questa è la differenza tra me e lui. La domanda posta nell'inchiesta era una sola: da chi lui ha acquistato quei terreni. E' una risposta che per il momento non ci pare ci sia".

L'Agcom diffida il Tg1 di Minzolini
Agcom contro Tg1, Fede e Studio Aperto. Una diffida al Tg1 e un richiamo al Tg4 e a Studio Aperto per "il forte squilibrio" a favore della maggioranza e del governo: è la decisione adottata oggi dalla commissione servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in base ai dati del monitoraggio sul pluralismo per il periodo luglio-agosto-settembre 2010. "Qualora tale squilibrio perdurasse - avverte l'Agcom - verranno adottati ulteriori provvedimenti". La pronuncia dell'Agcom arriva dopo le ripetute accuse al tg diretto da Minzolini sia da parte dell'opposizione, sia da parte dei finiani. Accuse che adesso vengono confermate anche dall'Autorità che punta il dito contro l'eccessivo squilibro a favore del governo. Sbilanciamento ancor più grave nel caso del principale telegiornale del servizio pubblico. (La Repubblica)

mercoledì 20 ottobre 2010

DEMOSILVIOCRAZIA

Basta con questa rugosa democrazia importata dall’estero. Gli iscritti al Pdl ne avranno presto a disposizione una variante «made in Italy»: più snella, dal «design» esclusivo, e disponibile in un elegante e pratico formato. La nuova delibera del Popolo della Libertà stabilisce infatti che i congressi locali del partito potranno eleggere chi come e quando vogliono. Ogni nomina dovrà però passare al vaglio del punto 6 - altrimenti noto come «Abbiamo scherzato» - il quale recita: «Il Presidente può a suo insindacabile giudizio, e senza l’obbligo di motivare la decisione, non dare seguito alle indicazioni delle Assemblee». A nessuno sfuggirà l’originalità del modello, che garantisce a tutti di giocare alla democrazia fino all’ingresso del sovrano. Toccherà poi a lui alzare o abbassare il pollice, confermando o sovvertendo il verdetto della giuria.

È una formula divertente e spettacolare, che coniuga pluralismo e dittatura, turbolenza e obbedienza, libertà e marajà. Ho subito deciso di introdurla fra le mura domestiche, comunicando a mia moglie che, ai sensi del punto 6, d’ora in avanti mi riserverò di «non dare seguito alle sue indicazioni» circa il ritiro dei vestiti in tintoria «a mio insindacabile giudizio» e soprattutto - ah, che meraviglia - «senza l’obbligo di motivare la decisione». Mi ha definito un tiranno assolutista, quando invece è evidente che sono solo un leader moderno e carismatico. Purtroppo le era rimasto un lodo retroattivo e con quello mi ha sbattuto fuori di casa. Chissà se ad Antigua qualcuno mi rimedia un posticino.
MASSIMO GRAMELLINI
La Stampa, 20 ottobre 2010

SABRINA CHI?

Dottore mi ascolti, la prego, in questi giorni ho serie difficoltà a relazionarmi col prossimo. Non riesco a farmi coinvolgere dallo psicodramma collettivo. La ragazzina uccisa dallo zio e dalla cugina, credo, non so. Ecco il problema: non so. Ci ho provato, ma non ci riesco. Sui giornali salto a piè pari gli articoli (mi bastano e avanzano le foto) e appena in tv se ne parla (cioè sempre) cambio canale. Eppure i miei colleghi fanno soltanto il loro mestiere, servire il lettore. Su dieci lettere che arrivano in redazione, otto trattano di Sarah. Fra le dieci notizie più cliccate sul web, nove riguardano Sarah. Fra i dieci programmi più visti in tv, undici parlano di Sarah. E della cugina. E dello zio. E della zia. E del cognato (ci sarà di sicuro un cognato, c’è sempre un cognato).

Non ho scuse, l’insensibile sono io. Mi sento uno di quegli snob che si lasciano attrarre dalla «moviola del male» (copyright di Carlo Freccero) solo se i protagonisti hanno il sangue blu. Apro un sito e in agguato c’è un sondaggio che mi chiede: Sabrina è complice o testimone? E che ne so? Non so neanche chi sia, questa Sabrina, con cui tutti sembrate avere così grande dimestichezza. Perché l’orrido e il torbido non mi attraggono più? Perché preferirei indagare la psiche di una ragazza che scrive poesie o fa volontariato in un ospizio? Non per imitarla, si figuri. E’ che la trovo più sorprendente, più originale. Il segreto che mi interessa scoprire abita dentro di lei, non dentro Sabrina. O lo zio. O la zia. Con tutto il rispetto. Ho qualche speranza di guarire, dottore?
MASSIMO GRAMELLINI
La Stampa, 19 ottobre 2010

STORIA MACABRA

I commenti del gruppo di Facebook "Lasciate lo zio di Sarah alla folla"...- By Gipi

martedì 19 ottobre 2010

MARGHERITA SARFATTI, L'ALTRA DONNA DEL DUCE


Altro che escort. Ogni uomo di potere ha amato circondarsi di amanti, cortigiane, etère. Solo che quelle di una volta avevano un cervello, oltre che un corpo, e servivano devotamente il proprio uomo. Nel caso di Margherita Sarfatti, anche lavorando dietro le quinte per costruire una inossidabile immagine del regime fascista (ma non diventò mai ministra, come forse sarebbe accaduto oggi).
La Sarfatti, figura ormai dimenticata del ventennio fascista, nasce a Venezia nel 1880 da una ricca famiglia ebrea. Nata Grassini e poi sposata a soli 18 anni con l'avvocato ebreo Cesare Sarfatti, che condivide la sua stessa fede socialista, Margherita inizia ad affermarsi come critica d'arte e come redattrice di quotidiani dell'epoca. I coniugi Sarfatti lasciano l'amosfera opprimente di Venezia nel 1902, anno in cui si trasferiscono a Milano dove prendono casa in un piccolo appartamento in via Brera 19. Sono amici della coppia Turati - Kuliscioff nonché di Luigi ed Ersilia Majno. Quest'ultima era presidente della Lega femminista milanese. Alla morte del padre di Margherita, arriva una cospicua eredità che permette a lei e suo marito di prendere dimora in un lussuoso appartamento a Corso Venezia 95, ben presto noto a tutti gli artisti italiani. Lei si afferma sempre più come critica d'arte e nel 1912 avviene l'incontro fatale con Mussolini, trasferitosi a Milano e divenuto il direttore de "L'Avanti!". Margherita Sarfatti diviene la sua amante segreta per circa vent'anni. Sono entrambi sposati e nascondono la relazione alle rispettive famiglie. Lei è la segreta ispiratrice dell'apparato di regime. A lei si deve quel tocco di artistico e di originalità che manca al regime nazista di Hitler. Buona parte della propaganda di regime diffusa attraverso i mezzi di comunicazione di massa è opera sua. E' lei la principale responsabile della creazione del mito di Mussolini.
Nel 1924, alla morte del marito, la Sarfatti scrive la biografia del duce. Si intitola "Dux". Un successo travolgente. Ben 17 ristampe e traduzioni in 18 lingue.
Nel 1938, in seguito alle leggi razziali, la Sarfatti ripara a Parigi (mentre uno dei suoi figli se ne va in Uruguay, seguito da lei l'anno successivo) dopo aver portato al sicuro in Svizzera le lettere ricevute da Mussolini.
Verso la fine della sua vita, in preda alle ristrettezze economiche dopo un'esistenza di lussi estremi e di agiatezze, ed anche per sentimento di vendetta verso Mussolini che l'aveva abbandonata, la Sarfatti cerca di rivendere le lettere scambiate col duce al migliore offerente. L'acquisto non interessa però a nessuno e perciò dell'affare non se ne fa niente. Dimenticata da tutti, la Sarfatti muore nella sua casa al Soldo (Como) il 30 ottobre 1961.

REPORT SULLA CASA DI BERLUSCONI AD ANTIGUA

Ghedini chiede la censura di Report: “Diffama Berlusconi”
“Se la trasmissione della Gabanelli andasse in onda sarebbe grave: la storia degli immobili ad Antigua è falsa”, dice il legale del premier.
LA BANCA ARNER E ANTIGUA -”Gli articoli apparsi quest`oggi su alcuni quotidiani – si riferisce ad esempio a questo ma ce n’è anche uno a firma Sergio Rizzo sul Corriere - e che trarrebbero origine dal programma Report, che dovrebbe andare in onda questa sera su Rai Tre – osserva Ghedini - sono totalmente fuorvianti e palesemente diffamatori poiché si basano su assunti già dimostratisi insussistenti. Infatti la vicenda è già stata ampiamente trattata dai giornali alcuni mesi or sono e tutte le delucidazioni e i documenti pertinenti erano stati ampiamente offerti ma negli articoli non se ne tiene minimamente conto”. “Come risulta dagli atti – spiega Ghedini - il Presidente Berlusconi ha regolarmente acquistato un terreno in Antigua pagandolo con regolare bonifico e indicandolo nella denuncia dei redditi.

http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Report%2C+la+Gabanelli%3A+''Le+nostre+domande+sono+legittime%2C+rispondano''&idSezione=8512
Report, la Gabanelli: ''Le nostre domande sono legittime, rispondano''
Le ville del premier fanno il pieno di ascolti. Di Pietro: "Berlusconi venga in Parlamento".
Angelo Angeli
"Il servizio documentava alcuni possedimenti del premier ad Antigua e ci si chiedeva da chi li aveva comprati, poichè la Flat point è una società off-shore i cui reali propietari sono ignoti. Mi pare una domanda legittima, visto che coinvolge un'alta carica istituzionale". È quanto ci tiene a precisare la giornalista Milena Gabanelli in una intervista al Messaggero sul caso del servizio sui possedimenti immobiliari del presidente del Consiglio nell'isola caraibica.
Sull'avvocato del premier, Niccolò Ghedini secondo cui "gli assunti" di quel servizio si erano già dimostrati "insussistenti", la conduttrice di Report osserva: "Ghedini ha fatto dichiarazioni prima di vedere il servizio. Quindi non so a quali assunti si riferisse, di certo alla domanda oggi non ha risposto".

domenica 17 ottobre 2010

PISA BOOK FESTIVAL 2010


Dal 22 al 24 ottobre, ore 10 - 20
Palazzo dei Congressi
Via Matteotti 1 - PISA

www.pisabookfestival.com

LA FIERA DELLA PICCOLA EDITORIA
Presenti allo stand: Gordiano Lupi, Dargys Ciberio, Sacha Naspini, Michele Ponte, Vincenzo Trama, Agata Matteucci, Alessandro Napolitano, Simone Pazzaglia, Luciana Macii, Maurizio Maggioni, David Marsili, Bruno Lotti, Antonio Messina, Alessandro Del Gaudio, Maurizio Cometto, Andrea Borla... con i loro libri.


sabato 16 ottobre 2010

A BENEVENTO NASCE L'ACCADEMIA DI SANTA SOFIA


Anche Benevento ora ha la sua orchestra di musica da camera. Si chiama "Accademia di Santa Sofia". Il repertorio è composto da brani che spaziano dalla musica della scuola napoletana del ‘700 al decadentismo musicale del ‘900, fino alle colonne sonore da film e con appuntamenti dedicati anche all’opera e ai ritmi sudamericani.
Sul sito ufficiale
www.accademiadisantasofia.it è scritto:
L’Orchestra da camera “Accademia di Santa Sofia” nasce da un progetto artistico dinamico ed innovativo ispirato, concepito e fortemente radicato nella realtà campana, ma teso anche alla proiezione nel più vasto panorama musicale nazionale.
In stretta e proficua collaborazione con le Istituzioni e le Associazioni di natura socio-culturale della provincia di Benevento, che già da ora vogliamo ringraziare per la cortesia ed il calore con cui accoglieranno ogni evento, l’Accademia di Santa Sofia propone una programmazione artistica di durata triennale, articolata in una variegata serie di concerti a cadenza mensile, la cui sede privilegiata sarà la monumentale Chiesa di San Bartolomeo a Benevento.
Il primo concerto si svolgerà il prossimo 24 ottobre alle ore 21 presso la basilica di San Bartolomeo di Benevento. L'orchestra aprirà con Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi.

14 NOVEMBRE GIORNATA EUROPEA DELL'ENOTURISMO


La Rete europea delle Città del Vino ha promosso nel 2009 la celebrazione della Giornata Europea dell’Enoturismo, che si celebrerà ogni anno, ogni seconda domenica di novembre nelle Città del Vino facenti parte della Rete Europea.
L’iniziativa è nata per raggiungere in contemporanea, in tutti i paesi interessati a questa forma di turismo, una diffusione internazionale del turismo del vino, favorendo inoltre una omogeneizzazione degli standard di qualità delle numerose Strade del Vino europee.

La Giornata Europea dell’Enoturismo includerà una serie di eventi basati sulla promozione dei territori del vino, organizzati da ogni Strada del Vino nella propria area, pubblicizzati in maniera sistemica, al fine di aver una forte risonanza a livello di immagine e diffusione.

http://www.cittadelvino.it/it/news/14-novembre-2010-giornata-europea-dellenoturismo

NO ALLA DISCARICA DI TERZIGNO


“E’ inaudito pensare di concentrare discariche di così grande impatto in territori che attraverso un'economia fatta di agricoltura, viticoltura e turismo tentano un riscatto ed una via sostenibile allo sviluppo economico”.

A dirlo sono le Città del Vino, che si schierano dalla parte dei produttori vitivinicoli, degli agricoltori e di tutti i cittadini di Terzigno nel Parco Nazionale del Vesuvio, dove se andrà avanti il progetto di apertura, accanto alla già esistente Sari, di una nuova mega discarica, quella di Cava di Vitiello che sarebbe la più grande d'Europa, la Città del Vino ed il suo territorio si ritroveranno ad essere un enorme centro smaltimento rifiuti della capacità di venti milioni di tonnellate di spazzatura.

“Il rischio - sottolinea il presidente delle Città del Vino Giampaolo Pioli - è quello di veder scomparire le imprese del territorio legate all’agricoltura, alla viticoltura e al turismo, dalle cantine ai ristoranti e non solo, senza considerare che la zona è tutelata dall’Unesco come Riserva della Biosfera, ed in più è vulcanica, dunque pericolosa per questa tipologia di impianti”.

mercoledì 13 ottobre 2010

ECCELLENZA DELLA SCUOLA FINLANDESE


Si chiama “Pisa”, ma non è la città della torre pendente. E’, invece, una rilevazione dell’Ocse che ogni anno valuta le competenze linguistiche, scientifiche e matematiche dei ragazzi ai primi anni della scuola superiore. Il risultato: gli italiani sono agli ultimi posti; i finlandesi, gli olandesi e i tedeschi ai primi.
http://buongiornoeuropa.blog.rai.it/maggio-2008/110508-2

La scuola in Finlandia è presa molto seriamente, un luogo non solo di studio e apprendimento accademico ma anche e soprattutto un luogo dove socializzare e crearsi e crearsi una propria indipendenza al di fuori della famiglia. Gli studenti finlandesi sono stati spesse volte dhichiarati tra i più bravi a livello internazionale, in particolari in materie quali letteratura, matematica e scienze (Fonte: Pisa Valutazione Internazionale Sistema Scolastico).
http://www.finlandia.ws/sistema-scolastico-finlandese.html

Il segreto finlandese

Per la BBC la qualità dell'istruzione finlandese sta nel basso tasso di immigrazione. Per un periodico israeliano nelle buone retribuzioni (visto che un docente finlandese guadagna il triplo di quello israeliano). Sulla stessa linea un recente studio dell'Università di Digione. Vi è poi il sindacato insegnanti finlandese, l'OAJ, che è la più grossa organizzazione di tutte le categorie del paese.

Al di là di tutto ciò le spiegazioni ci sono e sono anche altre:

- Strutture scolastiche ampie ed accoglienti, molto curate nell'arredamento e con muri spesso ricoperti da libri, per i quali tutti hanno il massimo rispetto;

- Condizioni di lavoro ottimali: ogni docente ha un suo ufficio e ogni dipartimento ha una stanza con una biblioteca specializzata;

- Finlandia-Islanda hanno una media di 20 alunni per classe. L'Italia, invece, sta avvicinandosi alla Corea del Sud che ha 35 allievi in aula;

- Elevati investimenti nell'istruzione. Dal 1995 al 2008 si è passati da 6000 milioni di euro a 10.000 milioni di euro e sono previsti ulteriori incrementi;

- Il Ministero dell'Educazione attua una politica che sostiene la lettura e la scrittura, la cultura scientifica e la matematica;

- Finanziamenti per arte, biblioteche e cultura che aumentano anno per anno e nel 2009 per la Finlandia sono arrivati a 450 milioni di euro;

- Importanza del mood, quell'atmosfera improntata ad un comportamento che non dimentica la relazione con l'altro e questa disposizione è codificata dai programmi svedesi del 1994: non ci può essere conoscenza se non c'è educazione (proprio come un mio ex preside (per fortuna ex, che sparisca quanto prima così aiuta la Gelmini a tagliuzzare un po' di marciume) il quale, abituato com'era, a fare comunella con gli alunni ed a berci insieme, dava addosso ai docenti rei di mettere note in condotta a causa della cattiva educazione dei suoi protetti pargoli e delle sue famiglie amiche, e che comunque per partito preso e per meschinità d'animo era ed è abituato a dare sempre e comunque torto ai suoi docenti, di questa gente e di questa merda dovrebbe sbarazzarsi la scuola italiana, non di chi compie il proprio dovere)...

Professione Docente di ottobre scrive: "Le saghe antiche della Finlandia raccontano che l'uomo saggio non distrugge tutte le foreste perché il canto di primavera ha il diritto di rinnovare il mondo. Il ministro Gelmini invece fa terra bruciata di ogni speranza e dissipa ogni risorsa e speranza."

LA POLITICA DELLA BEFFA


Gli scatti periodici di anzianità si trovano in numerosi contratti: metalmeccanici, bancari, commercio e colf. E' piuttosto normale infatti che un dipendente inizi con uno stipendio basso e che, con il trascorrere degli anni, questo aumenti, anche perché sono esperienza ed esercizio che migliorano la qualità di un lavoro o di una professione. Per il ministro Gelmini i modesti aumenti di anzianità degli insegnanti sarebbero un "privilegio".
Una vergogna: la prima volta nella storia del lavoro italiano che si riduce lo stipendio ad una categoria. Altro che valorizzazione ci troviamo di fronte alla minaccia della più grave mortificazione che abbia mai colpito gli insegnanti italiani, dobbiamo reagire con tutte le nostre forze ed informare l'opinione pubblica di quanto avviene e si progetta.
Dobbiamo contrastare la macchina propagandistica che sistematicamente mistifica e diffama gli insegnanti, secondo il motto tristemente famoso: una menzogna ripetuta un milione di volte diventa una verità.

Da Professione Docente, N. 8 - Ottobre 2010

RICORDANDO GUIDO SACERDOTE

A L B A - Mercoledì 20 ottobre 2010
Una giornata intera dedicata al grande personaggio albese che ha dato lustro alla televisione italiana degli anni ’50 e ’60. Proiezioni non stop, incontro/dibattito con personaggi come Fabio Fazio, uno spettacolo teatrale da non perdere tratto dal testo di A. Fava.

Dalle 13 alle 20
Dehor del Caffè “La Brasilera” in Piazza Savona
Proiezione del lungometraggio “Alba – Broadway, solo andata…”

di Pier Mario Mignone, dall’omonimo libro di Franco A. Fava

Alle 18
Teatro Sociale “Giorgio Busca” (piazza V. Veneto)
Incontro /dibattito sulla figura di Guido Sacerdote.
Intervengono:
Fabio Fazio
Giorgio Simonelli, storico della televisione
Carlo Cerrato, capo redattore RAI 3
Durante l’incontro sarà consegnato il “Tartufo dell’anno” a Fabio Fazio

Alle 21
Teatro Sociale “Giorgio Busca” (piazza V. Veneto)
Spettacolo teatrale: Bentornato Guidino!
atto unico di Maria Antonietta Panizza
liberamente tratto da Alba – Broadway, solo andata… di Franco A. Fava

Dopo lo spettacolo
Proiezione del lungometraggio “Alba – Broadway, solo andata…”
di Pier Mario Mignone, dall’omonimo libro di Franco A. Fava


Alba-Broadway, solo andata...

La figura di Guido Sacerdote, autore e produttore televisivo albese, 1920-1988
ricordata da Franco A. Fava
Guido Sacerdote, proveniente da un’agiata famiglia albese di religione ebraica, per alcuni anni della sua vita continuò la tradizione paterna di farmacista, in corso Langhe ad Alba. In quegli anni Alba era una tranquilla cittadina di provincia, ove le digressioni artistiche potevano essere praticate da pochi bohémienne, pionieri nel percorrere filoni dell’avanguardia espressiva: tutti ricordano ancora oggi l’esperienza pittorica di Pinot Gallizio con gli epigoni della bauhaus immaginista, un cenacolo di intellettuali che trovarono in Alba il loro approdo e la loro "deriva" artistica. Siamo nella città di Beppe Fenoglio, straordinario letterato. «Io che arrivavo da Torino», afferma Folco Portinari, scrittore, già direttore della sede Rai di Firenze, nel racconto relativo al suo esordio in televisione, «mi trovai subito in armonia con Guidino, anche perché conoscevo bene Alba: la sua città che era stata la capitale mondiale dell’avanguardia al tempo di Pinot Gallizio, farmacista-pittore; del dottor Demichelis, medico primario collezionista; di Parisot, direttore dei Quattro soli, l’unica rivista d’arte astratta di tutto il dopoguerra italiano. Si andava ad Alba, magari in bicicletta, e si incontravano Jorn e Baj, Fontana e Rotko. Si pranzava al Savona, le cui pareti avrebbero fatto invidia al Moma di New York. E c’era il tempo per litigare, io sangue granata, con lo juventino Fenoglio...». In quell’ambiente anche Sacerdote riuscì a trovare il suo viatico sin dalle sue prime esperienze di attore in erba, in occasione delle rappresentazioni al Circolo sociale di Alba.

La guerra e le leggi razziali colpirono anche la famiglia Sacerdote, impedendo a Guido di scegliere liberamente la sua strada. «Per molti mesi», ricorda Walter Agnese di Alba, «i miei genitori avevano coraggiosamente protetto Guido. Era confinato in soffitta, proprio sopra la nostra abitazione in via Maestra. Quelli erano momenti difficili e pericolosi per tutti...». Sacerdote si rigugiò poi presso la famiglia Bongiovanni a Mango, nel biennio ’44-’45.

Il destino offrì a Guido, abbagliato dal luccicante e disincantato mondo dello spettacolo così detto leggero, il modo per realizzare il suo sogno. «Era uno degli animatori teatrali presso il Circolo sociale di Alba», racconta l’albese Italo Ferrero. «Aveva messo in piedi una compagnia di attori in erba, anzi dilettanti, tra questi c’eravamo anche io e mia moglie Ida Liuzzi».
«Conobbi Clelia Sacerdote nel 1929», confida Olga Marasso Fava, «quando andavo a scuola. La signora Sacerdote era la proprietaria della libreria e cartoleria in via Maestra. Clelia era una persona deliziosa». Guido Sacerdote all’inizio degli anni ’50 lasciò l’attività di farmacista per seguire la carriera in televisione (al tempo ancora nella fase sperimentale). Nel 1952 entrò alla Rai di Milano, con l’assunzione in qualità di capo ufficio scritture, grazie all’aiuto dell’impresario di rivista Remigio Paone, amico di Sergio Pugliese, primo direttore della Rai. Un incarico a lui congeniale, anticipatore di straordinarie esperienze, che si dimostrarono fondamentali per il suo viatico di talent scout.

«Guidino era molto amico di mio marito, Maurizio Corgnati», testimonia la cantante Milva. «Agli esordi la televisione era una colonia di piemontesi. Oltre a Guidino, ricordo tra gli altri Cravetto e Tabusso. I piemontesi avevano dato il "là" alla televisione, l’avevano fatta grande…».
«Guido Sacerdote si impegnò molto», sottolinea l’albese Beppe Modenese, pioniere del made in Italy nel settore della moda. «Sin dai primi anni Cinquanta era presente a Milano in corso Sempione. Poi si trasferì a Roma, iniziando la produzione dei primi varietà, mettendo in luce le sue straordinarie doti e le qualità artistiche e organizzative». Racconta Olga Sacerdote: «Noi ci siamo sposati nel 1956. Guido era una persona allegra ed altruista, un uomo che credeva profondamente nel suo lavoro. La nostra casa era frequentata da molti personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura: tra tutti ricordo le gemelle Kessler e Franco Zeffirelli. Inoltre Guido aveva lanciato in televisione Mina, verso la quale nutriva un’adorazione artistica».

Alla fine degli anni ’50 Guido Sacerdote e Antonello Falqui produssero i primi spettacoli di intrattenimento "leggero", collocati il sabato in prima serata, con contributi musicali, balletti, musica d’orchestra e ospiti provenienti dalle diverse esperienze teatrali.
Il sodalizio artistico di Guido con Antonello Falqui iniziò nel 1952 e si intensificò nel 1958 con la produzione del programma Buone vacanze, con l’orchestra diretta da Gorny Kramer, esperienza foriera di un filone di nuove trasmissioni televisive. In questo contesto Guido Sacerdote produsse per la Rai dal Teatro delle Vittorie di Roma trasmissioni musicali come Canzonissima (1958-69), Studio uno e poi Biblioteca di studio uno, fino alla fine degli anni Settanta. Sacerdote e Falqui sono stati i talent scout di personaggi mitici della televisione: oltre alle gemelle Kessler e Lola Falana tra i più noti. Portò in Italia Zizi Jeanmaire e le Blue Bell sisters, spalancando le porte della televisione alle stars internazionali.

Sacerdote non ritornò più a vivere ad Alba, concedendosi solo alcune sporadiche visite presso Tonino e Claudia, titolari del ristorante La Contea a Neive. Ormai il mondo dello spettacolo lo aveva assorbito totalmente, lasciando tra gli albesi il ricordo di un farmacista sognatore, accomunato nell’arte e nella provenienza professionale al pittore Pinot Gallizio. Gli albesi avevano perso due promettenti farmacisti, ma avevano guadagnato due importanti protagonisti nel campo dell’arte. Grazie a loro oggi noi langaroli possiamo vantarci di non essere stati così provinciali, nella profonda "malora" degli anni cinquanta.

http://www.parcoletterario.it/it/voci/guido_sacerdote_albabroadway.html

PARLIAMO UN PO' DI LIBRI

“Un amore perfetto” di Howard Jacobson, ed. Cargo

“Scarno, ossessivo, risoluto, racconta il tormento sessuale in maniera formidabile”. Così Harold Pinter definisce Un amore perfetto di Howard Jacobson. Al centro del romanzo, Felix Quinn, un apprezzato libraio antiquario affetto da una strana malattia: il mal d’amore. Come se non bastasse, il sesso per lui è tutto. Per Felix che si reputa ipersensibile, dolce e delicato con le donne, incompreso e non corrisposto, l’amore e il sesso sono sempre stati un tormento. La sua malattia è aggravata da un’ansiosa, irrefrenabile e immotivata gelosia. I guai cominciano quando sposa Marisa, donna bellissima e affascinante che in materia di sesso non si scandalizza di nulla. Il loro è un amore perfetto: ma non tutto va liscio, perché ad ossessionarlo ci sono la gelosia e il tarlo del tradimento. E sarà lui stesso a servirle su un piatto d’argento l’amante perfetto, scoprendo così l’eccitante fascino della lussuria.
“Jacobson è famoso come scrittore comico, e sebbene questo suo nuovo libro sia anche un terrificante viaggio nell’animo umano è comunque incredibilmente divertente. L’amore per lui è pazienza, gentilezza, premura, disponibilità a sopportare ogni prova. Ma è anche molto altro: complicato, divertente, crudele, malato… sempre e comunque degno degli sforzi fatti per averlo”. Cynthia Macdonald, “Globe and Mail”

“Mio figlio mi ha aggiunto su facebook” di Alessandro Schwed, ed. Ancora del Mediterraneo

Due anni fa è accaduto qualcosa al bambino che tredici anni prima, uscito di sala parto, aveva immediatamente preso in consegna il mio pollice, stringendolo come fatale proprietà nel palmo della sua mano minima e grinzosa. Due anni fa ci è entrato in casa un ragazzo lungo e magro, un allampanato bucaniere con la chitarra elettrica, quarantacinque di piede e ha sostituito nostro figlio.
Ricordo bene. Tutto è cominciato così. Sono le otto di domenica sera. È inverno. Guardiamo un confortante telefilm del tenente Colombo. La casa è placida. Nel buio, nostro figlio scende dal soppalco e la sua voce cala su di noi. «Babbo?». «Sì». «Mamma». «Dimmi…». «Vi odio».
Lo tsunami dell’adolescenza che arriva inaspettato e imprevedibile e lascia senza fiato madri e soprattutto padri a lottare con l’irruenza travolgente dell’acne e delle fidanzate, della musica e degli amici.

“Dio è morto. Le canzoni anticlericali dal Medioevo a Vasco Rossi” di Riccardo Navone, ed. Cult

Le canzoni antifeudali, le canzoni contro il papato, i canti risorgimentali, e poi avanti con le canzoni anarchiche, quelle comuniste e quelle degli anni Sessanta, per arrivare fino a Dario Fo, Guccini, Jannacci, De André e Vasco Rossi.
Un excursus frutto di anni di ricerche, con un ampio corredo storico e filologico e una doppia possibile lettura: una più diretta, divertente e immediata e una più seria, quasi uno studio.

domenica 10 ottobre 2010

ISOTTA FRASCHINI STORY

Una lunga storia di design italiano

Nel 1899 due italiani, Cesare Isotta e Vincenzo Fraschini, a Milano, crearono la fabbrica di auto di lusso più importante della storia moderna. Principi, duchi, maharajà, zar. I potenti della terra in fila per possedere un’auto personalizzata ed esclusiva. Un’opera d’arte. Una diversa dall’altra.
Nel 1906, si inaugurò la sede del loro stabilimento, sempre a Milano, in via Monterosa 79. Il 1908 una Isotta-Fraschini vinse la Targa Florio. Tra i piloti, si annoverano Alfieri Maserati ed Enzo Ferrari. Durante la Prima guerra mondiale presentarono la nuova Tipo 8, e dopo la Seconda guerra mondiale fu fatto un tentativo con la Monterosa, ma la società nel 1949 chiuse.
Tra i molti ambasciatori IF si ricorda Rodolfo Valentino.
La nuova Isotta Fraschini Milano nasce dopo 100 anni, ispirata dai valori e dallo stile di un Mito.
www.isottafraschini.com/ita/radici.php

Isotta Fraschini è un marchio italiano storicamente noto soprattutto per la produzione di automobili tra le più lussuose e prestigiose della storia. Fu fondata a Milano nel 1900 ad opera di Cesare Isotta e dei fratelli Vincenzo, Oreste e Antonio Fraschini.
Le prime automobili prodotte dalla casa milanese nacquero nel 1902.
Nel 1905 l'ingegnere Giustino Cattaneo diventò direttore tecnico del marchio milanese ed ad esso rimarrà legato fino al 1933.
Dopo la guerra Isotta Fraschini si trovò in gravi difficoltà economiche, come molte altre case automobilistiche. Durante questo periodo entrò in azienda il conte Ludovico Mazzotti, che ebbe in seguito una grandissima importanza per l'Isotta Fraschini. In questo periodo la Casa milanese insisté nella realizzazione di una automobile di fascia molto alta, destinata ad una clientela internazionale. Nacque così nel 1919 la Tipo 8, che fu la prima auto ad avere un motore ad otto cilindri costruito in serie. La tipo 8 divenne quindi la massima espressione di eleganza in fatto di automobili, divenne l'auto più desiderata al mondo. Costava circa 150.000 lire e trovò mercato specialmente negli Stati Uniti. La tipo 8 venne costruita in tre versioni diverse fino al 1932.
Alla morte di Oreste Fraschini, i suoi fratelli e l'avvocato Isotta lasciarono l'azienda, che passò quindi nelle mani del conte Mazzotti (presidente) e di Cattaneo (amministratore delegato). Isotta Fraschini avviò degli accordi per una collaborazione con la Ford che prevedeva l'apertura di uno stabilimento della casa americana in Italia. Il governo italiano negò però l'autorizzazione per il timore che suscitava l'ingresso della forte economia USA nel mercato italiano. Il 1929, anno del crollo della borsa di New York, vide la crisi della Isotta Fraschini, che fu costretta a svalutare il proprio capitale fino 9 milioni di lire, quando nel 1924 era di 60 milioni.
Terminata la seconda guerra mondiale, l'azienda milanese decise di ricominciare a produrre modelli di autovetture di lusso. Per questo motivo Fabio Luigi Rapi, designer di automobili ed ingegnere, assume insieme ad Alessandro Baj l'incarico di progettare un nuovo modello dell'Isotta Fraschini. Alla progettazione meccanica ci pensò Aurelio Lampredi, appena uscito dalla Ferrari, alla quale ritornerà nel 1948. Venne realizzata una nuova macchina ad otto cilindri, chiamata 8C Monterosa. Questo modello nacque purtroppo in un periodo in cui la Isotta Fraschini era in grande crisi: le ordinazioni aeronautiche erano inesistenti anche se i motori prodotti erano di grande qualità e mancavano i finanziamenti per cominciare la produzione della 8C Monterosa.
Nel 1949 il Fondo per il Finanziamento dell'Industria Meccanica, principale creditore di Isotta Fraschini, decise di chiudere la casa milanese.
(Estratto da Wikipedia)

IL RITORNO DI UN FENOMENO

A cento anni dalla fondazione della mitica casa automobilistica, oggi - Isotta Fraschini Milano - propone una gamma di must di classe che soddisfano le esigenze estetiche del vivere quotidiano. Profumo, Orologio, Pelletteria, Cravatte, Occhiali, Scarpe. Accessori di Lusso, fatti a mano, e rigorosamente in Italia.


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sabato 9 ottobre 2010

DONNA, AVRAI DA BATTERTI


Avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c'è un'intelligenza che chiede d'essere ascoltata.


Oriana Fallaci

MOSTRA SU VAN GOGH AL VITTORIANO DI ROMA

Il tormentato pittore olandese è in mostra da ieri sera al Vittoriano di Roma. Un imperdibile percorso nella sua storia artistica, una mostra ricca ed interessante mette a confronto la produzione dell’artista con il suo tempo e i suoi valori.

ULTIME SUL NOBEL PER LA PACE LIU XIAOBO


L’assegnazione del premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo ha generato un movimento una miriadi di manifestazioni a sostegno della sua liberazione. Che non sembra essere un obiettivo impossibile da raggiungere.

LIBERAZIONE POSSIBILE - Una speranza c’è. A confermare questa sensazione è Mo Shaoping, un avvocato di Pechino che in passato ha difeso numerosi dissidenti ed e’ considerato un profondo conoscitore del sistema giudiziario cinese. “E’ possibile“, dice oggi in un’intervista all’ANSA, che Liu Xiaobo venga liberato liberazione prima che abbia finito di scontare la pena di 11 anni di prigione alla quale e’ stato condannato l’ anno scorso. Come altri avvocati e dissidenti residenti a Pechino, Mo ha aggiunto, però, di non avere da ieri informazioni sulla sorte di Liu Xia, la moglie del neo premio Nobel, che avrebbe dovuto incontrare oggi il marito nel carcere nel quale e’ detenuto a Jinzhou, nel nordest della Cina. Da ieri sera, quando ha lasciato la sua abitazione di Pechino accompagnata dal fratello e da un folto gruppo di poliziotti, la donna e’ irraggiungibile. Ci sarebbe pure la possibilità di ottenere una pena meno severa. “Il nostro timore – afferma Nicholas Becquelin, del gruppo umanitario Human Rights Watch – e’ che finisca in una sorta di arresti domiciliari di fatto, come e’ successo ad altri familiari di dissidenti imprigionati“.

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